L’isola di Capraia la guardo da una vita. Abito in Versilia, e nelle giornate di tramontana, quando l’aria si pulisce e il mare diventa quella lastra di metallo che solo l’inverno sa regalare, dalla costa si vede la sagoma scura delle isole là in fondo. Per anni ci ho messo piede solo con gli occhi. Poi un’estate io e Ornella abbiamo deciso che bastava rimandare, e ci siamo imbarcati a Livorno con Piera e John. Avevamo prenotato tre notti. Ce ne saremmo volute almeno cinque.
Lo scrivo subito, perché qui vale più che altrove il mio motto di sempre: l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro. Capraia non è l’isola del weekend mordi e fuggi. È un posto che chiede tempo, gambe e un minimo di organizzazione. In cambio ti dà una delle ultime isole davvero selvagge del Mediterraneo, senza file, senza traffico, senza quel turismo confezionato che mi fa scappare. In questa guida ho messo tutto quello che ci serviva sapere prima di partire e che abbiamo imparato sul posto: come arrivare, come muoversi, cosa vedere, dove dormire e dove mangiare.
In breve
Capraia è l’unica isola vulcanica dell’arcipelago toscano, la più lontana dalla terraferma: circa 60 km da Livorno e una trentina dalla Corsica. Ci si arriva solo via mare, con il traghetto Toremar da Livorno (traversata diretta intorno alle 2 ore e 45). È un’isola di scogliere, cale a picco e sentieri (circa 20 km percorribili liberamente), non di spiagge sabbiose: la regina è Cala Rossa, parete vulcanica raggiungibile soprattutto in barca. L’accesso è libero (a differenza di Pianosa, Gorgona, Giannutri e Montecristo) e conviene lasciare l’auto sul continente. Periodo migliore: giugno e settembre; minimo consigliato 3 giorni.
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Isola di Capraia: dove si trova e perché è diversa dalle altre
L’isola di Capraia se ne sta all’imbocco del Canale di Corsica, a circa 60 chilometri da Livorno e ad appena una trentina di chilometri dalla costa della Corsica, che nelle giornate limpide sembra di poterla toccare. Amministrativamente è in provincia di Livorno, fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ed è la terza isola dell’arcipelago per estensione, dopo l’Elba e il Giglio: poco più di 19 chilometri quadrati e circa 400 abitanti, che d’inverno si contano quasi sulle dita.
La prima cosa da chiarire, perché in tanti la sbagliano: Capraia non è l’isola più a nord dell’arcipelago, quella è Gorgona. Capraia è però la più lontana dalla terraferma toscana, ed è questa distanza ad averla salvata. E poi c’è il dato che la rende unica: è l’unica isola vulcanica dell’arcipelago toscano. Mentre l’Elba, il Giglio e Montecristo sono di granito, Capraia è la parte emersa di un antico vulcano sottomarino. Lo si capisce camminandoci sopra, dal colore delle rocce, dalle forme, da quel rosso acceso che esplode a Cala Rossa.
Sul nome ci sono due scuole di pensiero, e a me piacciono entrambe. C’è chi lo fa derivare dal greco *Aigylon*, l’isola delle capre, per via delle capre selvatiche che la popolavano. E c’è chi lo lega all’etrusco *carpa*, la pietra, per la sua natura rocciosa. Capre o pietre, comunque non ha nulla a che vedere con Capraia e Limite, il paese sull’Arno in provincia di Firenze.
Attenzione: l’isola di Capraia non è Capraia e Limite, il comune in provincia di Firenze, sull’Arno. Sono due posti diversi con lo stesso nome: un amico, prenotando in fretta, aveva quasi sbagliato hotel. Quando cercate alloggio o traghetti controllate bene che sia “Capraia Isola”, provincia di Livorno.
Come arrivare a Capraia: traghetti da Livorno
A Capraia si arriva solo via mare, e questa è già metà del suo fascino. Il traghetto parte dal Porto Mediceo di Livorno con la compagnia Toremar, e la traversata diretta dura circa due ore e quarantacinque minuti. Vi avverto subito su una cosa che ci ha confuso in fase di prenotazione: alcuni siti di biglietti mostrano durate molto più lunghe, perché includono lo scalo all’Elba. La corsa diretta è quella da quasi tre ore, ma dipende dalla nave e dal giorno.
Sugli orari e i prezzi non vi do numeri scolpiti nella pietra, perché cambiano con la stagione e sarebbe il modo migliore per farvi prendere una fregatura. La regola d’oro è questa: c’è sempre almeno un collegamento al giorno, tutto l’anno; d’estate le corse aumentano, d’inverno si riducono parecchio. Controllate il calendario ufficiale Toremar della linea per Capraia per la data esatta del vostro viaggio, e prenotate per tempo nei fine settimana di luglio e agosto, quando la nave si riempie.
Info pratica: attenti alla durata che vedete in fase di prenotazione. La corsa diretta da Livorno è quella intorno alle 2 ore e 45; se ne vedete una molto più lunga, di solito è perché fa scalo all’Elba. Verificate sempre orari e tariffe aggiornati sul sito ufficiale Toremar, perché cambiano di stagione in stagione.
Come muoversi sull’isola (e perché lasciare l’auto a casa)
Qui devo essere chiaro, perché è l’errore numero uno di chi arriva a Capraia. L’auto la potete imbarcare, ma vi conviene davvero lasciarla sul continente. C’è un’unica strada asfaltata, quella che collega il porto al paese, e un’ordinanza comunale limita fortemente la circolazione nei mesi turistici: di fatto i veicoli possono muoversi quasi solo nella finestra a ridosso dell’arrivo e della partenza del traghetto, per imbarco e sbarco. Le regole esatte cambiano ogni anno con una nuova ordinanza, quindi se proprio dovete portarla verificate sul sito del Comune.
Noi ci siamo mossi benissimo senza. Il porto e il paese distano meno di un chilometro, c’è una navetta che li collega in giornata, e per il resto si va a piedi sui sentieri o in barca per le cale. Se volete, sull’isola si trovano biciclette e scooter a noleggio. Ma il modo più bello di vivere Capraia, ve lo dico col cuore, sono le proprie gambe.
Consiglio: lasciate l’auto a Livorno. A Capraia c’è una sola strada e un’ordinanza che ne limita la circolazione in alta stagione; imbarcarla costa e serve a poco. Il porto e il paese si fanno a piedi (meno di un chilometro), c’è una navetta, e per le cale conviene comunque la barca.

Cosa vedere a Capraia: il paese, il porto e il Forte San Giorgio
Si comincia dal basso, dal porto, il villaggio sul mare dove attracca il traghetto e dove la sera ci si siede a guardare le barche. Da lì si sale al paese vero e proprio, un borgo raccolto di case-fortezza arrampicate intorno al Forte San Giorgio. Quella salita a piedi, con il mare che si allarga dietro le spalle a ogni tornante, è già uno dei momenti più belli della visita.
Il Forte San Giorgio domina tutto dall’alto, e la sua storia racconta quella dell’isola. Lo costruirono i genovesi nel 1540, dopo che il corsaro Dragut, luogotenente del temuto Barbarossa, aveva messo a ferro e fuoco il paese. Già qui un appunto da maestro elementare che mi porto dietro: spesso si dice “il Barbarossa”, ma l’assalto fu del suo luogotenente Dragut, ed è giusto rendere a Cesare quel che è di Cesare. Il forte fa parte di un sistema difensivo di torri sparse sull’isola, e c’è una curiosità che fa sorridere: nel 2024 è stato messo in vendita.
Attenzione: nel 2024 il Forte San Giorgio è stato messo in vendita, quindi la visitabilità degli interni è da verificare sul posto: non date per scontato di poterci entrare. La salita al forte e la vista dall’alto restano comunque tra le cose più belle del paese, in vendita o no.

Prima dei genovesi, Capraia era stata dei pisani, che Ottone I aveva incaricato di ripopolarla dopo le razzie saracene del nono secolo. Poi, in un capitolo che adoro, l’isola finì sotto il Banco di San Giorgio di Genova, una specie di banca-stato, che la governò dal 1506 al 1562. Storie di un Mediterraneo che era tutto un intreccio di repubbliche marinare, pirati e monaci: perché qui, già nel quinto secolo, dei monaci avevano fondato un monastero e piantato la vite.

C’è poi il capitolo della colonia penale, che a Capraia ha lasciato un’impronta profonda. La colonia agricola fu aperta nel 1873, dopo l’Unità, e i detenuti coltivarono per oltre un secolo i terrazzamenti che ancora oggi disegnano i fianchi dell’isola. Chiuse nel 1986. Se la cosa vi incuriosisce, è la stessa storia che ha segnato altre isole dell’arcipelago: la racconto distesa nella guida a Pianosa, l’altra ex isola-carcere oggi a numero chiuso.
Le spiagge e le cale più belle di Capraia
Mettetevi l’anima in pace su un punto: Capraia non è l’isola delle spiagge sabbiose stese al sole. È un’isola di scogliere, di calette nascoste, di acqua che dal turchese sprofonda nel blu. La maggior parte delle cale si raggiunge solo via mare, ed è qui che un giro in barca diventa quasi obbligatorio.
La regina è Cala Rossa, all’estremità sud, sotto la Torre dello Zenòbito. È quel che resta di una bocca vulcanica, una parete rossa che precipita nell’acqua: il rosso è di origine vulcanica, lavica, non una cava di pietra come a volte si legge. Quando ci siamo arrivati in barca, Ornella è rimasta in silenzio per un minuto buono, e per chi la conosce è un evento. Poi ci sono la Cala della Mortola, sulla costa nord, perfetta per lo snorkeling, la Cala del Ceppo, la Cala di San Francesco e diverse altre insenature che scoprirete strada facendo.

Davanti al paese, dal 2020, c’è il Miglio Blu: un tratto di mare lungo poco più di un chilometro, delimitato da boe, riservato a nuoto e snorkeling, dove barche e ancore non possono entrare. Un’idea semplice e intelligente per godersi l’acqua in sicurezza. E se amate le immersioni, sappiate che questi fondali sono dentro il Santuario Pelagos dei cetacei: non è raro, al largo, fare incontri che non si scordano. Per le spiagge vere e proprie, quelle da asciugamano e ombrellone, l’isola di fronte fa un altro mestiere.
Quando siamo arrivati in barca davanti a Cala Rossa, Ornella è rimasta in silenzio per un minuto buono. E per chi la conosce, è un evento.
Trekking e sentieri: il cuore selvaggio dell’isola
Se c’è una ragione per cui tornerei a Capraia domani, sono i suoi sentieri. L’isola è attraversata da una rete di circa venti chilometri di percorsi, e qui sta il bello: a Capraia si cammina liberamente. A differenza di Gorgona, dove si entra solo con le visite guidate, o della quasi inaccessibile isola di Montecristo, qui non c’è numero chiuso né obbligo di accompagnatore sui sentieri pubblici. La guida del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano resta un servizio prezioso e lo consiglio per i percorsi più lunghi, ma è una scelta, non un obbligo.
Il sentiero più gettonato porta in cima al Monte Castello, la vetta più alta dell’isola con i suoi 447 metri: una camminata impegnativa, da escursionisti allenati, che ripaga con un panorama che spazia fino a Capo Corso. Ma il luogo che mi ha incantato di più è lo Stagnone, un piccolo specchio d’acqua a oltre trecento metri di quota: è l’unico bacino d’acqua dolce naturale di tutto l’arcipelago toscano, un fazzoletto di vita in mezzo alla macchia, frequentato dagli uccelli migratori. Più a sud si scende verso il Semaforo, una vecchia stazione di vedetta della Marina ormai in rovina, e verso la Torre dello Zenòbito, eretta nel 1545, che veglia su Cala Rossa.
Cosa fare a Capraia
- Giro in barca della costa per raggiungere Cala Rossa, la Cala della Mortola e le insenature accessibili solo dal mare.
- Trekking guidato con il Parco fino al Monte Castello (447 m) o alla Torre dello Zenòbito.
- Immersioni e snorkeling nei fondali del Santuario Pelagos dei cetacei.
- Nuoto e snorkeling in sicurezza nel Miglio Blu, davanti al paese.

Consiglio: sui sentieri portatevi sempre acqua, scarpe vere e un cappello: qui l’ombra è merce rara e il sole picchia. E non uscite mai dai tracciati segnati, perché l’estremità sud e la fascia occidentale dell’isola sono zone di riserva integrale, dove non si entra.
Dove dormire e dove mangiare a Capraia
Le strutture si concentrano in due zone: giù al porto, con il mare sotto le finestre, e su al paese, più comodo ai servizi e ai sentieri. Le sistemazioni vanno dai piccoli hotel agli appartamenti, fino agli agriturismi nati dal recupero delle vecchie terre della colonia penale e a un campeggio. Non aspettatevi grandi resort: qui si dorme in posti a misura d’uomo, ed è esattamente quello che cercavamo. Una cosa: prenotate con largo anticipo per l’alta stagione, perché i posti letto sull’isola sono pochi e volano via in fretta.
Dove dormire a Capraia: in quale zona
- Al porto: con il mare sotto le finestre e i ristoranti a due passi dall’attracco. Comodo per chi arriva e riparte in giornata o ama la vita di banchina.
- Al paese: più in alto, intorno al Forte San Giorgio, vicino ai servizi e all’imbocco dei sentieri. La scelta migliore per chi viene a camminare.
- Agriturismi nell’entroterra: ricavati dalle vecchie terre della colonia penale, per chi cerca silenzio, natura e prodotti dell’isola.
- Campeggio: l’opzione più economica e a contatto con la macchia, per chi viaggia leggero.
A tavola, Capraia è un piccolo regalo. Il prodotto simbolo è il totano, tanto che a fine estate gli dedicano una sagra: provatelo, magari in un sugo per la pasta. Ma non perdetevi il pesce del giorno, gli spaghetti alla granceola e, per chiudere, un assaggio della tradizione contadina dell’isola: il vino, che alcuni vignaioli hanno ripreso a produrre sui terrazzamenti storici, il miele e il liquore di mirto. Mangiare guardando il porto, con il sole che cala dietro le barche, è il genere di sera che ti porti dietro per anni.
Dove mangiare a Capraia
- Chérie: cucina di pesce curata sulle terrazze verso il porto, nota per il totano alla capraiese e i risotti di mare. Conviene prenotare.
- La Garitta: ristorante di pesce con doppia terrazza affacciata sul porto, tra gli indirizzi più amati dell’isola.
- Il Carabottino: ittiturismo nel paese, pescato del giorno a chilometro zero con menù della tradizione.
- Il Pigghiolo: ai piedi del Forte San Giorgio, ambiente informale tra le bouganville, con la parmigiana di totani tra le specialità.
- In Frittoria: per il fritto da asporto (totani, alici, triglie) da gustare in banchina al tramonto.
Quando andare e quanto fermarsi
Il periodo migliore per l’isola di Capraia va da maggio a settembre, con il cuore in giugno e settembre, quando il mare è già caldo, i sentieri sono praticabili e non c’è la calca di Ferragosto. Luglio e agosto sono splendidi ma più affollati e con i traghetti pieni. In primavera l’isola è un giardino fiorito, perfetta per chi viene soprattutto a camminare.
Sul tempo, ve l’ho già detto e lo ripeto: tre giorni sono il minimo per non andare di corsa. Un giorno per il paese, il forte e l’ambientamento; uno per i sentieri e lo Stagnone; uno in barca per le cale e Cala Rossa. Se potete prendervene cinque, l’isola vi entrerà sotto la pelle. Noi siamo ripartiti che già pensavamo a quando tornare, e in fondo è il complimento più sincero che si possa fare a un posto. Per chi vuole allargare il viaggio, Capraia è la porta perfetta per scoprire tutto l’arcipelago: a poche miglia c’è la grande sorella, e nella guida all’isola d’Elba trovate tutto il resto.
Info essenziali
- Come arrivare: solo via mare, traghetto Toremar dal Porto Mediceo di Livorno (corsa diretta circa 2 ore e 45); almeno un collegamento al giorno tutto l’anno, più corse d’estate.
- Come muoversi: a piedi e in barca; l’auto è fortemente sconsigliata (ordinanza che ne limita la circolazione). Navetta porto-paese.
- Quando andare: da maggio a settembre, meglio giugno e settembre; primavera ideale per i sentieri.
- Durata consigliata: minimo 3 giorni, ideale 4-5.
- Accesso: libero, senza numero chiuso né prenotazione (a differenza di Pianosa, Gorgona, Giannutri e Montecristo).
Domande frequenti su Capraia
Per cosa è famosa l’isola di Capraia?
Capraia è famosa per essere l’unica isola vulcanica dell’arcipelago toscano e una delle più selvagge e meno turistiche del Mediterraneo. È amata per la natura protetta del Parco Nazionale, il mare limpido e i fondali da immersione, le cale a picco come Cala Rossa, i sentieri di trekking e la sua storia di antica colonia penale agricola.
Dove si trova e a quale regione e provincia appartiene Capraia?
Capraia è un’isola italiana della Toscana, in provincia di Livorno, e fa parte dell’arcipelago toscano. Si trova all’imbocco del Canale di Corsica, a circa 60 chilometri da Livorno e a una trentina di chilometri dalla Corsica: è la più lontana dalla terraferma tra le isole dell’arcipelago.
Come si arriva all’isola di Capraia?
Solo via mare. Il traghetto parte dal Porto Mediceo di Livorno con la compagnia Toremar e la traversata diretta dura circa due ore e quarantacinque minuti. C’è almeno un collegamento al giorno tutto l’anno, con più corse d’estate. In alta stagione conviene prenotare in anticipo.
Quanto costa il traghetto per Capraia?
Il prezzo varia molto in base alla stagione, alla compagnia e al fatto di imbarcare o meno l’auto. Per avere la tariffa esatta del vostro viaggio consultate il sito ufficiale Toremar al momento della prenotazione: gli orari e i prezzi cambiano di anno in anno.
Quanti giorni servono per visitare Capraia?
Il minimo consigliato sono tre giorni: uno per il paese e il forte, uno per i sentieri e lo Stagnone, uno in barca per le cale. Con quattro o cinque giorni si vive l’isola con il giusto ritmo, senza correre.
Si può portare l’auto a Capraia?
Si può imbarcare con il traghetto, ma è fortemente sconsigliato: un’ordinanza comunale limita la circolazione nei mesi turistici a una finestra ristretta legata all’arrivo e alla partenza della nave. L’isola si gira benissimo a piedi, con la navetta porto-paese e in barca.
Qual è la spiaggia più bella di Capraia?
La più famosa è Cala Rossa, all’estremità sud, con la sua parete vulcanica rossa a picco sul mare, raggiungibile soprattutto via mare. Molto bella anche la Cala della Mortola sulla costa nord, ottima per lo snorkeling. Capraia è un’isola di cale e scogliere più che di spiagge sabbiose.
Chi è stato confinato o esiliato a Capraia?
A differenza di isole come Ventotene o Ustica, Capraia non fu una sede principale del confino politico e non ospitò antifascisti celebri. La sua storia carceraria è quella della Colonia Penale Agricola, attiva dal 1873 al 1986, che ospitava detenuti comuni a bassa pericolosità impegnati in agricoltura, pesca e allevamento. L’isola compare negli elenchi delle località usate anche per il confino, ma non risultano confinati politici di rilievo documentati.
Capraia è un’isola vulcanica?
Sì, ed è l’unica isola vulcanica dell’arcipelago toscano: è la parte emersa di un antico vulcano sottomarino. Le altre isole, come l’Elba, il Giglio e Montecristo, sono invece di natura granitica o metamorfica.
Serve una guida per i sentieri di Capraia?
No, i sentieri pubblici dell’isola si percorrono liberamente, senza obbligo di accompagnatore e senza numero chiuso. Per i percorsi più lunghi e impegnativi, come quello dello Zenòbito, la guida del Parco è comunque consigliata per sicurezza.
Quando è il periodo migliore per andare a Capraia?
Da maggio a settembre, con il meglio in giugno e settembre: mare caldo, sentieri praticabili e meno affollamento rispetto a luglio e agosto. La primavera è ideale per chi viene soprattutto per camminare e vedere l’isola in fiore.
Dove si dorme a Capraia e quanto costa?
Le sistemazioni si trovano al porto, sul mare, e al paese, più vicino ai servizi e ai sentieri: piccoli hotel, appartamenti, agriturismi, bed and breakfast e un campeggio. I prezzi variano molto con la stagione e salgono parecchio in luglio e agosto: per spendere meno conviene puntare a giugno o settembre. I posti letto sull’isola sono pochi, quindi prenotate con largo anticipo per l’alta stagione.