Ottobrata romana: cos’è, da dove viene e dove viverla nel 2026

Aggiornato il 3 Ottobre 2026

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ottobrata romana

A Roma c’è una parola che gli altri italiani usano poco e che i romani pronunciano con un certo orgoglio: ottobrata. Si dice di quella giornata di ottobre in cui il cielo è pulito, il sole scalda ancora le pietre e sembra che l’estate abbia deciso di non andarsene. Ma per quasi due secoli, prima di diventare una previsione del tempo, l’ottobrata è stata una festa: la gita fuori porta del popolo romano, in carrozza, fra le vigne, con il vino nuovo e il saltarello.

In questo articolo ricostruiamo la storia dell’ottobrata romana dalle fonti di chi l’ha vista, da Casanova a Belli fino ai folcloristi di fine Ottocento, separando quello che è documentato da quello che si ripete per abitudine. Poi passiamo alla parte che nessuno scrive: dove e quando si può fare un’ottobrata nel 2026, fra le feste d’ottobre in città e una giornata ai Castelli Romani, con le date confermate da chi le organizza.

In breve

L’ottobrata romana ha due significati: la scampagnata d’ottobre, festa popolare documentata dal Settecento ai primi del Novecento, e la giornata d’ottobre mite e soleggiata. Si andava fuori porta nelle vigne e soprattutto a Testaccio, in carrettella, a bere il vino delle grotte, mangiare e ballare il saltarello. Nel 2026 si può rivivere a Roma con l’Ottobrata Monticiana (9-11 ottobre) e Quartiere Vino al Pigneto (10 ottobre), e ai Castelli con la Sagra dell’Uva di Marino (3-5 ottobre, fontane del vino il 4 e il 5), la Festa dell’Uva di Velletri (3-4 ottobre) e la Sagra delle Castagne di Rocca di Papa (16-18 ottobre). Frascati è a 30 minuti di treno da Termini.

Cos’è l’ottobrata romana

Il vocabolario Treccani dà alla parola due significati, e conviene tenerli distinti. Il primo è quello antico: la scampagnata fatta nel mese di ottobre. Il secondo è quello di oggi: una giornata d’ottobre con il tempo bello, e il vocabolario porta proprio l’esempio delle “belle ottobrate romane”.

L’Accademia della Crusca aggiunge due dettagli utili. Il senso meteorologico è il più recente, nato quando la festa stava scomparendo; e la parola è regionale, dell’Italia centrale, con la prima attestazione scritta che risale al 1848. Nel 1879 il Corriere della Sera chiamava già la metà di ottobre “epoca celebre a Roma per le così dette ottobrate”.

C’è anche un documento ufficiale, piuttosto inatteso, che usa la parola nel senso del clima: il disciplinare della DOP “Roma”, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, spiega la qualità di quelle uve con l’ottima insolazione di ottobre, “le famose ottobrate romane”, che le fa maturare lentamente e completamente. La tradizione è finita da più di un secolo; il sole che la rendeva possibile è ancora scritto in un regolamento europeo.

Come si festeggiava: vino, carrettelle e gite fuori porta

L’ottobrata era la festa della fine della vendemmia, e seguiva un copione che le fonti d’epoca raccontano con precisione. Nei giorni di festa d’ottobre i romani uscivano dalle porte della città verso le vigne e i prati del suburbio, mangiavano all’aperto o nelle osterie, bevevano il vino nuovo, ballavano, giocavano, e rientravano la sera cantando.

Le mete le elenca Costantino Maes Silvagni nel suo libro sulla società romana dell’Ottocento, uscito a metà degli anni Ottanta e riferito a circa quarant’anni prima: “Il prato oltre ponte Molle”, cioè Ponte Milvio, “la strada fuori porta San Giovanni”, “fuori porta Pia”, e poi “i prati di San Paolo, quelli di Castello, le vigne di Monteverde, di San Pancrazio, di porta Cavalleggieri, di monte Mario”. Il sito ufficiale del turismo di Roma Capitale indica le stesse zone.

Sui giorni, invece, le fonti non dicono la stessa cosa, e vale la pena saperlo. Giacomo Casanova, che era a Roma nell’ottobre del 1743, scrive che “les jeudis du mois d’octobre”, i giovedì di ottobre, erano giorni di allegria, e viene invitato ad andare con tutta la famiglia a Testaccio il primo giovedì del mese. Silvagni, cent’anni dopo, parla delle domeniche. Turismoroma le mette insieme: la domenica o il giovedì. Probabilmente l’uso è cambiato col tempo, e nessuno dei due ha torto.

Anche Villa Borghese aveva la sua parte: nelle domeniche d’ottobre, racconta Silvagni, lì si facevano la cuccagna, i palloni aerostatici e le corse delle bighe.

Le carrettelle e le “minenti”

Il simbolo dell’ottobrata è la carrettella, la carrozza scoperta a due cavalli che si affittava per la giornata e si riempiva di ragazze vestite a festa. Silvagni ne dà una fotografia precisa: “Di solito si vedevano sette donne in ogni carrettella, due sul mantice, quattro dentro ed una, la più bella, seduta presso il vetturino.” Turismoroma parla di sette o nove ragazze, e chiama “minenti” quelle vestite con gli abiti della festa popolare.

Anche Belli, che non usa mai la parola ottobrata, ne lascia una traccia. In un sonetto del 23 ottobre 1831, “La sorella de Matteo”, c’è chi “annàveno a Ttestaccio in carrettella”, e una nota dello stesso poeta spiega che Testaccio era il luogo dove la plebe correva “nella primavera, e più in ottobre, a gozzovigliare”.

Il rovescio della medaglia lo ricorda Giggi Zanazzo, il folclorista che nel 1908 raccolse usi e costumi del popolo di Roma: fra carrozze e carrettelle, scrive, “succedeveno sempre disgrazzie”. Le strade fuori porta, la sera, con i vetturini che avevano bevuto quanto i passeggeri, non erano un posto tranquillo.

Testaccio e le grotte del vino

La meta preferita era Testaccio. Il monte, che i romani chiamano ancora Monte dei Cocci, è una collina artificiale fatta di anfore rotte accumulate in epoca romana, e nei suoi fianchi erano scavate grotte dove il vino si conservava fresco. Silvagni la dice così: “la scena più pittoresca era presso Testaccio, monte formato da anfore rotte, che serve ad uso di grotte per vino”.

ottobrata romana testaccio monte dei cocci
ottobrata romana testaccio monte dei cocci

Zanazzo, nel suo romanesco, racconta la giornata tipo: ci si andava volentieri perché era vicino, in carrozza e a piedi; si mangiava, si beveva il vino che usciva dalle grotte, poi si ballava il saltarello sul prato o sullo spiazzo dell’osteria, si cantava a braccio o si giocava a morra. La Sovrintendenza Capitolina conferma che il Monte Testaccio fu per secoli sede di feste popolari, fino alle ottobrate dell’Ottocento. È anche il soggetto di una tavola di Bartolomeo Pinelli, il “Baccanale di Roma in Testaccio”, nella sua raccolta di costumi romani.

Info pratica: in molte pagine si legge che l’ottobrata sarebbe l’erede dei Baccanali antichi. È un’idea degli scrittori dell’Ottocento, Zanazzo la mette in una nota, ma non è un fatto storico dimostrato: prendetela come una bella suggestione, non come una genealogia.

Quando e perché le ottobrate sono finite

Qui bisogna essere onesti, perché è la domanda a cui quasi tutti rispondono con sicurezza e nessuno con una fonte. Le ottobrate si sono spente fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento: lo dice Roma Capitale, e lo conferma il fatto che Zanazzo, nel 1908, ne parla già al passato. Il perché, invece, nessuna fonte autorevole lo documenta.

Ci sono indizi. Silvagni lega la festa al modo in cui il governo papale teneva buona la città, e dopo il 1870, con Roma capitale d’Italia, commenta amaro: “La politica bandì il bigottismo, ma bandì pure l’allegria”. Le vigne fuori porta sono state inghiottite dai quartieri nuovi, e Monteverde, Prati e i prati di San Paolo sono diventati città. Ma sono spiegazioni probabili, non documenti: chi vi dice con certezza perché è finita sta ricostruendo, non riportando.

Un’altra cosa che si ripete spesso è che l’ottobrata fosse una gita ai Castelli Romani. Nelle fonti più antiche le mete sono tutte fuori porta, a pochi chilometri dalle mura. I Castelli compaiono in una sola fonte d’epoca che abbiamo trovato, il Dizionario moderno di Alfredo Panzini del 1905, dove l’ottobrata è la scampagnata “ai vicini castelli, ove il vino nuovo brilla e scintilla”. È il Novecento, con il treno e poi l’automobile, che ha spostato l’ottobrata sui Colli Albani.

L’ottobrata oggi a Roma: gli appuntamenti di ottobre 2026

L’ottobrata come festa di tutta la città non esiste più, e va detto chiaramente: per il 2026 Roma Capitale non ha pubblicato un programma “Ottobrata romana”, e l’ultimo evento con quel nome sul portale delle iniziative culturali del Comune è un concerto di ottobre 2025. Restano però alcune feste che ne portano il nome e lo spirito, e queste sono le date verificate sulle pagine di chi le organizza.

Quando (2026)EventoDove
26-27 settembre e 3-5 ottobre102ª Sagra dell’UvaMarino, centro storico
sabato 3 e domenica 4 ottobre95ª Festa dell’Uva e dei ViniVelletri, centro storico
9-11 ottobreOttobrata MonticianaRoma, rione Monti, piazza Madonna dei Monti
sabato 10 ottobreQuartiere Vino Pigneto, “Ottobrata Romana”Roma, via del Pigneto
16-18 ottobre46ª Sagra delle CastagneRocca di Papa

La festa più vicina allo spirito antico, in città, è l’Ottobrata Monticiana, che l’associazione del rione Monti organizza con il patrocinio del Municipio I: tre giorni, venerdì 9, sabato 10 e domenica 11 ottobre, con l’apertura in piazza il venerdì, i sapori e gli spettacoli del sabato e il gran finale della domenica. Il programma orario completo è sul sito dell’Ottobrata Monticiana.

Attenzione: nel 2025 l’Ottobrata Monticiana si teneva al parco di Colle Oppio; nel 2026 il sito ufficiale la mette in piazza Madonna dei Monti. Se trovate indicazioni diverse, controllate l’anno della pagina: è l’errore più facile da fare con le feste che tornano ogni anno.

Per chi cerca il vino più della festa di quartiere, sabato 10 ottobre al Pigneto c’è Quartiere Vino, che quest’anno si intitola proprio “Ottobrata Romana”: oltre quaranta vignaioli di vino naturale lungo la via, con un pass a pagamento. La segnala il portale turistico di Roma Capitale.

E Testaccio? Il quartiere oggi è uno dei più vivi di Roma per mangiare, e il Monte dei Cocci è un’area archeologica curata dalla Sovrintendenza. Non c’è una festa, ma una passeggiata fra il monte e il mercato, in una bella giornata d’ottobre, è l’omaggio più diretto che si possa fare all’ottobrata storica.

L’ottobrata fuori porta: una giornata ai Castelli Romani

Se l’ottobrata del Novecento è andata ai Castelli, è lì che oggi si trova la cosa più simile alla festa di una volta: il vino nuovo, le vigne, le osterie, e le sagre d’ottobre dei paesi dei Colli Albani.

Marino e la Sagra dell’Uva, con le fontane che danno vino

La più famosa è la Sagra dell’Uva di Marino, istituita nel 1925 da Leone Ciprelli e arrivata nel 2026 alla 102ª edizione. Non è l’ottobrata storica, è una festa del Novecento, ma ne ha preso il posto nell’immaginario dei romani. Quest’anno si tiene in due fine settimana, 26-27 settembre e 3-5 ottobre, e il momento che tutti aspettano è il “miracolo” delle fontane che danno vino: domenica 4 ottobre alle 17.30 e lunedì 5 ottobre alle 18.45, alla fontana dei Quattro Mori e in piazza San Barnaba. I cortei storici sono domenica 4 alle 15.30 e lunedì 5 alle 17. Il programma è sul sito della Sagra dell’Uva.

ottobrata romana Marino ©gigi er gigliola
ottobrata romana Marino ©Di Gigi er Gigliola

Il consiglio: a Marino andate in treno. La linea regionale FL4 da Roma Termini ferma a Marino Laziale, e dalla stazione c’è una navetta gratuita che in cinque minuti porta in centro. Domenica 4 ottobre la linea Roma-Albano ha corse in più: l’ultimo treno da Marino Laziale per Termini, quella sera, parte alle 23.10. E se leggete in giro che i cortei sono “sabato 4 e domenica 5”, è un errore di calendario: nel 2026 il 4 ottobre è domenica e il 5 è lunedì.

Velletri e Rocca di Papa: la vendemmia e le castagne

A Velletri, la 95ª Festa dell’Uva e dei Vini si tiene sabato 3 e domenica 4 ottobre nel centro storico, con il percorso delle cantine e la rievocazione della vendemmia e della pigiatura. Coincide con il secondo fine settimana di Marino: chi ha tempo può fare un’ottobrata in due paesi.

ottobrata romana Velletri
ottobrata romana Velletri

A metà mese, invece, l’autunno ai Castelli diventa castagne: la 46ª Sagra delle Castagne di Rocca di Papa si tiene da venerdì 16 a domenica 18 ottobre nel centro del paese. Mentre scriviamo il Comune ha pubblicato le date e le regole per gli espositori, non ancora il programma. Se l’ottobrata vi ha messo voglia di castagne, abbiamo raccolto le altre feste d’autunno regione per regione nell’articolo sulle sagre della castagna in Italia.

Frascati e le fraschette

Frascati non ha una festa d’ottobre in calendario per il 2026, ma è la meta più semplice da Roma e quella che più somiglia alla vecchia gita fuori porta: il treno da Termini arriva in circa mezz’ora, e il paese vive da sempre del suo vino. Il posto giusto per berlo è la fraschetta, l’osteria dei Castelli dove si beve il vino della casa, si mangia la porchetta e i salumi, e un tempo si portava il cibo da casa.

Per chi preferisce non guidare e farsi portare, ci sono alcune uscite organizzate da Roma. La più vicina all’idea di ottobrata è una giornata fra Castel Gandolfo, Ariccia e Frascati con pranzo in una fraschetta storica, sette ore con il lago Albano e le piazze di Ariccia. Chi ha poco tempo e vuole il vino può scegliere una degustazione privata in una tenuta storica di Frascati, con il trasferimento da Roma (tre ore, guida in inglese). E per chi il vino lo lascia volentieri agli altri c’è un giro in auto con lo street food di Ariccia, Nemi e Castel Gandolfo.

ottobrata romana Frascati
ottobrata romana Frascati

Come arrivare ai Castelli in treno

La rete regionale FL4 parte da Roma Termini e si divide in tre rami, che conviene conoscere prima di partire:

  • Roma-Frascati: Termini, Capannelle, Ciampino, Frascati. Circa mezz’ora secondo Trenitalia.
  • Roma-Albano: passa da Marino Laziale e Castel Gandolfo prima di arrivare ad Albano Laziale.
  • Roma-Velletri: ferma anche a Lanuvio e a San Gennaro, da cui si prosegue in bus per Nemi.

Rocca di Papa non ha la stazione: ci si arriva in treno fino a Frascati e poi in autobus. Le linee Cotral per i Castelli partono da Roma Anagnina, capolinea della metro A.

Il meteo: quanto dura davvero l’ottobrata

L’ottobrata, nel senso del tempo, è una giornata bella in un mese che bello non lo è sempre. Lo dicono i valori climatici normali 1991-2020 dell’ISPRA, calcolati sulle stazioni dell’Aeronautica militare e dell’osservatorio del Collegio Romano.

A Roma Urbe la temperatura massima media di ottobre è 22,5 °C e la minima 12,9 °C; a Ciampino, che è la stazione più vicina ai Castelli, 21,9 °C di massima e 12,5 °C di minima. I giorni in cui si superano i 25 gradi sono in media fra quattro e sei e mezzo nel mese. E la pioggia non manca: al Collegio Romano ottobre porta in media 95 millimetri in sette o otto giorni di pioggia.

Tradotto: l’ottobrata c’è, ed è la ragione per cui questa festa è nata a Roma e non altrove, ma non è garantita. Una giornata di sole a 23 gradi è la norma; una settimana intera, no.

Info pratica: ai Castelli fa più fresco che in città, soprattutto la sera. Marino, Frascati e Rocca di Papa stanno in collina, e dopo il tramonto la differenza con Roma si sente. Una giacca in borsa, anche con il sole, vi fa godere il ritorno.

Come organizzare la vostra ottobrata

L’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro, e qui sotto ci sono le cose che abbiamo imparato mettendo insieme date, orari e trasporti.

Scegliete il fine settimana giusto. Il primo weekend di ottobre, sabato 3 e domenica 4, è il più ricco: Marino con le fontane del vino e Velletri con la festa dell’uva. Il secondo, 9-11 ottobre, è quello di Roma, fra Monti e il Pigneto. Il terzo, 16-18 ottobre, è quello delle castagne a Rocca di Papa.

Andate in treno. Nei giorni di sagra i centri storici dei Castelli sono spesso chiusi al traffico e i parcheggi vicini si riempiono presto. Il treno da Termini costa poco, e soprattutto vi permette di bere un bicchiere di vino in più senza pensieri.

Controllate la pagina la settimana prima. Le date di questo articolo sono quelle pubblicate dagli organizzatori a fine settembre 2026. Programmi, orari e luoghi si aggiornano fino all’ultimo, e con il maltempo qualcosa può spostarsi.

Contanti e scarpe comode. Ai banchi delle sagre e nelle fraschette più piccole il pagamento con la carta non è garantito. E i centri storici dei Castelli sono fatti di salite e di sampietrini.

Zanazzo, che l’aveva vista con i suoi occhi, chiudeva il racconto delle ottobrate a Testaccio con un ritornello che si cantava in carrettella: “A la reale, / L’ottobbre è ffatto com’er carnovale!” È ancora un buon programma per un fine settimana d’ottobre.

Domande frequenti sull’ottobrata romana

Cos’è l’ottobrata romana?

È la scampagnata d’ottobre dei romani, una festa popolare legata alla fine della vendemmia, documentata dal Settecento ai primi del Novecento: si andava fuori porta nelle vigne e a Testaccio, in carrettella, a mangiare, bere il vino nuovo e ballare il saltarello. Oggi la parola indica anche una giornata d’ottobre mite e soleggiata.

Perché si chiama ottobrata?

Perché si faceva nel mese di ottobre, il mese del vino nuovo dopo la vendemmia. La parola è regionale dell’Italia centrale e secondo l’Accademia della Crusca la prima attestazione scritta risale al 1848; il senso meteorologico, la giornata d’ottobre bella e calda, è venuto dopo.

In che giorni si facevano le ottobrate?

Le fonti non concordano: Casanova, nel 1743, parla dei giovedì di ottobre; Silvagni, che descrive gli anni Quaranta dell’Ottocento, delle domeniche. Il sito turistico di Roma Capitale dice la domenica o il giovedì. Probabilmente l’uso è cambiato nel tempo.

Dove si andava per l’ottobrata?

Fuori dalle porte di Roma: i prati oltre Ponte Milvio, le vigne di Monteverde e di San Pancrazio, fuori porta San Giovanni e porta Pia, Monte Mario, i prati di San Paolo e di Castello. La meta preferita era Testaccio, con le grotte del vino scavate nel Monte dei Cocci.

Cosa sono le carrettelle dell’ottobrata?

Erano carrozze scoperte a due cavalli, affittate per la giornata e riempite di ragazze vestite a festa. Silvagni ne conta sette per carrozza, con la più bella seduta accanto al vetturino.

Quando è finita l’ottobrata romana?

Fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Le cause non sono documentate da nessuna fonte autorevole: si citano la fine del governo papale dopo il 1870 e la crescita della città sulle vigne fuori porta, ma sono ipotesi.

Dove si può fare un’ottobrata nel 2026?

A Roma all’Ottobrata Monticiana, nel rione Monti dal 9 all’11 ottobre, e a Quartiere Vino al Pigneto il 10 ottobre. Ai Castelli alla Sagra dell’Uva di Marino (3-5 ottobre, fontane del vino domenica 4 e lunedì 5), alla Festa dell’Uva di Velletri (3-4 ottobre) e alla Sagra delle Castagne di Rocca di Papa (16-18 ottobre).

Che tempo fa a Roma a ottobre?

Secondo i valori climatici normali 1991-2020 dell’ISPRA, a Roma la massima media di ottobre è intorno ai 22-23 gradi e la minima intorno ai 13. I giorni sopra i 25 gradi sono in media fra quattro e sei e mezzo, e piove in media sette o otto giorni al mese.

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Paolo Salvetti

Paolo Salvetti, toscano DOC, vivo a Massarosa in provincia di Lucca, classe 1972. Curioso di natura, mi piace sperimentare, scoprire, innovare. In viaggio molto spesso per lavoro, qualche volta per diletto insieme a mia moglie Ornella. Ci piace fare viaggi che ci sorprendano anche in zone vicine a noi. Il nostro modo di condividere l'esperienza è portare a casa le specialità gastronomiche dei luoghi e gustarle insieme agli amici più cari.

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