La Buca delle Fate è una delle calette più belle e selvagge della Costa degli Etruschi: una piccola insenatura di scogli a picco sul mare, sotto l’acropoli etrusca di Populonia, sul promontorio di Piombino. Niente sabbia, niente stabilimenti, niente strada che ci arriva: ci si va solo a piedi o dal mare, ed è proprio questo che la rende speciale. Noi l’abbiamo raggiunta d’inverno percorrendo per intero la Via dei Cavalleggeri, uno dei trekking più suggestivi della zona, tra scogliere, macchia mediterranea e antiche tombe dei Tusci. In questa guida trovi cos’è la Buca delle Fate, tutti i modi per arrivarci, com’è fare il bagno e le informazioni pratiche aggiornate.
Cos’è la Buca delle Fate
La Buca delle Fate è una caletta rocciosa incastonata nel Golfo di Baratti, lungo il tratto di costa che va da Populonia a Cala Moresca. È un piccolo anfiteatro di rocce dove il mare entra tra gli scogli con acqua profonda e trasparente: il fondale degrada in fretta, per questo è amata da chi fa snorkeling e da chi cerca un bagno lontano dalla folla delle spiagge attrezzate. Non ci sono bar, ombrelloni o servizi di alcun tipo, e per questo conviene arrivare attrezzati.
Il nome arriva da lontano. Le “buche” sono in realtà le tombe ipogee etrusche scavate nella roccia lungo il sentiero, parte della necropoli di Populonia. I taglialegna che un tempo lavoravano in questi boschi pensavano che quelle cavità fossero la dimora notturna di esseri soprannaturali benevoli, le fate, e da lì il nome che è rimasto fino a oggi.
Come arrivare alla Buca delle Fate
Alla Buca delle Fate si arriva solo a piedi o via mare: non esiste un accesso in auto fino alla caletta. Ci sono due sentieri principali, uno corto e uno lungo, più l’opzione dal mare.
A piedi da Baratti (il percorso più breve)
È la via più rapida e adatta anche alle famiglie. Si parte dal piazzale sterrato detto “Il Reciso”, lungo la strada che da Baratti sale verso Populonia Alta, dove c’è un parcheggio gratuito. Da qui il sentiero scende verso la caletta in circa 20-25 minuti di cammino (indicativi), senza difficoltà particolari, con la prima parte ombreggiata nel bosco di lecci. È l’opzione giusta se vuoi soprattutto goderti la caletta e il bagno senza affrontare una camminata lunga.
A piedi da Cala Moresca, lungo la Via dei Cavalleggeri
È il percorso che abbiamo fatto noi, ed è un vero trekking: un anello di circa 16 km con 600 metri di dislivello complessivi, che parte dal parcheggio di Cala Moresca, a Salivoli (Piombino). Si percorre la storica Via dei Cavalleggeri lungo le scogliere, si arriva alla Buca delle Fate e si rientra passando per le tombe etrusche e i ruderi di San Quirico. Sono circa due ore di cammino per arrivare alla caletta e altrettante per tornare. Lo raccontiamo nel dettaglio più sotto.
Via mare
La Buca delle Fate è raggiungibile anche in barca, kayak, canoa o SUP, partendo da Piombino, da Baratti o persino da San Vincenzo più a nord. È un modo splendido di scoprirla, perché la si vede dal punto di vista da cui è più scenografica, quello del mare aperto.
La Via dei Cavalleggeri: il nostro trekking
L’itinerario lungo parte da Salivoli, e più precisamente dal parcheggio di Cala Moresca, dove c’è uno degli ingressi alla rete di sentieri della zona. Si inizia a percorrere il n° 302, chiamato anche Via dei Cavalleggeri (all’inizio su largo fondo sterrato e poi su sentiero in mezzo alla macchia mediterranea): il nome deriva dai cavalleggeri, il corpo di guardie costiere che in epoca medievale controllava questo tratto della Costa degli Etruschi.
I cavalleggeri ebbero, all’epoca, anche un’importante funzione di controllo sanitario, per evitare che malattie infettive di quel tempo come colera e tifo, portate dalla gente di mare, si diffondessero sulla terraferma. Il sentiero è quasi sempre a mezza costa, immerso nella macchia mediterranea; di tanto in tanto il panorama si apre e offre una visuale magica sulle scogliere e sulle isole dell’Arcipelago Toscano, in primis l’Isola d’Elba.

In alcuni tratti il percorso scende proprio in riva al mare, all’interno di affascinanti calette: il giorno del nostro trek soffiava un vento di Libeccio fortissimo, e le onde che si infrangevano sulla scogliera ci hanno regalato uno spettacolo impressionante della forza della natura. È così che, dopo una serie di saliscendi e rientri verso l’interno, arriviamo in circa due ore di cammino alla caletta detta Buca delle Fate.

La Buca delle Fate e le tombe dei Tusci
La piccola baia prende il nome dalle tombe etrusche, dette appunto buche come abbiamo visto, che accoglievano i defunti della civiltà dei Tusci. Esiste anche, immancabile, una leggenda: narra di un giovane pescatore che si avventurò in questi luoghi per cercare le sirene, dalle quali fu catturato e imprigionato in una grotta. La sua fidanzata tornò ogni giorno su questi scogli per piangerlo e cercarlo invano; finché un giorno un delfino trasformò una sua lacrima in una perla e la donò alle sirene, in cambio del giovane, che fu finalmente liberato.

Qui le rocce sono caratterizzate dai cosiddetti “tafoni”, cavità di varie dimensioni che si formano nelle rocce granulari come le arenarie. L’acqua salata proveniente dal mare si deposita sulla pietra ed evapora con il calore del sole: i cristalli di sale smuovono i granuli di arenaria, che poi vengono portati via dal vento. Con questo doppio meccanismo, chimico e fisico, le piccole cavità si allargano e si fondono, mentre le parti più resistenti della roccia formano sottili pareti, fino a creare un fantastico reticolo pietrificato che ricopre la superficie degli scogli.
Salendo poi con il sentiero 301 si attraversa proprio la zona delle Buche delle Fate, le tombe ipogee etrusche, facilmente visibili lungo la parte iniziale del sentiero. Continuando la salita si arriva sulla cresta della collina dove, tenendo la destra, ci si immette sul sentiero di crinale n° 300, su comoda strada bianca.
Il monastero di San Quirico
Lungo il crinale si passa davanti a quello che resta della chiesa di San Quirico e, con una breve deviazione sulla destra, eccoci davanti ai ruderi del monastero benedettino di San Quirico. Segnalato già in una serie di documenti datati fra il 1029 e il 1131, il monastero sorgeva non lontano dall’area dove si trovava l’antica città di Populonia, uno dei grandi centri etruschi e cuore della lavorazione del ferro. Da qui poteva dominare il tratto costiero del promontorio e, allo stesso tempo, si collocava lungo l’itinerario terrestre che ancora oggi congiunge Populonia a Piombino. Oggi sono parzialmente visibili l’area triabsidata della chiesa e le murature del chiostro.

Ripresi il sentiero 300, ci si dirige verso Piombino attraversando la zona di Campo alla Sughera e poi scendendo, lungo il lungo e agevole sterrato, verso Cala Moresca. Sono passate circa altre due ore dalla Buca delle Fate quando, all’avvicinarsi del tramonto, ci ricongiungiamo al punto di partenza del trekking.

Fare il bagno alla Buca delle Fate
La Buca delle Fate è una caletta di scogli, senza spiaggia di sabbia e senza alcun servizio. L’acqua è profonda e cristallina, e il fondale degrada rapidamente già a pochi metri dalla riva: è un posto magnifico per nuotare e fare snorkeling, ma proprio per questo va affrontato con un minimo di accortezza, soprattutto con i bambini e con il mare mosso.
Visto che non ci sono bar né punti d’appoggio, conviene portare con sé acqua, qualcosa da mangiare, scarpette da scoglio e tutto l’occorrente, e ripartire lasciando la caletta pulita come l’abbiamo trovata. L’ombra è poca: nelle ore centrali delle giornate estive il sole picchia forte sugli scogli.
Quando andare e informazioni utili
Il trekking lungo la Via dei Cavalleggeri dà il meglio in primavera e in autunno: nonostante buona parte del percorso sia all’ombra, d’estate il caldo lo rende faticoso ed è meglio evitarlo nelle ore centrali. Per il solo bagno alla caletta l’estate va benissimo, mettendo in conto sole e poca ombra. Ricorda che il percorso ad anello è lungo circa 16 km con 600 metri di dislivello complessivi: non presenta difficoltà tecniche, ma va affrontato con scarpe adatte, acqua a sufficienza e un minimo di allenamento.
Parcheggio e accesso da Baratti. Il parcheggio del Golfo di Baratti è a pagamento indicativamente da fine marzo a inizio ottobre, con orario diurno e controllo digitale tramite lettura delle targhe (la prima ora costa intorno ai 2,90 euro, con tariffa giornaliera massima). Le tariffe cambiano di stagione: conviene verificarle sul sito dei Parchi della Val di Cornia prima di partire. Il piazzale del “Reciso”, da cui parte il sentiero corto, è invece libero.
Parcheggio a Cala Moresca. Per il percorso lungo si lascia l’auto nell’ampio parcheggio di Cala Moresca, a Salivoli, descritto come gratuito: trattandosi della viabilità del promontorio, conviene comunque verificare la situazione in loco.
Per la Buca delle Fate non risultano numeri chiusi o prenotazioni obbligatorie; in alta stagione, però, vale sempre la pena controllare eventuali ordinanze del Comune di Piombino.


Domande frequenti sulla Buca delle Fate
Dove si trova la Buca delle Fate?
Si trova nel Golfo di Baratti, sul promontorio di Piombino (provincia di Livorno, Toscana), sotto l’acropoli etrusca di Populonia, lungo la Costa degli Etruschi.
Come si arriva alla Buca delle Fate?
Solo a piedi o via mare. A piedi ci sono due opzioni: il percorso corto da Baratti, dal piazzale “Il Reciso” (circa 20-25 minuti), oppure il trekking lungo della Via dei Cavalleggeri da Cala Moresca (anello di circa 16 km). In alternativa la si raggiunge in barca, kayak o SUP.
Quanto si cammina per arrivarci?
Dal piazzale “Il Reciso” di Baratti bastano circa 20-25 minuti. Dalla Via dei Cavalleggeri, partendo da Cala Moresca, servono circa due ore per l’andata, su un anello complessivo di circa 16 km.
Si può fare il bagno alla Buca delle Fate?
Sì. È una caletta di scogli con acqua profonda e limpida, perfetta per nuotare e fare snorkeling. Non ci sono spiaggia di sabbia, bar o servizi, quindi conviene portare acqua, scarpette da scoglio e il necessario.
Perché si chiama Buca delle Fate?
Il nome deriva dalle “buche”, le tombe ipogee etrusche scavate nella roccia lungo il sentiero. Un tempo si credeva che quelle cavità fossero la dimora di esseri soprannaturali benevoli, le fate.
Qual è il periodo migliore per andarci?
Per il trekking lungo, primavera e autunno, quando il caldo non rende faticoso il cammino. Per il solo bagno l’estate va bene, mettendo in conto sole forte e poca ombra sugli scogli.
3 risposte
Sarebbe bello potersi accodare ad esperti in azione…
quando sei in zona Toscana, prova a contattarci
Un appunto soltanto, i popoli che abitavano nella zona e che hanno creato le “buche” cioè le tombe erano gli etruschi. Il termine Tusci e Tuscia ha riferimenti molto posteriori, addirittura medioevali. Solo allora diventano simonimi e sovrapponibili. Gli etruschi della zona della via dei Cavalleggeri sono precedenti all’epoca romana.
Sono nata e cresciuta lì. Buon proseguimento