Sicilia barocca: itinerario di 4 giorni nel Val di Noto

A metà maggio, con Ornella, siamo tornati in Sicilia. Non per scoprirla: quella parte l’avevamo già fatta anni prima, e il primo viaggio nel barocco del Val di Noto ce l’eravamo portato a casa come ci si porta a casa un profumo. Siamo tornati per rivederla, che è una cosa diversa e secondo me più onesta: si smette di rincorrere le tappe e si comincia a guardare. Quattro giorni, un volo del mattino da Pisa, un’auto ritirata all’aeroporto di Catania e una rotta che sulla carta è un semicerchio di duecento chilometri fra Siracusa e Ragusa.

Qui trovate quel viaggio rimesso in ordine e aggiornato: l’itinerario giorno per giorno con i chilometri e i tempi veri, dove conviene mettere base invece di cambiare albergo ogni notte, quali sono davvero le città barocche patrimonio UNESCO (non sono quelle che pensate) e quanto costa un weekend lungo da queste parti. Se avete più giorni o volete allargare il raggio, il quadro completo sta nel nostro itinerario nella Sicilia orientale, e ancora più su nella guida alla Sicilia intera.

In breve

  • La rotta: Catania Fontanarossa → Siracusa e Ortigia → Noto e la costa fino a Marzamemi → Modica e Ragusa Ibla → Scicli, Donnafugata e Punta Secca → Catania. Circa 400 km in quattro giorni, tutti su strade facili.
  • Le basi: due, non quattro. Ortigia per le prime due notti, Noto oppure Ragusa Ibla per le ultime due. Cambiare albergo ogni sera in un’area larga sessanta chilometri fa perdere mezza giornata.
  • Le città UNESCO: Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli. Siracusa non è in questa lista: ha un suo sito UNESCO, iscritto tre anni dopo.
  • Quando andare: aprile, maggio e ottobre. Maggio doppia la posta con l’Infiorata di Noto e l’apertura della stagione classica al Teatro greco di Siracusa.
  • Serve l’auto: sì, e non è opinabile. I mezzi pubblici fra queste città esistono ma sono rari e lenti.
  • Quanto costa: dai 450 ai 700 euro a testa per quattro giorni, volo compreso, fuori dall’alta stagione.

Che cos’è la Sicilia barocca e quali città comprende

L’11 gennaio 1693 un terremoto violentissimo rase al suolo la Sicilia sud-orientale. Non lasciò quasi niente in piedi, e proprio per questo è all’origine di tutto: le città furono ricostruite tutte insieme, nello stesso mezzo secolo e nello stesso gusto, a volte spostandole di sana pianta su un altro colle. È il motivo per cui qui il barocco non è una chiesa isolata in mezzo a un centro medievale, ma un’intera scenografia urbana: le scalinate, le facciate concave, i balconi con i mascheroni, la pietra locale che va dal miele al grigio.

Nel 2002 l’UNESCO ha iscritto nella lista del patrimonio mondiale otto di queste città, sotto il nome «Le città tardo barocche del Val di Noto». Vale la pena conoscerle una per una, perché quasi tutti gli itinerari che girano in rete ne citano cinque a caso.

Città UNESCOProvinciaIl pezzo forte
NotoSiracusaCorso Vittorio Emanuele e via Nicolaci, il barocco più scenografico di tutti
ModicaRagusaSan Giorgio in cima alla scalinata, e il cioccolato
RagusaRagusaIbla, il quartiere-borgo aggrappato alla collina
ScicliRagusaVia Mormina Penna e il palazzo Beneventano
Palazzolo AcreideSiracusaSan Sebastiano e il teatro greco di Akrai
Militello in Val di CataniaCataniaLe chiese e i musei d’arte sacra
CaltagironeCataniaLa scala di Santa Maria del Monte, 142 gradini di maiolica
CataniaCataniaVia Crociferi e piazza Duomo, in pietra lavica nera

Siracusa non è in quell’elenco, e questo è l’equivoco più diffuso su tutta la zona, nel quale sono cascato anch’io le prime volte. Siracusa ha un riconoscimento suo, arrivato nel 2005 e intitolato «Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica»: premia i Greci e la preistoria, non il Settecento. Il che non toglie niente a Ortigia, che di barocco è piena e che resta la base migliore per i primi due giorni. Significa solo che quando leggete «le nove città UNESCO della Sicilia barocca» state leggendo qualcosa di sbagliato. Se il tema del patrimonio vi interessa, ne abbiamo parlato in generale nella nostra guida ai siti UNESCO in Italia.

Nel Val di Noto le otto città stanno quasi tutte entro un’ora d’auto l’una dall’altra, tranne Caltagirone e Militello che sono più a nord. In quattro giorni non si fanno tutte, e chi vi dice il contrario vi sta vendendo un pullman. Se ne fanno quattro bene, e questo è l’itinerario che ho collaudato.

La rotta: chilometri, tempi e dove mettere base

Il barocco siciliano si visita in auto, e l’errore classico è trattare queste quattro giornate come un trasferimento continuo. La distanza massima fra due tappe consecutive del mio giro è di cinquanta chilometri: sono venti minuti di guida in più ogni giorno contro un’ora e mezza persa a fare e disfare le valigie. Con Ornella abbiamo provato tutti e due i modi, e la seconda volta abbiamo tenuto due sole basi.

GiornoTrattaKmTempo al volante
ArrivoAeroporto di Catania → Ortigia~60 km1 ora
1Ortigia, tutto a piedi
2Ortigia → Noto → Villa del Tellaro → Vendicari → Marzamemi → Noto~110 km2 ore in totale
3Noto → Modica → Ragusa Ibla~60 km1 ora e 15
4Ragusa → Scicli → Donnafugata → Punta Secca → Catania~190 km3 ore in totale

Sulle basi la regola è semplice: Ortigia per le prime due notti, poi Noto o Ragusa Ibla per le altre due. Ortigia perché la sera diventa un’altra cosa e va vissuta senza dover guidare; Noto perché sta al centro geometrico di tutto, con Siracusa a quaranta minuti, Modica a cinquanta e il mare a venti; Ragusa Ibla se preferite chiudere il viaggio dalla parte del ritorno. Chi arriva o riparte da Comiso invece che da Catania faccia lo stesso giro al contrario.

Consiglio: se avete solo tre giorni, tagliate il quarto e non il secondo. La giornata della costa, fra Vendicari, Marzamemi e l’Isola delle Correnti, è quella che dà respiro al viaggio: senza, quattro città barocche di fila diventano una lunga sequenza di facciate, e verso la terza si smette di distinguerle davvero.

Giorno 1: Siracusa e l’isola di Ortigia

Il volo del mattino ci ha fatto atterrare a Catania alle nove, e questa è l’unica cosa che rifarei identica: con il pomeriggio ancora intero davanti, i sessanta chilometri fino a Ortigia si coprono in un’ora e si comincia a camminare che è ancora mezzogiorno. Ortigia è l’isola che fa da centro storico a Siracusa e ci si arriva per un ponte. È zona a traffico limitato, quindi la prima cosa da risolvere è il parcheggio: o la struttura ne ha uno suo (il nostro b&b, il Magnolia, ne aveva uno privato a cinquanta metri, ed è stato il motivo per cui l’abbiamo scelto), oppure si lascia l’auto al Talete, il multipiano appena passato il ponte, e per due giorni non la si tocca più.

Siracusa ha duemilaottocento anni e li porta tutti addosso, uno sopra l’altro: Siculi, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Aragonesi, Catalani, Borboni. Camminando in Ortigia questa stratificazione non è un discorso da manuale, è una cosa che si vede: un capitello dorico incastrato in un muro, un portale catalano accanto a una facciata del Settecento. Lo stile che dà il tono a tutto, però, è il barocco della ricostruzione.

Il Duomo di Ortigia, una cattedrale costruita dentro un tempio greco

Piazza Duomo è il posto in cui capite perché siete venuti fin qui. È uno spiazzo bianco, lunghissimo, tutto della stessa pietra chiara, pavimento compreso: in una giornata di sole è quasi accecante, e in una serata d’estate diventa un salotto. Il Duomo non sta isolato come le cattedrali a cui siamo abituati, ma incastrato in una fila di palazzi che insieme chiudono la piazza.

Piazza Duomo di Ortigia illuminata di notte con la facciata barocca della Cattedrale di Siracusa
Piazza Duomo di notte: a sinistra la facciata del Duomo, in fondo a destra Santa Lucia alla Badia

Dentro succede la cosa che rende questa chiesa diversa da qualsiasi altra: è letteralmente un tempio greco. Il tempio di Atena del V secolo avanti Cristo non è stato demolito per far posto alla cattedrale, è stato inglobato. La navata centrale nasce da grandi arcate aperte nella cella del tempio, e le navate laterali sono il colonnato dorico perimetrale trasformato in muro. Le colonne si toccano con una mano. Lo scrittore inglese Lawrence Durrell l’ha raccontata così:

Prendete un tempio greco, incorporatelo per intero in un edificio cristiano, aggiungete le modifiche per il culto adoperate dai normanni, ricostruite la facciata abbattuta dal grande terremoto del 1693. Poi, senza scoraggiarvi, cambiate completamente direzione e sostituite la vecchia facciata con una deliziosa composizione barocca.

Info pratica: l’ingresso alla Cattedrale costa 2 euro, 1 euro per pellegrini e scolaresche, gratis per i minori di 13 anni e per i residenti. Gli orari cambiano con la stagione, dalle 9 alle 17:30 in marzo e ottobre fino alle 9-19 di luglio e agosto: la fascia aggiornata sta sulla pagina dell’Arcidiocesi di Siracusa. Due euro per entrare dentro un tempio greco restano uno dei biglietti più onesti d’Italia.

In fondo alla piazza c’è la chiesa di Santa Lucia alla Badia. Ci siamo entrati per una ragione sola: per anni ha ospitato Il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, e con Ornella abbiamo la stessa passione per il Merisi. Oggi quel quadro non è più lì, ed è l’informazione che vi risparmia una delusione: il dipinto era alla Badia dal 2009 solo perché la sua chiesa era in restauro, e nel 2020 è tornato dove Caravaggio l’aveva dipinto, sull’altare del Santuario di Santa Lucia al Sepolcro, in piazza Santa Lucia. Non è in Ortigia: sono venti minuti a piedi dal ponte, nella Borgata. Se ci andate, sappiate che è una tela enorme, oltre quattro metri per tre, dipinta nel 1608 durante la fuga da Malta e giudicata a lungo un’opera minore perché sembra abbozzata: dal vivo, quella parete di terra vuota sopra le figure è esattamente il contrario di un’opera minore.

Il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, con i due becchini in primo piano e il corpo della santa a terra
Il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, oggi al Santuario di Santa Lucia al Sepolcro

La Fonte Aretusa e il Castello Maniace

Dalla piazza si scende verso il mare e in cinque minuti si arriva alla Fonte Aretusa. Sulla carta è una sorgente d’acqua dolce; dal vivo è una cosa che non ha molto senso e proprio per questo colpisce: un laghetto d’acqua dolce pieno di papiri, separato dal mare aperto soltanto dalle mura della città. Il papireto della Fonte è l’unico spontaneo d’Europa. Le leggende attaccate a questa pozza sono tante, dal mito greco di Aretusa e Alfeo a quelli di Ciane e Anapo, di Damone e Finzia, fino alla Pillirina.

Il papireto della Fonte Aretusa a Ortigia visto dall’alto, con i turisti affacciati alla balaustra e il mare sullo sfondo
La Fonte Aretusa: il papireto, la balaustra affollata e il mare aperto a pochi metri

Qualche centinaio di metri più avanti, sulla punta estrema dell’isola, c’è il Castello Maniace. La prima volta che ci siamo passati era in restauro e gli interni erano chiusi: oggi si visita, sala ipostila compresa. Fu costruito fra il 1232 e il 1240 per Federico II e prende il nome dal generale bizantino Giorgio Maniace, che due secoli prima aveva strappato Siracusa agli arabi. Nel 1704 l’esplosione della polveriera lo distrusse in gran parte; poi tornò a essere una fortezza in epoca napoleonica, i Borboni ci alzarono una casamatta nel 1838, e i Savoia lo usarono come deposito militare fino alla Seconda guerra mondiale.

Il Castello Maniace visto dall’alto sulla punta di Ortigia, circondato dal mare turchese
Il Castello Maniace occupa tutta la punta meridionale di Ortigia

Attenzione: il percorso del Castello Maniace è tutto allo scoperto, su pietra chiara, in mezzo al mare. Il riverbero è feroce. Noi ci siamo arrivati a metà pomeriggio di maggio senza acqua e senza cappello e abbiamo fatto la visita di corsa, che è il modo peggiore di visitare qualcosa: portateveli, oppure andateci nell’ultima ora prima della chiusura. Biglietto 6 euro, ridotto 3 per gli under 25; la biglietteria è gestita dalla Fondazione INDA e gli orari stagionali stanno sulla scheda del Comune di Siracusa.

La sera al Teatro greco: la stagione classica dell’INDA

La tappa che ci ha fatto scegliere maggio è un’altra, e non è barocca per niente: assistere a una rappresentazione classica al Teatro greco di Siracusa. La prima volta avevamo visto l’Edipo Re di Sofocle, la seconda i Sette contro Tebe di Eschilo. Confesso che partivo prevenuto e pensavo di annoiarmi: dopo dieci minuti ero dentro, rapito dal posto prima ancora che dallo spettacolo. Cinquemila persone sedute su una cavea scavata nella roccia nel V secolo avanti Cristo, a guardare un testo scritto per quella stessa pietra, non è teatro: è un’altra cosa, e non ho un nome migliore.

La cavea gremita del Teatro greco di Siracusa durante una rappresentazione classica dell’INDA
La cavea del Teatro greco piena per i Sette contro Tebe

Consiglio: avevamo scelto il posto unico per contenere la spesa, senza considerare che l’idea l’avevano avuta in molti. La coda per entrare è stata lunga e i posti migliori erano andati da un pezzo. Se prendete il settore economico presentatevi al varco un’ora prima dell’inizio: il posto non è assegnato e chi arriva primo sceglie. Date della stagione, prezzi aggiornati e come si arriva al teatro stanno tutti nella nostra guida al Teatro greco.

Finito lo spettacolo siamo tornati in piazza Duomo per cena. La piazza illuminata, a quell’ora, vale da sola il viaggio: è il momento in cui capite perché conviene dormire dentro Ortigia e non fuori.

Giorno 2: Noto, la Villa del Tellaro e la costa fino a Marzamemi

Da Ortigia a Noto sono quaranta chilometri e quaranta minuti. Noto è la città che con Ornella usiamo come perno di tutte le nostre scorribande da queste parti, perché sta al centro di tutto e perché il suo corso è il pezzo di barocco più scenografico dell’isola.

Noto e via Nicolaci

Noto vecchia fu distrutta nel 1693 e la città venne ricostruita altrove, più a valle, su un impianto disegnato a tavolino. Il risultato è una scenografia: il corso Vittorio Emanuele sale in leggera pendenza allineando tre piazze e tre chiese, e la cattedrale di San Nicolò sta in cima a una scalinata fatta apposta perché la guardiate da sotto. La pietra locale, a fine giornata, passa dal bianco al miele all’arancio: non è un modo di dire da depliant, è una cosa che si fotografa.

La strada che tutti cercano è via Nicolaci, quella dei balconi di palazzo Nicolaci di Villadorata retti da mensole scolpite con sirene, cavalli, leoni e mascheroni. È anche la strada dell’Infiorata di Noto, che si tiene attorno alla terza domenica di maggio e ricopre la pavimentazione in pendenza con un tappeto di petali lungo centoventidue metri.

Un quadro dell’Infiorata di Noto dedicato al Principato di Monaco, con la cupola del casinò, la roulette e le carte da gioco fatte di petali
Il quadro dedicato al Principato di Monaco: carte, roulette e la cupola del casinò, tutto in petali

Attenzione: se venite per l’Infiorata, non fatelo di domenica. La domenica è il giorno della festa grande e via Nicolaci diventa una calca in cui i quadri si intravedono. Il venerdì si assiste alla preparazione, che secondo me è la parte più bella, e il sabato mattina i tappeti sono finiti e si cammina. Le date esatte cambiano ogni anno e le pubblica il Comune all’inizio della primavera: non ricalcate quelle dell’anno prima.

La Villa Romana del Tellaro

Uscendo da Noto verso sud abbiamo visto un cartello per la Villa Romana del Tellaro e abbiamo deviato senza sapere cosa fosse. È stata la sorpresa del viaggio. Era una villa tardo-romana del IV secolo di cinquemila metri quadri, distrutta da un incendio; quello che resta sono alcuni ambienti con pavimenti a mosaico che qualcuno mette accanto a quelli della Villa del Casale di Piazza Armerina. C’è una grande scena di caccia e c’è il riscatto del corpo di Ettore, che è una delle poche raffigurazioni antiche di quell’episodio dell’Iliade.

Info pratica: nel nostro primo viaggio l’ingresso alla Villa del Tellaro era gratuito e oggi non lo è più: il biglietto costa 6 euro, ridotto 3. La villa dipende dal Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, che pubblica tariffe e orari stagionali. È una deviazione di dieci minuti dalla strada per Vendicari: fatela.

Vendicari, Calamosche e i borghi di mare

Da qui in giù la giornata cambia registro. La riserva naturale di Vendicari è una lingua di costa con pantani, torri, una tonnara in rovina e alcune delle spiagge più belle della Sicilia orientale. Noi puntammo a Calamosche, che ci avevano indicato come la più bella, e ci arrivammo per una sterrata stretta in mezzo alla campagna che mi fece dubitare parecchio.

Attenzione: a Calamosche non si arriva in auto. Dal parcheggio a pagamento ci sono venti minuti a piedi nella macchia mediterranea, senz’ombra e senza servizi di nessun tipo: né bar, né noleggio ombrelloni, né acqua. Il giorno prima, al Maniace, avevamo sbagliato; qui eravamo attrezzati con cappello, occhiali, acqua e qualcosa da mangiare, e ha fatto tutta la differenza. Chi arriva con l’aspettativa di una spiaggia attrezzata torna indietro arrabbiato.

La torre Sveva e i ruderi della tonnara di Vendicari sulla riva, con il mare basso e trasparente in primo piano
La torre Sveva e la vecchia tonnara di Vendicari, direttamente sul mare

Risalendo in auto verso sud si arriva a Marzamemi, che era un villaggio di pescatori attorno a una tonnara ed è oggi una piazzetta di case basse in pietra affacciata sul mare, con la chiesetta di San Francesco di Paola in fondo e i tavolini apparecchiati fuori. Il pranzo lì costa qualcosa in più della media della zona e lo vale tutto, perché quello che si paga è anche la piazza.

Tavolini con sedie azzurre e tovaglie ricamate nella piazza di Marzamemi, con la chiesa di San Francesco di Paola sullo sfondo
La piazza di Marzamemi: tavolini all’aperto e la vecchia chiesa in fondo

Ancora più a sud ci sono Portopalo di Capo Passero e l’Isola delle Correnti, il punto più meridionale della Sicilia: siete più a sud di Tunisi, ed è il genere di dato che in viaggio fa un certo effetto. Il mare, a metà maggio, era ancora piuttosto fresco: qualche temerario faceva il bagno, io mi sono limitato a guardare.

Giorno 3: Modica e Ragusa Ibla

Il terzo giorno è quello del barocco puro. Da Noto a Modica sono quarantacinque chilometri di collina, e la strada da sola merita: muretti a secco, carrubi, finocchio selvatico che si sente dal finestrino.

Modica e il cioccolato

Modica è costruita dentro una gola, su due livelli che i modicani chiamano Modica Alta e Modica Bassa, ed è la città in cui il barocco fa il numero più teatrale di tutti: la chiesa di San Giorgio sta in cima a una scalinata di duecentocinquanta gradini e la si vede spuntare da mezza città. Il cioccolato di Modica, quello lavorato a freddo con lo zucchero che resta in granelli, non è un souvenir inventato per i turisti: è una tecnica arrivata dagli spagnoli e ha l’IGP. Le botteghe storiche del corso fanno degustazioni, ed è l’unico modo per capire la differenza fra le lavorazioni senza comprare sei tavolette.

Ragusa Ibla e il Duomo di San Giorgio

Quindici chilometri e mezz’ora dopo si arriva a Ragusa Ibla, che è il quartiere antico di Ragusa aggrappato a uno sperone di roccia, collegato alla città alta da scalinate e da una strada a tornanti. I vicoli di Ibla sono la parte che ricordo meglio di tutto il viaggio: si sale, si scende, si sbuca su una piazza inclinata e ci si trova davanti la cattedrale di San Giorgio, con la facciata a torre che si allunga verso l’alto e la scalinata a ventaglio. Gli interni valgono la sosta, e in questo caso l’ingresso non costa niente.

La salita verso il Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla, con il trenino turistico in primo piano e i palazzi barocchi ai lati
La risalita verso San Giorgio: il trenino turistico è comodo, ma Ibla si capisce a piedi

Consiglio: a Ragusa Ibla lasciate l’auto nella città alta e scendete a piedi, non il contrario. Il centro storico è in gran parte ZTL e i pochi posti in basso si esauriscono presto; e soprattutto Ibla vista salendo è tutta un’altra città rispetto a Ibla vista scendendo. Prima di ripartire, la granita alle mandorle: qui è una cosa seria.

Giorno 4: Scicli, Donnafugata e i luoghi di Montalbano

Scicli, la città UNESCO che quasi nessuno mette in itinerario

Di tutte e otto le città UNESCO del Val di Noto, Scicli è quella che manca in tre itinerari su quattro, ed è l’errore che avevo fatto anch’io la prima volta. Sta venticinque chilometri sotto Ragusa, in una conca fra tre colli, ed è più piccola e molto meno affollata delle altre. La strada da vedere è via Mormina Penna, un allineamento di chiese e palazzi settecenteschi che si percorre in dieci minuti e in cui non c’è una facciata fuori posto; il pezzo forte è il palazzo Beneventano, con i mascheroni sotto i balconi, che lo storico dell’arte Anthony Blunt definì il più bello del barocco siciliano. Chi ha visto la serie riconoscerà anche il municipio di Scicli, che nella finzione è il commissariato di Vigàta.

Il castello di Donnafugata

Dal centro di Ragusa, venti chilometri di campagna fra muretti a secco portano al castello di Donnafugata, che castello non è: è una dimora nobiliare dell’Ottocento con una facciata in stile veneziano, una cinquantina di stanze arredate e un parco con un labirinto in pietra. Entrando si pensa al Gattopardo, anche se il romanzo di Tomasi di Lampedusa non c’entra niente e l’omonimia è una coincidenza. Nella serie di Montalbano è la villa del boss Balduccio Sinagra. Gli interni sono curati e ci si passa comodamente un paio d’ore; il parco, se ci andate a fine primavera, è già bruciato dal sole.

Info pratica: qui il dato del nostro primo viaggio è da buttare. Donnafugata non chiude più a metà mattina: da aprile a giugno e da settembre a fine ottobre è aperto 9-19, in luglio e agosto 9-23 (di sera si visitano solo il piano nobile e il Museo del Costume), d’inverno 9-13 e 14-16. Chiuso il lunedì, tranne ad agosto. Il biglietto cumulativo castello, parco e Museo del Costume costa 4 euro, ridotto 2, ed è 4 euro per tutti la prima domenica del mese. Verificate sempre sul sito ufficiale del castello: gli orari cambiano quattro volte l’anno.

Punta Secca e la casa del commissario

L’ultima tappa è per i sentimentali, e noi lo siamo: Punta Secca, che nella serie del commissario Montalbano si chiama Marinella. La casa con la veranda sul mare è lì, all’inizio della spiaggia, con il faro poco più in là e la vecchia torre saracena accanto. Quando non è occupata dalle riprese è un bed and breakfast, e noi ci abbiamo dormito due notti in un viaggio precedente: fare colazione su quella veranda, con lo sciabordio a due metri, è una di quelle cose che mi hanno commosso più di una volta. Avendo letto tutti i libri e visto tutti gli episodi, per noi è stata l’apoteosi.

La spiaggia di Punta Secca con le case bianche, il faro e la torre saracena sullo sfondo
Punta Secca: la spiaggia, il faro e la torre. La casa di Montalbano è fra le case a sinistra

Volevamo pranzare da Enzo a Mare, uno dei ristoranti che compaiono nella serie, ma fino a metà giugno era chiuso: da queste parti succede, la stagione comincia tardi e non tutti aprono ad aprile. Abbiamo ripiegato sulla Pizzeria A Musciara, e onestamente non saprei dirvi com’era la pizza, il che di solito vuol dire che era buona. Quello che ricordo è il tavolo: a due passi veri dall’acqua, con la spiaggia, il faro e la casa del commissario sullo sfondo.

Una pizza e una birra su un tavolo apparecchiato a pochi metri dal mare a Punta Secca
Il tavolo della pizzeria A Musciara: la spiaggia comincia dove finisce la veranda

Da Punta Secca all’aeroporto di Catania sono centoquaranta chilometri e quasi due ore: se avete il volo nel pomeriggio partite dopo pranzo, se ce l’avete la mattina spostate l’ultima notte verso Catania o accorciate la giornata.

Quando andare nella Sicilia barocca

La stagione giusta è la mezza stagione, e non è il solito consiglio prudente: qui d’estate si cammina su pietra chiara in città senza ombra, e a metà luglio il corso di Noto alle due del pomeriggio è una prova di resistenza.

  • Aprile e maggio: il periodo migliore in assoluto. Campagna verde, temperature da camminata, luce lunga. Maggio in più ha l’Infiorata di Noto e l’apertura della stagione classica al Teatro greco. Il mare, però, è ancora fresco.
  • Giugno e settembre: caldo vero ma sopportabile, e il mare finalmente si usa. Settembre è il compromesso migliore per chi vuole barocco e bagni nello stesso viaggio.
  • Luglio e agosto: alta stagione piena, prezzi al massimo, città da visitare solo la mattina presto e la sera. In compenso Donnafugata apre fino alle 23 e Ortigia di notte è magnifica.
  • Ottobre: la sorpresa. Ancora tiepido, pochissima gente, luce bassa che sul barocco fa quello che deve fare.
  • Inverno: orari ridotti quasi ovunque e qualche sito aperto solo la mattina, ma un centro storico barocco vuoto a gennaio è un’esperienza che pochi si concedono.

Se volete capire com’è davvero questa costa nella stagione che preferiamo, ne abbiamo scritto in presa diretta parlando della costa orientale a maggio.

Come muoversi: l’auto, le ZTL e i parcheggi

Qui l’auto non è una comodità, è il presupposto. I collegamenti in autobus fra Siracusa, Noto, Modica e Ragusa esistono, ma sono pochi al giorno e legati agli orari scolastici; il treno c’è e sulla tratta verso Ragusa è una linea lenta e panoramica che vale come esperienza, non come mezzo per fare quattro città in quattro giorni. Noi abbiamo sempre ritirato l’auto in aeroporto e riconsegnata lì: è la formula che costa meno e fa perdere meno tempo.

Sul noleggio ho un metodo che ripeto sempre, e vale la pena scriverlo qui perché l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro: fotografo la vettura tutto intorno prima di partire, tetto compreso, e controllo il livello del carburante prima di firmare. Per confrontare le tariffe dei diversi operatori in una volta sola io uso un comparatore di noleggio auto; sui dettagli che fanno la differenza in cassa, dalla franchigia alla polizza, abbiamo scritto una guida su come noleggiare un’auto senza sorprese e una dedicata al noleggio auto a Catania, che è l’aeroporto da cui parte questo giro.

Attenzione: quasi tutti i centri storici di questo itinerario sono zona a traffico limitato: Ortigia, Noto, Ragusa Ibla, Scicli. Non provate a entrare fidandovi del navigatore, che le ZTL non le conosce. Si parcheggia fuori e si entra a piedi: al Talete appena dopo il ponte per Ortigia, nei posti a pagamento lungo la circonvallazione a Noto, nella città alta a Ragusa. Le multe arrivano a casa mesi dopo, e si pagano.

Ultima cosa pratica sulle strade: molti dei posti più belli di questa zona si raggiungono per strade di campagna strette, delimitate da muretti a secco, a volte sterrate nell’ultimo tratto. È normale e non c’è da spaventarsi: succede per Calamosche, per Donnafugata, per mezza costa. Scaricate però la mappa offline prima di partire, perché il segnale in mezzo ai carrubi va e viene.

Dove dormire nella Sicilia barocca

La domanda vera non è quale hotel, è in quale città. Su quattro giorni le combinazioni che funzionano sono poche, e sbagliare base costa ore di macchina.

In quale zona conviene dormire

  • Ortigia (Siracusa): la scelta migliore per le prime due notti. Tutto a piedi, la sera è viva, e il Teatro greco è a un quarto d’ora. È anche la zona più cara e in ZTL: verificate prima che la struttura abbia il parcheggio o sappia indicarvene uno.
  • Noto centro: il baricentro geometrico dell’itinerario, con Siracusa a 40 minuti, Modica a 50 e il mare a 20. La città è piccola e nei giorni dell’Infiorata si riempie con mesi di anticipo.
  • Ragusa Ibla: la base più suggestiva delle tre e la più comoda se chiudete il viaggio verso ovest o ripartite da Comiso. In cambio si sale e si scende in continuazione, quindi non è l’ideale con valigie pesanti o con problemi di deambulazione.
  • Marina di Ragusa o la costa: da valutare solo in piena estate, se il viaggio è metà barocco e metà mare. In primavera la costa è mezza chiusa e vi trovereste a guidare ogni sera.

Qualche struttura, base per base

A Ortigia

  • Maniace Boutique Hotel Ortigia (€€€): boutique hotel sulla punta dell’isola, a due passi dal castello omonimo. La soluzione per chi vuole che anche l’albergo faccia parte del viaggio.
  • Aretusa Vacanze B&B (€€): b&b in pieno centro storico, il più recensito dell’isola. Rapporto qualità-prezzo giusto per una base di due notti.

A Noto e a Ragusa Ibla

  • Villa Annamaria (€€): a Noto, comoda per arrivare al corso a piedi e per ripartire in auto la mattina senza attraversare il centro.
  • B&B Bruscè Franco e Tina (€): a Ragusa Ibla, piccolo e a conduzione familiare, per chi vuole svegliarsi dentro il centro storico spendendo poco.

Consiglio: nel nostro primo viaggio a Ortigia avevamo preso una camera modesta al piano terra di una corte interna, scelta solo perché aveva il parcheggio privato a cinquanta metri. Non era niente di speciale e il prezzo era giusto: rifarei quella scelta. In una città in cui si sta fuori dalla mattina alla sera e in cui l’auto è un problema, il parcheggio pesa più della camera. A Noto invece, per l’Infiorata, si prenota con mesi di anticipo: le tariffe di quel fine settimana non somigliano a quelle del resto dell’anno.

Dove mangiare fra Ortigia, Noto e Punta Secca

I posti in cui siamo stati bene

  • Al Levante (Ortigia): vista sul mare, con la strada che passa vicino ai tavoli. L’insalata di polpo e la pasta con pesce spada, crema di pistacchio e limone erano notevoli, il conto onesto.
  • La Volpe e l’Uva (Ortigia): pizza buona e arancini spettacolari, ma quello che si paga davvero è il tavolo affacciato su piazza Duomo di sera.
  • L’Opera (Noto): di fronte alla cattedrale. Abbiamo speso qualche euro più della media della città e ne è valsa la pena, cibo e vista.
  • Pizzeria A Musciara (Punta Secca): non ci si va per la cucina, ci si va per mangiare a due metri dall’acqua con il faro e la casa di Montalbano davanti.
  • Enzo a Mare (Punta Secca): uno dei locali della serie, e uno di quelli che fino a metà giugno può essere chiuso. Se ci tenete, telefonate prima invece di presentarvi.

Due cose da assaggiare, e non sono souvenir: il cioccolato di Modica lavorato a freddo, che si sente sotto i denti perché lo zucchero non si scioglie, e la granita alle mandorle di Ragusa e Modica, che a colazione con la brioche col tuppo è il modo giusto di cominciare una giornata da queste parti.

Quanto costa un viaggio di quattro giorni nella Sicilia barocca

È la domanda che nessuno degli itinerari che ho letto si prende la briga di affrontare, e invece è quella che decide se il viaggio si fa. Ecco le fasce reali per due persone, in bassa e media stagione, partendo dall’Italia continentale.

VoceFascia bassaFascia media
Volo a/r a testa, low cost prenotato per tempo60-90 €120-180 €
Noleggio auto utilitaria, 4 giorni90-130 €150-220 €
Carburante e pedaggi, ~400 km50-60 €50-60 €
Alloggio, 4 notti in camera doppia240-320 €400-600 €
Ingressi a testa: Duomo, Maniace, Tellaro, Donnafugata~18 €~18 €
Pasti a testa, 4 giorni120-160 €200-280 €
Totale a testa~450 €~700 €

Le due voci su cui si gioca davvero sono il volo e l’alloggio: gli ingressi, in questa zona, sono sorprendentemente bassi. Diciotto euro a testa per quattro giorni di visite comprendono una cattedrale costruita dentro un tempio greco, un castello svevo sul mare, dei mosaici romani e una dimora ottocentesca con cinquanta stanze. Il conto sale se aggiungete il Parco archeologico della Neapolis o una serata al Teatro greco, che è l’unica spesa importante del giro e secondo me la migliore.

Le esperienze da prenotare in anticipo

La maggior parte di questo itinerario si fa da soli e non c’è niente da prenotare: si parcheggia, si cammina, si entra pagando due euro. Ci sono però tre casi in cui una visita guidata cambia davvero la giornata, e sono quelli in cui il posto ha una storia che da soli non si legge: Noto, Ibla e le botteghe del cioccolato a Modica. E c’è un caso in cui il tour organizzato risolve un problema pratico, cioè se atterrate senza auto: il tour del barocco che in una giornata mette insieme Noto, Modica e Ragusa Ibla partendo da Siracusa è l’unico modo sensato di vedere le tre città senza guidare.

Visite guidate e degustazioni nel Val di Noto

Il Teatro greco di Siracusa non è in questa lista di proposito: i biglietti della stagione classica si comprano dalla Fondazione INDA e dai suoi rivenditori ufficiali, e non c’è nessun intermediario che convenga. Come si prenotano, quando escono e quali settori scegliere sta nella guida dedicata al Teatro greco.

Immagine verticale per Pinterest con il Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla e il titolo Quattro giorni nella Sicilia Barocca
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Domande frequenti sulla Sicilia barocca

Quanti giorni servono per visitare la Sicilia barocca?

Quattro giorni bastano per vedere bene Siracusa con Ortigia, Noto, Modica, Ragusa Ibla e Scicli, con una giornata dedicata alla costa fra Vendicari e Marzamemi. In tre giorni si tagliano Scicli e Donnafugata; con meno di tre si finisce a guardare le città dal finestrino. Per vedere tutte e otto le città UNESCO, Caltagirone e Militello comprese, servono almeno sei giorni.

Quali sono le città barocche della Sicilia riconosciute dall’UNESCO?

Sono otto, iscritte nel 2002 come «Le città tardo barocche del Val di Noto»: Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli. Siracusa non fa parte di questo sito: ha un riconoscimento separato del 2005, «Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica».

Perché le città del Val di Noto sono tutte barocche?

Perché sono state ricostruite tutte insieme dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693, che rase al suolo la Sicilia sud-orientale. Alcune, come Noto, furono ricostruite in un’altra posizione e su un impianto disegnato a tavolino: per questo qui il barocco non è un edificio isolato ma un’intera scenografia urbana.

Serve l’auto per visitare la Sicilia barocca?

Sì. Gli autobus fra Siracusa, Noto, Modica e Ragusa esistono ma sono pochi al giorno, e i posti più belli, dalla riserva di Vendicari al castello di Donnafugata, non sono serviti. La formula più comoda è ritirare l’auto all’aeroporto di Catania e riconsegnarla lì. Senza auto l’alternativa è un tour organizzato in giornata da Siracusa.

Qual è il periodo migliore per un viaggio nella Sicilia barocca?

Aprile, maggio e ottobre. Sono i mesi con la temperatura giusta per camminare in città senza ombra e con meno gente. Maggio in più ha l’Infiorata di Noto, attorno alla terza domenica del mese, e l’apertura della stagione classica al Teatro greco di Siracusa. Luglio e agosto sono molto caldi e i centri storici si visitano solo la mattina presto o la sera.

Dove conviene dormire per girare il Val di Noto?

Su quattro giorni conviene tenere due sole basi invece di cambiare ogni notte: Ortigia per le prime due, poi Noto o Ragusa Ibla per le altre due. Noto è il baricentro geografico dell’itinerario, Ortigia è la città che la sera dà di più. Attenzione alle ZTL: quasi tutti questi centri storici sono a traffico limitato, quindi verificate il parcheggio prima di prenotare.

Quanto costa un viaggio di quattro giorni nella Sicilia barocca?

Fra i 450 e i 700 euro a testa in bassa e media stagione, volo e noleggio auto compresi. Gli ingressi pesano pochissimo: il Duomo di Ortigia costa 2 euro, il Castello Maniace 6, la Villa del Tellaro 6 e il castello di Donnafugata 4 con il biglietto cumulativo. Le voci che spostano davvero il conto sono il volo e l’alloggio.

Dove si trova oggi il Caravaggio di Siracusa?

Il Seppellimento di Santa Lucia non è più nella chiesa di Santa Lucia alla Badia in piazza Duomo, dove è stato dal 2009 al 2020 durante il restauro della sua sede. Dal 2020 è tornato sull’altare del Santuario di Santa Lucia al Sepolcro, in piazza Santa Lucia: non è in Ortigia, sono circa venti minuti a piedi dal ponte.

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