Butte aux Cailles: cosa vedere nel quartiere-villaggio di Parigi

Ci sono arrivata per un romanzo. Fred Vargas aveva appena pubblicato Il morso della reclusa, il suo commissario Jean-Baptiste Adamsberg dirige una Brigade Criminelle che nei libri sta nel tredicesimo arrondissement, e a me è bastato quello: ho spostato due impegni di lavoro inventando scuse strampalate e ho fissato un volo Pisa-Beauvais. A Parigi torno almeno tre volte l’anno e non ho ancora capito come faccia, questa città, a presentarsi diversa ogni volta. Quella volta si è presentata bassa e silenziosa, con le case a due piani e le rose che scavalcano i muri. Non sembrava Parigi per niente.

Il tredicesimo non è un fondale letterario: è l’arrondissement in cui Parigi smette di somigliare a se stessa. C’è una collina con le case operaie e i bistrot, il più grande museo di arte urbana all’aperto d’Europa (che non costa niente), la Chinatown più grande del continente e quattro torri di vetro a forma di libro aperto. Qui vi porto a vedere com’è fatto: la Butte aux Cailles strada per strada, i murales, dove si mangia davvero, e alla fine il gioco di capire quali luoghi dei romanzi di Vargas esistono e quali no. Se invece è la prima volta che venite e volete i grandi classici, quelli stanno nella guida ai monumenti di Parigi: qui si va dall’altra parte.

In breve

La Butte aux Cailles è una collina di 63 metri nel 13° arrondissement di Parigi, sulla Rive Gauche, a cinque minuti a piedi dal metrò Corvisart (linea 6). Si gira a piedi in due o tre ore: rue de la Butte-aux-Cailles e rue des Cinq-Diamants con i bistrot, place Paul-Verlaine con il pozzo artesiano e la piscina del 1924, le quaranta casette a graticcio della Petite Alsace in rue Daviel, la Petite Russie in rue Barrault e le sei strade fiorite della Cité Florale. Nello stesso arrondissement stanno il percorso di murales Boulevard Paris 13, la Bibliothèque nationale de France e il Triangle de Choisy, la Chinatown più grande d’Europa. Ingresso libero a tutto: qui non si comprano biglietti, si cammina. La piscina però resta chiusa per lavori dal 7 settembre 2026 al 31 marzo 2027.

Dov’è la Butte aux Cailles e perché sembra un villaggio

La Butte aux Cailles è una collina di 63 metri nell’angolo sud-ovest del 13° arrondissement, fra place d’Italie e il boulevard Auguste-Blanqui. Sessantatré metri non sono niente, lo so, ma a Parigi bastano: quando si sale da rue des Cinq-Diamants il rumore della città si abbassa di colpo, come se qualcuno avesse girato una manopola.

Il motivo per cui qui non ci sono i palazzi haussmanniani sta tutto sotto i piedi. Ai lati della collina scorreva la Bièvre, l’affluente della Senna che oggi non si vede più perché è stato coperto: correva ventotto metri più in basso, e per secoli ha portato in questa valle i conciatori, i tintori e le manifatture che avevano bisogno di acqua e che nessuno voleva avere sotto casa. Il sottosuolo, scavato dalle cave di calcare e attraversato dall’acqua, non ha mai retto il peso di un palazzo di sei piani. Così, mentre il resto di Parigi cresceva in altezza, la Butte è rimasta bassa. Un difetto geologico che oggi è la sua fortuna.

E le quaglie? Non c’entrano. È la spiegazione che trovate scritta ovunque, e ha dalla sua il fatto che cailles in francese sono proprio le quaglie: la collina si sarebbe chiamata così per la quantità prodigiosa di uccelli che ci si posavano in primavera. Solo che il nome viene da un uomo. Pierre Caille, viticoltore e proprietario parigino, nel 1543 comprò qui un pendio piantato a vigne che guardava la Bièvre, e ci lasciò sopra il proprio cognome. Le vigne sono sparite, il nome è rimasto.

La collina ha poi collezionato due date che a Parigi si ricordano ancora. Il 21 novembre 1783 Pilâtre de Rozier e il marchese d’Arlandes, partiti in mongolfiera dal castello de la Muette, atterrarono proprio qui: il primo volo umano libero della storia è finito su questo prato. E il 24 e 25 maggio 1871, durante la Settimana di sangue, i comunardi respinsero qui i versagliesi in quella che le cronache chiamano la battaglia della Butte aux Cailles. È l’ultima Parigi operaia e ribelle, e il quartiere non ha nessuna intenzione di lasciarselo dimenticare: lo trovate scritto sui muri, nei nomi dei locali e in un ristorante che dal 1976 non ha padrone.

Cosa vedere alla Butte aux Cailles, strada per strada

Qui non c’è un monumento da spuntare. C’è un reticolo di sei o sette strade che si gira in un’ora e mezza camminando piano, e che cambia completamente faccia fra le tre del pomeriggio e le nove di sera. Vi conviene saperlo prima: di giorno è un villaggio addormentato, di sera è il posto dove beve mezza Parigi under trenta.

Rue de la Butte-aux-Cailles e rue des Cinq-Diamants

Sono le due vie che fanno il quartiere, e si incrociano al centro. La rue de la Butte-aux-Cailles è quella con i muri dipinti, le insegne storte e i tavolini fuori: percorretela due volte, una guardando in basso le vetrine e una guardando in alto i muri, perché in un solo passaggio metà delle cose non si vedono. La rue des Cinq-Diamants le corre parallela ed è più residenziale, con i portoni e le piante alle finestre.

Da lì si aprono i passaggi laterali, che sono la parte che nessuno fotografa: passage Barrault, passage Sigaud, rue Alphand, viuzze larghe quanto un’automobile, con le case basse e i glicini. Se avete mezz’ora in più, infilatevele tutte. Credetemi, è lì che il quartiere si comporta da paese.

Place Paul-Verlaine: il pozzo artesiano e la piscina del 1924

La piazza è il cuore della collina e ci si arriva senza accorgersene. Nel mezzo c’è una fontana che i parigini usano davvero: è la bocca del pozzo artesiano della Butte aux Cailles, un foro profondo 582 metri cominciato nel 1866 e che diede acqua soltanto nel 1903. L’acqua esce a 28 gradi tutto l’anno, è potabile ed è gratis: vedrete arrivare gente in bicicletta con le taniche e riempirle con la calma di chi lo fa da vent’anni. D’inverno fuma.

Da quella stessa acqua nasce la piscina della Butte aux Cailles, al numero 5 della piazza. Prima furono i bagni-docce pubblici del 1908, alimentati dal pozzo per chi in casa il bagno non ce l’aveva; poi, nel 1924, la piscina vera, con la volta a botte in cemento e i mattoni rossi che la fanno riconoscere da lontano. Ha una vasca coperta e due scoperte, e l’ingresso costa 3,50 euro (2 euro il ridotto), con il carnet da dieci a 28 euro e l’abbonamento trimestrale a 43. Sì: nuotare in una piscina storica di Parigi costa meno di un caffè seduti in una via del centro.

Attenzione: la piscina è chiusa per lavori dal 7 settembre 2026 al 31 marzo 2027 e riapre il 1° aprile 2027 (fonte: la scheda dell’impianto sul sito del Comune di Parigi). Quasi tutte le guide che trovate in giro la danno ancora aperta, quindi se venite in autunno o in inverno mettete in conto che l’attrazione numero uno del quartiere non si può fare. Il pozzo in piazza resta lì e continua a dare acqua calda.

La Petite Alsace, la Villa Daviel e la Petite Russie

Al numero 10 di rue Daviel si apre un cancello e dentro c’è un pezzo d’Alsazia. La Petite Alsace è una corte del 1912, progettata dall’architetto Jean Walter: una quarantina di casette in mattoni a graticcio, con i tetti spioventi, costruite per dare un alloggio decente alle famiglie operaie numerose. È abitata, quindi si guarda dal cancello e si parla piano.

Proprio di fronte, la Villa Daviel è una stradina privata di villette con il giardinetto davanti, e ha l’aria di una periferia inglese finita a Parigi per sbaglio. Poco più in là, al 22 di rue Barrault, c’è la Petite Russie: una fila di casine bianche con le persiane chiare, costruita nello stesso 1912 ma per un motivo diverso. La fece una compagnia di taxi per alloggiare i propri autisti, che erano quasi tutti russi. Da lì il nome, e da lì l’altro con cui la chiamano ancora, Cité Citroën. Sta sul tetto di un garage, e questa è una di quelle cose che a raccontarle sembrano inventate.

La Cité Florale, sei strade di fiori

Scendendo verso sud si arriva in un triangolo di case basse in cui tutte le vie hanno nomi di fiori: rue des Glycines, rue des Iris, rue des Liserons, rue des Orchidées, rue des Volubilis e square des Mimosas. È la Cité Florale, costruita nel 1928, e anche qui la spiegazione sta nell’acqua: il terreno era un prato che la Bièvre allagava regolarmente, quindi non si poteva costruire pesante e si costruì leggero, con le casette e i giardini. I glicini e le rose che coprono le facciate non sono arredo urbano, li curano quelli che ci abitano.

Consiglio: la Cité Florale è bellissima fra aprile e giugno, quando fiorisce tutto, ed è anche il periodo in cui ci va più gente. Sono sei stradine private in cui vivono delle persone: si entra, si guarda e si esce, senza treppiedi e senza citofonare a nessuno.

Lo street art del 13°: il museo a cielo aperto Boulevard Paris 13

Questa è la cosa per cui il tredicesimo è diventato famoso fuori da Parigi, ed è anche la meno prevedibile: l’arrondissement ospita il più grande museo di arte urbana a cielo aperto d’Europa, e non è una definizione da brochure. Si chiama Boulevard Paris 13, nasce dalla Galerie Itinerrance insieme al municipio del quartiere, è stato inaugurato ufficialmente il 13 giugno 2019 e conta una trentina di murales monumentali dipinti dal 2015 in poi sui fianchi ciechi dei palazzoni.

I nomi sono quelli che si vedono nei musei: Shepard Fairey, Seth, C215, Inti, D*Face, Conor Harrington, BTOY, DALeast. Le opere non sono ammassate in una via sola: stanno lungo il boulevard Vincent-Auriol e nelle strade intorno, quindi fra una e l’altra si cammina parecchio, ed è esattamente la ragione per cui conviene avere in mano la mappa invece di andare a naso.

Alla Butte aux Cailles il registro cambia. Lì i muri sono piccoli, gli interventi sono minuti e spesso effimeri, e cambiano di mese in mese: è street art di quartiere, non di committenza, e va cercata negli angoli. Se volete che ve la spieghi qualcuno che sa di cosa parla c’è una passeggiata guidata di un’ora e mezza dedicata solo ai muri della collina: è un piccolo operatore locale e ha ancora pochissime recensioni, e lo scrivo perché lo sappiate prima e non dopo.

Consiglio: la mappa aggiornata dei murales monumentali sta sul sito ufficiale del progetto, boulevardparis13.com, ed è gratuita. Apritela prima di uscire dal metrò, perché fra un’opera e l’altra ci sono anche dieci minuti di cammino e senza mappa se ne perde metà. La Galerie Itinerrance, che il progetto lo ha inventato, è aperta da martedì a sabato dalle 12 alle 19 e l’ingresso è libero.

Cosa fare nel 13° arrondissement

Dove mangiare e bere alla Butte aux Cailles

Mangiare qui costa meno che quasi ovunque a Parigi, ed è il motivo per cui la sera la collina si riempie. Il locale che vale il viaggio a prescindere da cosa avete nel piatto è Le Temps des Cerises, al 18 di rue de la Butte-aux-Cailles: facciata rossa, bistrot classico, e una particolarità che nel 2026 compie cinquant’anni. È una cooperativa di lavoratori dal 1° gennaio 1976: non ha un proprietario, gli utili se li dividono quelli che ci lavorano, e il nome viene dalla canzone che è diventata l’inno della Comune di Parigi. Cioè della battaglia che si combatté qui sopra nel 1871. Poche insegne al mondo raccontano il proprio quartiere così bene.

Dove mangiare alla Butte aux Cailles

  • Le Temps des Cerises (18 rue de la Butte-aux-Cailles): bistrot cooperativo dal 1976, cucina francese tradizionale, la facciata rossa che vedete in tutte le foto del quartiere.
  • Chez Gladines (30 rue des Cinq-Diamants): l’indirizzo basco del quartiere, porzioni esagerate e conto leggero. Non si prenota, e la fila fuori fa parte dell’esperienza.
  • Des Crêpes et des Cailles (13 rue de la Butte-aux-Cailles): crêperie bretone aperta dal 1997, e il gioco di parole nell’insegna dice già tutto.
  • La Folie en Tête (33 rue de la Butte-aux-Cailles): bar storico con gli strumenti musicali appesi ai muri, il posto dove si finisce dopo cena.
  • Le Merle (11 rue de la Butte-aux-Cailles): l’altro banco della via, per un bicchiere all’aperto quando il tempo lo permette.

Un avvertimento onesto: sulla Butte i locali aprono e chiudono con una certa velocità, e le liste che circolano online sono spesso vecchie di anni. Questi cinque risultano tutti in attività al momento in cui scrivo, verificati uno per uno sul registro delle imprese francese, ma un’occhiata agli orari prima di salire ve la consiglio lo stesso.

Il resto del 13°: la BnF, la Senna e la Chinatown parigina

La Butte è la parte che finisce sulle cartoline, ma il tredicesimo è grande, e la sua metà orientale verso il fiume è tutt’altra cosa: vetro, cemento, banchine e insegne in cinese. Se avete una giornata intera, questa è la seconda metà.

La Bibliothèque nationale de France e i quattro libri aperti

Il sito François-Mitterrand della Bibliothèque nationale de France sta sul quai François-Mauriac, e da lontano si capisce subito l’idea dell’architetto Dominique Perrault: quattro torri di vetro angolate come altrettanti libri aperti, piantate ai vertici di una piattaforma di legno grande come una piazza. Al centro, incassato e visibile soltanto dall’alto, c’è un bosco di pini in cui non si può entrare: lo si guarda e basta, ed è una delle cose più strane di Parigi. Dentro ci sono manoscritti, stampe, fotografie, mappe, spartiti e monete in una quantità che si conta in milioni di pezzi.

Il pannello con la scritta BnF Bibliothèque nationale de France sull'esplanade, con una delle quattro torri di vetro sullo sfondo
L’ingresso sulla piattaforma della BnF, con una delle torri a libro aperto.

Salire sulla piattaforma non costa niente e vale già da sola la deviazione: è tutta in tavole di legno, ci si cammina come sul ponte di una nave, e d’estate ci si siede a leggere. Per entrare nelle sale di lettura, invece, serve un biglietto.

La piattaforma di legno della BnF fra due torri di vetro, con il cartello dell'ingresso T3
La piattaforma di legno fra le torri: gli ingressi sono numerati da T1 a T4.

Info pratica: la Bibliothèque tous publics si visita con un biglietto giornaliero da 5 euro, oppure con il pass annuale “lecture / culture” da 24 euro (15 per gli under 26 e per gli studenti under 35), che comprende anche le mostre. Ma il modo migliore è un altro: dalle 17 alle 20 l’ingresso alle sale di lettura è gratuito, basta ritirare all’accoglienza il “Ticket lecture 17h-20h”, che è riutilizzabile tutto l’anno in quella fascia. Si entra dai 16 anni in su. Orari: lunedì 14-20, da martedì a sabato 9-20, domenica 13-19; le mostre chiudono il lunedì. Controllate le date sul sito della BnF, perché c’è anche una chiusura annuale a cavallo fra fine agosto e inizio settembre.

La Passerelle Simone-de-Beauvoir e le banchine

Dalla piattaforma della biblioteca si scende direttamente sulla Passerelle Simone-de-Beauvoir, il ponte pedonale che attraversa la Senna verso il parco di Bercy. Non è un ponte piatto: sono due percorsi che si incrociano a metà e disegnano una lente, così si può camminare sopra o sotto e la vista cambia. Giù, sulle banchine, ci sono le chiatte ormeggiate che d’estate diventano bar e sale da concerto.

La Passerelle Simone-de-Beauvoir vista dall'alto, con la doppia curva del ponte e le chiatte ormeggiate sulla Senna
La doppia curva della Passerelle Simone-de-Beauvoir vista dalla piattaforma della BnF.

La Chinatown di Parigi, la più grande d’Europa

Scendendo ancora verso sud si entra nel Triangle de Choisy, il triangolo compreso fra avenue de Choisy, avenue d’Ivry e boulevard Masséna: è il quartiere asiatico più grande d’Europa e, a differenza delle Chinatown di Londra o di New York, non è pittoresco per niente. Sta dentro le torri residenziali costruite negli anni Sessanta e sopra la piattaforma sopraelevata delle Olympiades, che si raggiunge con delle scale e su cui si cammina un piano sopra il traffico.

La comunità è arrivata soprattutto a metà degli anni Settanta, con i profughi del Vietnam, del Laos e della Cambogia, e da lì viene la mescolanza che si sente nei ristoranti: qui la parola “cinese” copre almeno quattro cucine diverse. I due supermercati grandi sono Tang Frères e Paristore, e vale la pena entrarci anche solo per vedere il banco del pesce. Se poi il gioco della città nascosta vi ha preso, sulla riva destra si continua con i passages ottocenteschi, che sono l’esatto opposto: la Parigi coperta e borghese di due secoli fa.

La Parigi del commissario Adamsberg: cosa esiste e cosa è inventato

Torniamo al punto da cui sono partita. Nei romanzi di Fred Vargas il commissario Jean-Baptiste Adamsberg dirige una Brigade Criminelle che sta nel tredicesimo, e il tredicesimo di Vargas è nebbioso e indolente esattamente come lui: uno “spalatore di nuvole”, un poliziotto che preferisce camminare piuttosto che riesaminare le prove e che zigzaga fra le situazioni aspettando che la soluzione arrivi da sé. Cercarlo per strada è un esercizio inutile e bellissimo, perché metà dei suoi luoghi non esiste.

Non ho trovato la rue Chasle, dove abitano i tre Evangelisti insieme al vecchio Vandoosler nella “stamberga” di quattro piani, perché quella strada non c’è. Non ho trovato la Brasserie des Philosophes, dove Adamsberg si riunisce con Adrien Danglard, Violette Retancourt e gli altri. Non ho trovato Le Viking. In compenso il 36 quai des Orfèvres esiste eccome, e da Pont Neuf, che è il ponte “des amants” del film di Leos Carax, si vede l’Île de la Cité come quasi nessuno la fotografa.

Luogo dei romanziEsiste davvero?
Brigade Criminelle nel 13° arrondissementNo: la vera Brigade Criminelle non sta nel tredicesimo
36 quai des OrfèvresSì, ed è l’indirizzo più famoso della polizia francese
Rue Chasle e la “stamberga” dei tre EvangelistiNo, la via è inventata
Brasserie des PhilosophesNo
Le Viking, nel 14°No
Place Delambre e rue Quinet, a MontparnasseSì, ma il bar del banditore Joss no
Cimitero di Montparnasse
Pont Neuf e Île Saint-Louis
Otto copertine Einaudi dei romanzi di Fred Vargas, fra cui Il morso della reclusa e le due trilogie di Adamsberg
I titoli in cui compaiono i luoghi del tredicesimo: le due trilogie di Adamsberg, I tre evangelisti, Scorre la Senna.

Alla fine, per trovare la “vera” Parigi di Fred Vargas, ho fatto come fa il suo commissario: mi sono fermata a guardare le nuvole.

Il gioco di girare una città dietro a un libro, se vi ha presi, a Parigi si rifà con un autore molto più antico: Place des Vosges e la casa di Victor Hugo sono il quartier generale dei Miserabili. E se preferite cercare gli scrittori dove sono finiti davvero, ci sono le tombe del Père-Lachaise.

Grafica verticale con la Torre Eiffel e il titolo La Parigi del commissario Adamsberg
Butte aux Cailles: cosa vedere nel quartiere-villaggio di Parigi 6

Come arrivare alla Butte aux Cailles, quando andare e quanto tempo serve

Il tredicesimo è servito bene e si arriva ovunque in metrò. La fermata giusta per la collina è Corvisart, sulla linea 6, che qui corre in superficie su un viadotto: si esce, si sale una rampa di scale e si è già dentro il quartiere. Le altre servono per gli altri pezzi dell’arrondissement.

FermataLineaServe per
Corvisart6Butte aux Cailles (la più comoda), Petite Alsace
Place d’Italie5, 6, 7Il centro dell’arrondissement, snodo per tutto il resto
Tolbiac7Cité Florale e lato sud della collina
Bibliothèque François-Mitterrand14, RER CBnF, Passerelle Simone-de-Beauvoir, banchine
Porte de Choisy, Porte d’Ivry7Chinatown e il Triangle de Choisy
Olympiades14La piattaforma sopraelevata delle Olympiades

Per la sola Butte aux Cailles calcolate due o tre ore, che diventano una giornata intera se aggiungete i murales, la biblioteca e Chinatown. Il periodo migliore è la primavera, fra aprile e giugno, quando fiorisce la Cité Florale; ma il quartiere dà il meglio di sé la sera, verso le sette, quando i tavolini escono in strada. D’inverno l’acqua del pozzo che fuma in piazza è uno spettacolo a parte.

Una cosa che qui non serve è l’automobile, e lo dico chiaramente per risparmiarvi la spesa: il tredicesimo è dentro la zona a traffico limitato di Parigi, parcheggiare è caro e complicato, e ogni luogo di questo articolo sta a meno di dieci minuti a piedi da una fermata della metropolitana. Noleggiare un’auto per visitare Parigi è un modo elegante di buttare via dei soldi.

Dove dormire nel 13° arrondissement

Dormire nel tredicesimo è una delle poche furbizie che restano a Parigi: si è collegati benissimo, si spende meno che nel centro storico e la sera si torna in un quartiere dove la gente vive, invece che in una via di negozi chiusi. Il rovescio della medaglia è che dai grandi monumenti siete lontani, quindi funziona se non è il vostro primo viaggio.

Dove dormire nel 13°: in quale zona

  • Butte aux Cailles e dintorni di Corvisart: la zona con più carattere e la più tranquilla di notte, ma con pochi posti letto. Sulla collina gli alberghi si contano sulle dita di una mano.
  • Place d’Italie: lo snodo. Tre linee di metrò, più scelta di alberghi, meno atmosfera. È la scelta pratica se dovete girare tutta Parigi.
  • Les Gobelins e Saint-Marcel: verso il Quartiere Latino, quindi più vicini al centro e un po’ più cari, con la collina a dieci minuti a piedi.
  • Bibliothèque e Chinatown: la parte moderna, palazzi nuovi e prezzi contenuti, ma la sera è silenziosa e piuttosto anonima.

Le quattro strutture qui sotto le abbiamo scelte con due rilevazioni a distanza di mesi, una in bassa e una in alta stagione, tenendo solo quelle sopra 8,5 di punteggio e con almeno cento recensioni, e misurando quanto distano davvero da place Paul-Verlaine. Una cosa da sapere prima: nel tredicesimo la fascia veramente economica non esiste. Fra tutte le strutture sopra soglia, la più conveniente non scende sotto i centotrenta euro a notte nemmeno a novembre.

Dove dormire nel 13°: quattro indirizzi

Sulla collina e ai suoi piedi

  • Hôtel Verlaine (€€): due stelle in rue Bobillot, a quaranta metri da place Paul-Verlaine. È letteralmente l’albergo della piazza: si esce dalla porta e si è davanti al pozzo artesiano. Poche camere, quindi si riempie presto.
  • Hotel Le Vert Galant (€€€): tre stelle in rue Croulebarbe, cioè giù nella valle della Bièvre, a poco più di cinquecento metri dalla collina. Ha un giardino interno con la vite, che a Parigi è una rarità.

Verso i Gobelins e place d’Italie

  • Hôtel Henriette (€€): tre stelle in rue des Gobelins, arredato pezzo per pezzo con mobili di recupero. È il più votato del gruppo e sta a metà strada fra la collina e il Quartiere Latino.
  • Jack’s Hotel (€): tre stelle in avenue Stephen-Pichon, vicino a place d’Italie. È il più economico fra quelli che superano la nostra soglia, e resta a una ventina di minuti a piedi dalla Butte.

Se invece volete stare in centro e venire qui solo per una sera, il quartiere si raggiunge in un quarto d’ora di metrò da quasi ovunque. E sulla stessa riva sinistra, a poche fermate, c’è un’altra piazza che vale la stessa specie di deviazione: il mercato di place Maubert.

Info essenziali

  • Dove: 13° arrondissement, Rive Gauche, fra place d’Italie e il boulevard Auguste-Blanqui.
  • Come arrivare: metrò Corvisart (linea 6); Place d’Italie (5, 6, 7) per il resto dell’arrondissement.
  • Quando andare: aprile-giugno per la fioritura della Cité Florale; la sera dalle 19 per i bistrot.
  • Durata: 2-3 ore per la sola collina, una giornata intera con murales, BnF e Chinatown.
  • Quanto costa: niente. Strade, murales, pozzo artesiano e piattaforma della BnF sono gratuiti; si pagano solo la piscina (3,50 €) e le sale di lettura della biblioteca (5 €, gratis dalle 17 alle 20).

Domande frequenti sulla Butte aux Cailles

Dove si trova la Butte aux Cailles?

La Butte aux Cailles è una collina di 63 metri nel 13° arrondissement di Parigi, sulla Rive Gauche, fra place d’Italie e il boulevard Auguste-Blanqui. La fermata di metrò più comoda è Corvisart, sulla linea 6.

Perché si chiama Butte aux Cailles?

Non per le quaglie, come si legge quasi ovunque, ma per Pierre Caille, un viticoltore parigino che nel 1543 comprò qui un pendio piantato a vigne sopra il fiume Bièvre e lasciò il proprio cognome alla collina.

Quanto tempo serve per visitare la Butte aux Cailles?

Due o tre ore bastano per la collina e le sue stradine. Serve una giornata intera se si aggiungono i murales del Boulevard Paris 13, la Bibliothèque nationale de France e la Chinatown del Triangle de Choisy.

La piscina della Butte aux Cailles è aperta?

No: la piscina di place Paul-Verlaine è chiusa per lavori dal 7 settembre 2026 al 31 marzo 2027 e riapre il 1° aprile 2027. Quando è aperta l’ingresso costa 3,50 euro, 2 euro il ridotto. Il pozzo artesiano in piazza, che dà acqua potabile a 28 gradi, resta accessibile e gratuito.

Cosa vedere nel 13° arrondissement oltre alla Butte aux Cailles?

I murales monumentali del percorso Boulevard Paris 13, la Bibliothèque nationale de France con le sue quattro torri a libro aperto, la Passerelle Simone-de-Beauvoir sulla Senna e il Triangle de Choisy, che è la Chinatown più grande d’Europa.

La Butte aux Cailles si visita gratis?

Sì. Le strade, i murales, la Petite Alsace, la Cité Florale e il pozzo artesiano non hanno biglietto. Gli unici ingressi a pagamento del quartiere sono la piscina (3,50 euro) e le sale di lettura della BnF (5 euro al giorno, gratis dalle 17 alle 20).

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