Assicurazione viaggio India: cosa deve coprire davvero

In India non ci sono mai stato, e ve lo dico subito perché su un argomento come questo fare finta di conoscerla sarebbe la cosa peggiore che potrei fare. Chi mi legge da un po’ sa come viaggio: il metodo che preferisco è il fly and drive, cioè prenotare un volo e noleggiare un’auto sul posto per muoverci in autonomia, io, mia moglie Ornella e i nostri amici di sempre. E sa anche che la prima volta che ho guidato a sinistra ho fatto i tragitti costantemente in terza marcia, con il cambio da manovrare con la mano sbagliata e la testa occupata a restare sulla corsia giusta.

Ve lo racconto perché preparando questo articolo ho letto per intero la scheda dell’India della Farnesina e l’avviso che l’Ambasciata d’Italia a New Delhi rivolge a chi sta partendo, e ne sono uscito con una convinzione precisa: l’India è il paese in cui il mio metodo lo lascerei a casa, e non per la guida a sinistra. In questa guida vi spiego perché lì gli ospedali buoni ci sono ma si pagano prima, che cosa succede se vi fate male su un sentiero dell’Himalaya (è la parte che mi ha colpito di più), perché la vostra assicurazione auto in India non vale niente, quali sono i rischi sanitari veri e quali imprevisti nessuna polizza vi risolve. E alla fine, che cosa deve esserci scritto nella polizza per l’India.

In breve

Per l’India serve il visto, anche per turismo, e la polizza non è fra i requisiti d’ingresso. L’Ambasciata d’Italia a New Delhi però scrive a chi parte che «devi stipulare un’assicurazione viaggi e infortuni», e spiega perché: gli stranieri non hanno diritto a cure gratuite, e le strutture di buon livello sono molto care e chiedono il pagamento anticipato. La Farnesina raccomanda spese mediche più rimpatrio aereo sanitario o trasferimento in altro Paese. Tre cose che quasi nessuno scrive. In Himalaya non esiste un servizio di soccorso per trekking e alpinismo: l’unico intervento in quota è un elicottero militare, su richiesta scritta dell’Ambasciata, in orario d’ufficio, e solo dopo che vi siete impegnati a pagare spese che si conoscono a operazione finita. Dispositivi satellitari e GPS sono vietati, con rischio di arresto. E le assicurazioni auto straniere non sono accettate: la Farnesina consiglia treno o aereo sulle medie distanze e dà per scontato che alla guida ci sia un autista. Sul lato sanitario i rischi veri sono acqua e cibo (acqua in bottiglia anche nei grandi alberghi, niente ghiaccio), zanzare nella stagione dei monsoni e smog a Delhi d’inverno, che può far sospendere o deviare i voli.

Serve davvero un’assicurazione per andare in India?

Partiamo dalla domanda che si fanno tutti, e rispondo con precisione: per entrare in India l’assicurazione non è un requisito. Quello che serve è il passaporto con almeno sei mesi di validità residua e due pagine bianche, e soprattutto il visto, che per turismo sotto i novanta giorni si chiede online come eVisa almeno quattro giorni prima di partire. In più c’è una Carta di Arrivo Elettronica da compilare nelle 72 ore prima dell’arrivo. All’ingresso possono chiedervi anche il biglietto di ritorno e la prova di avere risorse sufficienti per il soggiorno. Nessuno vi chiederà un certificato di polizza.

Detto questo, leggete come l’Ambasciata d’Italia a New Delhi si rivolge a chi sta partendo, in un avviso del marzo 2025. Non scrive «si consiglia»: scrive «devi stipulare un’assicurazione viaggi e infortuni». E subito dopo spiega il motivo in una riga che vale tutto il resto: «gli stranieri non hanno diritto a cure gratuite, mentre le strutture sanitarie di buon livello sono molto care e richiedono il pagamento anticipato». Chiude così: chi viaggia in India senza assicurazione sanitaria lo fa «a proprio rischio e pericolo».

Non è un obbligo di legge, quindi, ma è l’indicazione più netta che mi sia capitato di leggere da una nostra rappresentanza diplomatica. La tessera sanitaria europea, lo dico per completezza, in India non c’entra niente: non esiste nessuna convenzione sanitaria. Se volete capire in generale come funziona la voce spese mediche e quando entra in gioco, ne abbiamo parlato nella guida all’assicurazione sanitaria di viaggio.

Attenzione: nello stesso avviso l’Ambasciata ricorda che «la domanda di visto non equivale al visto». Sembra ovvio, ma la scheda della Farnesina spiega perché lo ripetono: entrare in India senza un visto valido è considerato un reato grave, con una pena minima di due anni di detenzione. Si parte con il visto approvato in mano, non con la ricevuta della domanda.

Ospedali privati ottimi nelle grandi città, ma si paga prima

Sfatiamo un’idea che molti si portano dietro, cioè che in India curarsi sia scadente. Non è così, o almeno non nelle grandi città. La scheda dell’India di Viaggiare Sicuri elenca le strutture di riferimento a New Delhi, Mumbai, Calcutta e Bangalore, e i nomi che ricorrono sono quelli dei grandi gruppi privati: Apollo, Fortis, Max, con la nota che Apollo e Fortis sono presenti nelle maggiori città indiane.

Il problema non è la qualità, è il meccanismo. Rileggete la frase dell’Ambasciata: strutture di buon livello «molto care» e che «richiedono il pagamento anticipato». Vuol dire che al pronto soccorso di un ospedale privato di Delhi nessuno vi cura prima e vi manda il conto a casa dopo. Vi chiedono una garanzia, e la garanzia è una carta di credito con un plafond capiente oppure una compagnia che si prende l’impegno di pagare al posto vostro.

Il consiglio: quando confrontate le polizze, cercate la differenza fra pagamento diretto (la compagnia paga la struttura e voi non tirate fuori niente) e rimborso (anticipate voi e vi rifanno dopo). Per una visita da venti minuti non cambia nulla. Per un ricovero cambia tutto, perché con una polizza a rimborso il limite reale di quello che potete spendere non lo decide il massimale, lo decide il plafond della vostra carta.

E appena si esce dalle grandi città, il quadro cambia. La Farnesina, parlando delle zone montuose, sottolinea «l’inadeguatezza delle strutture medico-ospedaliere della regione», che «non rendono possibile far fronte a emergenze di carattere sanitario». È il motivo per cui la stessa scheda, nelle avvertenze sanitarie, consiglia «fortemente» una polizza che preveda, oltre alle spese mediche, «l’eventuale rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in altro Paese». In un paese grande come l’India, l’ospedale giusto può essere a un volo di distanza da dove vi trovate.

Himalaya e alta quota: il soccorso che non c’è

Questa è la sezione che mi ha fatto riscrivere l’articolo da capo, e ve la riporto con le parole della fonte perché non voglio aggiungerci niente di mio.

Nel capitolo sulla sicurezza, alla voce trekking, la Farnesina scrive: «in India non esiste alcuna struttura delegata al soccorso per le attività di alpinismo e trekking». L’unica forma di intervento possibile in alta quota è quella delle Forze Armate con elicotteri militari. E poi spiega a quali condizioni parte, e sono quattro:

  • solo a seguito di una richiesta scritta dell’Ambasciata d’Italia, per ottenere il nulla osta del Ministero degli Esteri indiano;
  • solo in condizioni meteorologiche favorevoli;
  • solo in orario d’ufficio, «con esclusione delle ore notturne e dei giorni di festa»;
  • e solo dopo che gli interessati, tramite la loro Ambasciata, «si dichiarino pronti a coprire tutte le spese (non negoziabili), che possono essere conosciute solo a conclusione delle operazioni di soccorso».

Leggetela con calma, quell’ultima riga. Prima che l’elicottero parta dovete firmare, in sostanza, un assegno in bianco: una spesa che non si contratta e di cui saprete l’importo solo quando sarete già a valle. E se vi fate male un venerdì sera, la procedura per chiederlo non comincia prima del lunedì mattina.

Io i sentieri li amo, ma voglio essere onesto sulla mia misura. Il trekking più impegnativo che vi ho raccontato su questo blog è quello da Levanto a Monterosso: otto chilometri, trecento metri di dislivello, niente che richieda particolari abilità, e alla fine un euro e novanta a testa e cinque minuti di treno per tornare alla macchina. L’Himalaya è un altro pianeta, e lo scrivo apposta: non per spaventare nessuno, ma perché chi parte per il Ladakh o per un trekking in Himachal Pradesh deve sapere che il paracadute che da noi dà per scontato, cioè un soccorso alpino che arriva, lì non esiste.

C’è poi un dettaglio che rende tutto più delicato, e che riguarda proprio chi va in montagna attrezzato. In India telefoni e dispositivi satellitari o GPS sono vietati se non autorizzati prima dalle autorità: la Farnesina parla di confisca e di «gravi sanzioni, incluso l’arresto», e l’Ambasciata nel suo avviso scrive «fino a tre anni di reclusione» nei casi più gravi. Il messaggero satellitare con il pulsante SOS, che tanti escursionisti si portano dietro per sicurezza, in India è esattamente la cosa da non mettere nello zaino.

Attenzione, e qui vi dico anche quello che NON so: le condizioni complete delle polizze di viaggio quasi mai sono pubblicate per intero sul sito, e quelle di Heymondo non le ho trovate online. Quindi non vi dico se e fino a che quota una certa polizza copre ricerca e soccorso: vi dico che cosa fare. Se nel vostro itinerario c’è un trekking in quota, fatevi mandare le condizioni prima di comprare e cercate tre cose: se l’attività è inclusa o sta in un’estensione a parte, se c’è un limite di quota, e se la voce ricerca e soccorso esiste. È l’unica situazione in India in cui la risposta a queste tre domande vale più del massimale.

Le regole di buon senso che la polizia locale indica agli escursionisti di Uttarakhand e Himachal Pradesh, e che la Farnesina riporta, sono queste: rivolgersi solo ad agenzie autorizzate, assumere solo guide e portatori autorizzati, comunicare il programma dell’escursione alla stazione di polizia più vicina, spostarsi in gruppo e seguire i percorsi indicati. E la Farnesina lo dice senza giri di parole: si sconsiglia vivamente di fare trekking individuali senza guida nelle zone himalayane. Vale anche per chi arriva a Rishikesh per un ritiro spirituale e da lì si lascia tentare dalle montagne: sono a un passo, e il discorso è lo stesso.

Una nota sul Ladakh, perché è la meta di montagna che sento nominare più spesso. La Farnesina sconsiglia i viaggi nelle aree di confine del territorio di Jammu e Kashmir e nella Valle del Kashmir, ma il Ladakh è escluso esplicitamente da quella raccomandazione. Resta però sconsigliata la strada che da Srinagar porta al Ladakh.

Muoversi in India: perché qui non guiderei

Torno al mio fly and drive, perché è il punto in cui l’India mi ha fatto cambiare idea leggendo. In India si guida a sinistra, e di come ci si abitua ne ho scritto nella guida su come si guida a sinistra. Ma la guida a sinistra è il meno, e ve lo dimostro con tre righe della scheda, tutte nel capitolo sulla mobilità e sulla sicurezza.

assicurazione viaggio india
assicurazione viaggio india

La prima riguarda l’assicurazione dell’auto, ed è testuale: «non viene accettata alcuna assicurazione estera. È necessario stipulare un’assicurazione speciale per l’India». Si può fare una polizza a breve termine all’arrivo, e la scheda indica anche un paio di compagnie locali. Ma vuol dire che tutto quello che vi portate da casa, la vostra RC, le coperture della carta di credito, le estensioni comprate online col noleggio, lì non valgono per circolare.

La seconda è fra le avvertenze generali: «evitare di viaggiare di notte in auto o in autobus su strade extraurbane, in ragione dell’elevato rischio di incidenti automobilistici», dovuti anche «alla presenza di animali vaganti e ostacoli». E subito dopo: «per gli spostamenti a medio-lungo raggio è da preferire il ricorso al treno o all’aereo».

La terza è la più rivelatrice, e sta nella stessa lista: la Farnesina raccomanda di «chiedere agli autisti la massima prudenza nella guida, vista la pericolosità delle strade in tutto il Paese». Agli autisti. Cioè dà per scontato che alla guida non ci siate voi. E dopo aver letto le prime due righe, io la penso allo stesso modo: in India il mio metodo cambia in treno e aereo per le distanze lunghe e auto con autista per il resto.

Il consiglio: tenete separate le due polizze, perché è così che si finisce scoperti. La polizza di viaggio copre voi: spese mediche, rimpatrio, bagaglio, annullamento, responsabilità civile personale. La copertura auto copre il veicolo e i danni che fate guidandolo, e in India si fa per forza con una compagnia locale. Se comunque decidete di guidare, servono la patente internazionale sul modello della Convenzione di Ginevra del 1949 e la consapevolezza che il limite di alcol alla guida è zero.

Una cosa sull’arrivo, perché riguarda proprio il primo tragitto. La Farnesina segnala un tipo di truffa ricorrente: il tassista vi convince che l’albergo che avete prenotato è pieno, o che la città è pericolosa per dei disordini, e vi porta in un finto ufficio informazioni governativo che è in realtà un’agenzia privata, dove vi vendono un viaggio alternativo a prezzi esosi. Le contromisure sono tre: arrivare in India con l’albergo già prenotato, usare il banco del taxi prepagato in aeroporto, e avere un telefono funzionante per chiamare voi l’albergo e verificare. Non fidatevi del telefono italiano: la scheda avverte che i cellulari italiani funzionano solo nelle principali città e consiglia una SIM locale.

Stomaco, zanzare e smog: i rischi sanitari veri

Le cose per cui si finisce davvero da un medico in India non sono quelle che fanno notizia. Sono tre, e la scheda le descrive con molta concretezza.

Quello che si mangia e si beve. La Farnesina segnala un «elevato rischio di gastroenteriti», con amebiasi e salmonellosi, e focolai di colera e tifo. Il consiglio è bere solo acqua e bevande in bottiglia, senza ghiaccio, e mangiare cibi ben cotti o confezionati, lasciando stare verdure crude e frutta che non si possa sbucciare. E poi c’è una frase che vi chiedo di ricordare: «l’avvertenza si estende anche ai grandi alberghi». Il bicchiere d’acqua sul tavolo di un bel ristorante d’albergo non fa eccezione.

Le zanzare. Malaria, dengue e chikungunya sono endemiche, soprattutto nelle regioni meridionali e orientali, e peggiorano durante e dopo la stagione dei monsoni. Ci sono anche casi di Zika. Nessuna vaccinazione è obbligatoria per chi arriva dall’Italia: la febbre gialla è richiesta solo a chi proviene da paesi a rischio, come parte dell’Africa e dell’America Latina. Per le vaccinazioni consigliate e per l’eventuale profilassi antimalarica la Farnesina rimanda alla ASL e al vostro medico, ed è lì che va fatta la domanda, qualche settimana prima di partire.

L’aria di Delhi. Questo è il rischio che quasi nessuno mette in conto, e ha una particolarità: arriva proprio quando ci andate voi. La scheda descrive un «altissimo tasso di inquinamento atmosferico» nella capitale, con emergenze ambientali e sanitarie soprattutto in inverno, cioè nella stagione in cui gli italiani vanno in India. Le cappe di smog possono far chiudere scuole e uffici e portare alla sospensione o deviazione dei voli. Il consiglio sanitario è mascherina anti-smog e poca esposizione all’aperto. Quello di viaggio lo aggiungo io: se il vostro itinerario passa da Delhi a dicembre o gennaio, lasciate un margine sulle coincidenze.

E c’è l’altra stagione da conoscere, quella opposta. Il monsone interessa tutta l’India da maggio a settembre, con piogge violente, inondazioni e frane che possono lasciare villaggi e intere regioni senza accesso via terra anche per diversi giorni. Qui come nel caso dello smog la voce della polizza che vi riguarda non è quella medica: è l’annullamento e l’interruzione del viaggio, quella che risponde quando a saltare è il viaggio e non la vostra salute.

Visto, transito e truffe: gli imprevisti che la polizza non ripara

Vi devo anche la parte meno comoda, perché un articolo che vi vende un’assicurazione e vi fa credere che copra tutto non vi fa un favore. In India ci sono almeno tre inciampi che non dipendono dalla salute e che nessuna polizza di viaggio vi risolve, perché nascono da una regola che non avete rispettato.

Restare oltre la scadenza del visto. La Farnesina riferisce di connazionali fermati in aeroporto al momento di lasciare il Paese, per un visto scaduto o per una registrazione mancata. Le conseguenze possono essere il fermo di polizia, il divieto temporaneo di espatrio e in certi casi l’inserimento nella lista di chi non può più rientrare in India. E la scheda chiude così: le spese per cambiare o comprare nuovi biglietti aerei e quelle di soggiorno «sono interamente a carico degli interessati». Contate i giorni, e per la validità fate fede a quello che vi timbrano sul passaporto all’arrivo.

Il transito. Questa riguarda chi passa dall’India per andare altrove, per esempio alle Maldive, in Sri Lanka o in Bhutan. Senza un visto di transito, se la coincidenza salta non potete uscire dalla zona aeroportuale, e per i voli diretti in Nepal il visto di transito è proprio necessario. Serve un visto anche se lo scalo prevede un cambio di compagnia, il ritiro del bagaglio o un nuovo check-in. È una cosa da sistemare quando si compra il biglietto, non al gate.

Quello che non si porta. Oltre ai dispositivi satellitari di cui vi ho parlato, sono vietati i droni senza autorizzazione e le sigarette elettroniche, con detenzione fino a un anno e multe anche alla prima violazione. Sulla droga la legge indiana non distingue fra leggere e pesanti e prevede pene fino a dieci anni anche per quantità modeste. E la scheda raccomanda di evitare alcolici a poco prezzo di provenienza incerta, perché in passato ci sono stati decessi per bevande adulterate.

Cosa deve coprire una polizza per l’India

Metto in una tabella quello che è emerso fin qui, perché è il modo più rapido per confrontare due preventivi con lo stesso metro. La colonna da leggere è la terza: il perché, per l’India nello specifico.

VoceCome deve esserePerché in India
Spese medicheMassimale alto, per tutto il soggiornoGli stranieri non hanno diritto a cure gratuite e le strutture buone sono «molto care»
PagamentoDiretto alla struttura, non a rimborsoL’Ambasciata scrive che le strutture di buon livello chiedono il pagamento anticipato
Rimpatrio sanitarioAereo, distinto dal rimpatrio della salmaÈ la voce che la Farnesina raccomanda insieme alle spese mediche
Trasferimento in altro PaesePresenteFuori dalle grandi città le strutture possono non essere adeguate alle emergenze
Attività e alta quotaDa verificare nelle condizioni, con la voce ricerca e soccorsoIn Himalaya non esiste un soccorso organizzato: solo elicotteri militari a spese vostre
Centrale operativa24 ore, in italianoFuso di tre ore e mezza o quattro e mezza, e una lingua in più da gestire nei guai
Annullamento e interruzionePresenteMonsone da maggio a settembre, smog invernale a Delhi che può fermare i voli
Bagaglio e ritardoPresenteCoincidenze a rischio nella stagione dello smog, truffe all’arrivo
Copertura auto⛔ Non è in questa polizza«Non viene accettata alcuna assicurazione estera»: si fa con una compagnia locale

Se il vostro programma comprende rafting, immersioni alle Andamane o qualunque cosa somigli a uno sport, controllate che sia inclusa e non opzionale: le attività sportive più impegnative stanno quasi sempre in un pacchetto a parte, e scoprirlo dopo non serve a niente.

Perché scelgo Heymondo per l’India

Sul blog usiamo Heymondo e lo diciamo apertamente: se comprate dai nostri link noi prendiamo una commissione e voi avete il 10% di sconto già applicato, senza codici da ricordare. Il motivo per cui sull’India la consiglio però è pratico, e riguarda il problema che vi ho messo al centro di questo articolo.

Le due cose che guardo sono il pagamento diretto della struttura sanitaria, cioè che non tocchi a voi anticipare in un paese dove gli ospedali buoni chiedono di pagare prima, e l’assistenza in italiano ventiquattr’ore su ventiquattro tramite app, con la possibilità di scrivere a un medico in chat prima ancora di muovervi dall’albergo. Sono le due voci che fanno di una polizza qualcosa che vi serve mentre siete nei guai, e non un rimborso che arriva a casa settimane dopo. Il quadro completo, con quello che ci convince e quello che ci convince meno, lo trovate nella nostra recensione di Heymondo.

Potete vedere le coperture per l’India e fare un preventivo qui, con lo sconto già dentro il link.

Quando comprarla, e come fare il preventivo giusto

Sul quanto costa non vi do cifre, e non è reticenza: il premio dipende da quanti siete, da quanti giorni state via, dall’età di chi parte e dalle garanzie che scegliete, quindi qualunque numero scrivessi qui sarebbe sbagliato per quasi tutti. Il metodo invece ve lo do: fate due preventivi sullo stesso identico viaggio, stesse date, stesse persone, stesse garanzie, e confrontateli riga per riga con la tabella qui sopra invece che guardando il totale in fondo. Se l’India è uno di più viaggi che avete in programma nell’anno, fate anche il conto con una polizza annuale.

Sul quando invece sono categorico: la polizza si compra quando si prenota, non la settimana prima di partire. L’annullamento copre quello che succede fra la prenotazione e la partenza, e per un viaggio lungo come quello in India, che di solito si prepara con mesi di anticipo, quel periodo è proprio quello in cui si concentra il rischio.

Il consiglio: fate il preventivo nello stesso quarto d’ora in cui prenotate i voli, prima di chiudere le schede del browser. È l’unico momento in cui avete davanti le date esatte, i nomi scritti come sui passaporti e il totale del viaggio, che è il numero da assicurare sull’annullamento. E già che ci siete, mettete in agenda anche la domanda di eVisa: si fa online sul sito ufficiale del governo indiano, almeno quattro giorni prima dell’ingresso, ma è meglio non ridursi all’ultimo.

Quando avete deciso, il preventivo per l’India si fa da qui: cinque minuti, e poi potete tornare a pensare al resto.

Domande frequenti sull’assicurazione di viaggio per l’India

L’assicurazione è obbligatoria per il visto indiano?

No. Per entrare in India servono il passaporto con almeno sei mesi di validità residua e il visto, che per turismo sotto i novanta giorni si chiede online come eVisa, più la Carta di Arrivo Elettronica. La polizza non è fra i requisiti. L’Ambasciata d’Italia a New Delhi però scrive a chi parte che deve stipulare un’assicurazione viaggi e infortuni, perché gli stranieri non hanno diritto a cure gratuite.

In India le cure mediche si pagano in anticipo?

Sì, nelle strutture di buon livello. L’Ambasciata d’Italia a New Delhi scrive che sono molto care e richiedono il pagamento anticipato. Per questo nella polizza conta il pagamento diretto alla struttura: con una polizza a rimborso l’anticipo esce dalla vostra carta di credito.

L’assicurazione di viaggio copre il trekking in Himalaya?

Dipende dalla polizza e va verificato nelle condizioni prima di comprare: se l’attività è inclusa o sta in un’estensione, se c’è un limite di quota e se esiste la voce ricerca e soccorso. È una verifica da non saltare, perché secondo la Farnesina in India non esiste alcuna struttura di soccorso per trekking e alpinismo: l’unico intervento in quota è con elicotteri militari, su richiesta scritta dell’Ambasciata e dopo l’impegno a pagare tutte le spese.

Posso portare un GPS o un messaggero satellitare in India?

No, se non è stato autorizzato prima dalle autorità indiane. Telefoni e dispositivi satellitari o GPS non autorizzati sono vietati: la Farnesina parla di confisca e di gravi sanzioni, incluso l’arresto, e l’Ambasciata di pene fino a tre anni di reclusione nei casi più gravi. Sono vietati anche i droni senza autorizzazione e le sigarette elettroniche.

Serve qualche vaccinazione obbligatoria per l’India?

Per chi arriva dall’Italia no. La vaccinazione contro la febbre gialla è obbligatoria solo per chi proviene da paesi a rischio di trasmissione, come parte dell’Africa e dell’America Latina. Le vaccinazioni consigliate e l’eventuale profilassi antimalarica si valutano con la ASL e con il proprio medico prima della partenza.

Posso guidare in India con la patente italiana?

Serve la patente internazionale sul modello della Convenzione di Ginevra del 1949. In India si guida a sinistra, il limite di alcol alla guida è zero e l’assicurazione auto straniera non è accettata: bisogna stipulare una polizza locale. La Farnesina sconsiglia di viaggiare di notte su strade extraurbane e per le medie e lunghe distanze consiglia treno o aereo.

Quando conviene comprare l’assicurazione per l’India?

Nello stesso momento in cui prenotate i voli, non prima di partire. La garanzia annullamento copre il periodo fra la prenotazione e la partenza, che per un viaggio in India è quasi sempre di mesi: comprarla all’ultimo significa lasciare scoperto proprio il tratto in cui serviva.

Una raccomandazione finale, ed è quella che faccio sempre: le schede paese cambiano e i requisiti d’ingresso pure, e questo articolo fotografa quello che c’è scritto oggi. Prima di partire riaprite la scheda dell’India su Viaggiare Sicuri, registrate il viaggio su Dove Siamo Nel Mondo come raccomanda la Farnesina stessa, e segnatevi il numero di emergenza indiano, il 112. Io in India non ci sono stato, ve l’ho detto all’inizio, ma ho passato abbastanza anni in giro a guidare auto a noleggio e a leggere polizze per sapere che le brutte sorprese si evitano da seduti, a casa, prima di partire. È per questo che scrivo articoli come questo: l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro.

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