La sala che vedete in quasi tutte le fotografie di Dublino, quella lunga sessantacinque metri con la volta di legno e le due file di scaffali che sale verso l’alto come la navata di una chiesa, oggi è vuota. Nella Long Room del Trinity College i libri non ci sono più: duecentomila volumi antichi sono stati tolti uno per uno, aspirati, misurati, etichettati e portati in un deposito climatizzato, e ci resteranno fino al 2030. La sala si visita lo stesso, e non è una fregatura: è che vedrete una cosa diversa da quella che vi hanno promesso. Il dettaglio che la dice lunga è un altro: mentre una pagina del sito del Trinity spiega che i libri sono stati rimossi, un’altra pagina dello stesso sito continua a descriverli lì sugli scaffali.
Ecco, questa guida nasce da lì. Dublino è una città su cui in italiano si trova moltissimo scritto e parecchio scritto male, con prezzi vecchi di due anni, un bus per l’aeroporto che non esiste più e musei dati per aperti mentre sono chiusi fino a dicembre. Qui trovate i luoghi, ma soprattutto trovate i prezzi letti uno per uno nei motori di vendita ufficiali e non nelle pagine vetrina, il conto vero dei pass turistici con la sorpresa su cosa non comprendono, due rilevazioni sugli alberghi che dicono quanto costa davvero San Patrizio, e i punti in cui le fonti ufficiali si contraddicono da sole. Se state pensando a un giro più largo fra le isole britanniche, abbiamo anche la guida completa a cosa vedere a Londra e quella su le tappe imperdibili della Scozia.
In breve
Dublino si gira tutta a piedi e due giorni pieni bastano. Il nucleo è il triangolo fra Trinity College (Book of Kells, 25,50 €, e la Long Room oggi senza libri), Castello di Dublino (8 € senza guida, 12 € con la guida, che è l’unico modo di vedere lo scavo vichingo e la Chapel Royal) e le due cattedrali, San Patrizio a 11,50 € e Christ Church a 12 €, con la cripta e il gatto mummificato. A ovest ci sono il Guinness Storehouse, il cui biglietto è dinamico e oscilla fra 24 e 37 €, e Kilmainham Gaol, che costa 8 € ma si prenota solo online 28 giorni prima e va sempre esaurito. Le cose migliori, però, non si pagano: il Museo Archeologico con le mummie di palude e l’oro preistorico e la National Gallery con il Caravaggio ritrovato in una sala da pranzo hanno ingresso libero. Dall’aeroporto si arriva solo in autobus, 9 € con il Dublin Express o 2,60 € con i bus di linea, perché treno e tram non ci arrivano e l’Airlink 747 non esiste più. In città si usa la Leap Card, 2 € a corsa con novanta minuti di cambi liberi e un tetto di 6 € al giorno; con la stessa tariffa il DART porta al mare a Howth e Dalkey. Piove più che a Londra, e non è un modo di dire: 772 mm all’anno contro 615.
Indice dell’Articolo
Dove si trova Dublino, e come è fatta la città
Dublino sta sulla costa orientale dell’Irlanda, affacciata sul Mare d’Irlanda dentro una baia larga e bassa, con le montagne di Wicklow che le chiudono l’orizzonte a sud. È la capitale della Repubblica d’Irlanda, che è uno Stato indipendente e non fa parte del Regno Unito: la confusione è più diffusa di quanto sembri, e ha conseguenze pratiche, perché qui si paga in euro mentre a Belfast, due ore di strada più a nord, si paga in sterline.
La geografia della città si impara in trenta secondi e poi non serve più la mappa. C’è un fiume, il Liffey, che la taglia in due da ovest a est e sfocia in porto. A sud del fiume ci sono il Trinity College, Grafton Street, St Stephen’s Green, il castello, le due cattedrali e Temple Bar: è la parte in cui passerete quasi tutto il tempo. A nord ci sono O’Connell Street con il suo obelisco di acciaio, la pro-cattedrale, il museo dell’emigrazione e il Phoenix Park. In mezzo, una decina di ponti.
La distinzione fra nord e sud non è solo topografica ed è una cosa che i dublinesi si tirano dietro da due secoli: il southside è storicamente la parte benestante, il northside quella popolare, e sull’argomento esiste un’intera letteratura comica locale. Per un visitatore il risvolto concreto è modesto, ma spiega perché certi quartieri cambino faccia nel giro di un ponte.
Le distanze sono minime. Dal Trinity College al Castello di Dublino sono dieci minuti a piedi, dal castello a St Patrick’s altri dieci, e dalla cattedrale al Guinness Storehouse un quarto d’ora scarso. Il centro di Dublino si gira interamente camminando, e chi noleggia un’auto per stare in città commette l’errore classico: qui l’auto serve solo per uscirne.
Quanti giorni servono, e l’itinerario che funziona
La risposta onesta è che Dublino si vede bene in due giorni pieni. In uno si fa il giro delle cose principali camminando in fretta e rinunciando a entrare in metà dei posti; in tre si aggiunge una giornata fuori città, che è poi il motivo per cui in tanti allungano. Il quarto giorno esiste solo se volete andare fino alle Cliffs of Moher, che sono dall’altra parte dell’isola e si mangiano tredici ore.
Il modo più efficiente di incastrare le cose non è girare per quartieri ma seguire la geografia del fiume, tenendo le due cattedrali e il castello nello stesso blocco e il Guinness Storehouse in coda a quella giornata, perché sta più a ovest di tutto il resto.
| Giorno | Mattina | Pomeriggio | Sera |
|---|---|---|---|
| Primo | Trinity College e Book of Kells, poi Grafton Street | St Stephen’s Green, Castello di Dublino, Museo Archeologico | Temple Bar per un giro, cena altrove |
| Secondo | Christ Church e Dublinia, poi St Patrick’s | Guinness Storehouse e il quartiere delle Liberties | musica dal vivo in un pub del centro |
| Terzo | Kilmainham Gaol, prenotato | Phoenix Park oppure EPIC e i docklands | – |
| Quarto | fuori città: Howth col DART, Glendalough, oppure Newgrange | – | |
Se avete un giorno solo, l’ordine cambia: Trinity College all’apertura, Castello a metà mattina, le due cattedrali dopo pranzo e il Guinness Storehouse nel tardo pomeriggio, quando la terrazza panoramica prende la luce migliore. Kilmainham Gaol, in una giornata sola, si lascia perdere: sta fuori dal centro e va prenotato con largo anticipo.
Chi vuole farsi raccontare la città invece di leggerla su un telefono può appoggiarsi a un tour a piedi di due ore fra i luoghi principali e le gemme nascoste: a Dublino funziona meglio che altrove, perché è una città in cui quasi tutto quello che conta è successo dentro un edificio dall’aspetto normale.
Trinity College, il Book of Kells e la Long Room che oggi è vuota
Il Trinity College è l’università più antica d’Irlanda, fondata nel 1592 da Elisabetta I, e sta esattamente in mezzo alla città: si entra da un portone su College Green e ci si ritrova dentro un quadrilatero di ciottoli e prati dove il rumore del traffico si spegne di colpo. La visita del campus è gratuita. Quello che si paga è la biblioteca, e in particolare le due cose che tutti vengono a vedere.

La prima è il Book of Kells, il manoscritto miniato dei Vangeli realizzato attorno all’anno 800 da monaci amanuensi. Sull’origine conviene essere precisi, perché in giro si legge con troppa sicurezza: il Trinity stesso dice che l’ipotesi prevalente è lo scriptorium dell’isola di Iona, in Scozia, ma non esclude la Northumbria, il Pictland, né che sia stato scritto in parte in un posto e in parte a Kells. Ha 340 folii, cioè circa 680 pagine, ed è rilegato in quattro volumi dal 1953. Alla volta ne vedete due: uno aperto su una grande pagina decorata, l’altro su due pagine di testo, e le pagine ruotano periodicamente.
La seconda è la Long Room, la sala lunga sessantacinque metri con la volta a botte di legno e le due file di scaffali che è la biblioteca più fotografata d’Europa. Ed è qui che quasi tutto quello che leggerete altrove è vecchio di due anni.

Attenzione, questa cambia la visita: nella Long Room i libri non ci sono più. Circa 200.000 volumi antichi sono stati rimossi per il progetto di riqualificazione della Old Library, tranne quelli delle prime quattro campate all’ingresso: ognuno è stato aspirato con attrezzature specialistiche, misurato, dotato di etichetta RFID e portato in un deposito climatizzato. Lo scrive il Trinity stesso sulla pagina della Book of Kells Experience. ⚠️ La beffa è che un’altra pagina dello stesso sito continua a descrivere «circa 200.000 volumi» sugli scaffali: è testo non aggiornato, ed è la fonte da cui mezza rete continua a copiare. La sala è aperta e si visita, ma quello che vedrete sono scaffali vuoti e un cantiere di conservazione, non la cartolina.
Al posto dei libri, sotto la volta, è stata sospesa Gaia, la sfera terrestre di sei-sette metri dell’artista Luke Jerram, illuminata con le immagini della NASA. ⚠️ Va detto che l’installazione era annunciata fino a settembre 2026, quindi è in scadenza proprio in questi giorni: se ci andate, la cosa da controllare sul calendario del giorno è cosa c’è appeso lì dentro. Restano comunque nella sala l’arpa di Brian Boru, che è lo strumento più antico d’Irlanda ed è il modello dello stemma nazionale, una copia originale del Proclama del 1916 e i busti di marmo, ai quali nel 2023 sono state aggiunte quattro donne che prima non c’erano: Rosalind Franklin, Mary Wollstonecraft, Augusta Gregory e Ada Lovelace.
Il biglietto si chiama Book of Kells Experience e comprende il manoscritto, la Long Room e tre mostre digitali immersive in un secondo edificio, il Red Pavilion, con l’audioguida inclusa. Si entra a orario fisso e si prenota online, perché nei giorni pieni si esaurisce: mentre verificavamo, la prima data libera aveva soltanto gli ultimi due turni serali. Contate un’ora e mezza. ⚠️ Anche qui le pagine editoriali del Trinity annunciano «da 26 € a persona» mentre il motore di vendita ne chiede 25,50, uguali su tutte le date che abbiamo controllato: non è un prezzo dinamico, è una pagina non aggiornata.
| Book of Kells Experience | Prezzo |
|---|---|
| Adulto | 25,50 € |
| Over 60 e studenti | 20,50 € |
| Ragazzi 13-17 anni | 20,00 € |
| Bambini 6-12 anni | 14,00 € |
| Famiglia, 2 adulti e fino a 2 ragazzi | 65,00 € |
| Sotto i 5 anni | gratis, con un adulto pagante |
Gli orari sono 8.30-18.30 dal lunedì al giovedì, 8.30-19 il venerdì e il sabato, 9-18.30 la domenica. E c’è un buco nelle fasce d’età che segnaliamo perché non lo colma nessuno: fra il «sotto i 5 anni» gratis e la fascia «6-12», i bambini di cinque anni non rientrano da nessuna parte, e il Trinity non lo scrive. Se avete un bimbo di quell’età, l’unica è scrivere alla biblioteca.
Il calendario dei lavori, che il Trinity pubblica, dice il resto: Old Library e Long Room restano aperte al pubblico fino a fine 2027, poi comincia il restauro vero, con una chiusura stimata di due-tre anni e la riapertura prevista nel 2030, con i libri di nuovo sugli scaffali. Detto altrimenti: chi vuole vedere la sala com’era deve aspettare il decennio prossimo, e chi ci va adesso vede una cosa che non si rivedrà più.
Il Guinness Storehouse, e perché il suo prezzo non è un numero
Il Guinness Storehouse è l’attrazione più visitata d’Irlanda e sta dentro la fabbrica di St James’s Gate, in un edificio la cui parte centrale è vuota e ha la forma di un enorme bicchiere di pinta alto sette piani. Si sale di livello in livello, dagli ingredienti alla pubblicità storica, e si finisce al Gravity Bar, il piano panoramico a vetri da cui si vede tutta Dublino, dove viene servita la pinta compresa nel biglietto.

La storia che si racconta qui è vera e vale la pena saperla prima di entrare, perché è l’atto di nascita di tutto: il 31 dicembre 1759 Arthur Guinness, che aveva trentaquattro anni, firmò per un sito dismesso di quattro acri un contratto di locazione della durata di novemila anni a 45 sterline l’anno. Lo documenta Guinness stessa. Sul resto del racconto conviene andare più cauti: la cauzione da cento sterline e l’idea che quel contratto sia oggi decaduto perché l’azienda ha comprato il terreno circolano ovunque, ma non le mette per iscritto nessuna fonte istituzionale.
Poi c’è la questione del biglietto, ed è il motivo per cui qui non troverete una cifra secca come negli altri paragrafi di questa guida: il prezzo è dinamico, cambia per giorno e per fascia oraria come quello di un volo. Nel motore di vendita ufficiale, sulle stesse condizioni, l’adulto passava da 37 € in un venerdì di inizio settembre a 24 € in un martedì di fine mese alle 9.30 del mattino. Sono tredici euro di differenza per la stessa identica visita.
| Guinness Storehouse | Fascia cara | Fascia economica |
|---|---|---|
| Adulto | 37,00 € | 24,00 € |
| Studente e over 65 | 33,30 € | 18,00 € |
| Famiglia, 2 adulti e 2 bambini | 79,00 € | 57,00 € |
| Bambini 5-17 anni | 13,00 € | 13,00 € |
| Sotto i 4 anni | gratis | gratis |
La regola che ne discende è semplice e vale soldi veri: prima si prenota e più presto si entra, meno si paga. Le prime fasce del mattino in un giorno feriale fuori stagione sono le convenienti, e comprare alla porta costa due euro in più e si paga solo con carta, senza garanzia di trovare posto. Gli ingressi sono a scaglioni di un quarto d’ora.
Attenzione, e stavolta la fonte sbagliata è ufficiale: le domande frequenti del Guinness Storehouse dicono che il biglietto bambino costa 10 € e la famiglia parte da 62 €. Nel motore di vendita il bambino costa 13 € e la famiglia parte da 57 €: quelle FAQ sono vecchie su tre valori su tre. Stessa storia sugli orari, dove le FAQ danno una chiusura alle 19.30 che il calendario delle prenotazioni smentisce da solo, visto che l’ultimo ingresso prenotabile è alle 17.45 il venerdì. Gli orari veri sono 9.30-17 dal lunedì al giovedì e la domenica, 9.30-18 il venerdì e il sabato.
Se preferite avere il biglietto in tasca senza inseguire le fasce, c’è l’ingresso alla Guinness Storehouse con la pinta inclusa, che è la stessa visita autoguidata con la sosta finale al Gravity Bar.
Kilmainham Gaol, il posto che spiega l’Irlanda
Se dovessi indicare un solo posto a Dublino per capire perché questo paese è quello che è, sarebbe il Kilmainham Gaol. È il carcere in cui sono passati quasi tutti i leader dei moti irlandesi da fine Settecento in avanti, e soprattutto è il luogo in cui, nel cortile degli spaccapietre, fra il 3 e il 12 maggio 1916 furono fucilati quattordici uomini, fra cui tutti e sette i firmatari della Proclamazione della Repubblica: Clarke, Mac Diarmada, MacDonagh, Pearse, Ceannt, Connolly e Plunkett. Fu quella settimana di esecuzioni, più della rivolta in sé, a ribaltare l’opinione pubblica irlandese.

Una precisazione che quasi tutti sbagliano: i giustiziati del 1916 furono sedici in tutto, ma qui furono quattordici. Thomas Kent fu fucilato a Cork e Roger Casement impiccato a Londra.
La parte architettonicamente più nota è l’ala vittoriana, lo spazio ovale con le celle su tre livelli e il lucernario a volta, che riconoscerete perché è stata usata parecchie volte al cinema. Si visita solo con la visita guidata, che dura circa un’ora e mezza fra museo e carcere. E d’inverno vestitevi: lo dice l’ente stesso, dentro fa molto freddo.
| Kilmainham Gaol | Prezzo |
|---|---|
| Adulto | 8,00 € |
| Over 60 | 6,00 € |
| Studenti dai 18 anni e ragazzi 12-17 | 4,00 € |
| Sotto i 12 anni | gratis, ma il biglietto serve lo stesso |
| Famiglia, 2 adulti e 2 o 3 ragazzi | 20,00 € |
Questa è la cosa più importante di tutta la guida, in termini pratici: a Kilmainham Gaol la prenotazione online è l’unica strada, non si vendono biglietti in loco, e i posti si aprono 28 giorni prima. Nel momento in cui abbiamo verificato, dentro l’intera finestra dei 28 giorni prenotabili era disponibile un solo giorno, con un solo posto rimasto: tutto il resto era esaurito. Gli eventuali biglietti liberati dalle cancellazioni escono ogni mattina fra le 9.15 e le 9.30. E c’è un avviso ufficiale che va preso sul serio: nessun rivenditore terzo è autorizzato a vendere questi biglietti, quelli comprati altrove non sono validi e chi li ha in mano viene respinto all’ingresso.
L’ultima partenza è alle 16.30, i ritardatari non vengono accolti e conviene arrivare un quarto d’ora prima, mezz’ora per gli ultimi turni. Un’ultima nota per chi conta i soldi: il mercoledì gratuito con cui l’ente del patrimonio apre molti dei suoi siti a ingresso libero il primo mercoledì del mese qui non vale, Kilmainham non è nella lista.
La Cattedrale di San Patrizio, e la tomba di Jonathan Swift
La Cattedrale di San Patrizio è la chiesa più grande d’Irlanda ed è dedicata al santo che secondo la tradizione battezzava i convertiti proprio in un pozzo accanto a questo punto. Ci sono due cose che vale la pena sapere prima di entrare, perché cambiano il modo in cui la si guarda.

La prima è che Dublino ha due cattedrali anglicane a dieci minuti di cammino l’una dall’altra, San Patrizio e Christ Church, il che è un’anomalia che in giro non viene quasi mai spiegata: sono entrambe della Chiesa d’Irlanda, mentre la cattedrale cattolica della città, la pro-cattedrale di Santa Maria, è un’altra ancora e sta a nord del fiume. La seconda è che qui è sepolto Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver, che di questa cattedrale fu decano per trentadue anni. Il suo epitaffio, che scrisse da sé in latino, dice che è andato dove l’indignazione feroce non può più lacerargli il cuore.
| Biglietto San Patrizio | Prezzo |
|---|---|
| Adulto | 11,50 € |
| Studente e over 60 | 10,00 € |
| Bambini 6-12 anni | 5,50 € |
| Sotto i 5 anni | gratis |
| Famiglia, 2 adulti e fino a 3 bambini | 31,00 € |
| Congiunto con la Marsh’s Library | 17,00 € |
Nel biglietto c’è già tutto quello che serve: l’audioguida, che potete prendere come dispositivo o caricarvi sul telefono inquadrando un QR, e soprattutto le visite guidate gratuite dal lunedì al sabato alle 10.30 e alle 14.30, che sono comprese e che quasi nessuno sa esistano. La domenica non ci sono. Gli orari feriali vanno dalle 9.30 con ultimo ingresso alle 17, il sabato dalle 9 alle 18, mentre la domenica la visita turistica è spezzata in tre finestre per lasciare spazio alle funzioni: 9-10.30, 13-14.30 e 16.30-18.
Il consiglio: se venite per pregare e non per visitare, l’ingresso non si paga, e lo scrive la cattedrale stessa. Vale per chi partecipa a una funzione, e l’evensong cantato dal coro è il modo più bello e più economico di entrare in questo edificio.
Christ Church e Dublinia: la cripta, il gatto e il topo
L’altra cattedrale è più antica come fondazione, di origine vichinga, e ha la cosa che a Dublino piace di più ai bambini e alla gente che pensa di non essere interessata alle chiese: la cripta, l’edificio più antico della città ancora in uso, che corre sotto tutta la navata. Lì dentro c’è una copia della Magna Carta, la tomba di Strongbow il condottiero normanno, il cuore conservato di san Lorenzo O’Toole, e soprattutto un gatto e un topo mummificati, trovati dentro una canna d’organo dove il primo aveva inseguito il secondo restandoci. James Joyce li cita nel Finnegans Wake. I dublinesi li chiamano Tom e Jerry.

Accanto alla cattedrale, collegato da un ponte coperto che scavalca la strada, c’è Dublinia, il museo che racconta la Dublino vichinga e medievale. È un museo esplicitamente pensato per essere attraversato e toccato, quindi funziona benissimo con i bambini e un po’ meno con chi cerca l’oggetto originale in teca.
| Biglietto | Adulto | Ridotto | Bambino |
|---|---|---|---|
| Christ Church, in cattedrale | 12,00 € | 10,00 € | 4,00 € |
| Christ Church, online | 11,50 € | 9,50 € | 3,50 € |
| Dublinia, online in anticipo | 16,00 € | 14,50 € | 11,50 € |
| Dublinia, al botteghino | 18,00 € | 15,50 € | 11,50 € |
| Combinato Christ Church + Dublinia | 25,00 € | 21,50 € | 13,00 € |
| Combinato Dublinia + EPIC | 34,00 € | 30,00 € | 20,00 € |
Il combinato fa risparmiare cinque euro rispetto ai due biglietti comprati ai rispettivi banchi, ed è la formula sensata se avete un pomeriggio: sono due edifici attaccati e insieme fanno circa due ore e mezza. Christ Church chiude in orari diversi ogni giorno della settimana, con ultimo ingresso 45 minuti prima, e la domenica apre solo alle 12.30 con una pausa fra le 15 e le 16.30. Dublinia sta sulle 10-18 da aprile a settembre e sulle 10-17 da ottobre a marzo.
Attenzione al combinato: il prezzo di 25 € è pubblicato solo da Christ Church. La pagina prezzi ufficiale di Dublinia non lo elenca affatto e propone invece il congiunto con EPIC, e il link con cui Christ Church rimanda alla pagina Dublinia del combinato restituisce 404. Il conto però torna (12 € più 18 € al botteghino fanno 30 €), quindi quei 25 € sono il prezzo dei due banchi fisici, non di un acquisto online. Aggiungiamo che Christ Church tiene due listini ufficiali contemporaneamente, uno al banco e uno nel motore di vendita online, e nelle sue pagine annuncia lo sconto online senza dire di quanto sia: leggendolo direttamente nel motore, sono cinquanta centesimi sull’adulto e mezzo euro sui ridotti. Cambia anche la definizione di famiglia, che online vale solo con bambini sotto i dodici anni.
Il Castello di Dublino, e la differenza fra i due biglietti
Chi arriva al Castello di Dublino aspettandosi un maniero con le torri resta interdetto: quello che si vede è in gran parte un palazzo georgiano, perché il castello medievale bruciò nel 1684 e fu ricostruito come sede del potere britannico in Irlanda. Per settecento anni, fino al 1922, questo è stato il posto da cui gli inglesi governavano il paese, ed è per questo che la consegna del castello allo Stato libero d’Irlanda è una delle scene madri della storia irlandese.

Qui la scelta che conta è fra i due biglietti, e la differenza non sta nella tabella dei prezzi ma nelle domande frequenti, che è il posto in cui nessuno guarda. Il self-guided vi dà gli Appartamenti di Stato e le mostre in corso, e si fa in una mezz’oretta. Il guidato aggiunge due cose che non si possono vedere in nessun altro modo: lo scavo vichingo e medievale nel sotterraneo e la Chapel Royal gotica. Dura circa un’ora.
| Castello di Dublino | Senza guida | Con guida |
|---|---|---|
| Adulto | 8,00 € | 12,00 € |
| Over 60 e studenti | 6,00 € | 10,00 € |
| Ragazzi 12-17 anni | 4,00 € | 6,00 € |
| Sotto i 12 anni | gratis | gratis |
| Famiglia, 2 adulti e 3 bambini | 20,00 € | 30,00 € |
Aperto tutti i giorni dalle 9.45 alle 17.45, ultimo ingresso alle 17.15, con le visite guidate che partono dalle 10 alle 16.30. Se volete il castello dentro un percorso che tocca anche il Book of Kells e Christ Church, c’è il tour guidato che li mette in fila in due-tre ore, che è il modo di non perdere tempo a rifare la stessa strada tre volte.
Due cose che il sito del castello dice in due modi diversi: la pagina dei biglietti scrive che si prenotano online sia il guidato sia il self-guided con 15 giorni di anticipo, mentre le domande frequenti dicono che il tour guidato si compra solo alla biglietteria in loco e il self-guided online con 14 giorni. I prezzi invece coincidono su due pagine indipendenti, quindi sono affidabili. Nel dubbio, il guidato prendetelo al banco. E tenete presente un avviso che il castello scrive per esteso: essendo un edificio di governo ancora in funzione, accessi e aperture possono cambiare con poco preavviso.
Temple Bar: cos’è davvero, e quanto costa una pinta
Prima cosa, l’equivoco: Temple Bar è un quartiere, tredici ettari di viuzze acciottolate sulla riva sud del Liffey, designato quartiere culturale di Dublino dal governo nel 1991. Dentro quel quartiere c’è anche un pub che si chiama The Temple Bar, quello dalla facciata rossa che avete visto in mille fotografie. Il pub prende il nome dalla zona, non il contrario, e chi dice «andiamo a Temple Bar» e chi dice «andiamo al Temple Bar» stanno parlando di due cose diverse.

Seconda cosa, il nome. Non c’entra niente con il «bar» inteso come locale: viene dalla famiglia Temple, e in particolare da Sir William Temple, diplomatico e provost del Trinity College, che qui costruì una grande casa con i giardini nei primi anni del Seicento. Lo scrive l’ente del turismo irlandese. La seconda metà del nome viene fatta risalire a barr, il banco di sabbia o la passeggiata rialzata lungo il fiume: è la spiegazione corrente, però su questa nessuna fonte istituzionale mette la firma.
Terza cosa, quella che interessa il portafogli. A Temple Bar si beve caro, e per una volta ci sono dei numeri veri invece delle impressioni. L’istituto di statistica irlandese rileva il prezzo della birra ogni mese dentro l’indice dei prezzi al consumo: a luglio 2026 una pinta di stout costa in media 6,33 € nei locali con licenza, ventisette centesimi in più rispetto a un anno prima, e una pinta di lager 6,75 €. Quella è la media nazionale.
Attenzione a come si legge quel numero: l’istituto di statistica non pubblica nessuna media per città e tantomeno per quartiere, quindi «il prezzo della pinta a Temple Bar» non esiste come dato ufficiale, per quanto lo troviate scritto ovunque con la virgola. Quello che è documentato è il picco: nel quartiere, il giorno di San Patrizio 2025 si è arrivati a 10,45 € la pinta. Le cifre ancora più alte che circolano vengono da database compilati dagli utenti, non da rilevazioni: si possono citare per quello che sono, non come statistiche.
La regola pratica che ne esce è semplice: a Temple Bar si passa, si fotografa la facciata rossa e si sente un pezzo di musica dal vivo, e poi si va a bere da un’altra parte, che a Dublino vuol dire fare duecento metri. È un quartiere che a mezzogiorno, con i negozi di dischi e le gallerie aperte, è molto più bello che alle undici di sera.
I ponti sul Liffey e la storia del mezzo penny
Il Ha’penny Bridge è la passerella pedonale in ghisa bianca che tutti attraversano e quasi nessuno sa come si chiami davvero. È del 1816, disegnata da John Windsor e fusa alle ferriere di Coalbrookdale, in Inghilterra. Alla nascita si chiamava Wellington Bridge, dal duca di Wellington che era nato a Dublino, e dopo l’indipendenza è stato ribattezzato con il nome che porta ancora oggi negli atti ufficiali: Liffey Bridge.

Il soprannome viene dal pedaggio di mezzo penny che si pagava per attraversarlo, e che serviva a compensare il traghettatore a cui il ponte aveva tolto il lavoro. Il pedaggio è rimasto in vigore fino al 1919, cioè per più di un secolo. Sui parapetti, dal 2011, hanno cominciato a comparire i lucchetti degli innamorati: il Comune li rimuove dal 2012 e continua a rimuoverli man mano che ricompaiono, perché rovinano la verniciatura e tagliarli rischia di danneggiare l’acciaio. Non è stato un intervento una tantum, è una manutenzione permanente.
Poco più a est c’è l’altro ponte che vale una sosta, lo Sean O’Casey, e soprattutto il Samuel Beckett Bridge di Santiago Calatrava, che ha la forma di un’arpa coricata su un fianco, cioè del simbolo nazionale irlandese. Metterli in fila lungo la riva è il modo più semplice di collegare a piedi il centro storico con i docklands.
Grafton Street e St Stephen’s Green
Grafton Street è la via pedonale dello shopping, e a Dublino ha una funzione che altrove hanno le piazze: è il posto in cui si passa comunque, anche non dovendo comprare niente. La ragione per cui vale la pena percorrerla piano sono i musicisti di strada, che qui non sono folklore per turisti ma un vero circuito: da questi marciapiedi sono usciti artisti che poi hanno riempito i palazzetti, e la scena è abbastanza seria da avere regole comunali sugli amplificatori.

A pochi passi dall’imbocco della via, in Suffolk Street, c’è la statua di Molly Malone, la pescivendola della canzone che è diventata l’inno ufficioso della città. È stata realizzata dalla scultrice Jeanne Rynhart e inaugurata nel 1988 per il millennio di Dublino. ⚠️ Nata in cima a Grafton Street, è stata spostata qui nel luglio 2014 per i lavori del tram, e nonostante allora si annunciasse il contrario non è mai tornata al vecchio piedistallo: se una guida vi manda a cercarla su Grafton Street, quella guida ha undici anni.
Attorno a questa statua è successa una cosa che merita due righe, perché racconta più di mezzo trattato sul turismo di massa. L’abitudine dei visitatori di toccarle il petto per portare fortuna ha consumato la patina del bronzo, e un rapporto del Comune di Dublino ha rivelato nel maggio 2025 che la statua era diventata instabile, retta da due soli perni danneggiati dall’usura quotidiana. Il Comune ha provato a mettere dei custodi a presidiarla, per una settimana in via sperimentale: appena non c’erano, la gente ricominciava. Alzare il piedistallo costerebbe più di centomila euro, e per ora si è ripiegato su delle aiuole che facciano da barriera. Non toccatela: è una statua ferita.
In fondo alla via, dove Grafton Street finisce, comincia St Stephen’s Green: nove ettari di parco vittoriano recintato, con il laghetto, il ponticello e i cigni, aperto al pubblico dal 1880 grazie a un lascito della famiglia Guinness. È il posto in cui i dublinesi mangiano al sole nei quindici giorni all’anno in cui si può fare, e ha dentro un dettaglio storico che quasi nessuno nota: durante la Rivolta di Pasqua del 1916 gli insorti scavarono trincee dentro il parco, e i combattimenti si interrompevano ogni giorno da entrambe le parti per lasciare che il custode desse da mangiare alle anatre.
All’angolo nord-ovest del parco c’è il Little Museum of Dublin, un museo minuscolo dentro una casa georgiana che racconta il Novecento della città con oggetti donati dai dublinesi stessi, e che è l’antidoto perfetto alle grandi collezioni: si visita in un’ora e si esce con la sensazione di aver capito qualcosa della gente, non delle vetrine.
Sempre da qui parte la Dublino georgiana, che è il volto architettonico della città più fotografato dopo i pub: file di case in mattoni rossi tutte uguali, alte tre o quattro piani, con le porte dipinte di colori diversi e la lunetta a ventaglio sopra l’architrave. Merrion Square e Fitzwilliam Square sono i due posti in cui l’effetto è più completo, e sulla prima, all’angolo del parco, c’è la statua sdraiata e vagamente sbeffeggiante di Oscar Wilde, che in quella piazza ci abitava davvero, al numero uno.
Il Phoenix Park, i daini e la casa del presidente
Il Phoenix Park è la ragione per cui Dublino, pur essendo una capitale piccola, ha uno spazio verde sproporzionato: 707 ettari, cioè 1.752 acri, con oltre 200 ettari di bosco e undici chilometri di muro che lo racchiudono. Per dare la misura, l’Office of Public Works che lo gestisce lo confronta così: è più grande di tutti i parchi cittadini di Londra messi insieme, e più del doppio di Central Park.

Qui va fatta una precisazione, perché la frase che gira in italiano è più larga di quella che usa chi il parco lo amministra. Troverete scritto ovunque che è «il più grande parco urbano recintato d’Europa». L’OPW, nella sua guida ufficiale, scrive «uno dei più grandi parchi recintati dentro una città europea», e Heritage Ireland aggiunge i due qualificatori che nella traduzione si perdono sempre: recintato e in una capitale. La versione difendibile, quindi, è che sia uno dei più grandi parchi urbani recintati d’Europa e il più grande fra quelli di una capitale.
Dentro ci vive un branco di daini, dal 1662, quando il duca di Ormond li introdusse insieme al parco stesso, che nasce come riserva di caccia reale per Carlo II. Il numero è oscillato parecchio: al massimo storico sfiorò i 1.300 capi, durante la Seconda guerra mondiale crollò a 40, e oggi viene mantenuto attorno ai 450. Sono abituati alla gente e si lasciano avvicinare, il che ogni anno produce la stessa raccomandazione da parte dei guardiaparco: non si toccano e non si nutrono, soprattutto in primavera quando ci sono i piccoli.
Il parco è aperto al pubblico dal 1747 e dentro ci stanno cose che in un parco non ci si aspetta: la residenza del Presidente d’Irlanda, l’Áras an Uachtaráin, l’ambasciata degli Stati Uniti, lo zoo di Dublino, un ospedale, la sede della Garda e una croce alta 35 metri piantata lì per la visita di Giovanni Paolo II nel 1979. Ci si arriva a piedi dal centro in una mezz’oretta lungo il fiume, o in tram con il Luas rosso fino a Museum o Heuston.
Il GPO di O’Connell Street, dove è nata la Repubblica
C’è un edificio, su O’Connell Street, davanti al quale passano tutti senza fermarsi, ed è il posto in cui l’Irlanda contemporanea è cominciata. Il General Post Office, l’ufficio postale centrale, fu occupato il lunedì di Pasqua del 1916 dai ribelli guidati da Patrick Pearse e James Connolly, che da qui proclamarono la Repubblica d’Irlanda. Lo scelsero per due ragioni insieme: era difendibile e controllava le comunicazioni, ed era il volto del potere imperiale nel mezzo della via principale.

La settimana finì con l’artiglieria britannica che incendiò l’edificio distruggendone completamente l’interno. Restò in piedi il guscio, e nel 1924 si decise di ricostruire invece di demolire: l’ufficio riaprì al pubblico nel 1929 e i lavori finirono nel 1932. Sulle sei colonne ioniche del portico e sulla facciata si vedono ancora i fori dei proiettili, e non è una leggenda da guida: lo scrive l’inventario statale del patrimonio architettonico irlandese, che li definisce un promemoria fisico della rivolta. Passateci una mano sopra, è il monumento meno retorico della città.
Dentro c’è un museo, e qui serve una nota sul nome perché è il motivo per cui in rete si trovano informazioni discordanti: si chiama GPO Museum, ma è nato nel 2016 per il centenario come GPO Witness History, e il vecchio nome circola ancora su parecchi portali turistici insieme a orari che non sono quelli veri. Gli orari giusti, quelli del museo, sono dal lunedì al sabato 10-17 con ultimo ingresso alle 16, chiuso la domenica e nei festivi. Il percorso non si ferma al 1916: prosegue con la Guerra d’indipendenza, il Trattato anglo-irlandese e la Guerra civile, che è la parte che gli irlandesi raccontano meno volentieri e che spiega di più.
EPIC, il museo dell’emigrazione irlandese
Di tutti i musei di Dublino, EPIC è quello che spiega meglio perché nel mondo ci sono settanta milioni di persone che si dicono irlandesi e in Irlanda ne vivono cinque. Sta nei sotterranei a volte del Custom House Quay, nell’edificio da cui partivano davvero le navi, ed è un museo interamente digitale: venti gallerie, nessun oggetto originale, e alla fine si esce sapendo dove sono finiti gli irlandesi e cosa ci hanno fatto.
| EPIC | Online, fino alle 16.30 | Fascia delle 17 | In cassa |
|---|---|---|---|
| Adulto | 22,00 € | 18,00 € | 24,00 € |
| Over 65 e studenti | 19,00 € | 16,00 € | 21,00 € |
| Ragazzi 13-17 | 15,00 € | 13,00 € | 16,00 € |
| Bambini 6-12 | 11,00 € | 10,50 € | 12,00 € |
| Famiglia, 2 adulti e 2 bambini | 57,00 € | – | – |
Due mosse fanno risparmiare parecchio, e nessuna delle due è pubblicizzata bene: la fascia delle 17 costa quattro euro in meno su ogni biglietto adulto, e chi prenota con trenta giorni di anticipo ha il 20% di sconto, che porta l’adulto a 17,60 €. Comprare alla cassa, all’opposto, costa due euro in più. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18.45, con gli ingressi ogni mezz’ora.
Un premio che il museo cita al presente e che non è più suo: EPIC si presenta tuttora come «la principale attrazione turistica d’Europa», titolo che ha effettivamente vinto ai World Travel Awards, ma nel 2019, 2020 e 2021. Dal 2022 quel premio è andato ad altri, e nel 2023 proprio al Guinness Storehouse. È un museo che merita comunque la visita: solo, quel superlativo va datato.
La distilleria Jameson e il whiskey irlandese
A Smithfield, dall’altra parte del fiume rispetto al Guinness, c’è la Jameson Distillery Bow St., dove il whiskey si è prodotto per oltre duecento anni fino al 1971 e dove oggi si fa la visita. La differenza che vale la pena portarsi a casa è che il whiskey irlandese si scrive con la e e si distilla tradizionalmente tre volte contro le due dello scotch, il che gli dà quella rotondità che i puristi scozzesi trovano sospetta. Se il tema vi prende, ne abbiamo scritto per esteso nella guida alle distillerie dello scotch e al whisky scozzese.

| Jameson Bow St. | Prezzo | Durata |
|---|---|---|
| Bow St. Experience, il tour base con degustazione | 26,00 o 31,00 € secondo la fascia | 45 minuti |
| Ragazzi 13-17 anni sul tour base | 12,00 € | 45 minuti |
| Tour più Cask Draw | 41,00 o 46,00 € | 60 minuti |
| Secret Whiskey Tasting | 40,00 € | 60 minuti |
| Corso di cocktail, oppure Black Barrel Blending | 60,00 € | 60 e 90 minuti |
| Whiskey e cioccolato | 140,00 € | 90 minuti |
Sul tour base i minorenni sono ammessi: i ragazzi dai tredici anni pagano dodici euro e ricevono una bibita al posto della degustazione, mentre sotto i dodici l’ingresso è gratuito. ⚠️ I dodicenni restano in un limbo, perché le domande frequenti li fanno pagare e il sistema di vendita non ha la casella per loro; e il biglietto analcolico da 15 € che il sito promette a chi guida, non beve o è incinta non compare fra le opzioni acquistabili: va chiesto. Tutte le altre esperienze sono vietate sotto i diciotto anni e con il documento controllato. Si apre alle 10.30 (le 10 il venerdì e il sabato), con l’ultimo tour alle 18 e alle 18.30 nel fine settimana. Il tour base si può fare anche presentandosi lì, mentre le masterclass hanno posti limitati e si prenotano.
Se cercate una formula che unisca le due visite più alcoliche della città, esiste anche il tour che mette insieme Guinness e whiskey Jameson saltando le file, che ha senso soprattutto in alta stagione, quando lo Storehouse va esaurito nelle fasce centrali.
I musei gratuiti, che a Dublino sono i migliori
Questa è la sezione che fa risparmiare più soldi di tutte le altre messe insieme, ed è anche quella che le guide mettono in fondo: a Dublino i due musei più importanti non si pagano, e non sono ripieghi.
Il National Museum of Ireland ha ingresso libero in tutte le sue sedi. Quella da vedere assolutamente è la sezione Archeologia di Kildare Street, che custodisce due cose che non si trovano altrove: le mummie di palude nell’esposizione Kingship and Sacrifice, corpi dell’età del ferro conservati integri dalla torba con la pelle, i capelli e le unghie, e la più grande collezione di oro preistorico dell’Europa occidentale, dal 2200 al 500 avanti Cristo. Nello stesso edificio ci sono il calice di Ardagh, la sezione vichinga e quella sull’Egitto. L’altra sede dublinese è Collins Barracks, con arti decorative, moda e storia militare.

Gratuita è anche la National Gallery of Ireland, in Merrion Square, e non per la collezione permanente soltanto: al momento anche le mostre temporanee lo sono. Il pezzo che da solo vale la visita è la Cattura di Cristo di Caravaggio, dipinta nel 1602 e ritrovata nel 1990 nella sala da pranzo dei gesuiti di Leeson Street, dove era appesa da decenni scambiata per una copia. È in prestito a tempo indeterminato dalla comunità gesuita. Accanto ci sono un Vermeer, Velázquez, Rembrandt, Goya, Monet, e The Liffey Swim di Jack B. Yeats, fratello del poeta.
Due chiusure che quasi nessuno ha aggiornato, e una vi rovinerebbe il pomeriggio. La Chester Beatty, la biblioteca-museo dentro i giardini del Castello di Dublino che è il museo gratuito più amato dai dublinesi, è chiusa al pubblico dal 15 giugno a tutto dicembre 2026 per la presidenza irlandese dell’Unione europea, e nessuna data di riapertura è stata pubblicata. Il Museo di Storia Naturale di Merrion Street, il celebre «Dead Zoo», è chiuso per lavori: una sua parte si vede al Collins Barracks nell’esposizione Dead Zoo Lab, sempre gratis, annunciata fino al 31 gennaio 2027. In rete le trovate entrambe date per aperte con tanto di orari.
Un’ultima correzione a un errore diffuso: i musei nazionali non chiudono il lunedì, sono aperti sette giorni su sette, solo con orario ridotto la domenica e il lunedì, quando aprono alle 13. La National Gallery il giovedì resta aperta fino alle 20.30, ed è il momento migliore per vedere il Caravaggio senza nessuno davanti.
I dintorni: il mare col treno, e la valle dei monaci
La cosa più bella che si può fare a Dublino con due euro è salire sul DART e uscire dalla città lungo la costa. Le mete sono tutte dentro la Zona 1, quindi ci si arriva con la tariffa urbana, e il tetto giornaliero da 6 € copre andata, ritorno e qualsiasi altro spostamento.
Howth è un porto di pescatori a nord con un anello di scogliere che si percorre a piedi partendo e tornando alla stazione: il Cliff Path Loop è dato in 7,8 chilometri e due ore dall’ente nazionale degli itinerari e in 6 chilometri dalla mappa della contea, quindi prendete la cifra come indicativa. Lungo il cammino ci sono le foche grigie, gli uccelli marini e la vista sull’isola di Ireland’s Eye. Passeggiata, porto e mercato del fine settimana sono gratuiti. Il faro di Baily, invece, non si visita: non è fra i fari irlandesi aperti al pubblico, per quanto lo troviate consigliato. Chi non vuole organizzarsi può prendere il tour guidato di mezza giornata lungo la costa fino a Howth.

Dalkey è il borgo elegante a sud, a mezz’ora di DART da Connolly, Tara o Pearse. Il Dalkey Castle & Heritage Centre si visita solo con la guida, settanta minuti, ed è chiuso ogni martedì: costa 18 € per gli adulti secondo il sito, ⚠️ ma 19,08 € nel sistema di prenotazione, che include le commissioni. Sopra il paese c’è il Killiney Hill Park, gratuito e ad accesso libero senza orari, con l’obelisco e il panorama che i dublinesi paragonano alla baia di Napoli.
Malahide, sempre a nord, ha un castello con i giardini botanici, la casa delle farfalle e un sentiero delle fate per i bambini: il tour classico costa 17,50 € l’adulto, 10 € il bambino, 50 € la famiglia, il parcheggio è gratuito e ci vogliono almeno due ore. ⚠️ I prezzi non stanno sul sito del castello ma soltanto nel suo sistema di biglietteria.

Poi c’è Glendalough, la valle monastica del sesto secolo dentro il Parco Nazionale dei monti Wicklow, con la torre rotonda e i due laghi. Ci si arriva con il bus 181 di St. Kevin’s, che parte da St Stephen’s Green North: 14 € sola andata e 23 € andata e ritorno, un’ora e venti di viaggio. Per farla in giornata l’unica combinazione è partire alle 11 e rientrare con il bus delle 16.30. Il parco è gratuito, mentre il centro visitatori dell’ente del patrimonio costa 5 € ed è fra i siti del mercoledì gratuito, il primo di ogni mese. Il parcheggio di Laragh, a tre chilometri, è gratuito; quello del centro visitatori si paga nei periodi di punta.
Infine Brú na Bóinne, cioè Newgrange e Knowth, le tombe a corridoio del Neolitico che sono più antiche di Stonehenge e delle piramidi. Qui le regole sono rigide e vanno sapute prima: si entra solo dal centro visitatori di Donore, con una navetta e solo con visita guidata, e la prenotazione è obbligatoria per tutti, neonati compresi. Il tour completo con la camera di Newgrange costa 18 € l’adulto e 48 € la famiglia nella stagione piena. ⚠️ Anche qui vale l’avviso ufficiale contro i rivenditori: i biglietti comprati altrove non sono validi.
Su Newgrange, un avvertimento sui prezzi che diamo per correttezza: il link che sulla pagina ufficiale si chiama «tariffe 2026» apre in realtà un documento marcato 2025. Sono le uniche tariffe scaricabili dall’ente, e le riportiamo per questo, ma nessuno garantisce che siano quelle in vigore: al momento di prenotare, guardate la cifra nel carrello.
I pub veri e la musica tradizionale, fuori da Temple Bar
La musica tradizionale a Dublino esiste ancora sul serio, ma quasi mai dove la cercano i turisti. Le session vere sono quelle in cui i musicisti si siedono in cerchio a un tavolo, non su un palco, non hanno una scaletta e smettono quando gli pare: si suona per sé, e chi ascolta è ospite. Ecco i quattro posti dove succede quasi tutte le sere.
| Pub | Dove | Quando c’è la musica |
|---|---|---|
| The Cobblestone | Smithfield, North King Street | tutte le sere; nel weekend si comincia già alle 14.30 |
| O’Donoghue’s | Merrion Row, dietro St Stephen’s Green | tutte le sere dalle 21, il sabato anche alle 17 |
| Devitt’s | Camden Street | sala al primo piano; la domenica alle 14 è session aperta |
| The Piper’s Corner | Marlborough Street, a nord del fiume | lunedì-sabato alle 21, domenica alle 20 |
Il Cobblestone è la casa dei Mulligan, cinque generazioni di musicisti, ed è anche il pub che nel 2021 ha rischiato di sparire sotto un albergo di nove piani: il Comune negò il permesso e nell’aprile 2022, dopo le proteste in strada, il costruttore ritirò il ricorso. O’Donoghue’s è invece il posto dove all’inizio degli anni Sessanta si formarono i Dubliners.
Sui pub storici, poi, la classifica va fatta con attenzione perché in giro si legge una cosa imprecisa. Il Brazen Head, su Lower Bridge Street, è il pub più antico di Dublino: rivendica una locanda sul posto dal 1198, l’edificio attuale è del 1754 e il nome compare nei documenti dal 1653. ⚠️ Non è però il più antico d’Irlanda: quel titolo se lo prende il Sean’s Bar di Athlone, che rivendica il 900 dopo Cristo e ha in mano una certificazione del Guinness dei primati e muri datati dal Museo Nazionale. Il primato del 1198, di suo, è tradizione orale.
Poi ci sono i pub in cui la musica non c’è per scelta, e sono quelli in cui si va a parlare: il Long Hall del 1766 con gli interni vittoriani, Kehoe’s del 1803 con gli snug e i cassetti dell’epoca in cui era anche drogheria, Grogan’s dove niente musica e niente televisione sono una regola dichiarata, e soprattutto John Kavanagh, detto The Gravediggers, dal 1833 addossato al muro del cimitero di Glasnevin e gestito dall’ottava generazione della stessa famiglia.
Un pub che troverete ancora consigliato e che non esiste più: lo Hughes’ Bar di Chancery Street, storico locale di musica tradizionale accanto alle Four Courts, ha chiuso nel 2019. Compare tuttora in parecchie guide online, ed è il modo più veloce di sprecare una serata.
Dove mangiare, e cosa è davvero dublinese
Partiamo dal piatto, perché è la domanda che rende. Di tutta la cucina irlandese che troverete elencata nei menu, uno solo è specificamente dublinese: il coddle. Sono salsicce e pancetta cotte pianissimo con patate e cipolle in poco liquido, più una casseruola che una zuppa, e il nome viene dal francese caudle, cuocere appena sotto il bollore. È nato come piatto della classe operaia della città per non buttare gli avanzi di salsiccia, e lo citano sia Joyce sia Seán O’Casey.
Tutto il resto è irlandese in generale: l’irish stew di agnello o montone, il boxty che è una frittella di patate metà lesse schiacciate e metà crude grattugiate e viene dalle contee del centro-nord, il colcannon che è purè con la verza (se invece ci trovate i cipollotti quello è champ, ed è dell’Ulster), il soda bread che lievita in un’ora per reazione chimica e non con il lievito. Sulla colazione irlandese, il dettaglio che la distingue da quella inglese è preciso: ci sono black pudding e white pudding insieme, cioè il sanguinaccio e la stessa cosa senza sangue.
Quattro indirizzi, dalla friggitoria alla stella
- Leo Burdock, Werburgh Street dietro Christ Church: la friggitoria più vecchia della città, dal 1913, e fino al 1991 friggeva a carbone. Fish and chips da asporto, si mangia in piedi.
- The Winding Stair, Ormond Quay, sopra la libreria omonima: cucina irlandese contemporanea con i fornitori dichiarati piatto per piatto, tutti dell’isola tranne caffè, tè e limoni. Le finestre guardano l’Ha’penny Bridge.
- Gallagher’s Boxty House, dentro Temple Bar: qui i piatti tradizionali ci sono tutti insieme, boxty, coddle e stew, con la stessa famiglia alla guida da oltre trentacinque anni. Dichiariamolo, però: essendo a Temple Bar si paga anche la posizione.
- Chapter One, Parnell Square: due stelle Michelin, ed è il posto della grande occasione. Se preferite restare più bassi di prezzo, nelle Liberties c’è Variety Jones, una stella. Dublino ne conta sette in tutto nella guida 2026.
Per il resto, i due mercati che valgono una sosta sono la George’s Street Arcade, del 1881, che è il primo centro commerciale coperto costruito apposta in Irlanda ed è tuttora pieno di vintage, dischi e libri usati, e il Temple Bar Food Market di Meeting House Square, che si tiene il sabato: sull’orario preciso non fidatevi di quello che trovate in giro, perché il sito del quartiere non lo pubblica e gli aggregatori danno tre versioni diverse.
Sul costo di una cena non scriviamo una cifra, e spieghiamo perché: l’associazione dei ristoratori irlandesi non pubblica un prezzo medio aggiornato e l’istituto di statistica rileva l’andamento della categoria, non il conto di una cena. L’unico dato comparativo serio è vecchio di tre anni: un’indagine del 2023 dava 80 € per un menu di tre portate per due persone a Dublino, più caro che a Londra, Parigi e Roma. Chiunque vi dia oggi «il prezzo medio di un pasto a Dublino» con i decimali sta citando un aggregatore, non una rilevazione.
Quando andare a Dublino, e la leggenda della pioggia
C’è una frase che si legge in quasi tutte le guide su Dublino, e che è comoda perché rassicura: «piove meno che a Londra». Non è vera, e per smontarla basta mettere in fila i numeri dei due servizi meteorologici nazionali sullo stesso trentennio di riferimento, il 1991-2020, e su due stazioni comparabili, i due aeroporti.
| Media 1991-2020 | Dublino aeroporto | Londra Heathrow |
|---|---|---|
| Pioggia all’anno | 772,5 mm | 615,0 mm |
| Giorni con almeno 1 mm | 137 | 112 |
| Giorni con almeno 0,2 mm | 199,6 | – |
A Dublino piove il 26% in più che a Londra in millimetri, e venticinque giorni in più all’anno. La cosa vera da cui nasce l’equivoco è un’altra, ed è utile saperla: Dublino è la parte più asciutta d’Irlanda. La costa orientale riceve molto meno acqua di quella occidentale, dove si superano tranquillamente i 1.000-1.400 millimetri. Quindi «a Dublino piove meno di quanto pensiate» regge benissimo. «Piove meno che a Londra», no.
Il risvolto pratico è che a Dublino non esiste un mese in cui non piove, esistono mesi in cui piove meno a lungo. La pioggia irlandese, poi, è quasi sempre quella cosa fine e obliqua che dura venti minuti e riparte: l’ombrello serve meno di una giacca con il cappuccio, perché con il vento della baia l’ombrello si rivolta e basta.
Sulle stagioni, il calendario si divide in tre. Da maggio a settembre ci sono le giornate lunghe, che a giugno arrivano quasi alle undici di sera, e la temperatura sta su valori miti senza mai diventare caldo vero. Ottobre e novembre sono la stagione in cui la città costa meno e si riempie di quella luce bassa che le sta bene, ed è anche quando l’interesse per Dublino risale sensibilmente: le ricerche di chi cerca cosa vedere in città toccano a ottobre il loro secondo massimo dell’anno, dopo quello di primavera. Marzo è il mese di San Patrizio, il 17, ed è un caso a sé.
Il consiglio sui conti: San Patrizio a Dublino è un’esperienza, ma va messa in preventivo. Abbiamo confrontato le stesse strutture sulle stesse due notti, un fine settimana d’ottobre e quello del 17 marzo: le strutture disponibili scendono da 87 a 70 e cinque su sei rincarano fra il 20% e il 31%. Se il vostro obiettivo è la città e non la parata, spostatevi di due settimane e la stessa camera costa un quinto in meno.
Dall’aeroporto al centro: cosa prendere davvero
Prima di tutto una cosa che quasi nessuna guida italiana ha aggiornato, e che vale la vostra prima ora a Dublino: l’Airlink Express, il famoso bus 747, non esiste più. Dublin Bus ha chiuso il servizio, e la prova è per esclusione su tre fonti ufficiali: la pagina dei bus dell’aeroporto non lo nomina più, l’hub aeroportuale di Dublin Bus elenca solo le linee 16, 19, 24 e 41, e dove sopravvive il nome «Airlink» in un indirizzo web di DoDublin, quella pagina in realtà vende altro. Se leggete «prendi il 747», state leggendo una guida vecchia.
Seconda cosa: all’aeroporto di Dublino non arriva nessun treno e nessun tram. Il Luas non ci passa, il DART nemmeno, e l’indice dei trasporti dell’aeroporto offre soltanto bus, auto, taxi, bici e piedi. La metropolitana automatica che dovrà servirlo, MetroLink, ha l’autorizzazione dal gennaio 2026 ma non ha una data di apertura pubblicata. Si va in bus, e le opzioni sono tre. Una nota per chi ci arriva volando: Dublino è la casa di Ryanair, e se il volo salta o il bagaglio si perde vale la pena sapere in anticipo come si fa un reclamo che venga davvero preso in carico.
| Come | Quanto costa | Quanto ci mette |
|---|---|---|
| Dublin Express (782, 783, 784) | 9,00 € sola andata; 12,00 € andata e ritorno | 17-30 minuti per il centro |
| Aircoach (700, 700X, 702) | tariffe discordanti sul sito, vedi sotto | 20-40 minuti dichiarati |
| Bus di linea 16, 19, 24, 41 | 2,60 € in contanti, 2,00 € con la Leap Card | non pubblicato |
Il Dublin Express è la soluzione più semplice: parte dalla Zona 1 al Terminal 1 e dalla Zona 21 al Terminal 2, va dalle 3.05 alle 00.35 e nel biglietto ci stanno due bagagli da venti chili. Il ritorno conviene comprarlo subito, perché appena si imposta una data di rientro la singola tratta scende da 9 a 6 euro. Chi non vuole pensarci può prendere il trasferimento in autobus da e per l’aeroporto già prenotato da casa.
Due trappole nei nomi delle fermate e dei prezzi. La prima: sul Dublin Express la fermata chiamata «City Centre» è in realtà Custom House Quay, ed è l’ultima dell’anello, dopo Heuston. Chi la sceglie perché suona come «centro città» ci mette fra i 50 e i 56 minuti invece di venticinque: per il centro vero le fermate sono George’s Quay, Aston Quay o Trinity College. La seconda: la pagina di rotta promette il centro «in appena 14 minuti», ma nessuna corsa in vendita scende sotto i 17. Su Aircoach, infine, non scriviamo una cifra perché il sito ne dà due diverse lo stesso giorno: «da 6 €» nelle domande frequenti e «da 8-9 €» nella home. Il prezzo si guarda alla cassa.
L’opzione economica sono i bus di linea: il 41 va all’aeroporto e a Lower Abbey Street ventiquattro ore su ventiquattro, il 16 passa ogni dieci-quindici minuti, il 19 e il 24 arrivano a Merrion Square. Costano 2,60 € contro i 9 del Dublin Express, ma c’è un dettaglio che va saputo prima di mettersi in fila: a bordo si pagano solo in monete, niente banconote, niente carta, niente telefono.
Come muoversi in città: Leap Card, Luas e DART
Dublino si gira a piedi, e i mezzi servono per tre cose: arrivare dall’aeroporto, raggiungere il Kilmainham Gaol o il Phoenix Park a ovest, e uscire dalla città lungo la costa. Per tutte e tre la risposta è la stessa tessera.
La Leap Card normale costa 5 € di deposito più almeno 5 € di ricarica, e il deposito torna indietro solo se avete registrato la carta online. Con quella, in Zona 1, la tariffa che conta si chiama TFI 90 Minute Fare e costa 2,00 €: si paga alla prima convalida e per novanta minuti tutti i passaggi successivi su bus, Luas, DART e treni suburbani della zona sono gratuiti. Sopra c’è il tetto: 6 € al giorno e 24 € alla settimana, oltre i quali non si paga più nulla, comunque si combinino i mezzi.
L’alternativa senza pensieri è la Leap Visitor Card, che è a tempo e illimitata: 8 € per 24 ore, 18 € per 72 ore, 24 € per una settimana, con il conteggio che parte dal primo utilizzo. Copre Dublin Bus, i servizi urbani Go-Ahead, tutto il Luas e il DART in Zona 1, comprese le linee aeroportuali 16 e 41. ⚠️ Non copre il bus turistico, Bus Éireann, Dublin Express e Aircoach. E soprattutto: comprata online non è un biglietto elettronico, arriva per posta in tre-cinque giorni lavorativi in Irlanda e fino a dieci nel resto d’Europa, quindi da noi si compra all’arrivo, in aeroporto, non da casa.
Il Luas è il tram, ha due linee, la rossa e la verde, e serve Heuston, Connolly, Smithfield e St Stephen’s Green: si convalida sulla banchina prima di salire e di nuovo scendendo, non a bordo. Il DART è il treno costiero, e per un visitatore è il mezzo più bello della città, perché con lo stesso biglietto da 2 € porta a Howth, Malahide, Dalkey, Dún Laoghaire e Bray, che sono tutte dentro la Zona 1. Andata, ritorno e qualche corsa in più stanno comodamente dentro il tetto giornaliero da 6 €: è il modo più economico che conosciamo di passare una giornata sul mare partendo dal centro di una capitale.
Esiste infine il bus turistico a fermate libere di DoDublin, venticinque fermate e un giro completo di un’ora e tre quarti, a 34 € per 24 ore, 39 € per 48 e 44 € per 72, con un bambino gratis per ogni adulto e l’ingresso al Little Museum incluso. ⚠️ Il Freedom Ticket da 49 €, che mette insieme quel bus per 48 ore e la Leap Visitor per 72, è un voucher da riscattare: si ritira soltanto in tre posti, l’ufficio Dublin Bus di O’Connell Street, Wild Rover Tours e il cambio valuta agli arrivi dei due terminal. Fuori da lì non vale.
Una scadenza da tenere a mente: il 3 settembre 2026 l’autorità dei trasporti irlandese ha annunciato che le tariffe del trasporto pubblico cambieranno dal 2027. Tutti i prezzi di questa sezione sono quelli in vigore adesso e vanno riverificati a inizio anno.
I pass turistici di Dublino, e la trappola del Book of Kells
A Dublino i pass turistici sono due famiglie diverse, e non si somigliano affatto: conviene distinguerle prima di comprare, perché il malinteso più diffuso costa una visita.
Il Go City Dublin Pass esiste in tre formule. L’All-Inclusive dà accesso libero a 34 fra attrazioni, tour e attività per un numero di giorni consecutivi; l’Explorer fa scegliere da tre a sette cose fra 31, con trenta giorni di tempo dalla prima visita; l’Essentials è la versione ridotta, tre attrazioni su sette.
| Go City | Adulto | Bambino 5-15 |
|---|---|---|
| All-Inclusive, 1 giorno | 79,00 € | 39,00 € |
| All-Inclusive, 2 giorni | 109,00 € | 54,00 € |
| All-Inclusive, 3 giorni | 134,00 € | 74,00 € |
| All-Inclusive, 5 giorni | 159,00 € | 99,00 € |
| Explorer, 3 attrazioni | 69,00 € | 34,00 € |
| Explorer, 5 attrazioni | 99,00 € | 49,00 € |
| Essentials, 3 attrazioni su 7 | 59,00 € | 29,00 € |
La trappola, e riguarda proprio la cosa che tutti vengono a vedere: il Go City Dublin, in nessuna delle sue formule, comprende il Book of Kells e il Trinity College. Non compare nell’elenco completo delle attrazioni convenzionate, controllato voce per voce. Il Guinness Storehouse invece è incluso, insieme al bus panoramico a fermate libere. Chi compra il pass immaginando di aver risolto anche la biblioteca si ritrova a pagare i 25,50 € del biglietto a parte.
L’altra famiglia è quella di DoDublin, e qui l’equivoco comincia dal nome, perché la «DoDublin Card» di cui si legge in giro non è un prodotto solo, sono tre cose distinte:
- Freedom Ticket, 49 €: è un titolo di trasporto, non di attrazioni. Comprende il bus turistico per 48 ore e la Leap Visitor Card per 72 ore, cioè bus urbani, DART, Luas e i bus dell’aeroporto. Nessun museo dentro.
- Days Out Card, 55 € (30 € bambini, 47 € studenti e over 65): sei attrazioni, una visita ciascuna, valida fino alla fine dell’anno solare. Dentro ci sono Little Museum of Dublin, MoLI, St Patrick’s, EPIC, Dublinia e Christ Church. Niente bus turistico.
- Days Out Plus, 81 € (41 € bambini, 72 € ridotti): le stesse sei attrazioni più il bus turistico per 48 ore.
Nessuna delle tre carte DoDublin comprende il Guinness Storehouse o il Book of Kells. Il conto della convenienza, allora, facciamolo con i prezzi verificati in questa guida, sul pass da un giorno a 79 €.
| Se in un giorno fate | Pagando a biglietto | Contro il pass da 79 € |
|---|---|---|
| Guinness + EPIC + Dublinia | circa 70 € | il pass costa di più |
| Le stesse tre più il Little Museum | circa 88 € | il pass conviene |
| Guinness + EPIC + bus panoramico 24 ore | circa 86 € | il pass conviene |
Detta in una riga: con tre ingressi il pass da un giorno non si ripaga, dal quarto in su sì, e il bus panoramico da solo sposta il conto perché da listino costa 34 €. Il calcolo però va rifatto ogni volta con la vostra lista, per una ragione precisa: il biglietto più caro della giornata, quello del Guinness, ha un prezzo che oscilla di tredici euro secondo il giorno e l’ora, e in una fascia economica il pass smette di convenire.
E soprattutto: fatevi il conto da soli, perché quello che vi mostra il pass parte da cifre gonfiate. Go City, per calcolare il risparmio che dichiara, usa come prezzo «senza pass» 24 € per EPIC e 31 € per Jameson. I due siti ufficiali, nel loro motore di vendita, chiedono 22 € e 26 €. Sono nove euro di differenza su due sole attrazioni, tutti a favore del pass. Non è illegale e non è nemmeno strano, è marketing: solo, il risparmio dichiarato non è il vostro.
Due vincoli, infine, che nelle tabelle comparative non ci sono. Il pass Essentials non è «tre attrazioni a scelta libera»: fra Guinness Storehouse, bus panoramico e Jameson se ne può prendere una sola, quindi con quello Guinness e Jameson insieme non si fanno. E il bus a fermate libere di DoDublin, preso da solo, comprende una sola attrazione, il Little Museum: tutto il resto che trovate elencato sono sconti nei locali convenzionati, non ingressi.
Dove dormire a Dublino: le zone e quanto cambia il prezzo
Dublino è cara da dormire, e non è un’impressione: è una città con una domanda alberghiera alta tutto l’anno e un’offerta che non è cresciuta alla stessa velocità. La buona notizia è che il centro è piccolo, quindi la scelta della zona pesa meno che in altre capitali: da quasi ovunque, dentro il canale, si arriva a piedi al Trinity College.
Le quattro zone, e a chi servono
- Il triangolo Trinity-Grafton-St Stephen’s Green: la zona più comoda in assoluto e la più cara. Si esce dal portone e si è dentro il giro delle cose da vedere, ma le stanze sono piccole e il rumore serale c’è.
- Le Liberties, attorno a Christ Church e St Patrick’s: il quartiere storico degli artigiani e delle distillerie, oggi il più in movimento della città. Dieci minuti a piedi dal centro, prezzi più bassi, ed è la zona giusta per chi ha in programma il Guinness Storehouse.
- I Docklands, a est lungo il fiume: la Dublino delle sedi europee delle società tecnologiche, di vetro e acciaio. Sembra distante e non lo è, ha alberghi nuovi e nei fine settimana costa meno, perché il suo pubblico infrasettimanale sono i viaggiatori d’affari.
- Il nord del fiume, fra O’Connell Street e Smithfield: la scelta economica che resta centrale. È anche la zona più comoda per chi arriva in bus dall’aeroporto, perché è lì che le navette scaricano.
Sul quando, invece, c’è un numero che conviene avere in testa prima di prenotare, ed è la differenza fra un fine settimana qualunque e quello di San Patrizio. Abbiamo confrontato le stesse strutture sulle stesse due notti, il 16-18 ottobre e il 16-18 marzo: cinque strutture su sei rincarano fra il 20% e il 31%, e l’inventario disponibile scende da 87 a 70 strutture. Il citizenM di St Patrick’s passa da 440 a 576 €, il NYX di Christchurch da 539 a 681 €. Una sola, il Maldron di Croke Park, va in controtendenza e cala.
Quattro strutture su cui abbiamo fatto le verifiche
- Moxy Dublin Docklands (€): la scelta più contenuta fra quelle che restano dentro la città, nel quartiere degli uffici a est. Nelle nostre due rilevazioni è anche quella che si muove di meno fra ottobre e San Patrizio.
- citizenM Dublin St Patrick’s (€€): quattro stelle a ridosso della Cattedrale di San Patrizio, con oltre duemila recensioni, quindi il voto è un dato solido e non una media di quattro opinioni.
- Point A Hotel Dublin Liberties (€€): dentro le Liberties, cioè fra le due cattedrali e la fabbrica della Guinness. È la posizione che accorcia la seconda giornata dell’itinerario.
- NYX Hotel Dublin Christchurch (€€€): quattro stelle davanti a Christ Church, con più di cinquemila recensioni, ed è la struttura su cui abbiamo misurato uno dei salti più netti nel fine settimana di San Patrizio.
Le fasce indicano il posizionamento relativo dentro la stessa città, non una cifra: i prezzi cambiano di settimana in settimana e si controllano alla data vostra. La selezione parte da strutture con voto alto e un numero di recensioni sufficiente a rendere quel voto significativo.
Quanto costa un weekend a Dublino
Dublino non è una capitale economica, e la voce che pesa di più non sono le visite ma il letto. Mettendo in fila i numeri che abbiamo verificato uno per uno in questa guida, un fine settimana per due persone si costruisce così.
| Voce | Quanto |
|---|---|
| Due notti in un tre o quattro stelle centrale, in due | da circa 390 a 540 € |
| Bus dall’aeroporto, andata e ritorno, a testa | 12,00 € con il Dublin Express, 5,20 € con il bus di linea |
| Trasporti in città, due giorni, a testa | massimo 12,00 € con il tetto della Leap Card |
| Book of Kells Experience | 25,50 € |
| Guinness Storehouse | da 24,00 a 37,00 € |
| Kilmainham Gaol | 8,00 € |
| Le due cattedrali | 11,50 € e 12,00 € |
| Musei nazionali e National Gallery | gratis |
| Pinta di stout, media nazionale | 6,33 € |
Le due leve che spostano davvero il conto sono la data e i musei gratuiti. Sulla data, un fine settimana d’autunno costa un quinto meno di quello di San Patrizio, misurato sulle stesse strutture. Sui musei, chi mette in programma l’Archeologia e la National Gallery al posto di due attrazioni a pagamento risparmia una quarantina di euro a testa senza vedere niente di meno: a Dublino le mummie di palude e il Caravaggio non costano nulla, e sono fra le cose migliori che ci siano.
Le esperienze che conviene prenotare prima
- Ingresso alla Guinness Storehouse con la pinta inclusa: nelle fasce centrali va esaurito, e alla porta si paga comunque due euro in più.
- Tour del Book of Kells, del Castello di Dublino e di Christ Church, due-tre ore: mette in fila tre tappe che stanno nello stesso quarto d’ora di cammino.
- Tour a piedi fra i luoghi principali e le gemme nascoste, due ore: a Dublino serve più che altrove, perché quasi tutto quello che conta è successo dentro edifici dall’aspetto qualunque.
- Mezza giornata lungo la costa fino a Howth: se avete tempo il DART costa due euro e fa lo stesso tragitto, ma qui la passeggiata sulle scogliere ve la raccontano.
- Cliffs of Moher e Galway in giornata, con guida in italiano: dodici ore, ed è l’unico modo sensato di vedere le scogliere senza noleggiare un’auto e senza dormire dall’altra parte dell’isola.
Un’ultima cosa prima di partire, e vale per qualunque viaggio fuori dall’Italia: la tessera sanitaria europea copre le cure pubbliche ma non il rimpatrio, il bagaglio e l’annullamento, e in Irlanda una visita privata si paga come in qualunque altro paese. Ne abbiamo scritto per esteso nella guida all’assicurazione di viaggio in Europa e a cosa copre davvero la TEAM; se preferite arrivare già coperti, si può confrontare una polizza per il viaggio singolo prima di prenotare i voli. L’Irlanda è nell’Unione europea, quindi il roaming del telefono funziona come a casa e nessuna eSIM vi serve.
Info essenziali
- Quanti giorni: due pieni per la città, tre se volete una giornata fuori, quattro solo per le Cliffs of Moher.
- Moneta: euro. In Irlanda del Nord, che è un altro Stato, si paga in sterline.
- Dall’aeroporto: nessun treno e nessun tram. Dublin Express 9 € (12 € andata e ritorno) o bus di linea 16, 19, 24 e 41 a 2,60 €, solo in monete. ⛔ L’Airlink 747 non esiste più.
- Come muoversi: a piedi. Per il resto Leap Card, TFI 90 Minute Fare a 2 € e tetto giornaliero a 6 €; oppure Leap Visitor da 8 € per 24 ore.
- Da prenotare per forza: Kilmainham Gaol, che apre le vendite 28 giorni prima e va esaurito; Newgrange, dove la prenotazione è obbligatoria per tutti.
- Gratis: Museo Archeologico con le mummie di palude e l’oro preistorico, Collins Barracks, National Gallery con il Caravaggio, il campus del Trinity, il Phoenix Park, St Stephen’s Green, i cortili del Castello.
- Chiuso nel 2026: la Chester Beatty fino a fine dicembre, il Museo di Storia Naturale per lavori. Il Dalkey Castle chiude il martedì.
- Da sapere: nella Long Room del Trinity gli scaffali sono vuoti fino al 2030, i libri sono in deposito per il restauro.
- Pioggia: 772 mm e 137 giorni all’anno, più che a Londra. Giacca con cappuccio, non ombrello.
Domande frequenti su cosa vedere a Dublino
Quanti giorni servono per visitare Dublino?
Due giorni pieni bastano per la città: il Trinity College con il Book of Kells, il castello, le due cattedrali, il Guinness Storehouse e una serata in un pub si incastrano comodamente in due giornate, perché il centro si gira tutto a piedi. Il terzo giorno serve per Kilmainham Gaol e per una gita fuori, che con il DART può essere Howth o Dalkey. Il quarto ha senso solo se volete le Cliffs of Moher, che stanno dall’altra parte dell’isola e portano via tredici ore.
Quanto costa entrare al Guinness Storehouse?
Non c’è una cifra sola, perché il prezzo è dinamico e cambia per giorno e fascia oraria come quello di un volo. Nel motore di vendita ufficiale l’adulto va da 24 a 37 euro, con i valori intermedi di 28, 30, 32 e 35: il minimo si trova infrasettimanale nelle prime fasce del mattino. Il biglietto bambino 5-17 anni costa 13 euro e la famiglia parte da 54. Comprare alla porta costa due euro in più e non garantisce il posto. Attenzione: le domande frequenti del sito ufficiale riportano ancora prezzi vecchi, cioè 10 euro per il bambino e 62 per la famiglia.
Si vede ancora la Long Room del Trinity College piena di libri?
No, e questa è la cosa più importante da sapere prima di comprare il biglietto. Circa 200.000 volumi sono stati rimossi per il progetto di riqualificazione della Old Library, tranne quelli delle prime quattro campate all’ingresso, e sono in deposito climatizzato. La sala è aperta e si visita, ma quello che si vede sono scaffali vuoti. Al posto dei libri è stata sospesa Gaia, la sfera terrestre di Luke Jerram, annunciata però solo fino a settembre 2026. Il Trinity prevede di tenere aperta la Old Library fino a fine 2027, poi chiuderà per due o tre anni e riaprirà nel 2030 con i libri di nuovo al loro posto.
Come si arriva dall’aeroporto di Dublino al centro?
Solo in autobus: all’aeroporto non arrivano né il treno né il tram Luas, e la metropolitana MetroLink non ha ancora una data di apertura. L’Airlink 747 non esiste più, quindi ignorate le guide che lo consigliano. Le opzioni sono il Dublin Express a 9 euro sola andata e 12 andata e ritorno, l’Aircoach, e i bus di linea 16, 19, 24 e 41 a 2,60 euro, che a bordo si pagano soltanto in monete. Attenzione alla fermata del Dublin Express chiamata City Centre: è Custom House Quay ed è l’ultima dell’anello, ci vogliono fra i 50 e i 56 minuti invece di venticinque.
Quanto costa una pinta di Guinness a Dublino?
Il dato ufficiale è nazionale, non cittadino: l’istituto di statistica irlandese rileva a luglio 2026 una media di 6,33 euro per la pinta di stout nei locali con licenza, ventisette centesimi in più rispetto all’anno prima. Una media ufficiale per Dublino o per Temple Bar non esiste, per quanto in giro se ne leggano con i decimali. Quello che è documentato è il picco: a Temple Bar, il giorno di San Patrizio 2025, si è arrivati a 10,45 euro. In un pub di quartiere si sta sui sei-sette euro.
Quali musei di Dublino sono gratuiti?
I due più importanti. Il National Museum of Ireland ha ingresso libero in tutte le sedi, e a Kildare Street ci sono le mummie di palude dell’età del ferro e la più grande collezione di oro preistorico dell’Europa occidentale. La National Gallery of Ireland è gratuita e ospita la Cattura di Cristo di Caravaggio, ritrovata nel 1990 nella sala da pranzo dei gesuiti di Leeson Street. Non chiudono il lunedì, sono aperti sette giorni su sette. Attenzione invece a due chiusure: la Chester Beatty è chiusa fino a fine dicembre 2026 per la presidenza europea, e il Museo di Storia Naturale è chiuso per lavori.
Conviene comprare il Dublin Pass?
Dipende da quante cose fate, e c’è una trappola da conoscere: il Go City Dublin Pass, in nessuna delle sue formule, comprende il Book of Kells e il Trinity College, mentre comprende il Guinness Storehouse e il bus panoramico. Sul pass da un giorno a 79 euro il conto è questo: Guinness, EPIC e Dublinia pagati singolarmente fanno circa 70 euro, quindi il pass costa di più; aggiungendo un quarto ingresso oppure il bus turistico, che da solo vale 34 euro, il pass comincia a convenire. Le carte DoDublin sono un’altra cosa ancora e non comprendono né Guinness né Book of Kells.
Bisogna prenotare Kilmainham Gaol?
Sì, ed è l’unica visita di Dublino su cui non si può improvvisare. I biglietti si comprano solo online, non c’è vendita in loco, si aprono 28 giorni prima e vanno esauriti: al momento della nostra verifica, dentro l’intera finestra prenotabile era libero un solo giorno con un solo posto. Gli eventuali biglietti liberati dalle cancellazioni escono ogni mattina fra le 9.15 e le 9.30. L’ingresso è solo con visita guidata, l’ultima parte alle 16.30 e i ritardatari non vengono accolti. Nessun rivenditore terzo è autorizzato: i biglietti comprati altrove non sono validi.
A Dublino piove meno che a Londra?
No, è il contrario. Secondo le medie ufficiali 1991-2020 dei due servizi meteorologici nazionali, sulle stazioni dei rispettivi aeroporti, a Dublino cadono 772,5 millimetri di pioggia all’anno distribuiti su 137 giorni con almeno un millimetro, mentre a Londra Heathrow sono 615 millimetri su 112 giorni. A Dublino piove circa il 26 per cento in più. La cosa vera da cui nasce l’equivoco è che Dublino è la parte più asciutta dell’Irlanda: la costa occidentale supera abbondantemente i mille millimetri.
Cosa vedere nei dintorni di Dublino in giornata?
Con il DART, e con la tariffa urbana da due euro, si arriva a Howth con il suo anello di scogliere, a Dalkey e Killiney, a Malahide con il castello e a Bray: sono tutte dentro la Zona 1, quindi andata e ritorno stanno nel tetto giornaliero da sei euro. Più lontano ci sono Glendalough, la valle monastica del sesto secolo nei monti Wicklow, raggiungibile con il bus 181 da St Stephen’s Green a 23 euro andata e ritorno, e Brú na Bóinne con Newgrange, le tombe a corridoio più antiche delle piramidi, dove però si entra solo con visita guidata e prenotazione obbligatoria.
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