Quando arrivi a Calcata ti sembra che non possa esistere davvero: uno sperone color nocciola, circondato da foreste meravigliose, che sulla cima racchiude un piccolo gioiello. Un paesino, un presepe che vive ogni giorno. Bella, meravigliosa, è un paesino da vivere e da visitare. È uno di quei luoghi dove ti devi perdere fra le viuzze, devi camminare lentamente, devi assaporare ogni singolo istante che ci passi dentro.
Questa guida mette in fila cosa vedere a Calcata Vecchia, come ci si arriva da Roma e cosa c’è intorno, nella valle del Treja, con orari, prezzi e corse dei bus letti sui siti dei gestori il 26 ottobre 2026. E parte da una correzione, perché la storia che si legge quasi ovunque non è andata così: nel 1935 da Calcata non fu cacciato nessuno. Se state girando la regione, Calcata è una delle tappe della nostra guida ai luoghi da vedere nel Lazio oltre Roma.
In breve
Calcata Vecchia è il borgo medievale di Calcata, in provincia di Viterbo, su una rupe di tufo sopra la valle del Treja; il paese di oggi, Calcata Nuova, sta sul pianoro di sopra. Dal Raccordo di Roma, uscita Cassia bis, sono 37 km, una quarantina di minuti in auto. Il borgo è a ingresso libero e chiuso alle auto: si parcheggia a Calcata Nuova e si scende a piedi, 700 metri. Da vedere ci sono la porta con lo stemma degli Anguillara, il Palazzo Baronale, la chiesa del Santissimo Nome di Gesù, dove fino agli anni Ottanta stava la reliquia del Santo Prepuzio, il Granarone e gli atelier. Fuori dal borgo c’è Opera Bosco, il museo d’arte nel bosco, aperto nel weekend a 10 €. Dalla rupe partono i sentieri del Parco Valle del Treja verso Narce e le cascate di Monte Gelato, a 7 km. Il bus Cotral da Saxa Rubra costa 2,80 €, ma la domenica l’unico ritorno per Roma parte alle 7.01 del mattino. Per il borgo bastano un paio d’ore; con il bosco o il sentiero, una giornata.
Indice dell’Articolo
Calcata Vecchia e Calcata Nuova: dove si trova e perché i paesi sono due
Calcata è un comune della provincia di Viterbo, nel Lazio, nell’Agro Falisco: il territorio vulcanico fra i Monti Cimini, il Tevere e il lago di Bracciano. Di comuni ne esiste uno solo, ma i paesi sono due. Calcata Vecchia è il borgo medievale chiuso sulla cima di una rupe di tufo, con le case che sembrano uscire dalla pietra e la valle del Treja tutto intorno. Calcata Nuova è il paese costruito sul pianoro sopra la rocca, dove oggi abita la maggior parte dei calcatesi.
I numeri dicono bene la differenza. Il comune conta 905 residenti secondo la stima ISTAT al 1° gennaio 2026; nel borgo vecchio, scrive il Comune, vivono stabilmente circa 70 persone, e il resto delle case sono atelier, seconde case e camere in affitto. Nel 1908 la Rivista del Touring ne contava seicento, tutti lassù.
Per chi arriva da Roma Calcata è vicina: dal Grande Raccordo Anulare, uscita Cassia bis, sono 37,6 km e una quarantina di minuti senza traffico. Da Viterbo la strada più corta, per la Cassia Cimina, fa 57,7 km e chiede poco più di un’ora. Ed è per questo che Calcata si cerca come «Calcata Roma» quasi quanto come «Calcata Viterbo»: amministrativamente è Tuscia, ma per chi ci va è una gita fuori porta da Roma.
La storia vera: il decreto del 1935, gli artisti e la legge del 1993
La rupe era abitata molto prima del borgo. Qui vivevano i Falisci, un popolo che le guide del Parco descrivono come l’unica enclave né propriamente etrusca né propriamente latina sulla riva destra del Tevere, insediato nelle valli del Treja dall’inizio dell’VIII secolo a.C. Il loro centro principale in zona era Narce, sulle colline fra Calcata e Mazzano Romano, abbandonato dopo la conquista romana del 241 a.C. Il castello di Calcata entra nei documenti nel Medioevo: l’8 marzo 974 viene donato all’abate di San Gregorio di Roma, nel 1180 passa ai Sinibaldi e poi agli Anguillara, che lo tengono a fasi alterne per secoli, fino ai Massimo nell’Ottocento. Le case di tufo più antiche sono del Duecento.

Poi arriva il Novecento. Il Regio Decreto del 27 giugno 1935, n. 1615, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 settembre, inserisce Calcata fra gli abitati «da trasferire a cura dello Stato», applicando la legge del 1908 sui paesi minacciati dalle frane. La rupe di tufo era considerata instabile, e il paese avrebbe dovuto essere spostato e il borgo abbattuto.
Una cosa che in giro si legge, e non è così. Mezza rete scrive che nel 1935 «gli abitanti furono trasferiti». Il decreto del 1935 è solo l’iscrizione nell’elenco dei paesi da trasferire: secondo la guida del Parco Valle del Treja fu la guerra a fermare tutto, e il trasferimento a Calcata Nuova avvenne davvero solo molti anni dopo. Sul quando le fonti non concordano: il portale turistico della Regione parla della seconda metà degli anni Sessanta, la guida del Parco degli anni Settanta. Non trova riscontro in nessuna fonte ufficiale neanche la «perizia degli anni Sessanta» che avrebbe dichiarato sicuro il borgo.
Mentre i calcatesi salivano sul pianoro, le case vuote sulla rupe venivano occupate da gente arrivata da fuori: intellettuali, artisti, scrittori e artigiani, scrive la guida del Parco, con una vena «anticonformista e un po’ bohémien». Molti venivano da Roma, altri dall’estero, dall’Olanda, dal Belgio, dagli Stati Uniti. Aprono atelier nelle case di tufo, e da lì nasce il soprannome di paese degli artisti. Quanto a «hippie» e «occupazione», sono parole che trovate nei giornali e nei blog, non negli atti.
Il borgo si salva per legge, e la data è precisa: la legge regionale del Lazio 19 gennaio 1993, n. 2 ammette il centro storico al consolidamento e stabilisce che i proprietari, che per la legge del 1908 avrebbero dovuto demolire, mantengono le case. Nel 2000 la rupe viene consolidata. Il lavoro non è finito: nell’agosto 2025 il Comune ha avviato la conferenza dei servizi sul progetto definitivo di consolidamento e risanamento idrogeologico del centro storico, quindi nei prossimi anni qualche cantiere è possibile.
Il Santo Prepuzio, la reliquia sparita
La storia più strana di Calcata comincia con il Sacco di Roma del 1527. Secondo la guida del Parco, un lanzichenecco ruba dal Sancta Sanctorum di San Giovanni in Laterano uno scrigno con dentro la reliquia del Santo Prepuzio, fugge lungo la Flaminia, viene catturato a Calcata e chiuso in cella; trent’anni dopo, dice la tradizione, il reliquiario viene ritrovato lì. Da allora resta nella chiesa del paese, oggetto di una devozione che la Chiesa già nel 1900 invitava a frenare, fino agli anni Ottanta, quando sparisce. Furto, vendita o recupero discreto da parte del Vaticano: nessuno lo sa. L’anno 1983 e il nome del parroco che ne annunciò la scomparsa li riportano le inchieste giornalistiche, non le fonti ufficiali. Una cosa è certa: chi vi dice che la reliquia «è custodita» in una nicchia dell’altare, come fa ancora il portale turistico della Regione, è fermo a più di quarant’anni fa.
I film girati a Calcata
Un borgo così il cinema non poteva lasciarlo stare. La guida del Parco ne cita tre: Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini (1972), con scene girate nel Palazzo Baronale; Amici miei di Mario Monicelli (1975), che nel vecchio borgo gira la celebre scena del paese da abbattere, cioè proprio la storia del decreto; e Nostalghia di Andrej Tarkovskij (1983), dove Calcata compare in un’inquadratura sognante. Altri titoli che girano negli elenchi non hanno una fonte che li confermi.
Cosa vedere a Calcata Vecchia, tappa per tappa
Calcata Vecchia è piccola: un fuso di case sulla rupe, che si attraversa in pochi minuti e si gira davvero in un paio d’ore. L’ingresso è libero, il centro storico è una ZTL e a piedi si fa tutto. Le tappe sono queste, più o meno nell’ordine in cui le incontrate.
La porta del borgo
Al borgo si entra da una porta sola. Il sito turistico del Comune la chiama l’«unica porta urbana», detta in paese la bocchetta, con lo stemma degli Anguillara; ci si arriva da via degli Americani e da piazza Roma, appena fuori dalle mura. Per secoli è stata l’unico punto debole di un paese che per il resto era protetto dai dirupi, ed è il motivo per cui Calcata è rimasta così chiusa e così intatta.

Il Palazzo Baronale degli Anguillara
Appena dentro, l’edificio più grande del borgo è il Palazzo Baronale, con la sua torre merlata. Risale all’XI secolo, è stato per secoli la residenza dei signori del posto e nel Novecento ha ospitato la posta, la scuola e il presidio medico; fino agli anni Cinquanta, racconta la guida del Parco, i calcatesi ci facevano quasi tutti i pranzi di nozze. Dopo il trasferimento è rimasto abbandonato e puntellato, finché il Parco non l’ha comprato e restaurato su progetto dell’architetto Paolo Portoghesi, con i lavori partiti nel 1995. Dentro ci sono ambienti scavati nel tufo, le scuderie e la sala d’armi, e sale affrescate del Settecento.
Oggi è la sede dell’Ente Parco Valle del Treja, in piazza Vittorio Emanuele II 4, e non è un museo: orari di visita e biglietti non ne sono pubblicati. Il modo più semplice per vederlo dentro sono le visite guidate gratuite che il Parco organizza durante l’anno, come quella sugli Anguillara del 25 ottobre 2026; per il resto conviene chiedere agli uffici, allo 0761 587617.
La chiesa del Santissimo Nome di Gesù
Sulla stessa piazza, accanto alla torre, c’è la chiesa del Santissimo Nome di Gesù, quella della reliquia. Il Comune ne descrive l’interno: lo stemma degli Anguillara sulla facciata, la lastra tombale del conte Lorenzo Anguillara del 1724, l’altare maggiore in marmi policromi del 1635 con la nicchia dove era conservato il Santo Prepuzio, un tabernacolo dorato di fine Quattrocento, gli stucchi dell’abside e le statue dei patroni, i santi Cornelio e Cipriano.

Due fonti ufficiali, due chiese diverse. Il Comune data la chiesa alla prima metà del XIII secolo, altre fonti al Trecento con un restauro nel 1793. E mentre il Comune la descrive al presente, come una chiesa in uso, la scheda del Parco la chiama «parrocchiale sconsacrata». Orari di apertura non ne sono pubblicati: se la trovate chiusa, non è sfortuna.
Il Granarone e il Museo della Civiltà Contadina
Il Granarone è l’antico granaio del paese, poi Monte Frumentario, in via di Porta Segreta: oggi è uno spazio per mostre e incontri, e a dicembre ospita il presepe di cui parliamo più avanti. Fuori dagli eventi non risulta visitabile. Nell’ex chiesa di San Giovanni, in via San Giovanni, c’è invece il Museo della Civiltà Contadina, che il Comune inserisce nel suo «Museo Diffuso»: orari e prezzi non sono pubblicati, e il numero di riferimento è lo 0761 587989.
Gli atelier, la Porta Segreta e gli affacci sulla valle
Il resto di Calcata Vecchia sono i vicoli, ed è la parte per cui ci si viene. Botteghe, gallerie e atelier stanno nelle case di tufo, spesso in una stanza sola; nella piazza ci sono i troni di tufo che il portale turistico della Regione attribuisce a Costantino Morosin, uno degli artisti che a Calcata hanno messo radici. Cercate la Porta Segreta, il passaggio sotterraneo che negli assedi serviva da via di fuga, e gli affacci dalle case-mura sulla valle: nessuno ha un nome ufficiale, ma li riconoscete perché a un certo punto la strada finisce e sotto c’è solo il bosco.
Sotto la rupe, nel quartiere dei Grotti, c’è la chiesa di Santa Maria della Cava, e fuori dalle mura il Comune segnala anche la street art di Calcata Nuova, il teatro di Capomandro e il giardino letterario Portoghesi-Massobrio. Portoghesi a Calcata ha vissuto per molti anni, con la moglie Giovanna Massobrio, ed è morto qui nel 2023.
Due etichette le troverete in quasi tutti i blog: Calcata «borgo delle streghe» e Calcata dei gatti, che dormono sui gradini dei vicoli. Sono le voci che il paese si porta dietro, ma nessuna fonte ufficiale le spiega, e così le lasciamo: come voci.
Opera Bosco, il museo d’arte nel bosco
Fuori dal borgo, in località Colle, c’è Opera Bosco, un «museo di arte nella natura»: opere costruite con materiali naturali e lasciate dentro il bosco, che cambiano con le stagioni e con il tempo. L’hanno fondato due artisti che vivono a Calcata, Anne Demijttenaere e Costantino Morosin. Ci si arriva da Calcata Nuova seguendo i cartelli, su una strada sterrata; il museo stesso consiglia di usare Google Maps.
| Biglietto | Prezzo |
|---|---|
| Intero, con la tessera associativa annuale | 10 € |
| Studenti | 8 € |
| Ragazzi dai 6 ai 13 anni | 6 € |
| Bambini fino a 5 anni | gratis |
Si visita nel fine settimana; dal lunedì al venerdì solo su prenotazione. In pieno inverno è chiuso, e fra il 1° luglio e il 15 agosto non si fanno visite guidate. Tutte le informazioni sono sul sito di Opera Bosco.
Il sito di Opera Bosco dà due orari diversi. La pagina della visita dice sabato e domenica dalle 11 alle 17, con chiusura dal 15 gennaio al 15 marzo; la home dice dalle 10 alle 17, con chiusura dal 10 gennaio al 15 marzo. Nessuna delle due pagine porta l’anno. Prima di partire una telefonata allo 0761 588048 vi toglie il dubbio.
La valle del Treja: le cascate di Monte Gelato, Narce e i sentieri
Il bosco che vedete dalla rupe è il Parco regionale Valle del Treja, istituito dalla Regione Lazio nel 1982 e gestito da un consorzio fra i due comuni che lo dividono, Calcata e Mazzano Romano. Quanto sia grande non lo dice nessuno con lo stesso numero: fra le pagine del Parco si va da 620 a 800 ettari. È una valle stretta, scavata dal Treja nel tufo, con forre, mulini, resti falischi e una rete di sentieri numerati con il segnavia bianco e rosso.

Il sentiero più comodo per scendere dal borgo è il 14, Grotticelli: parte da via della Fontana Nuova, a Calcata, e in 900 metri e mezz’ora scende di 80 metri fino al fosso della Mola di Magliano. Da lì il sentiero 15 sale in tre quarti d’ora sul colle di Narce, fra i resti di mura e strutture falische; il primo tratto, avverte il Parco, è molto scivoloso. Chi vuole un giro ad anello ha l’anello Calcata-La Valle, che parte da piazza Roma e in un paio d’ore fa poco più di 5 km, con un avviso sul rischio di frane nei tratti di argilla.
La passeggiata classica è quella fra le cascate di Monte Gelato e Calcata: 7 km in circa tre ore e mezza, con 100 metri di dislivello, lungo i sentieri 1, 2 e 14 del Parco. Parte da Monte Gelato, poco prima della sbarra delle cascate, passa da Mazzano Romano e arriva sotto la rupe, con un guado, un ponte tibetano e il tempio falisco di Monte Li Santi lungo la strada. Le cascate sono nel comune di Mazzano Romano, accanto alla vecchia Mola di Monte Gelato, il mulino che oggi fa da punto informativo del Parco, e hanno un grande parcheggio pubblico, di cui nessuna fonte ufficiale pubblica le tariffe. Quanto al bagno, un divieto pubblicato dal Parco non l’abbiamo trovato, mentre diverse guide lo danno per vietato: guardate i cartelli sul posto. Chi non ha l’auto può prendere l’escursione di un giorno da Roma a Calcata e Monte Gelato, che mette insieme il borgo e le cascate.
Peste suina africana: niente picnic nella valle. Con l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. Z00005 del 2 settembre 2026, Mazzano Romano, cioè il comune delle cascate, è in zona infetta; Calcata no, perché il confine della zona è quello fra le province di Roma e Viterbo. I sentieri restano aperti, ma nelle aree agricole e naturali della zona sono vietati gli eventi e gli assembramenti, picnic compresi. Si raccomanda di disinfettare scarpe e ruote, non si avvicinano né si nutrono i cinghiali e le carcasse vanno segnalate. Le misure valgono finché la Regione non le cambia: controllate gli avvisi del Parco prima di partire.
Per il 2026 le visite guidate del Parco sono gratuite, grazie a un contributo della Regione, con prenotazione obbligatoria e gruppi di non più di venti persone. Il calendario esce di mese in mese sulle pagine del Parco Valle del Treja, insieme agli avvisi sullo stato dei sentieri.
Come arrivare a Calcata da Roma e da Viterbo
In auto da Roma la strada più veloce è il Raccordo fino all’uscita Cassia bis, poi la Cassia bis e la Cassia fino al bivio per Mazzano e Calcata: 37,6 km, 37 minuti secondo Google Maps, misurati la sera, quindi con il traffico dei giorni feriali mettete qualcosa in più. Dall’uscita Flaminia sono 37,2 km e 43 minuti, da piazza del Popolo 49 km e una cinquantina di minuti. Da Viterbo, piazza San Lorenzo, si va per la Cassia Cimina o per la Cassia: fra 58 e 62 km, poco più di un’ora.
L’auto però si ferma prima del borgo. Il centro storico è una ZTL a controllo elettronico, e il parcheggio a pagamento che su Google Maps si chiama «Parcheggio Calcata Centro Storico» non sta sotto la rupe: sta ai margini di Calcata Nuova. Da lì al borgo sono 700 metri e una decina di minuti a piedi, tutti in discesa: al ritorno sono 64 metri di salita. Le tariffe il Comune non le pubblica, quindi non le scriviamo.
| Periodo | ZTL attiva nei feriali | Festivi e prefestivi |
|---|---|---|
| Dal 1° aprile al 31 ottobre | dalle 18 alle 6 | tutto il giorno |
| Dal 1° novembre al 31 marzo | dal lunedì al giovedì dalle 21.30 alle 6, il venerdì dalle 18 alle 6 | tutto il giorno |
In bus da Roma c’è una linea Cotral diretta, che parte da Saxa Rubra, sulla Flaminia, e passa da Formello, Campagnano e Mazzano. La fermata giusta è «Calcata, Borgo Vecchio», la prima del paese, all’imbocco del borgo: da lì sono 280 metri in piano, quattro minuti. Il viaggio dura fra 41 e 54 minuti e la corsa semplice costa 2,80 €; con il BIRG da 11,50 € si viaggia per 24 ore su tutti i mezzi del Lazio, compreso il treno urbano fino a Saxa Rubra.
| Giorno | Da Saxa Rubra a Calcata | Da Calcata a Saxa Rubra |
|---|---|---|
| Feriali | 9 corse, dalle 6.30 alle 20.45 | 9 corse, l’ultima alle 17.10 |
| Sabato | 8 corse, dalle 6.35 alle 20.45 | 7 corse, l’ultima alle 17.35 |
| Domenica e festivi | 2 corse, alle 9 e alle 19.10 | 1 corsa, alle 7.01 |
La domenica, in bus, la gita in giornata non si fa. Si arriva con la corsa delle 9, ma l’unico ritorno per Roma è alle 7.01 del mattino. Nei festivi serve l’auto, oppure si dorme a Calcata. E anche nei feriali si rientra presto: l’ultimo bus per Saxa Rubra parte alle 17.10, il sabato alle 17.35.
In treno Calcata non ha una stazione. La ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo, gestita da Cotral, ha la stazione di Rignano Flaminio, collegata a Calcata dallo stesso bus in un quarto d’ora per 1,10 €, ma oggi la tratta fra Montebello e Morlupo è sostituita da bus per i lavori del raddoppio, e da Rignano non c’è un treno diretto per Roma. La combinazione che conviene è il treno urbano da piazzale Flaminio a Saxa Rubra, tornato in servizio a settembre 2026, e lì il bus diretto. Da Viterbo con i mezzi pubblici non c’è un collegamento diretto, e in pratica serve l’auto.
Quando andare a Calcata e quanto tempo serve
Per Calcata Vecchia bastano un paio d’ore, a passo lento. Con Opera Bosco o con un sentiero nella valle del Treja ci vuole la giornata, e chi fa il giro fino alle cascate di Monte Gelato deve mettere in conto mezza giornata solo per camminare.
Il giorno della settimana conta più della stagione. Nel fine settimana aprono le botteghe e quasi tutti i locali, e arriva la gente, soprattutto da Roma: i parcheggi si riempiono. Nei giorni feriali il borgo è silenzioso, ed è bellissimo, ma diversi ristoranti e atelier sono chiusi e il bus da Roma vi riporta indietro prima delle sei. I mesi in cui si cerca di più Calcata sono aprile e agosto; per camminare nella valle i più adatti sono la primavera e l’autunno, quando il bosco cambia colore e fa meno caldo.
Poi ci sono le date. A dicembre il Granarone ospita il presepe dell’artista olandese Marijcke van der Maden, che vive a Calcata: le statue sono gli abitanti del paese, quelli di ieri e quelli di oggi, e ogni anno se ne aggiunge una. Nel 2025 è rimasto aperto dall’8 dicembre al 6 gennaio, con il programma «Natale a Calcata» e la Befana che il 6 gennaio scende dalla torre del Palazzo Baronale; le date del 2026 non sono ancora state pubblicate. A settembre c’è il Calcata Ecofestival, la cui settima edizione si è tenuta dal 25 al 27 settembre 2026, e il 16 settembre si festeggiano i patroni, i santi Cornelio e Cipriano. Della notte di Halloween, legata alla fama di «borgo delle streghe», scrive molta stampa, ma un programma ufficiale per il 2026 non c’è: le feste organizzate le trovate nella nostra guida ad Halloween in Italia.
Dove mangiare a Calcata
Google se lo chiede spesso, quale sia il piatto tipico di Calcata, e la risposta più citata sono i cappellacci calcatesi: una sfoglia sottile di farina, acqua e uova, simile a una crespella, condita in origine solo con il pecorino e oggi farcita anche con funghi porcini o castagne. A dirlo sono le guide turistiche e un ristorante del borgo che li ha messi al centro del menu, non un disciplinare. Il parente certificato sta a pochi chilometri: il frittellone di Civita Castellana, frittata sottile di uova, farina e pecorino arrotolata, che è nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali del Lazio. E Calcata è dentro la zona di produzione di due DOP, la Nocciola Romana e l’olio extravergine Tuscia.
Nel borgo vecchio i locali con un sito ufficiale e orari dichiarati sono tre. La Piazzetta, in via San Giovanni 47, fa cucina del territorio con un menu stagionale e una pasta della casa, il tringozzo; è chiusa il mercoledì e il giovedì. L’Osteria del Borgo, in via San Giovanni 12, fa cucina romana, dalla gricia alla coratella, ed è chiusa il lunedì. Opera, in via della Pietà 2, è il ristorante della «Cappellacceria», quella dei cappellacci: gli orari sul suo sito non ci sono. In via Tripoli c’è la sala da tè del borgo, e appena fuori dalla porta, in via degli Americani, Terra Mia.
Fuori dal borgo, lungo la provinciale verso Calcata Nuova, c’è Il Caraponzolo, a gestione familiare, aperto soprattutto nel fine settimana. Prezzi non ne pubblica nessuno, e diversi locali aprono solo il venerdì, il sabato e la domenica: in settimana conviene telefonare prima.
Dove dormire a Calcata e nei dintorni
Dormire a Calcata vuol dire soprattutto due cose: svegliarsi nel borgo quando i visitatori della giornata non sono ancora arrivati, e avere il modo di tornare a Roma la domenica, visto che il bus non c’è.
Le zone, e a chi servono
- Dentro Calcata Vecchia: camere e piccoli appartamenti ricavati nelle case di tufo, quasi tutti per due o tre persone. È l’esperienza vera del borgo, la sera quando si svuota. L’auto resta fuori dalla ZTL, quindi i bagagli si portano a piedi.
- Calcata Nuova e la campagna intorno: più comodo con l’auto, a dieci minuti a piedi dal borgo.
- I paesi vicini, come Castel Sant’Elia, a circa 5 km: B&B in campagna, con l’auto, se volete usare Calcata come base per la valle del Treja e il resto dell’Agro Falisco.
Tre strutture fra Calcata e i dintorni
- Officina Alchemica (€€): in via San Giovanni, la via dei ristoranti del borgo, per due persone, con più di duecento recensioni alle spalle.
- Il Contado B&B (€): un B&B in campagna a Castel Sant’Elia, a circa 5 km, sulla strada per Civita Castellana.
- Velia’s Home Casa Vacanze B&B (€): sempre a Castel Sant’Elia, fino a cinque ospiti, adatto a una famiglia.
Le fasce indicano il posizionamento relativo fra queste strutture, non una cifra: i prezzi cambiano di settimana in settimana. La selezione parte da strutture con voto alto e almeno cento recensioni; nel borgo ce ne sono molte altre con voti ottimi, ma con poche recensioni alle spalle.
Calcata in un giro della Tuscia e dell’Agro Falisco
Calcata sta bene da sola, ma è anche la porta più vicina a Roma di un territorio che merita più di un giorno. La Tuscia comincia qui: tufo, forre, borghi sulle rupi e strade scavate nella pietra, come le vie cave etrusche che si trovano più a nord. Il capoluogo è a un’ora, e per girarlo trovate la nostra guida a cosa vedere a Viterbo, con le terme e i dintorni. A sud-ovest c’è il lago di Bracciano, che una delle escursioni da Roma mette insieme a Calcata in giornata.
Chi non ha l’auto può contare su un pugno di tour da Roma che passano da Calcata: il tour di Bomarzo, Caprarola e Calcata tocca in un giorno il Sacro Bosco e il Palazzo Farnese, mentre la formula Calcata e Civita di Bagnoregio in due giorni arriva fino al borgo sul tufo più famoso del Lazio.
Le escursioni da Roma che passano da Calcata
- Calcata e Monte Gelato in un giorno, il borgo e le cascate senza pensare all’auto.
- Lago di Bracciano e Calcata, con il pranzo e i vini.
- Bomarzo, Caprarola e Calcata, tre tappe della Tuscia in una giornata.
- Calcata e Civita di Bagnoregio, due giorni con una notte fuori Roma.
Per il borgo, Opera Bosco e le visite guidate del Parco non trovate niente da prenotare qui: il primo è libero, gli altri due si prenotano direttamente con chi li organizza.
Info essenziali
- Dove: provincia di Viterbo, 37,6 km dal Raccordo di Roma, uscita Cassia bis.
- Ingresso: libero; il centro storico è una ZTL, tutto il giorno nei festivi e nei prefestivi.
- Parcheggio: a pagamento ai margini di Calcata Nuova, 700 metri e dieci minuti a piedi dal borgo.
- Bus: Cotral da Saxa Rubra, 2,80 €; la domenica l’unico ritorno per Roma è alle 7.01.
- Opera Bosco: 10 € con la tessera annuale, nel fine settimana; in settimana su prenotazione.
- Valle del Treja: da Monte Gelato a Calcata 7 km, circa 3 ore e mezza; niente picnic nella zona di Mazzano per la peste suina.
- Quanto tempo: un paio d’ore per il borgo, una giornata con il bosco o il sentiero.
Domande frequenti su Calcata Vecchia
Per cosa è famosa Calcata?
Per il borgo medievale di Calcata Vecchia, chiuso su una rupe di tufo sopra la valle del Treja, che doveva essere abbandonato per il rischio di frane e fu salvato dagli artisti arrivati a viverci, da cui il nome di paese degli artisti. È famosa anche per la reliquia del Santo Prepuzio, custodita nella chiesa del paese fino alla sua scomparsa negli anni Ottanta, e per i film girati qui, da Amici miei a Nostalghia.
Dove si trova Calcata Vecchia?
In provincia di Viterbo, nel Lazio, nell’Agro Falisco, dentro il Parco regionale Valle del Treja. È il borgo antico di Calcata, sulla rupe; il paese nuovo, Calcata Nuova, sta sul pianoro di sopra. Da Roma sono 37,6 km dal Raccordo, uscita Cassia bis, circa quaranta minuti in auto; da Viterbo poco più di un’ora.
Quanto tempo ci vuole per visitare Calcata Vecchia?
Per il borgo bastano un paio d’ore a passo lento. Con Opera Bosco, il museo d’arte nel bosco, o con un sentiero nella valle del Treja ci vuole la giornata; il giro a piedi fra le cascate di Monte Gelato e Calcata da solo è di 7 km e circa tre ore e mezza.
Come si arriva a Calcata da Roma con i mezzi pubblici?
Con il bus Cotral diretto da Saxa Rubra, che si raggiunge con il treno urbano da piazzale Flaminio. La fermata è Calcata Borgo Vecchio, a quattro minuti a piedi dal borgo; il viaggio dura fra 41 e 54 minuti e costa 2,80 euro. Nei feriali ci sono 9 corse per lato, ma l’ultimo ritorno per Roma è alle 17.10; la domenica l’unico ritorno è alle 7.01 del mattino, quindi la gita in giornata in bus non si fa.
Dove si parcheggia a Calcata?
Fuori dal borgo, che è una ZTL a controllo elettronico, attiva tutto il giorno nei festivi e nei prefestivi. Il parcheggio a pagamento del centro storico sta ai margini di Calcata Nuova: da lì al borgo sono 700 metri e una decina di minuti a piedi in discesa, e al ritorno 64 metri di salita. Le tariffe il Comune non le pubblica.
Qual è un piatto tipico di Calcata?
Il più citato sono i cappellacci calcatesi, una sfoglia sottile di farina, acqua e uova condita con il pecorino, oggi anche con porcini o castagne; lo dicono le guide turistiche e i ristoranti del borgo, non un disciplinare. Il parente certificato è il frittellone di Civita Castellana, prodotto tradizionale del Lazio. Calcata è anche nella zona della Nocciola Romana DOP e dell’olio Tuscia DOP.
Che film hanno girato a Calcata?
Fra quelli confermati dalla guida del Parco Valle del Treja: Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini (1972), con scene nel Palazzo Baronale, Amici miei di Mario Monicelli (1975), con la scena del paese da abbattere, e Nostalghia di Andrej Tarkovskij (1983).
Come si arriva alle cascate di Monte Gelato da Calcata?
A piedi con i sentieri del Parco Valle del Treja: il percorso fra Monte Gelato e Calcata passa da Mazzano Romano ed è di 7 km, circa tre ore e mezza, con 100 metri di dislivello. In auto le cascate sono nel comune di Mazzano Romano, con un grande parcheggio pubblico. Mazzano è in zona infetta per la peste suina africana: i sentieri sono aperti, ma i picnic sono vietati.
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