Qualche anno fa, in Belgio, ci hanno cancellato il volo di rientro. Siamo tornati a casa in auto, io, Ornella e gli amici con cui viaggiamo da sempre, e quel rientro improvvisato è costato duemilatrecento euro. Ce li hanno rimborsati dopo tre mesi, ma intanto li avevamo tirati fuori noi, in un giorno, senza averlo previsto. Ci ho ripensato leggendo la scheda dell’Albania del Ministero degli Esteri, perché l’Albania è uno di quei posti dove la voce che rischia di presentarsi non è la visita dal medico: è il viaggio per tornare indietro.
In Albania non ci sono ancora stato, e ve lo dico subito, perché su un argomento come questo la sincerità vale più di un aneddoto. Qui non troverete il racconto della costa e delle spiagge: quello sul blog c’è già, scritto da chi c’è stato davvero, e se state ancora decidendo dove andare vi conviene partire dalla guida alla Riviera albanese da Valona a Saranda. Quello che vi porto io è l’altra metà del viaggio, quella noiosa: leggere le carte, capire cosa è coperto e cosa no, e mettervi in mano le tre o quattro cose che fanno la differenza. Vi parlo per esperienza ed è proprio il caso di dirlo: l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro.
E in Albania le cose da sistemare prima di partire sono due, non una. C’è la parte sanitaria, che è quella a cui pensate, e c’è la parte auto, che è quella a cui non pensa quasi nessuno e che rischia di fermarvi in dogana. Le tratto tutte e due, perché in un viaggio in Albania viaggiano insieme.
In breve
In Albania l’assicurazione non è obbligatoria per i turisti italiani, ma non avete nessuna copertura pubblica: l’Albania non è nell’Unione Europea né nello Spazio economico europeo, quindi la tessera sanitaria europea non vale, e l’Italia non ha con l’Albania una convenzione bilaterale di assistenza sanitaria. La differenza rispetto ad altre mete non è il prezzo delle cure: è che la Farnesina scrive che le strutture pubbliche sono «ancora fortemente carenti» e che quelle private, pur migliori, «non sono comunque in grado di effettuare interventi complessi». Fuori dalla capitale, in caso di incidente stradale, gli ospedali «dispongono il trasferimento del paziente a Tirana», e in montagna il soccorso alpino è «del tutto assente». Per questo la voce da guardare in una polizza per l’Albania non è il massimale delle spese mediche: sono il trasporto sanitario e il rimpatrio. Se arrivate in auto c’è un secondo capitolo: la maggior parte delle assicurazioni italiane non estende la Carta Verde all’Albania, e alla frontiera si stipula una polizza temporanea con una compagnia albanese, circa 50 euro per quindici giorni. Se guidate un’auto non vostra, serve una delega autenticata e tradotta in albanese, e se lasciate una multa non pagata non vi fanno imbarcare per il rientro.
Indice dell’Articolo
In Albania non avete la tessera europea, e nemmeno una convenzione
Partiamo dal punto che sistema tutto il resto, perché è quello su cui vedo più confusione. L’Albania si raggiunge con la carta d’identità, in traghetto da Bari o da Brindisi, in un’ora e mezza di volo, e moltissimi albanesi parlano italiano meglio di certi italiani. Tutto questo la fa sembrare un paese europeo come lo è la Croazia. Dal punto di vista sanitario non lo è per niente.
La tessera sanitaria europea, quella stampata sul retro della vostra tessera sanitaria, funziona nei paesi dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito. L’Albania non è in nessuno di quegli elenchi: è un paese candidato all’adesione, i negoziati sono aperti, ma finché non entra la tessera lì non vale nulla. Portatela pure nel portafogli, non vi farà male, però non contateci.
C’è una seconda rete che in alcuni paesi fuori dall’Unione esiste, e sono le convenzioni bilaterali: accordi che l’Italia ha firmato con singoli stati e che garantiscono, entro certi limiti, l’assistenza sanitaria ai cittadini italiani. Sono poco più di una decina e comprendono anche dei Balcani, per esempio Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina e Macedonia del Nord. L’Albania non c’è. È circondata da paesi convenzionati e lei no.
Il risultato è semplice: in Albania, per un turista italiano, non esiste nessun titolo che dia diritto a cure pagate da qualcun altro. Quello che vi accade lo pagate, e se avete una polizza lo paga la polizza. Non c’è una terza possibilità. Se volete capire come funziona la voce spese mediche in generale, prima di entrare nel merito dell’Albania, ne ho scritto nella guida all’assicurazione sanitaria di viaggio.
Il problema dell’Albania non è quanto costa curarsi: è che non vi curano
Qui arriviamo alla frase che mi ha fatto scrivere questo articolo, e vi chiedo di leggerla piano. La scheda dell’Albania di Viaggiare Sicuri, aggiornata a fine luglio 2026, dice che «le strutture medico ospedaliere pubbliche sono ancora fortemente carenti» e che «le strutture sanitarie private, pur essendo di livello più alto rispetto a quelle pubbliche, non sono comunque in grado di effettuare interventi complessi».
Rileggetela, perché non dice quello che dicono le altre schede. Nella maggior parte dei paesi il ragionamento è: il pubblico è affollato o non è gratis per voi, il privato è buono ma si paga, quindi assicuratevi per potervi permettere il privato. In Albania il ragionamento si interrompe prima. Il privato non è la soluzione costosa: è una soluzione che, sopra una certa soglia di gravità, non c’è. Non è una questione di listino, è una questione di cosa esiste dentro quell’ospedale.

E questo cambia completamente quale riga della polizza dovete guardare. Se la struttura buona esiste e costa, vi serve un massimale alto sulle spese mediche. Se la struttura buona non c’è, il massimale sulle spese mediche vi serve fino a un certo punto, perché il problema non si risolve lì: vi serve qualcuno che vi porti via. Trasporto sanitario e rimpatrio. È la voce che in quasi tutti gli altri paesi compare in fondo all’elenco delle coperture, e in Albania va guardata per prima.
Sul quadro generale, poi, la stessa scheda aggiunge che «la situazione igienico-sanitaria appare precaria», per via delle fogne a cielo aperto, delle infiltrazioni della rete fognaria in quella idrica, dell’erogazione insufficiente di acqua e del cattivo funzionamento dello smaltimento dei rifiuti. Non ve lo scrivo per fare l’allarmista, e vi ripeto che l’Albania è una meta che voglio vedere. Ve lo scrivo perché è il contesto in cui va letta la frase di prima.
Fuori Tirana vi spostano a Tirana. E in montagna il soccorso alpino non c’è
Se la sezione precedente vi è sembrata teorica, questa la rende concretissima, ed è il pezzo di scheda che non ho trovato in nessuno degli articoli che ho letto preparando il pezzo. Parlando di guida e di incidenti stradali, la Farnesina scrive che «in caso di incidente stradale, le strutture medico-ospedaliere, situate in località diverse dalla capitale, non sono solitamente in grado di provvedere alle basilari cure sanitarie, pertanto dispongono il trasferimento del paziente a Tirana».
Non «le cure specialistiche»: le basilari cure sanitarie. E il trasferimento a Tirana non è un’ipotesi da manuale, è la procedura normale. Adesso pensate a dove andrete davvero: la Riviera fra Valona e Saranda, il Parco del Llogara, il nord verso Teth e le Alpi albanesi, il lago di Koman. Sono tutti posti che con Tirana hanno in mezzo ore di strada, e la scheda le descrive senza addolcirle: rete stradale «ancora in corso di completamento», scarsa manutenzione, «numerose buche non segnalate e moltissimi tombini senza il coperchio», illuminazione scarsa di notte.
In montagna il quadro si stringe ancora: sono «precari i servizi di soccorso medico e stradale» ed è «del tutto assente il soccorso alpino». Quattro parole che vale la pena tenere a mente se avete in programma il canyon di Gjipe, il Valbona o una qualsiasi delle escursioni che oggi si vedono ovunque sui social. Non significa non andarci. Significa che l’organizzazione del soccorso, lì, ve la portate voi, e la portate sotto forma di un numero da chiamare che manda qualcuno a prendervi.
Ecco perché continuo a insistere sulla stessa voce. In un paese così, l’assistenza telefonica in italiano attiva 24 ore su 24 non è un servizio accessorio da leggere di sfuggita: è la centrale che decide dove vi portano e chi paga. Da soli, in albanese, alle tre di notte, su una strada di montagna, quella telefonata non la fate.
Le medicine conviene portarsele da casa
C’è un dettaglio che sembra minore e che invece dice molto. Sulla disponibilità dei farmaci la scheda scrive che, pur potendosi trovare alcuni medicinali nelle farmacie più fornite e «previa attenzione alla data di scadenza», è consigliabile portarli con sé dall’Italia.
Ho letto parecchie schede-paese negli anni e questa raccomandazione non è affatto comune. Se avete una terapia in corso, anche banale, la regola è semplice: quantità sufficiente per tutto il viaggio, più qualche giorno di margine, nel bagaglio a mano. E attenzione a una cosa che quasi nessuno scrive: se le quantità sono consistenti, per esempio per una permanenza lunga, la scheda dice che i farmaci vanno accompagnati da una prescrizione medica, «onde evitare controlli e conseguenze spiacevoli alla frontiera». Un foglio, che costa niente, e vi evita una discussione in dogana con la valigia aperta.
Sul fronte malattie, la scheda segnala che sono «ancora frequenti, sebbene in diminuzione», i casi di epatite, gastroenterite, salmonellosi, tubercolosi e meningite, e consiglia la vaccinazione previo parere medico. Nessuna vaccinazione è obbligatoria per chi parte dall’Italia: il certificato per la febbre gialla riguarda solo chi arriva da paesi a rischio di trasmissione, e l’Italia non lo è. Il parere ve lo dà il vostro medico o il centro vaccinale, non un blog, e questo vale anche per il mio.
No, non è obbligatoria: e chi ve lo dice vi sta vendendo qualcosa
Cercando in rete si trovano titoli che annunciano l’assicurazione obbligatoria per l’Albania. Non è vero, e la cosa si verifica in due minuti leggendo i requisiti d’ingresso della scheda ufficiale, dove l’obbligo assicurativo semplicemente non compare.
Quello che serve davvero per entrare è un passaporto o una carta d’identità elettronica valida per l’espatrio, in entrambi i casi con una scadenza superiore di almeno tre mesi alla data di rientro e in buono stato di conservazione, cosa su cui gli albanesi sono seri: i documenti non devono presentare segni di deterioramento. Dal 30 luglio 2026 è accettato anche il documento d’identità provvisorio cartaceo valido per l’espatrio che i Comuni italiani rilasciano quando si richiede la CIE, con validità massima di sei mesi e non rinnovabile. Per i cittadini dell’Unione non serve il visto, e si può restare fino a 90 giorni nell’arco di sei mesi.
Quindi no, nessuno vi chiederà una polizza alla frontiera. Ma la stessa Farnesina, che l’obbligo non lo mette, raccomanda comunque di assicurarsi, e alla luce delle due sezioni qui sopra si capisce perché. È una raccomandazione, e io la giro a voi come tale: siete liberi di partire senza, sapendo cosa comporta.
Se andate in auto, la vostra Carta Verde probabilmente non vale
Qui cambiamo capitolo, e cominciamo con la riga che dovrebbe stare in cima a ogni articolo sull’Albania in auto: «la maggior parte delle Assicurazioni italiane non rilascia una Carta Verde valida anche per l’Albania». Non alcune: la maggior parte.
La verifica è una cosa da cinque minuti e va fatta prima di prenotare il traghetto, non il giorno prima di partire. Prendete la vostra Carta Verde, cercate la tabella dei paesi e guardate se la casella AL è valida. Se lo è, siete a posto. Se non lo è, avete due strade: chiedere alla vostra compagnia un’estensione per l’Albania, che non tutte concedono, oppure stipulare una polizza di responsabilità civile temporanea all’arrivo, con una compagnia albanese, direttamente alla frontiera terrestre o marittima.
Il costo di quella polizza è uno dei pochi numeri ufficiali di tutto questo articolo, e ve lo do perché lo scrive la Farnesina: circa 50 euro per quindici giorni per un’autovettura. Non è una cifra che rovina un viaggio, ma è una cifra che è meglio sapere prima, insieme al fatto che spesso si paga in contanti. Il riferimento istituzionale, se vi serve, è il Bureau Albanese della Carta Verde, che ha sede a Tirana.
E qui vi devo segnalare una contraddizione, perché nascondervela sarebbe comodo per me e inutile per voi. La Farnesina consiglia «di stipulare una assicurazione contro tutti i rischi con copertura per il furto». Chi in Albania ci va abitualmente racconta invece che la polizza che si compra in frontiera è una responsabilità civile e basta, e che il furto e l’incendio, sulla propria auto, restano fuori. Le due cose non si contraddicono davvero: la prima dice cosa sarebbe bene avere, la seconda dice cosa vi vendono a quel banco. Se ci tenete alla copertura furto, la partita si gioca in Italia con la vostra compagnia, prima di partire, non alla dogana.
Se invece l’auto la noleggiate sul posto, il ragionamento è un altro e l’ho già fatto per esteso altrove: vale la pena leggere come funzionano l’assicurazione e la franchigia del noleggio auto, che è la voce su cui si perdono più soldi in assoluto, e se non avete una carta di credito personale sappiate che si può noleggiare anche senza, ma cambiano le condizioni. Un consiglio che ripeto sempre e che non c’entra con l’Albania: al ritiro fotografate l’auto tutta, tetto compreso. A Malta, a un mio collega che viaggiava con me, hanno contestato un avvallamento del tetto palesemente creato prima del noleggio, tanto che l’addetto si è presentato a colpo sicuro con un righello. Scherzetto da 250 euro. Fotografo sempre la vettura.
Sull’arrivo, infine: i traghetti dall’Italia collegano Bari e Ancona a Durazzo, Trieste a Durazzo e Brindisi a Valona. Se non l’avete mai fatto con l’auto al seguito, in questa guida su cosa sapere prima di prenotare il traghetto trovate le cose da sistemare prima dell’imbarco.
Chi guida se l’auto non è sua: la delega che non vi dice nessuno
Questa sezione la scrivo per come viaggio io, cioè in compagnia, e vi assicuro che non l’ho trovata in nessun altro articolo. Noi ci alterniamo alla guida: si parte in due macchine, ci si scambia, chi è più riposato prende il volante. In Albania quel gesto normalissimo ha una regola precisa, e non è una formalità da poco.
Il Codice della Strada albanese distingue tre casi. Se chi guida è un familiare del proprietario, cioè padre, madre, fratello o sorella, e ha lo stesso cognome, non serve nessuna autorizzazione. Se il legame familiare c’è ma il cognome è diverso, per esempio l’auto è della madre e guida la figlia, serve una certificazione anagrafica che provi il legame: uno stato di famiglia, un atto di nascita. In tutti gli altri casi, e quindi anche quando l’auto è di un amico o di un’azienda, serve una delega a condurre firmata da proprietario e conducente, con le firme autenticate da un pubblico ufficiale o da un notaio, accompagnata da una traduzione giurata in albanese.
Fermatevi un attimo a pensare a cosa vuol dire nella pratica. Se partite in gruppo con una macchina sola e volete darvi il cambio, il vostro amico che non si chiama come voi ha bisogno di un atto notarile tradotto da un traduttore giurato. Non è una cosa che si sistema al porto di Bari mentre si fa la fila: è una cosa che si fa settimane prima, dal notaio, con calma. Se lo scoprite tardi, la soluzione è banale ma va accettata: guida solo il proprietario, per tutto il viaggio.
Aggiungo il resto delle regole sul veicolo, che sono dello stesso tipo. Un’auto con targa straniera può circolare in Albania per un massimo di 180 giorni, dopodiché va nazionalizzata con targa albanese, e in caso di violazione la sanzione è di circa 700 euro con sequestro immediato dell’auto, che viene restituita solo dopo aver pagato il deposito doganale e i diritti doganali. Per una vacanza di due settimane è un problema che non vi riguarda, ma se avete in mente di lasciare lì la macchina fra un viaggio e l’altro, ecco, non fatelo.
Le multe: il problema non è pagarle, è che senza non vi imbarcano
Su questo ho una posizione che ripeto da anni e che non cambio: cercate di non prendere multe. All’estero è molto facile farsi beccare in divieto di sosta o con qualche chilometro orario in più del dovuto. Rispettate i limiti, occhio ai cartelli, dove c’è da pagare pagate e dove non si può parcheggiare non parcheggiate. Le multe che prendete durante il viaggio le dovrete pagare.
In Albania quella frase, che altrove è un consiglio di buon senso, diventa una faccenda molto più seria, e la scheda la mette in un modo che non lascia margini: «Sarà impedito l’imbarco per il rientro in Italia ai veicoli per i quali risultino multe non pagate in Albania, sebbene rilevate tramite Autovelox e non contestate in tempo reale».
Leggetela bene, perché la parte cattiva è la seconda. Non stiamo parlando della multa che vi fa la pattuglia e che sapete di avere preso: stiamo parlando dell’autovelox che vi ha fotografati venti giorni prima senza che nessuno vi fermasse. Voi non ne sapete niente, arrivate al porto per tornare a casa, e lì scoprite che non salite. Con il traghetto prenotato, le ferie finite e il lunedì al lavoro.
Ci sono altre due cose da sapere sulla guida. La prima è che un veicolo con targa straniera attira l’attenzione della polizia stradale, e la scheda avverte che la minima infrazione, come passare col rosso o superare di venti chilometri orari il limite, può comportare la multa e il ritiro della patente. La seconda è più pesante e la scrivo per dovere: in caso di incidente stradale con un decesso, chi guidava viene messo immediatamente a disposizione dell’autorità giudiziaria e rischia la carcerazione preventiva, anche per diverse settimane. Nessuna polizza vi evita questo, e la tutela legale in una polizza di viaggio è una voce che in casi simili conta parecchio.
Il resto dei miei consigli sulla guida all’estero, quelli che valgono ovunque, sono nella guida su come noleggiare una macchina senza fregature, e vi risparmio di ripeterli qui.
Se andate in Albania per i denti, leggete questa prima di partire
Una parte consistente degli italiani che oggi va in Albania non ci va in vacanza: ci va per farsi curare i denti, o per un intervento di chirurgia estetica. La Farnesina lo registra apertamente, parla di un incremento di connazionali attratti dai costi più bassi rispetto all’Italia e di un’offerta di cliniche private «assai vasta». Se siete in quel gruppo, questa sezione vi riguarda più di tutte le altre.
Il primo avvertimento è netto: «non sempre le offerte proposte sono valide e corrispondono a standard di qualità soddisfacenti». La raccomandazione è di verificare che i professionisti siano regolarmente registrati presso i rispettivi ordini, di confrontare prezzo, servizio e materiali con le prestazioni analoghe in Italia, e di tenere conto delle tutele disponibili in caso di malasanità e del tipo di assicurazione di responsabilità civile medica di cui gli operatori dispongono. Ed è importante che sappiate anche questo: l’Ambasciata d’Italia a Tirana non ha una lista di cliniche raccomandate e non può consigliare né sconsigliare strutture. La scelta, e la responsabilità della scelta, sono vostre.
C’è poi un avvertimento sui pacchetti, quelli che includono trasporto e hotel insieme all’intervento, e che la scheda invita a guardare con attenzione: la raccomandazione è di «avere sempre pieno controllo dei propri spostamenti e pernottamenti, avendo con sé biglietti, prenotazioni, documenti di viaggio e il proprio telefono». Detto in altre parole: i vostri documenti restano vostri, il vostro telefono resta acceso e in tasca, e sapete sempre dove state andando e come tornate. Aggiungo, perché lo dice la scheda ed è un buon consiglio, di lasciare alla clinica un contatto di un familiare da chiamare in caso di emergenza.
E arriviamo all’assicurazione, dove serve una precisione che vi chiedo di non saltare. La Farnesina, per chi va in Albania a farsi curare, raccomanda «vivamente» di stipulare una polizza che preveda «la copertura delle spese mediche supplementari che si dovessero rendere necessarie dopo l’intervento, anche per l’eventuale rimpatrio aereo sanitario (o per il trasferimento in altro Paese) del paziente, in caso di emergenza».
Notate cosa consiglia di assicurare e cosa no. Non l’intervento: quello lo pagate voi ed è il motivo per cui siete partiti. Quello che consiglia di coprire è ciò che viene dopo, se qualcosa va storto. Ed è esattamente il punto in cui devo essere onesto anche se non mi conviene: una normale polizza di viaggio è costruita per l’imprevisto, non per le conseguenze di un trattamento programmato, e le complicanze di un intervento che siete andati a fare apposta rientrano quasi sempre fra le esclusioni. Non vi sto dicendo che non esista una copertura adatta: vi sto dicendo che è una copertura diversa da quella che comprate per andare al mare, e che l’unico modo di saperlo è aprire le condizioni di polizza e leggere le esclusioni prima di firmare. Se qualcuno vi vende una polizza viaggio dicendovi che copre il vostro impianto dentale, chiedetegli di mostrarvi dove c’è scritto.
Cosa deve coprire una polizza per l’Albania
Mettiamo in fila quello che abbiamo visto, in ordine di importanza per questo paese e non in ordine di brochure.
- Trasporto sanitario e rimpatrio, senza limiti bassi. È la prima voce e non la terza, per il motivo spiegato sopra: se serve un intervento complesso, in Albania la risposta non è una clinica più cara, è un aereo. Guardate che ci siano sia il trasferimento verso un centro attrezzato sia il rientro in Italia.
- Assistenza telefonica in italiano, 24 ore su 24. In un paese dove il soccorso alpino non esiste e fuori capitale vi trasferiscono, la centrale operativa è ciò che trasforma un problema in una procedura.
- Spese mediche con massimale serio. Vengono dopo le prime due, ma servono comunque: visite, accertamenti e ricoveri li pagate integralmente, senza sconti di nessun tipo.
- Pagamento diretto dove possibile, invece del rimborso. Anticipare di tasca vostra e farsi rimborsare dopo si può fare, ma è tutta un’altra vacanza.
- Tutela legale. Poco romantica, ma in un paese dove un incidente grave porta subito davanti a un giudice è una voce che vale la pena avere.
- Bagaglio e annullamento. Valgono qui come ovunque, e l’annullamento in particolare pesa se prenotate con mesi di anticipo: ne ho scritto nella guida all’assicurazione annullamento viaggio.
- La polizza auto è un’altra cosa e resta fuori. Nessuna assicurazione di viaggio sostituisce la responsabilità civile del veicolo: quella si sistema con la Carta Verde o alla frontiera, come abbiamo visto.
Perché scelgo Heymondo per l’Albania
Sul blog usiamo Heymondo da un po’ e ne abbiamo scritto senza sconti nella recensione onesta di Heymondo, difetti compresi. Per l’Albania la ragione per cui la consiglio è coerente con tutto quello che avete letto fin qui: sul livello Premium le spese mediche e il rimpatrio sono illimitati, e c’è l’assistenza in italiano attiva 24 ore su 24 dall’app.
In un paese dove la partita si gioca sul portarvi via e non sul massimale della visita, quelle due voci sono precisamente le due che contano. Il resto, cioè annullamento e bagaglio, c’è e va bene, ma non è la ragione per cui ve la propongo qui.
Non vi dico che sia l’unica buona: vi dico che è quella che uso e di cui conosco le condizioni. Quello che vi chiedo, qualunque compagnia scegliate, è di fare la cosa noiosa: aprire il documento delle condizioni e leggere le esclusioni. Sono quattro pagine, e sono le uniche quattro pagine che contano il giorno in cui vi serve.
Quanto costa e quando comprarla
Una cifra secca non ve la do, e diffidate di chi ve la dà in un articolo: il premio dipende dai giorni, dall’età di chi parte, da quante persone siete e dal livello che scegliete, e un numero scritto oggi fra sei mesi è una bugia scritta bene. Vi dico però che l’Albania sta fra le destinazioni economiche, che è vicina e che si viaggia per pochi giorni: siamo nell’ordine di grandezza di una cena fuori, non di una voce di bilancio. Il preventivo per l’Albania si fa in due minuti con lo sconto del 10% riservato a chi legge il blog, e il prezzo si vede senza registrarsi.
Sul quando, invece, ho una risposta precisa: appena prenotate, non la settimana prima di partire. La garanzia annullamento copre quello che succede fra l’acquisto e la partenza, quindi comprarla all’ultimo momento significa buttare via il periodo in cui serve di più. Vale il doppio se andate in alta stagione e avete pagato in anticipo traghetto e alloggio.
E l’ultima cosa, quella per cui ho scritto tutto l’articolo: se venite in auto, la Carta Verde controllatela adesso. Non la sera prima dell’imbarco. È il tipo di verifica che costa cinque minuti oggi e una giornata rovinata al momento sbagliato.
Prima di partire per l’Albania: le info essenziali
- Documenti: passaporto o carta d’identità elettronica valida per l’espatrio, con almeno tre mesi di validità residua oltre la data di rientro e in buone condizioni. Niente visto per i cittadini UE fino a 90 giorni nell’arco di sei mesi.
- Tessera sanitaria europea: in Albania non vale. Non esiste nemmeno una convenzione bilaterale con l’Italia.
- Farmaci: portateli dall’Italia. Se le quantità sono consistenti, teneteli con la prescrizione medica per la frontiera.
- Vaccinazioni: nessuna obbligatoria per chi parte dall’Italia. La febbre gialla riguarda solo chi arriva da paesi a rischio.
- Se guidate la vostra auto: verificate la casella AL sulla Carta Verde. Se manca, polizza temporanea alla frontiera, circa 50 euro per quindici giorni.
- Se non siete voi il proprietario: delega con firme autenticate dal notaio e traduzione giurata in albanese, salvo familiari con lo stesso cognome.
- Multe: se restano non pagate non vi fanno imbarcare per il rientro, anche se rilevate da autovelox e mai contestate.
- Moneta: il lek, che non è convertibile fuori dall’Albania. Non tornate a casa con le tasche piene.
- Emergenze: l’Ambasciata d’Italia a Tirana ha un numero per i connazionali attivo 24 ore su 24, lo 00355 (0)42275900, raggiungibile da tutta l’Albania e dall’estero.
Sistemate queste, resta la parte bella. E per quella vi lascio alla costa ionica fra Valona e Saranda, che è il motivo per cui ci vogliamo andare tutti.
Domande frequenti sull’assicurazione per l’Albania
L’assicurazione di viaggio è obbligatoria per l’Albania?
No. Per entrare in Albania da cittadini italiani servono un passaporto o una carta d’identità elettronica valida per l’espatrio con almeno tre mesi di validità residua oltre la data di rientro, e non è richiesto alcun visto per soggiorni fino a 90 giorni nell’arco di sei mesi. Nei requisiti d’ingresso non compare nessun obbligo assicurativo. La Farnesina però raccomanda di stipulare una polizza, perché in Albania non esiste alcuna copertura pubblica per i turisti italiani.
La tessera sanitaria europea vale in Albania?
No. La tessera europea di assicurazione malattia vale nei paesi dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito. L’Albania è un paese candidato all’adesione ma non è ancora nell’Unione, quindi la tessera non ha alcun valore. Non esiste nemmeno una convenzione bilaterale di assistenza sanitaria fra Italia e Albania, a differenza di quanto accade con altri paesi balcanici come Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina e Macedonia del Nord.
La mia Carta Verde è valida in Albania?
Probabilmente no. La Farnesina scrive che la maggior parte delle assicurazioni italiane non rilascia una Carta Verde valida anche per l’Albania. Si verifica guardando se la casella AL risulta valida sul documento. Se non lo è, ci sono due possibilità: chiedere alla propria compagnia un’estensione per l’Albania, che non tutte concedono, oppure stipulare una polizza di responsabilità civile temporanea con una compagnia albanese direttamente alla frontiera terrestre o marittima.
Quanto costa l’assicurazione auto alla frontiera albanese?
Secondo la scheda ufficiale della Farnesina il costo medio è di circa 50 euro per quindici giorni per un’autovettura. Si stipula all’ingresso nel Paese, alla frontiera terrestre o marittima, con una compagnia albanese, e spesso si paga in contanti. È una responsabilità civile: se volete anche la copertura contro il furto, la Farnesina la consiglia, ma va sistemata con la propria compagnia in Italia prima di partire.
Serve una delega se in Albania guida una persona diversa dal proprietario?
Dipende dal legame. Se chi guida è un familiare del proprietario (padre, madre, fratello, sorella) e ha lo stesso cognome, non serve alcuna autorizzazione. Se il legame familiare c’è ma il cognome è diverso, serve una certificazione anagrafica che lo provi, per esempio uno stato di famiglia o un atto di nascita. In tutti gli altri casi, amici compresi, serve una delega a condurre firmata da proprietario e conducente con le firme autenticate da un pubblico ufficiale o da un notaio, accompagnata da una traduzione giurata in albanese.
Cosa succede se prendo una multa in Albania e non la pago?
Non vi fanno imbarcare per il rientro in Italia. La scheda della Farnesina è esplicita: sarà impedito l’imbarco ai veicoli per i quali risultino multe non pagate in Albania, anche se rilevate tramite autovelox e mai contestate sul momento. È il caso più insidioso, perché si tratta di sanzioni di cui il conducente può non sapere nulla fino al giorno della partenza. Va aggiunto che un veicolo con targa straniera attira l’attenzione della polizia stradale e che anche una piccola infrazione può comportare multa e ritiro della patente.
Serve l’assicurazione se vado in Albania per cure dentali o estetiche?
La Farnesina raccomanda vivamente di stipulare una polizza che copra le spese mediche supplementari che si rendessero necessarie dopo l’intervento e l’eventuale rimpatrio aereo sanitario. Attenzione però al tipo di prodotto: una normale assicurazione di viaggio è costruita per coprire l’imprevisto, non le conseguenze di un trattamento programmato, e le complicanze di un intervento che si è andati a fare apposta rientrano quasi sempre fra le esclusioni. Prima di acquistare vanno lette le condizioni di polizza. La stessa scheda ricorda inoltre che l’Ambasciata d’Italia a Tirana non dispone di una lista di cliniche raccomandate e non può consigliare né sconsigliare strutture.
Se usi Pinterest, condividi questa immagine
