Cosa vedere ad Arles: Van Gogh, monumenti romani e pass

Nei miei viaggi in Provenza non è mai mancata una sosta ad Arles, e ogni volta ci sono tornato con la stessa sensazione: quella di camminare dentro una piccola Roma finita per sbaglio nel sud della Francia. Il primo colpo d’occhio è l’anfiteatro, e da toscano cresciuto a pane e storia romana mi si è acceso un moto di orgoglio che non riesco a nascondere. Poi c’è l’altra metà della città, quella che ha stregato Vincent Van Gogh, il mio pittore preferito, che qui in poco più di un anno dipinse oltre trecento tele. Una delle sere più magiche che ricordi l’ho passata a cenare dentro un suo quadro, e più avanti vi racconto perché oggi quella cena non si può più fare.

In questa guida trovate cosa vedere ad Arles monumento per monumento, i luoghi di Van Gogh con quello che ne resta davvero, i prezzi e i pass aggiornati (che quasi tutti riportano sbagliati), un itinerario a piedi di un giorno e i consigli su dove dormire. Arles è anche la porta d’ingresso della Camargue e una base comoda per i pittoreschi villaggi provenzali: alla fine trovate anche i dintorni.

In breve

Arles si visita a piedi in un giorno: il centro storico è pedonale e i monumenti stanno tutti entro dieci minuti l’uno dall’altro. Da vedere: l’anfiteatro romano, il teatro antico, il chiostro di Saint-Trophime, i criptoportici, les Alyscamps e le terme di Costantino, tutti patrimonio UNESCO. Anfiteatro e teatro antico si visitano con un biglietto unico da 11€ (ridotto 9€); per il resto conviene il Pass Liberté (15€) o il Pass Avantage (19€), che comprende sei monumenti e tre musei. Sotto i 18 anni si entra gratis. La torre di LUMA firmata Frank Gehry si visita gratuitamente su prenotazione. Ad Arles non è rimasto nessun quadro originale di Van Gogh: si vanno a vedere i luoghi che dipinse, non le tele.

Dove si trova Arles e perché vale il viaggio

Arles si trova in Francia, nel dipartimento delle Bocche del Rodano, in Provenza, a una quarantina di chilometri da Nîmes e a circa un’ora d’auto da Marsiglia. È adagiata sulla riva sinistra del Rodano, nel punto in cui il fiume si divide e comincia la Camargue: questa posizione ne ha fatto una città strategica già in epoca romana, quando la si attraversava scendendo verso la Spagna.

La ragione per cui merita il viaggio sta in una cosa che colpisce appena si arriva: la concentrazione di monumenti romani è tra le più alte di tutta la Francia, e dal 1981 i monumenti romani e romanici di Arles sono iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Camminando per il centro non si passa da un sito archeologico all’altro come in un parco: si gira per una città viva, con i bar e le botteghe, e le vestigia dell’impero spuntano in mezzo alle case. L’anfiteatro non è un rudere recintato, è ancora il posto dove la città si dà appuntamento.

A questo si aggiunge la luce. È la stessa che nella seconda metà dell’Ottocento fece perdere la testa a Van Gogh e che ancora oggi porta ad Arles fotografi da tutto il mondo. Il sole, le cicale, la lavanda e il grano: un contesto che dà sensazioni bucoliche che in Provenza ho ritrovato solo qui in questa forma, mescolate a duemila anni di pietra.

Arles anfiteatro romano visto dall'alto
Cosa vedere ad Arles: Van Gogh, monumenti romani e pass 10

Cosa vedere ad Arles: la piccola Roma di Provenza

Vi faccio un elenco ragionato di cosa vedere ad Arles, così potete decidere su cosa spendere il tempo che avete. Il centro storico è pedonale e tutto si fa a piedi: dall’anfiteatro al teatro antico ci sono due minuti, dai criptoportici alle terme di Costantino cinque. L’unica eccezione sono les Alyscamps, che stanno appena fuori dal nucleo, e l’abbazia di Montmajour, che è proprio in campagna.

L’arena di Arles, l’anfiteatro romano

Anche da italiani abituati al Colosseo, posso garantirvi che questo anfiteatro piantato in mezzo alla città fa il suo effetto. Fu costruito verso la fine del I secolo d.C., misura 136 metri per 107 e ai tempi dei romani ospitava fino a ventimila persone tra combattimenti di gladiatori e corse di bighe. Ha la tipica forma ovale, due livelli di sessanta arcate ciascuno e trentaquattro file di gradoni.

La cosa che lo rende diverso dagli altri anfiteatri è che non ha mai smesso di essere usato. Nel Medioevo ci costruirono dentro un vero e proprio paese fortificato, con oltre duecento case e tre chiese, smantellato solo nell’Ottocento per riportare alla luce il monumento romano. Oggi l’arena ospita concerti, spettacoli e le corride della feria: in configurazione moderna la capienza è di circa dodicimila spettatori. Salite sulle torri medievali, perché da lassù si abbraccia tutta Arles con il Rodano alle spalle.

Anfiteatro di Arles, le arcate del livello superiore
Anfiteatro di Arles – Photo credit: Fotos Avulso on VisualHunt.com / CC BY-NC-ND

Info pratica: l’anfiteatro e il teatro antico non si pagano separatamente, si visitano con un biglietto unico da 11€ (ridotto 9€), gratuito sotto i 18 anni. È il punto in cui quasi tutte le guide online sbagliano, riportando due biglietti distinti da 9€ l’uno. Orari indicativi: 9-19 da maggio a settembre, 9-18 in marzo, aprile e ottobre, 10.30-16.30 da novembre a febbraio. Chiusure eccezionali il 1° gennaio, il lunedì di Pasqua, il 1° maggio, il 1° novembre e il 25 dicembre: verificate sempre sul sito dell’ufficio del turismo di Arles prima di partire.

Il teatro antico

È più antico dell’anfiteatro di un secolo abbondante, ma è arrivato fino a noi molto più malconcio, perché per secoli è stato usato come cava di pietra per costruire le chiese e i palazzi della città. Di quello che era un teatro da diecimila posti restano la platea, qualche gradinata e due colonne rimaste in piedi, che gli arlesiani chiamano confidenzialmente “le due vedove”. Non aspettatevi il teatro di Orange: qui si viene per immaginare, non per vedere. In compenso d’estate torna a fare il suo mestiere, con spettacoli e proiezioni all’aperto.

I criptoportici, la Arles sotterranea

Questa è la visita che consiglio a chi ha poco tempo e vuole portarsi a casa un ricordo diverso dal solito. Sotto la piazza del municipio corre un enorme quadrilatero di gallerie sotterranee a doppia navata, costruito dai romani nel I secolo a.C. per reggere il livello del foro soprastante e usato come magazzino. Si scende, e in pochi passi si passa dalla luce accecante della Provenza a un’aria fresca e umida, con le volte in pietra che si perdono nel buio. Sono ancora visibili le tracce delle botteghe, i condotti idrici e le fognature. Ci si sta una ventina di minuti e sono i venti minuti più suggestivi della città.

Attenzione: i criptoportici sono attualmente visitabili a tariffa ridotta di 4€ proprio a causa di lavori in corso, che limitano il percorso. È un’informazione che non troverete su nessuna delle guide online che li danno ancora a 3,50€ o a 5€ pieni: se il sotterraneo è il motivo per cui volete andare, controllate lo stato dei lavori prima di mettervi in fila.

La chiesa e il chiostro di Saint-Trophime

Affacciata sulla piazza della Repubblica, Saint-Trophime è uno dei capolavori del romanico provenzale. Quello che non passa inosservato è il portale scolpito, con il Giudizio Universale che si sviluppa sopra l’ingresso: i beati incolonnati verso il paradiso da un lato, i dannati incatenati e nudi che scendono all’inferno dall’altro. Vale la pena fermarsi qualche minuto a leggerlo, perché è un fumetto medievale di una precisione impressionante. In questa chiesa fu incoronato Federico Barbarossa re di Arles nel 1178.

Il chiostro si paga a parte e merita: due gallerie romaniche e due gotiche, costruite in epoche diverse, con i capitelli istoriati e una terrazza superiore da cui si guardano i tetti della città. Van Gogh e Gauguin ci vennero a disegnare insieme.

L'Hotel de Ville di Arles in piazza della Repubblica con l'obelisco
Arles hotel de ville – Photo credit: TechnicolorPaul on VisualHunt.com / CC BY-NC-ND

Les Alyscamps, i Campi Elisi di Arles

Il nome viene dal provenzale e significa proprio Campi Elisi. È un viale fiancheggiato da file di sarcofagi romani e da cipressi altissimi, che conduce alle rovine della chiesa di Saint-Honorat. Nel Medioevo era considerato uno dei luoghi di sepoltura più ambiti della cristianità, tanto che i corpi arrivavano lungo il Rodano dentro botti, con la moneta per il seppellimento tra i denti.

Oggi è un posto silenzioso e malinconico, fuori dal centro di una decina di minuti a piedi, dove il turismo di massa non arriva. Van Gogh e Gauguin ci dipinsero insieme nell’autunno del 1888, ciascuno la sua versione dello stesso viale: sono tra i pochi quadri di cui potete riconoscere l’inquadratura quasi intatta.

Les Alyscamps Arles, il viale dei sarcofagi romani tra i cipressi
Les Alyscamps Arles – Photo credit: Guillermo Fdez on Visual hunt / CC BY-NC-ND

Le terme di Costantino

Di quelle che furono le terme imperiali del IV secolo resta la parte nord, incastrata tra le case del centro a due passi dal Rodano. Si vedono l’abside del caldarium con la bella muratura a corsi alternati di pietra e mattoni, e il sistema di riscaldamento sotto il pavimento. È una visita breve, di quelle che si infilano bene tra due tappe più impegnative, ed è compresa in entrambi i pass.

Il Museo dipartimentale dell’Arles antica

Sta un po’ fuori mano, sulla penisola dove correva il circo romano, ed è il motivo per cui molti lo saltano: sbagliando. In quasi ottomila metri quadrati racconta la storia della città dal 2500 a.C. in poi, con mosaici, sarcofagi e la ricostruzione dei monumenti. Il pezzo forte è il chaland Arles-Rhône 3, una chiatta romana da trentun metri recuperata intera dal fondo del fiume nel 2011 ed esposta con il suo carico. Se viaggiate con ragazzi che si annoiano davanti ai ruderi, questo è il posto che li riconcilia con i romani.

Van Gogh ad Arles: i luoghi dei quadri

Vincent Van Gogh arrivò ad Arles da Parigi nel febbraio del 1888, catturato dall’idea di una luce del sud che gli cambiasse la tavolozza dopo gli anni cupi del periodo olandese. Ci restò poco più di quattordici mesi e furono i più prolifici della sua vita: oltre trecento tele, tra cui i Girasoli, la Camera di Vincent, il ponte di Langlois e la Notte stellata sul Rodano. Prese in affitto quattro stanze al numero 2 di place Lamartine, in un edificio dipinto di giallo che passò alla storia come la Casa Gialla, e ci sognava di riunire una comunità di artisti.

Il sogno durò due mesi. Gauguin lo raggiunse in ottobre, i due litigarono furiosamente per settimane e la sera del 23 dicembre 1888, dopo l’ennesima lite nella Casa Gialla, Van Gogh si recise l’orecchio sinistro e andò a consegnarlo in rue du Bout d’Arles, nel quartiere a luci rosse. Fu ricoverato all’Hôtel-Dieu, l’ospedale civile della città, e il maggio seguente si fece internare volontariamente a Saint-Paul-de-Mausole, il monastero-manicomio di Saint-Rémy-de-Provence, dove dipinse la Notte stellata che tutti conosciamo.

Attenzione: ad Arles non c’è un solo quadro originale di Van Gogh, e nemmeno nel resto della Provenza. Le tele dipinte qui sono tutte a Amsterdam, Parigi, New York, Otterlo e in collezioni private. Ad Arles si viene a vedere i luoghi che ha dipinto, non le opere: sapendolo si gode il doppio, scoprendolo sul posto è la delusione più comune di chi ci arriva convinto del contrario.

La Casa Gialla di place Lamartine

Mettiamo subito in chiaro la cosa più importante: la Casa Gialla non esiste più. Fu gravemente danneggiata dai bombardamenti alleati del 1944 e demolita poco dopo. Su place Lamartine oggi c’è un pannello che segnala il punto e mostra il quadro, con l’edificio accanto che è sopravvissuto e permette di ritrovare l’inquadratura. Non è molto, ma per chi ama Van Gogh restare in piedi lì con la riproduzione in mano vale il quarto d’ora di cammino dal centro.

“Mi portò nella sua abitazione a piazza Lamartine e ho visto quadri meravigliosi, i suoi capolavori. Immaginate lo splendore di quei muri imbiancati a calce su cui spiccano i suoi colori in tutta la loro freschezza.” (Paul Signac)

Il Café la Nuit di place du Forum

È l’immagine che tutti hanno in testa: la terrazza gialla sotto il cielo stellato di “Terrazza del caffè la sera”, dipinta nel settembre 1888. L’edificio in place du Forum c’è ancora, con la sua facciata gialla, ed è uno dei luoghi più fotografati di Arles. Devo dire che una delle esperienze più magiche vissute qui è stata cenare dentro quel quadro, ai tavolini sotto la tenda, con la piazza che si accendeva.

Attenzione: quella cena oggi non si può più fare. Il locale, che si chiamava Café Van Gogh, è chiuso dal luglio 2023 per una vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna dei gestori per frode fiscale, con interdizione dall’attività. La facciata gialla resta lì e la si fotografa senza problemi, ma la terrazza è vuota e non risulta una data di riapertura. Tutte le guide che ve lo consigliano ancora come posto dove mangiare o bere un aperitivo sono ferme a prima di quella data.

C’è poi un dettaglio che quasi nessuno racconta e che ai puristi fa storcere il naso: quel giallo non è il giallo di Van Gogh. La facciata fu ridipinta di giallo negli anni Novanta apposta per somigliare al quadro. Nella tela la luce calda viene dalla lampada a gas che illumina la terrazza, non dal colore del muro.

Il Café la Nuit di Arles oggi, la facciata gialla in place du Forum
Caffè la nuit Arles oggi – Photo credit: HBarrison on Visualhunt.com / CC BY-NC-SA
Terrazza del caffè la sera, il quadro di Van Gogh dipinto in place du Forum ad Arles
Cosa vedere ad Arles: Van Gogh, monumenti romani e pass 11

Consiglio: non confondete i due caffè, perché è l’errore che fanno quasi tutti, comprese diverse guide. La terrazza gialla del quadro famoso è quella di place du Forum. “Il caffè di notte”, il quadro con l’interno rosso e verde e il biliardo al centro, ritrae invece un altro locale, il Café de la Gare al numero 30 di place Lamartine, gestito dai coniugi Ginoux, dove Vincent alloggiò prima di prendere la Casa Gialla. Quell’edificio fu colpito dai bombardamenti del 1944: dell’interno che vedete nel quadro non è rimasto niente.

L’Espace Van Gogh, l’ex ospedale

È l’antico Hôtel-Dieu, l’ospedale civile dove Van Gogh fu ricoverato dopo la notte dell’orecchio e dove tornò nei mesi successivi. Attenzione a non chiamarlo manicomio, come si legge in giro: il manicomio fu Saint-Paul-de-Mausole, a Saint-Rémy, ed è un altro posto e un altro momento della sua storia. Oggi l’edificio ospita la mediateca e spazi universitari, e l’ingresso al cortile è libero.

Sono rimasto incantato dal giardino interno, ricostruito fedelmente sulle indicazioni del quadro che Vincent dipinse dalla finestra, con le aiuole geometriche e i colori accesi. È uno dei pochissimi luoghi di Arles dove potete mettervi esattamente dove stava lui e vedere quasi la stessa scena. Ci si entra gratis ed è a due passi dal centro: non saltatelo.

Espace Van Gogh Arles, il giardino del cortile ricostruito come nel quadro
Cosa vedere ad Arles: Van Gogh, monumenti romani e pass 12

Il ponte di Langlois, il ponte delle lavandaie

Van Gogh lo dipinse in almeno quattro versioni nella primavera del 1888, con le lavandaie inginocchiate sulla riva. Il ponte levatoio originale non c’è più, ma ne è stato ricostruito uno identico sul canale che porta a Port-de-Bouc, a circa tre chilometri dal centro in direzione di Saintes-Maries-de-la-Mer, non nel punto esatto ma poco distante. Non è facilissimo da trovare e onestamente ci si arriva bene solo in auto o in bici, però l’inquadratura del quadro si ritrova quasi intatta e il posto è silenzioso: se siete venuti ad Arles per Van Gogh, questo è il pezzo di viaggio che vi porterete a casa.

Il ponte di Langlois ad Arles, il ponte levatoio delle lavandaie dipinto da Van Gogh
Cosa vedere ad Arles: Van Gogh, monumenti romani e pass 13

Il circuito Van Gogh e gli altri luoghi

L’ufficio del turismo ha segnato per le strade del centro un percorso di pannelli che riproducono i quadri nel punto esatto in cui furono dipinti: si chiama Circuit Van Gogh, si fa in un paio d’ore camminando e comprende anche il lungo Rodano da cui nacque la “Notte stellata sul Rodano”, vicino al ponte di Trinquetaille, e il viale dei sarcofagi degli Alyscamps. La mappa si ritira all’ufficio turistico e il giro si può fare da soli, senza guida.

L’altra Arles: LUMA, la Fondation Van Gogh e i musei

Se avete in mente Arles solo come città romana e vangoghiana, questa è la parte che vi sorprenderà, ed è anche quella che le guide online raccontano di meno.

LUMA Arles e la torre di Frank Gehry

Nel Parc des Ateliers, le vecchie officine ferroviarie a sud della città, dal 2021 svetta una torre di cinquantasei metri rivestita di migliaia di pannelli di acciaio inossidabile, progettata da Frank Gehry e ispirata dichiaratamente alla Notte stellata di Van Gogh e alle falesie delle Alpilles. È diventata in pochi anni l’edificio più fotografato di Arles e il contrasto con l’anfiteatro romano, a un chilometro di distanza, è il motivo per cui la città oggi è molto più interessante di quanto racconti la sua fama.

Info pratica: l’accesso al Parc des Ateliers è libero e la visita alla torre, alle terrazze e agli scivoli è gratuita, su prenotazione. Si pagano solo le mostre: in bassa stagione 9€ intero e 7€ ridotto, in alta 15€ e 9€, con ingresso gratuito sotto i 26 anni. Le visite guidate costano 12€ (ridotto 8€). Gli orari cambiano a seconda del periodo e le giornate di chiusura infrasettimanale variano: prenotate e controllate sul sito di LUMA Arles, perché è l’unica attrazione della città in cui presentarsi senza prenotazione può voler dire restare fuori.

La Fondation Vincent van Gogh

Non è un museo di opere di Van Gogh, e va detto subito per non ripetere l’equivoco di prima: è uno spazio espositivo aperto nel 2014 in un palazzo del centro, che a ogni stagione mette in dialogo qualche tela di Vincent presa in prestito con il lavoro di artisti contemporanei. Ha ospitato Bacon, Hockney, Botero e molti altri. Il biglietto costa 10€ (ridotto 8€) ed è gratuito sotto i 26 anni; ci sono formule combinate con il museo Réattu e con LUMA. Prima di andarci vale la pena guardare che mostra c’è in corso sul sito della Fondation, perché l’esperienza cambia parecchio da un allestimento all’altro.

Il museo Réattu e il Museon Arlaten

Il Réattu occupa un antico priorato dei cavalieri di Malta affacciato sul Rodano e conserva, oltre alle opere del pittore arlesiano che gli dà il nome, una raccolta di cinquantasette disegni che Picasso donò personalmente alla città nel 1971, più un importante fondo fotografico. Il Museon Arlaten, il museo della cultura provenzale voluto dal poeta Frédéric Mistral con i soldi del suo premio Nobel, ha riaperto nel 2021 dopo dodici anni di restauro ed è oggi uno dei musei etnografici più belli di Francia: costumi, tradizioni, vita quotidiana della Camargue. Sono entrambi compresi nel Pass Avantage e nessuno dei due è affollato.

Biglietti e pass di Arles: quale conviene

Questa è la sezione per cui vale la pena leggere questa guida fino in fondo, perché sui prezzi di Arles in rete circola una grande confusione: lo stesso pass viene indicato a 12, 15, 16 e 19 euro a seconda di chi scrive, e sono quasi tutti dati vecchi di anni. Ecco i prezzi che risultano dalla biglietteria ufficiale della città, verificati ad agosto 2026.

BigliettoInteroRidottoCosa comprende
Pass Avantage19€16€6 monumenti + museo Réattu + 3 musei (Arles antica, Museon Arlaten, Camargue). Validità 6 mesi
Pass Liberté15€13€4 monumenti a scelta + museo Réattu + 1 museo a scelta. Validità 1 mese
Anfiteatro + teatro antico11€9€Biglietto unico per i due monumenti
Chiostro di Saint-Trophime6€Solo il chiostro (la chiesa è gratuita)
Les Alyscamps5€
Terme di Costantino5€
Criptoportici4€Tariffa ridotta per lavori in corso

Fatti i conti, la regola è semplice. Se volete vedere solo l’arena e il teatro antico, prendete il biglietto unico da 11€ e non pensateci più. Se aggiungete anche solo due monumenti tra chiostro, Alyscamps, terme e criptoportici, siete già intorno ai 20€ e il Pass Liberté da 15€ si ripaga da solo. Se avete una giornata intera e volete metterci dentro anche i musei, o se tornate in Provenza entro sei mesi, il Pass Avantage da 19€ è l’affare vero: con quattro euro in più prendete tutto, compresi il Museon Arlaten e il museo dell’Arles antica.

Consiglio: se viaggiate con ragazzi, ricordatevi che sotto i 18 anni si entra gratis nei monumenti accompagnati da un genitore, e che alla Fondation Van Gogh e alle mostre di LUMA la gratuità arriva addirittura fino ai 26 anni. Per una famiglia con figli adolescenti il conto della giornata si dimezza. Entrambi i pass danno anche la tariffa ridotta all’abbazia di Montmajour, al castello di Tarascona e al sito di Glanum a Saint-Rémy, che sono le tre gite fuori porta più naturali da qui.

Un’ultima cosa che fa risparmiare a chi ha la fortuna di passare di lì nel momento giusto: durante le Giornate europee del patrimonio, a metà settembre, i monumenti municipali di Arles sono gratuiti. Nel 2026 le date sono il 19 e 20 settembre. Trattandosi di tariffe che cambiano di anno in anno, prima di partire date comunque un’occhiata alla pagina dell’ufficio del turismo.

Arles in un giorno: itinerario a piedi

Arles si visita benissimo in una giornata, e il bello è che si fa tutto camminando. Questo è il giro che consiglio, pensato per lasciare le cose all’aperto nelle ore migliori di luce.

  1. Mattina presto: l’anfiteatro. Aprite la giornata con l’arena, quando non c’è nessuno e la luce radente fa il suo mestiere sulle arcate. Salite sulla torre.
  2. Il teatro antico, che è a due minuti e si fa con lo stesso biglietto. Mezz’ora abbondante.
  3. Piazza della Repubblica: l’obelisco romano, il municipio, il portale di Saint-Trophime e il chiostro. Sotto la piazza, i criptoportici, perfetti per l’ora in cui comincia a fare caldo.
  4. Pranzo in centro, tra place du Forum e la Roquette.
  5. Pomeriggio: i luoghi di Van Gogh. Place du Forum con la facciata gialla, il cortile dell’Espace Van Gogh, place Lamartine dove stava la Casa Gialla, e il lungo Rodano.
  6. Les Alyscamps nel tardo pomeriggio, quando i cipressi fanno le ombre lunghe sui sarcofagi ed è il momento in cui il viale rende di più.
  7. Tramonto a LUMA: la torre di Gehry riflette la luce calda e a quell’ora è uno spettacolo. Poi aperitivo in centro.

Se avete un secondo giorno, dedicatelo al museo dell’Arles antica la mattina e alla Camargue nel pomeriggio, oppure al ponte di Langlois e all’abbazia di Montmajour, che è a otto chilometri e domina la pianura dall’alto della sua rocca.

Cosa fare ad Arles e dintorni

Quando andare ad Arles

Il periodo che consiglio davvero è la tarda primavera, tra fine aprile e giugno: la luce è quella dei quadri, le giornate sono lunghe, i monumenti hanno l’orario esteso e non si soffoca. Settembre è l’altra finestra buona, con il vantaggio del festival della fotografia ancora aperto e dei prezzi già in discesa.

Luglio e agosto sono i mesi in cui va tutto il mondo, ed è anche l’unico periodo in cui vedete la lavanda in fiore nell’entroterra, ma il caldo nella valle del Rodano è notevole e i monumenti all’aperto, arena e Alyscamps in testa, verso mezzogiorno diventano una prova. Se ci andate in quel periodo, organizzatevi per stare all’aperto la mattina presto e la sera. In inverno la città è vuota e silenziosa, con gli orari ridotti al pomeriggio corto: ha il suo fascino, ma non è il momento per la prima visita.

Il mercato del sabato, da non perdere

Se potete scegliere il giorno, venite di sabato. Il mercato di Arles sul boulevard des Lices è uno dei più grandi e dei più belli di tutta la Provenza: circa quattrocentocinquanta banchi il sabato mattina, per oltre due chilometri di bancarelle, dalle 8 alle 12.45. Ci trovate il riso della Camargue, la saucisson d’Arles, l’olio delle Alpilles, i formaggi, le spezie, le telline. C’è anche un mercato più piccolo il mercoledì, sul boulevard Émile-Combes, con circa trecento espositori. È il posto dove la città si vede per quello che è, e non costa niente.

Le feste e i grandi eventi

Arles vive di tradizioni molto sentite, e capitarci durante una festa cambia il viaggio. La Feria di Pasqua apre la stagione tauromachica e riempie la città; il 1° maggio c’è la Fête des Gardians, con i butteri della Camargue a cavallo; la prima domenica di luglio si tiene la Festa del Costume, con le arlesiane in abito tradizionale e la sfilata notturna del Pegoulado; a fine estate arriva la Festa del Riso con i carri. Da luglio a settembre ci sono le Rencontres de la Photographie, il festival di fotografia più importante d’Europa, che occupa spazi in tutta la città: io l’ho visitato nel 2006 e ne è valsa davvero la pena.

Attenzione: nei giorni della feria e durante le Rencontres, Arles fa il pieno e gli alberghi si esauriscono con largo anticipo. La città ha poche strutture ricettive rispetto ai visitatori che riceve, e in quei periodi trovare posto senza avere prenotato è praticamente impossibile: parlo per esperienza, è la prima cosa che sistemo quando programmo un viaggio da queste parti.

Come arrivare ad Arles e dove parcheggiare

Dall’Italia si arriva bene in auto: dal confine di Ventimiglia sono poco più di duecentocinquanta chilometri di autostrada, si prende la A8 e poi la A7 in direzione Spagna, e si mette in conto una buona dose di pedaggi. Da Milano sono circa sei ore e mezza, da Torino cinque e mezza passando dal Monginevro, da Genova sei.

In aereo l’aeroporto più comodo è Marsiglia-Provenza, a circa un’ora d’auto, servito da voli diretti dall’Italia; in alternativa Nîmes o Nizza. In treno Arles ha la sua stazione sulla linea regionale, a un quarto d’ora a piedi dal centro, e ci si arriva cambiando a Marsiglia o ad Avignone, che è il nodo dei TGV. Detto questo, se il vostro giro comprende la Camargue e i villaggi delle Alpilles, l’auto è quasi indispensabile: il fly and drive resta il modo giusto di girare la Provenza.

Info pratica: il centro storico di Arles è pedonale e a traffico limitato, quindi non provate a entrarci in auto. Il parcheggio più comodo è quello di place Lamartine, appena fuori dalle mura, da cui si entra a piedi dalla Porte de la Cavalerie e in cinque minuti si è all’anfiteatro. È anche, curiosamente, la piazza dove stava la Casa Gialla: parcheggiate e siete già alla prima tappa vangoghiana.

Dove dormire ad Arles

Ho sempre soggiornato ad Arles nei miei viaggi in Provenza, e la mia scelta è ricaduta quasi sempre sulle chambres d’hôtes dentro i mas, le vecchie cascine provenzali appena fuori città: si dorme in mezzo al verde, si fa colazione all’aperto e si spende meno che in centro. Un anno però ho preso un albergo a due passi dall’anfiteatro e devo dire che uscire la sera e trovarsi l’arena illuminata davanti agli occhi ha il suo perché. Sotto trovate le due logiche, con qualche indirizzo scelto tra le strutture meglio recensite della zona.

Dove dormire ad Arles: in quale zona

  • Centro storico: la scelta più bella e la più cara, tutto a piedi e l’arena sotto casa. Ideale se arrivate in treno o volete lasciare l’auto ferma. Attenzione al rumore nelle sere di festa.
  • La Roquette: l’antico quartiere dei marinai a ridosso del centro, vicoli stretti e case colorate. Autentico, tranquillo e più economico, a cinque minuti a piedi da tutto.
  • Trinquetaille e i quais du Rhône: dall’altra parte del fiume, prezzi più bassi e vista sul Rodano, quello dipinto nella Notte stellata. Si attraversa il ponte a piedi.
  • I mas in campagna: fuori città verso le Alpilles o la Camargue. Servono l’auto, ma si guadagnano silenzio, giardini e spesso la piscina, e si è già sulla strada per le gite fuori porta.

Dove dormire ad Arles: hotel, b&b e case

Le abbiamo selezionate tra le strutture con i punteggi più alti e un numero consistente di recensioni, cercando fasce di prezzo e zone diverse.

In centro

  • Hotel Spa Le Calendal (€€): tre stelle in rue Porte de Laure, letteralmente a ridosso dell’anfiteatro, con giardino interno e area spa. È il tipo di posizione che vi fa uscire dopo cena e ritrovarvi davanti all’arena illuminata.
  • Studio de Charme à la Roquette (€): monolocale nel quartiere della Roquette, il più autentico della città, a pochi minuti a piedi dal centro. La soluzione giusta per due persone che vogliono spendere poco senza stare fuori mano.
  • Maison Arles (€€€): quattro stelle in centro, per chi cerca la casa provenzale curata e ha voglia di concedersi qualcosa in più. Adatta anche a famiglie o gruppi, con spazi fino a sei ospiti.

Fuori città, nei mas

  • Le Mas d’Eymard (€€): la cascina provenzale a poca distanza dal centro, con il giardino e la calma della campagna. È la formula che preferisco quando viaggio in Provenza in auto, e a fine giornata si sente la differenza.

Cosa mangiare ad Arles

La cucina di qui è quella della Camargue, e ha due prodotti che non troverete altrove con la stessa qualità: il riso della Camargue, coltivato nel delta e usato anche in versione rossa e integrale, e la gardiane de taureau, lo stufato di carne di toro marinato nel vino rosso e cotto per ore, che si serve proprio con quel riso. È il piatto identitario della città e va provato almeno una volta.

Cosa assaggiare ad Arles

  • Gardiane de taureau: lo stufato di toro camarguese con riso rosso. Il piatto della tradizione, servito in quasi tutte le trattorie del centro.
  • Saucisson d’Arles: il salame locale, nato a metà Settecento, tradizionalmente con carne di toro oltre al maiale. Si compra al mercato del sabato.
  • Telline: le piccole vongole della sabbia della Camargue, saltate con aglio e prezzemolo, servite come antipasto.
  • Riso della Camargue e olio d’oliva della valle des Baux, entrambi a denominazione protetta: i souvenir gastronomici giusti da portare a casa.
  • Tapenade e aïoli, più i vini dei Costières de Nîmes e delle Alpilles per accompagnare.

Consiglio: tempo permettendo, cenate in uno dei piccoli ristoranti affacciati sul Rodano per godervi un’atmosfera che in centro non trovate. Prima di sedervi, però, date un’occhiata ai prezzi delle consumazioni esposti: nelle piazze più turistiche, place du Forum in testa, il conto di un semplice aperitivo sa essere più salato del previsto.

Cosa vedere nei dintorni di Arles

Arles è una base eccellente, ed è il motivo per cui ci sono sempre tornato invece di limitarmi a passarci. Nel raggio di mezz’ora d’auto c’è una concentrazione di cose da vedere difficile da battere.

  • La Camargue: comincia appena fuori città. Fenicotteri rosa, cavalli bianchi, tori neri e saline, in un ambiente selvaggio che non somiglia a nient’altro in Francia.
  • Saintes-Maries-de-la-Mer: il paese sul mare nel cuore della Camargue, con la chiesa fortificata e il pellegrinaggio gitano di maggio. Trentotto chilometri.
  • Les Baux-de-Provence: il borgo arroccato sulla roccia delle Alpilles con le Carrières des Lumières, le cave di calcare trasformate in spettacolo immersivo. Una ventina di chilometri.
  • Saint-Rémy-de-Provence: il sito archeologico di Glanum e il monastero di Saint-Paul-de-Mausole, dove Van Gogh si fece ricoverare e dipinse la Notte stellata.
  • Nîmes: la rivale romana di Arles, con un anfiteatro ancora meglio conservato e la Maison Carrée. Trentacinque chilometri.
  • Abbazia di Montmajour: a otto chilometri, benedettina del X secolo, con la torre da cui si domina tutta la pianura. Van Gogh ci salì decine di volte a disegnare.

Se avete più giorni e volete costruirci sopra un viaggio intero, nella nostra guida su cosa vedere in Provenza trovate gli itinerari completi, dalla fioritura della lavanda a Valensole fino alle gole del Verdon.

Arles, storia e arte in Provenza
Cosa vedere ad Arles: Van Gogh, monumenti romani e pass 14

Info essenziali

  • Dove si trova: Bocche del Rodano, Provenza, sul Rodano all’ingresso della Camargue.
  • Come arrivare: aeroporto di Marsiglia-Provenza a un’ora d’auto; in auto A8 e A7 dal confine di Ventimiglia; treno regionale con cambio a Marsiglia o Avignone.
  • Quando andare: da fine aprile a giugno e a settembre. Luglio e agosto sono caldi e affollati, ma è il periodo della lavanda.
  • Durata consigliata: un giorno pieno per la città, due con la Camargue o i dintorni.
  • Biglietti: Pass Liberté 15€ o Pass Avantage 19€; anfiteatro e teatro antico insieme 11€. Gratis sotto i 18 anni.
  • Da sapere: centro pedonale, parcheggio a place Lamartine; mercato il sabato mattina sul boulevard des Lices.

Domande frequenti su Arles

Cosa vedere ad Arles in un giorno?

In un giorno si vedono l’anfiteatro romano e il teatro antico (biglietto unico), la piazza della Repubblica con il portale e il chiostro di Saint-Trophime, i criptoportici sotterranei, i luoghi di Van Gogh tra place du Forum e l’Espace Van Gogh, e les Alyscamps nel tardo pomeriggio. Il centro è pedonale e si fa tutto a piedi.

Quanto costa visitare Arles?

Il biglietto unico per anfiteatro e teatro antico costa 11€ (ridotto 9€). Il Pass Liberté costa 15€ e comprende 4 monumenti a scelta più due musei; il Pass Avantage costa 19€ e comprende 6 monumenti e 4 musei, con validità 6 mesi. Sotto i 18 anni l’ingresso ai monumenti è gratuito.

Ci sono quadri di Van Gogh ad Arles?

No. Van Gogh dipinse ad Arles oltre 300 tele, ma nessuna è rimasta in città né in Provenza: si trovano ad Amsterdam, Parigi, New York, Otterlo e in collezioni private. Ad Arles si visitano i luoghi che ha dipinto. La Fondation Vincent van Gogh espone a rotazione qualche opera in prestito, insieme ad artisti contemporanei.

Si può ancora visitare il Café Van Gogh di Arles?

Il locale di place du Forum con la facciata gialla, quello del quadro «Terrazza del caffè la sera», è chiuso dal luglio 2023 per una vicenda giudiziaria che ha coinvolto i gestori. L’edificio e la facciata si vedono e si fotografano dall’esterno, ma non è possibile sedersi né consumare.

Esiste ancora la Casa Gialla di Van Gogh?

No, la Casa Gialla al numero 2 di place Lamartine fu danneggiata dai bombardamenti del 1944 e demolita. Sul posto c’è un pannello informativo con la riproduzione del quadro, che permette di ritrovare l’inquadratura originale.

Quanti giorni servono per visitare Arles?

Un giorno pieno basta per la città e i suoi monumenti. Con due giorni si aggiungono il museo dell’Arles antica, il ponte di Langlois e un’escursione in Camargue o alle Alpilles. Arles è anche un’ottima base per soggiorni più lunghi in Provenza.

Qual è il giorno di mercato ad Arles?

Il mercato principale è il sabato mattina, dalle 8 alle 12.45, sul boulevard des Lices: con circa 450 banchi e oltre due chilometri di bancarelle è uno dei più grandi della Provenza. Un secondo mercato, più piccolo, si tiene il mercoledì mattina sul boulevard Émile-Combes.

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15 risposte

  1. L’anfiteatro in effetti richiama molto le caratteristiche architettoniche del Colosseo, ecco perchè la chiamano l’antica Roma del sud della Francia ! :-)

  2. La prossima primavera Vorrei andare in Provenza a vedere la fioritura della lavanda Quindi tutte queste informazioni sono molto interessanti

  3. Ho scoperto un sacco di cose con questo articolo! Vivo in Liguria, non sono poi così lontana… mi hai dato un ottimo spunto per una prossima gita!

  4. Quando ho letto Arles, subito l’ho collegata a Van Gogh! Amo i suoi quadri e quello che gira attorno ad essi! Tra tutto quello che hai presentato mi incuriosiscono i Campi Elisi di arles, credo siano affascinanti!

  5. Adoro la Provenza e Arles è una delle mie mete preferite. Così come i tour dedicati a Van Gogh sono quelli che preferisco. Rivedere nel tuo post tutti i luoghi che visito ogni volta mi ha fatto venire una gran nostalgia. Ma è una bella nostalgia.

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