Assicurazione viaggio Messico: chi paga la clinica

In Messico non ci sono stato, e ve lo dico alla prima riga perché su un articolo come questo mettersi a fare il reduce sarebbe ridicolo. Quello di cui posso parlarvi per esperienza è un’altra cosa, ed è il meccanismo con cui funzionano queste coperture quando servono davvero. Una volta l’ho imparata a mie spese con il noleggio auto, e da allora guardo tutte le polizze con lo stesso occhio: l’estensione assicurativa non ve la fa quasi mai la compagnia che avete davanti, ve la fa una terza parte, e questo significa che in caso di danno pagate voi di tasca vostra e poi chiedete il rimborso al broker. Che di solito non è italiano, e con cui bisogna capirsi in un’altra lingua mentre siete nei guai.

Vi racconto questa cosa perché è esattamente la domanda che conta in Messico, e non è quella che si fanno tutti. Tutti guardano il massimale, cioè quanti soldi copre la polizza. In Messico la domanda giusta è un’altra: chi paga la clinica, e quando. Ho letto la scheda del Messico della Farnesina da cima a fondo per scrivere questo articolo, e c’è una riga che vale l’intero pezzo: nel Paese «non è prevista dalla legislazione nazionale alcuna forma di assistenza pubblica ai cittadini stranieri». Non è che è cara: per legge non c’è. Restano le private, che la stessa scheda definisce «estremamente onerose» e che «potrebbero risultare insostenibili». In questa guida vi spiego che cosa succede quando arrivate al pronto soccorso di una clinica privata messicana, perché in Messico il trasferimento sanitario si fa in aereo e non in ambulanza, che cosa dice la Farnesina degli stati che stanno sul vostro itinerario, e perché se noleggiate un’auto la vostra assicurazione europea lì dentro non vale niente.

In breve

Per entrare in Messico l’assicurazione non è obbligatoria: per turismo non serve nemmeno il visto fino a 180 giorni, basta il passaporto con sei mesi di validità residua. Alla frontiera però possono chiedervi il biglietto di uscita dal Paese, la prova dell’alloggio e la prova dei mezzi di sussistenza, e senza quei documenti l’ingresso viene negato. Sul fronte sanitario la scheda della Farnesina è netta e va letta due volte: per gli stranieri non esiste alcuna forma di assistenza pubblica prevista dalla legge, e le strutture private, le uniche paragonabili alle nostre, sono «estremamente onerose» e «potrebbero risultare insostenibili». Le voci che la scheda raccomanda esplicitamente sono spese mediche per l’intero soggiorno e rimpatrio aereo sanitario d’emergenza o trasferimento in altro Paese. Il motivo per cui quel trasferimento è aereo lo scrive la Farnesina stessa qualche riga più in là: fra una città e l’altra raccomanda l’aereo, perché le strade «non sempre agibili e spesso non sicure» e di sera non si guida. Poi ci sono tre cose che quasi nessuno scrive. La prima è che in Messico conta più il pagamento diretto alla struttura del massimale: se la polizza rimborsa e basta, l’anticipo lo fate voi. La seconda è che le polizze di assicurazione estere non sono valide in Messico per l’auto, e la copertura locale si stipula prima di partire o alla frontiera. La terza è che la Farnesina raccomanda di evitare i viaggi in alcuni stati e ne segnala altri dodici: alcuni di quei nomi, come Guerrero e Jalisco, contengono destinazioni turistiche molto note. Se il vostro itinerario ne tocca uno, le condizioni della polizza si leggono prima.

In Messico non esiste assistenza pubblica per gli stranieri, e non è un modo di dire

Partiamo dalla riga che ha cambiato il modo in cui ho scritto questo articolo. La scheda del Messico di Viaggiare Sicuri, nel capitolo sulle strutture sanitarie, dice testualmente che la quasi totalità delle strutture pubbliche non rispecchia gli standard europei e che «comunque non è prevista dalla legislazione nazionale alcuna forma di assistenza pubblica ai cittadini stranieri».

Leggetela di nuovo, perché è diversa da quello che siamo abituati a sentirci dire sui paesi con la sanità cara. Negli Stati Uniti la sanità pubblica per gli stranieri di fatto non esiste perché costa quanto quella privata. In Messico non è prevista dalla legge. È una frase che chiude la questione in partenza: non c’è un ospedale pubblico in cui potete andare e cavarvela con un ticket, non c’è una convenzione, non c’è una tessera che serva a qualcosa. La tessera sanitaria europea qui non c’entra niente, ovviamente, perché il Messico è dall’altra parte dell’oceano, ma vale la pena dirlo perché è la prima cosa che molti si portano dietro pensando che valga ovunque.

assicurazione viaggio messico
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Quindi restano le private. E la stessa scheda le descrive così: «variano da un buon livello ad un medio livello», «offrono tutti i tipi di interventi e cure», e poi la parte che conta, cioè che «sono estremamente onerose e potrebbero risultare insostenibili». La conclusione la tira la Farnesina, non io: «è quindi fortissimamente consigliato stipulare, prima della partenza, una polizza sanitaria che offra un’ampia copertura durante l’intero arco del soggiorno in Messico».

Attenzione: «durante l’intero arco del soggiorno» non è un avverbio buttato lì. Se comprate la polizza per le due settimane di vacanza e poi allungate di tre giorni perché avete cambiato il volo, quei tre giorni sono scoperti. Le date della polizza si fanno coincidere con le date del viaggio vero, non con quelle che avevate in mente quando l’avete comprata, e se il viaggio cambia si aggiorna anche quella.

Una cosa da chiarire subito, perché è la domanda che si fanno in tanti: l’assicurazione per entrare in Messico non è obbligatoria. Per turismo non serve nemmeno il visto fino a 180 giorni di permanenza, basta il passaporto con almeno sei mesi di validità residua alla data di arrivo. Nessun obbligo assicurativo, quindi, ma una raccomandazione scritta con parole molto forti da un ministero che di solito le parole le risparmia. Se volete capire in generale quando la voce spese mediche entra in gioco e quando invece resta ferma, ne abbiamo scritto nella guida all’assicurazione sanitaria di viaggio.

Chi paga la clinica, e quando: in Messico conta più del massimale

Ecco il punto che mi sta più a cuore, ed è quello su cui ho un’esperienza vera da raccontarvi, anche se non l’ho fatta in Messico.

Quando noleggiate un’auto e comprate online l’estensione che toglie la franchigia, quella copertura non ve la sta vendendo la compagnia di noleggio: ve la vende un intermediario. E la conseguenza pratica l’ho scritta anni fa e non è cambiata: in caso di danno anticipate voi, e poi presentate la richiesta di rimborso al broker con cui avete stipulato l’estensione. Che essendo quasi sempre straniero vi risponde in un’altra lingua, con moduli suoi e tempi suoi. Non è una truffa, è come funziona: solo che nessuno ve lo dice al momento di cliccare, e ve ne accorgete quando avete già il problema.

Trasferite quello stesso meccanismo in una clinica privata messicana e capite perché per il Messico questa è la domanda. Una struttura privata che la Farnesina definisce «estremamente onerosa» non vi visita e poi manda la fattura a casa: chiede una garanzia prima, e la garanzia è una carta di credito con un plafond capiente o una compagnia che si prende l’impegno al posto vostro. Se la vostra polizza funziona a rimborso, l’anticipo esce dalla vostra carta, e il tetto non lo decide il massimale della polizza: lo decide il plafond della carta.

Il consiglio: prima di comprare, cercate nelle condizioni la differenza fra pagamento diretto (la compagnia paga la struttura, voi non tirate fuori niente) e rimborso (pagate voi e vi rifanno dopo). Per un’unghia incarnita non cambia nulla. Per un ricovero di tre giorni in una clinica di Cancún o di Città del Messico cambia tutto. E la stessa domanda vale per la centrale operativa: c’è un numero attivo ventiquattr’ore che parla italiano, oppure vi arrangiate in inglese con un call center a fuso orario invertito?

C’è un motivo pratico per cui insisto. In viaggio, quando succede qualcosa, non siete lucidi: siete spaventati, avete l’ora sbagliata addosso e magari state parlando con qualcuno che non capite. Tutto quello che avete dovuto capire in quel momento lo capirete male. Il lavoro va fatto prima, da seduti, quando ancora è noioso: è la ragione per cui preparo i viaggi con quella pignoleria che a volte fa sorridere.

Rimpatrio e trasferimento: in Messico si fanno in aereo, e c’è un motivo

Nelle avvertenze sanitarie, la scheda del Messico raccomanda una polizza che preveda, oltre alle spese mediche, «anche l’eventuale rimpatrio aereo sanitario d’emergenza o il trasferimento in altro Paese». È una formula che si trova su molte schede paese e che di solito si legge di sfuggita. Sul Messico invece va messa accanto a un’altra riga, che sta in un capitolo completamente diverso, quello sulla mobilità, e che quasi nessuno collega a questa.

La Farnesina scrive che la rete dei collegamenti aerei interni è «sostanzialmente affidabile» e che questo permette di raggiungere anche i punti più lontani del Paese «evitando lunghi percorsi su strade non sempre agibili e spesso non sicure». E poi: «per gli spostamenti tra città messicane si raccomanda infatti il trasporto aereo». Chi viaggia in auto deve «limitare gli spostamenti alle ore diurne». La rete ferroviaria è «decisamente obsoleta» e serve quasi solo per le merci.

Mettete insieme le due cose. In Messico il trasferimento sanitario è aereo perché la strada non è un’alternativa, ed è esattamente la stessa ragione per cui a voi turisti dicono di prendere l’aereo invece della macchina. Se vi succede qualcosa a Tulum e la struttura che vi serve è a Città del Messico, non è questione di quante ore ci vogliono in ambulanza: è che quel viaggio, di notte, su quelle strade, non lo fa nessuno. La voce «trasferimento sanitario» sulla polizza per il Messico non è un extra da spuntare per scrupolo, è la voce che rende utilizzabile tutto il resto.

Attenzione: il rimpatrio sanitario e il rimpatrio della salma sono due garanzie diverse, e sulle polizze più economiche capita che ci sia solo la seconda. Poi c’è una terza voce, che sul Messico conta e che si trova nelle coperture migliori: il trasferimento in un altro Paese, cioè la possibilità di essere portati dove la struttura adatta c’è, senza aspettare di stare abbastanza bene da tornare in Italia. È la voce che la Farnesina nomina per prima insieme al rimpatrio.

Le aree che la Farnesina segnala, e cosa farne

Questa sezione è quella che mi ha fatto più fatica, perché è facilissimo scriverla male: o si fa allarmismo su un Paese che accoglie milioni di turisti l’anno senza che succeda niente, oppure si fa finta di niente. Vi riporto quello che c’è scritto, con le parole che usa la fonte, e poi vi dico cosa farne.

La scheda distingue quattro livelli, e usa formule diverse apposta:

  • «Evitare i viaggi»: gli stati di Sinaloa e Guerrero. Su Guerrero la scheda cita esplicitamente Chilpancingo e Acapulco, e aggiunge che per raggiungere destinazioni turistiche in quello stato «è consigliabile effettuare trasferimenti in aereo».
  • «Evitare viaggi non indispensabili»: Michoacán, Sonora e Tamaulipas.
  • «Limitare gli spostamenti», soprattutto notturni e nelle zone rurali: Jalisco, con la raccomandazione di raggiungere Guadalajara e Puerto Vallarta in aereo.
  • «Massima cautela»: Estado de México, Guanajuato, Nuevo León, Coahuila, Chihuahua, Baja California, Colima, Chiapas, Zacatecas e Veracruz.

Guardate quei nomi con l’occhio di chi sta preparando un viaggio e non di chi legge un bollettino. Acapulco è in Guerrero. Puerto Vallarta è in Jalisco. Il Chiapas è dove si va per San Cristóbal e per Palenque, e la scheda su quello stato aggiunge una cosa concreta: sono segnalate «rapine a danno di stranieri o richieste di “pedaggi” nell’attraversamento di comunità rurali», e si raccomanda di «non avventurarsi fuori delle strade statali». Non stiamo parlando di angoli remoti del Paese: stiamo parlando di posti che compaiono negli itinerari.

E la penisola dello Yucatán, quella dove va la maggior parte degli italiani? Ha un trattamento a parte e molto più mite. La scheda la descrive come «una delle zone di maggiore afflusso turistico del Messico», e nei centri principali, cioè Cancún, Playa del Carmen e Tulum, segnala «frequenti episodi di furto di denaro e documenti». Poi aggiunge una nota stradale che non c’entra con la criminalità ed è utilissima: la strada costiera che collega Cancún a Tulum «è spesso scena di incidenti causati dall’imprudenza dei guidatori, dalla presenza di camion e ruspe e dalla scarsa illuminazione notturna».

Attenzione, e qui vi dico anche quello che NON so: molte polizze prevedono limitazioni per le aree che il Ministero degli Esteri sconsiglia, ma le condizioni complete di una polizza di viaggio non sono quasi mai pubblicate sul sito: si ottengono in fase di preventivo, prima di pagare. Io non ho trovato online il testo integrale di quelle di Heymondo, quindi non vi dico che cosa c’è scritto, vi dico cosa fare: se il vostro itinerario tocca uno degli stati elencati sopra, quelle condizioni ve le fate mandare e le leggete prima di comprare, cercando le parole «esclusioni» e «zone». Cinque minuti spesi bene su un viaggio da qualche migliaio di euro.

Aggiungo due cose che stanno nelle avvertenze generali e che vale la pena sapere. La prima è che la Farnesina raccomanda di usare Uber e Didi «generalmente considerati più sicuri rispetto ai taxi», di non fermare taxi per strada e di usare solo quelli prenotati dall’albergo o dal ristorante. La seconda riguarda i cosiddetti sequestri virtuali: telefonate minatorie in camera d’albergo o sul cellulare che chiedono denaro, a volte facendo credere che un familiare sia stato sequestrato. Il consiglio ufficiale è di non assecondare le richieste, avvisare subito la polizia e l’Ambasciata e, se possibile, cambiare alloggio.

Se noleggiate un’auto, la vostra polizza in Messico non vale

Questa è la riga che nessuno degli articoli che oggi si posizionano su questa ricerca riporta, e sta nel capitolo mobilità della scheda paese, in mezzo alle norme di guida. Testuale: «Le polizze di assicurazione estere non sono valide in Messico».

Vuol dire che la responsabilità civile della vostra auto, la carta verde, le coperture della vostra carta di credito emessa in Europa, in Messico non hanno valore per la circolazione. La scheda spiega anche come si rimedia: si può stipulare «una assicurazione a breve termine della durata di un giorno o di una settimana al prezzo di 10-20 US $ al giorno», e la si può fare «sia prima di arrivare in Messico che alla frontiera». Non è una cifra che riguarda la polizza di viaggio di cui parliamo qui, è il costo della copertura auto locale, e la riporto perché è un dato della scheda ufficiale ed è la cosa che vi serve sapere prima di mettervi al volante.

Il consiglio: tenete separate le due cose, perché è il modo in cui si finisce per pagare due volte o per non essere coperti affatto. La polizza di viaggio copre voi: spese mediche, rimpatrio, bagaglio, annullamento, responsabilità civile personale. La copertura auto copre il veicolo e i danni che fate con quello, e in Messico va per forza stipulata sul posto o con una compagnia che opera lì. Nessuna delle due sostituisce l’altra, e chi vi dice che «l’assicurazione di viaggio copre anche la macchina» sta facendo confusione fra due prodotti diversi.

Altre due cose sulla guida, dalla stessa fonte. La patente internazionale è «raccomandata se si noleggia una vettura», nel modello convenzione di Ginevra 1949 oppure Vienna 1968: si chiede in Motorizzazione prima di partire e ci vuole il suo tempo, quindi non è una cosa dell’ultima settimana. E sull’alcol il limite è lo 0,08%, con controlli frequenti anche in città: chi supera il limite viene multato e «trattenuto per un periodo da 12 a 36 ore in un centro ad hoc», con la patente sospesa per quindici giorni. Se vi guastate in autostrada c’è un servizio pubblico di assistenza, gli Ángeles Verdes, che si chiama al numero 078 e che fa piccole riparazioni, rifornimento e carroattrezzi per brevi distanze.

Zanzare, acqua e altitudine: i rischi che si prendono davvero

Le cose per cui si finisce davvero da un medico in Messico non sono quelle dei titoli di giornale. Sono tre, e sono tutte noiose.

Le zanzare. La scheda segnala «un forte incremento dei casi di contagio di febbre Dengue», particolarmente presente nelle zone costiere e anche in prossimità di località turistiche della costa del Pacifico, con un riferimento esplicito alla zona di Acapulco. Nella stessa scheda c’è la Chikungunya, con un elenco di stati federali che comprende Guerrero, Oaxaca, Chiapas, Veracruz, Yucatán e Quintana Roo, cioè anche dove state andando voi, e sono segnalati casi di Zika. Esiste inoltre «un modesto rischio malarico» sia sulla costa del Pacifico sia su quella del Golfo. Nessuna vaccinazione è obbligatoria per entrare, ma il repellente e i vestiti che coprono la sera non sono una precauzione da ansiosi: sono la contromisura che raccomanda il Ministero.

Quello che si mangia e si beve. Il rischio è di contrarre «epatiti (A e B), ameba e salmonella», causate dal consumo di alimenti e in particolare di frutta, verdura e frutti di mare. I consigli della scheda sono quattro, e sono quelli classici: niente acqua del rubinetto, niente bevande non in bottiglia e niente ghiaccio, niente cibo venduto lungo le strade, verdura e frutta disinfettate, carne solo se ben cotta. Sul ghiaccio insisto perché è quello che frega: uno sta attentissimo all’acqua e poi ordina qualcosa con i cubetti dentro.

Città del Messico. Qui c’è un rischio che non si considera mai, e che riguarda una persona su tante. La capitale «soffre di un cronico inquinamento atmosferico» e nella stagione secca, da novembre a maggio, gli indici di ozono e particelle raggiungono «punte molto elevate», con infezioni respiratorie, bruciori agli occhi, emicranie e nausea molto frequenti. E poi c’è la quota: la scheda raccomanda «cautela a chi soffra di problemi cardio-circolatori e respiratori» proprio per l’altitudine combinata all’inquinamento. Se avete una condizione pregressa, questa è la riga che vi riguarda più di tutte le altre messe insieme.

Attenzione ai farmaci: in Messico molti medicinali italiani comuni sono legali, ma alcune categorie «possono creare problemi in dogana o richiedere prescrizioni/documentazioni speciali». La raccomandazione ufficiale è di viaggiare tenendo i farmaci nella confezione originale, in quantità ragionevoli da uso personale, e possibilmente con la prescrizione, «anche solo in fotografia». Fate la foto della ricetta col telefono prima di partire, costa dieci secondi. E sappiate che è vietato introdurre sigarette elettroniche e i liquidi di ricarica.

Un’ultima cosa che non è sanitaria ma finisce nello stesso capitolo delle brutte sorprese: il Messico «è un paese soggetto a forte attività sismica», e la costa pacifica e la zona del Golfo, con particolare riferimento allo Yucatán, sono interessate da fenomeni ciclonici orientativamente da giugno a ottobre. Se andate in quella finestra, la voce della polizza che vi riguarda non è quella medica: è l’annullamento e l’interruzione del viaggio, cioè quella che risponde quando è il viaggio a saltare e non voi a stare male.

Cosa deve coprire una polizza per il Messico

Riassumo in una tabella quello che è emerso fin qui, perché è il modo più rapido per confrontare due preventivi con lo stesso metro. La colonna che conta è la terza: il perché, per il Messico nello specifico.

VoceCome deve esserePerché in Messico
Spese medicheMassimale alto, per l’intero soggiornoPer legge nessuna assistenza pubblica agli stranieri, private «estremamente onerose»
PagamentoDiretto alla struttura, non a rimborsoLe cliniche chiedono la garanzia prima di curare: senza, l’anticipo è vostro
Rimpatrio sanitarioAereo, e distinto dal rimpatrio salmaFra le città si vola: le strade sono «non sempre agibili e spesso non sicure»
Trasferimento in altro PaesePresenteÈ la voce che la Farnesina nomina insieme al rimpatrio
Centrale operativa24 ore, in italianoFuso invertito e nessun ente pubblico locale a cui rivolgersi
Annullamento e interruzionePresente se viaggiate da giugno a ottobreStagione dei cicloni su Pacifico, Golfo e Yucatán
Bagaglio e documentiPresenteFurti di denaro e documenti segnalati a Cancún, Playa del Carmen e Tulum
Responsabilità civileMassimale altoDanni a terzi in un Paese dove non avete nessuna copertura pubblica dietro
Copertura auto⛔ Non è in questa polizza«Le polizze di assicurazione estere non sono valide in Messico»: si fa sul posto

Se fate immersioni, snorkeling con bombole, cenote profondi o qualunque cosa somigli a uno sport, controllate che sia inclusa e non opzionale: le attività subacquee stanno quasi sempre in un pacchetto a parte, e scoprirlo dopo è inutile.

Perché scelgo Heymondo per il Messico

Sul blog usiamo Heymondo e lo diciamo apertamente: se comprate dai nostri link noi prendiamo una commissione e voi avete il 10% di sconto già applicato, senza codici da ricordare. Detto questo, il motivo per cui su un paese come il Messico la consiglio è tecnico e riguarda esattamente il problema di cui vi ho parlato all’inizio.

Le due cose che guardo sono il pagamento diretto della struttura sanitaria, cioè che non tocchi a voi anticipare, e l’assistenza in italiano ventiquattr’ore tramite app, con la possibilità di scrivere a un medico in chat prima ancora di muovervi. Sono le due voci che trasformano una polizza da rimborso postumo in qualcosa che vi serve mentre siete nei guai, ed è la differenza che ho imparato a mie spese con il broker del noleggio auto. Se volete il quadro completo, con quello che ci convince e quello che ci convince meno, l’abbiamo scritto nella nostra recensione di Heymondo.

Potete vedere le coperture per il Messico e fare un preventivo qui, con lo sconto già dentro il link.

Quando comprarla, e come fare il preventivo giusto

Sul quanto costa non vi do cifre, e non è reticenza: il premio dipende da quanti siete, da quanti giorni state via, dall’età di chi parte e dalle garanzie che scegliete, quindi qualunque numero scrivessi qui sarebbe sbagliato per quasi tutti quelli che lo leggono. Il metodo invece ve lo do, ed è semplice: fate due preventivi sullo stesso identico viaggio, stesse date, stesse persone, stesse garanzie, e confrontateli riga per riga usando la tabella qui sopra invece che il totale in fondo.

Sul quando invece sono categorico, e vale per qualsiasi destinazione ma per il Messico in modo particolare: la polizza si compra quando si prenota, non prima di partire. La garanzia annullamento copre quello che succede fra la prenotazione e la partenza, che è il periodo più lungo e quello in cui si concentrano le cose che fanno saltare un viaggio. Comprarla a luglio per un volo che avete pagato a marzo significa aver lasciato scoperti quattro mesi proprio nel tratto in cui serviva.

Il consiglio: fate il preventivo nello stesso quarto d’ora in cui prenotate i voli, prima di chiudere le schede del browser. È l’unico momento in cui avete davanti le date esatte, i nomi come stanno scritti sui documenti e il totale del viaggio, che è il numero da assicurare sull’annullamento. Dopo bisogna riaprire tutto e si rimanda, e rimandando si arriva a partire senza.

E già che siete lì, tenete da parte anche due documenti che con l’assicurazione non c’entrano ma che in Messico vi chiedono alla frontiera: il biglietto di uscita dal Paese e la prenotazione dell’alloggio. La scheda avverte che senza quella documentazione l’ingresso viene negato, con rientro all’aeroporto di partenza. Se andate in Quintana Roo, cioè Cancún, Playa del Carmen o Tulum, c’è anche la Visitax, una tassa ambientale di 20,99 dollari a persona, neonati compresi, che si paga solo online sul sito ufficiale e che conviene regolarizzare prima di partire.

Quando avete deciso, il preventivo per il Messico si fa da qui: cinque minuti, e poi potete tornare a pensare ai cenote.

Domande frequenti sull’assicurazione di viaggio per il Messico

L’assicurazione di viaggio è obbligatoria per il Messico?

No. Per turismo non serve nemmeno il visto fino a 180 giorni di permanenza: basta il passaporto con almeno sei mesi di validità residua alla data di arrivo. La polizza però è «fortissimamente consigliata» dalla Farnesina, che sulla scheda del Messico scrive che per gli stranieri non è prevista dalla legislazione nazionale alcuna forma di assistenza pubblica e che le strutture private sono estremamente onerose.

Cosa serve davvero alla frontiera messicana?

Oltre al passaporto, le autorità possono chiedere il biglietto di uscita dal Paese, un documento che comprovi l’alloggio con indirizzo e durata del soggiorno, la prova dei mezzi di sussistenza per la durata del viaggio e il luogo di residenza abituale. In mancanza di quella documentazione l’ingresso viene negato e chi arriva in aereo viene fatto tornare all’aeroporto di partenza. Se non alloggiate in una struttura a pagamento serve una lettera di invito di chi vi ospita.

Qual è la migliore assicurazione di viaggio per il Messico?

Non esiste una polizza migliore in assoluto, esistono le voci che per il Messico contano più che altrove. Sono quattro: il pagamento diretto alla struttura sanitaria invece del rimborso, un massimale alto sulle spese mediche, il rimpatrio aereo sanitario distinto dal rimpatrio della salma e il trasferimento in un altro Paese. Confrontate due preventivi fatti sullo stesso identico viaggio guardando queste quattro righe, non il totale.

L’assicurazione sanitaria per il Messico copre anche l’auto a noleggio?

No, e sono due prodotti diversi. La scheda della Farnesina è esplicita: le polizze di assicurazione estere non sono valide in Messico. La copertura per il veicolo va stipulata sul posto o prima di arrivare, anche alla frontiera, e la scheda indica un costo di 10-20 dollari al giorno per le polizze a breve termine. La polizza di viaggio copre voi, non la macchina.

La tessera sanitaria europea vale in Messico?

No. La TEAM funziona solo nei paesi dell’Unione europea e in pochi altri stati convenzionati, e il Messico non è fra questi. In Messico non esiste alcuna convenzione sanitaria per i cittadini italiani, e non è prevista dalla legge nessuna assistenza pubblica agli stranieri.

Serve una polizza particolare per lo Yucatán o per Città del Messico?

Le garanzie sono le stesse, cambiano i rischi che si corrono. Sullo Yucatán la scheda segnala furti di denaro e documenti a Cancún, Playa del Carmen e Tulum, quindi conta la copertura bagaglio e documenti, e da giugno a ottobre c’è la stagione dei cicloni, quindi conta l’annullamento. A Città del Messico contano l’inquinamento cronico e l’altitudine, che la Farnesina segnala come un rischio per chi ha problemi cardio-circolatori o respiratori.

Quando conviene comprare l’assicurazione per il Messico?

Nello stesso momento in cui prenotate voli e alloggio, non prima di partire. La garanzia annullamento copre il periodo fra la prenotazione e la partenza, che su un viaggio in Messico è quasi sempre di parecchi mesi: comprarla all’ultimo significa lasciare scoperto proprio il tratto in cui serviva.

Una raccomandazione finale, ed è quella che faccio sempre: le schede paese cambiano, i requisiti d’ingresso pure, e questo articolo fotografa quello che c’è scritto oggi. Prima di partire riaprite la scheda del Messico su Viaggiare Sicuri e rileggetevela, che sono venti minuti. Registrate anche il viaggio su Dove Siamo Nel Mondo, come raccomanda la Farnesina stessa: è gratis e serve a farvi trovare se serve.

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