Il Cammino Portoghese Variante Spirituale è stato il primo cammino che ho affrontato, e forse per questo mi è rimasto cucito addosso più di tutti gli altri. Mi ha sempre affascinata il pensiero che centinaia di migliaia di persone, ogni anno, dalla Francia, dalla Spagna e dal Portogallo, si mettano in marcia verso lo stesso punto: quella piazza di Santiago de Compostela dove i cammini, una ragnatela di vie che partono da mezza Europa, si riuniscono tutti al chilometro zero. Prima di partire ho raccolto un piccolo sasso grigio, l’ho messo in una tasca dello zaino: l’avrei deposto sulle spoglie di San Giacomo. Una promessa fatta a me stessa.
In questa guida trovi le due cose che quando partii avrei voluto avere insieme e non trovavo da nessuna parte: il mio diario giorno per giorno, con la fatica vera e la bellezza che ho visto, e la parte pratica per organizzarti davvero. Che cos’è la Variante Espiritual e dove si stacca dal Cammino Portoghese, le tappe e i chilometri, la barca della Traslatio che risale il fiume Ulla, dove dormire, quando andare e come ottenere la Compostela. Prendetevi il tempo di leggere: questo è un cammino che non ha fretta.
In breve
La Variante Spirituale (Variante Espiritual) è la deviazione del Cammino Portoghese che si stacca a Pontevedra, sale al Monastero di Armenteira, scende lungo la Ruta da Pedra e da Auga fino a Vilanova de Arousa e da lì risale in barca il fiume Ulla fino a Padrón, ripercorrendo la rotta della Traslatio di San Giacomo. Sono circa 73-74 km in 3 tappe (due a piedi più la traversata in barca), a cui si aggiunge l’ultima tappa Padrón-Santiago. Serve almeno una settimana partendo da Tui o Porto per superare i 100 km e ottenere la Compostela. Periodo migliore: maggio e settembre.
Che cos’è la Variante Spirituale del Cammino Portoghese
La Variante Spirituale è un percorso alternativo del Cammino Portoghese che si stacca dal tracciato Centrale a Pontevedra e si ricongiunge al cammino principale a Padrón, poco prima di Santiago. Nel mezzo attraversa Poio, Combarro, il Monastero di Armenteira e Vilanova de Arousa, e include l’unico tratto via mare di tutti i Cammini di Santiago: la traversata in barca lungo la ría de Arousa e il fiume Ulla.
Si chiama “spirituale” perché ricalca la Traslatio, il viaggio con cui, secondo la tradizione, il corpo dell’apostolo Giacomo fu portato via mare dopo il martirio a Gerusalemme: una barca senza equipaggio, guidata dagli angeli e da una stella, che risalì proprio queste acque fino a Iria Flavia, l’odierna Padrón. Per questo la variante viene raccontata come “l’origine di tutti i cammini”. Non è il percorso più diretto, e non è nemmeno il più facile: è quello che sceglie chi al cammino chiede qualcosa in più della linea più breve tra due punti.
Attenzione a non confonderla con il Cammino Portoghese della Costa, che è un’altra cosa: quello segue il litorale atlantico da Porto verso nord e non prevede la barca della Traslatio. La Variante Spirituale è invece una deviazione interna dell’ultimo tratto, da Pontevedra in poi. Le due si possono anche combinare, ed è esattamente quello che ho fatto io: gli ultimi giorni lungo la costa e poi, da Pontevedra, la deviazione spirituale.
La mappa e le tappe del percorso

La Variante Spirituale vera e propria conta tre tappe, che partono da Pontevedra. Io ne ho percorso una versione più lunga: gli ultimi 140 km del Cammino Portoghese cominciati da Baiona, sul mare, per poi imboccare la deviazione spirituale a Pontevedra. Ecco la suddivisione classica, con i chilometri da prendere come indicativi (le fonti oscillano di mezzo chilometro qua e là).
| Tappa | Da → a | Km circa | Note |
|---|---|---|---|
| 1 | Pontevedra → Armenteira | ~23 km | Salita al monastero, circa 600 m di dislivello: la più impegnativa |
| 2 | Armenteira → Vilanova de Arousa | ~23 km | La Ruta da Pedra e da Auga lungo il fiume, tra mulini di pietra |
| 3 | Vilanova de Arousa → Pontecesures/Padrón | ~28 km (in barca) | Barca della Traslatio sul Rio Ulla, circa 1-1,5 ore |
| + | Padrón → Santiago de Compostela | ~24 km | Ultima tappa a piedi, si ricongiunge al cammino principale |
Da Pontevedra alla foce dell’Ulla si è a circa 73-74 km; aggiungendo l’ultima tappa fino a Santiago si arriva intorno ai 100 km. È un dettaglio che conta, perché sono proprio 100 i chilometri minimi da percorrere a piedi per avere diritto alla Compostela, e partendo da Pontevedra si è al limite: ne parlo più avanti.
Il mio cammino, giorno per giorno
Il gruppo con cui viaggio aveva scelto di percorrere il Cammino Portoghese che parte da Lisbona. Noi ne abbiamo camminato soltanto gli ultimi 140 chilometri. Dopo aver dormito a Porto, città dove ancora si vedevano le ferite della crisi, abbiamo mosso i primi passi da Baiona.
Primo giorno: da Baiona a Nigrán, e la Credenziale
Baiona è un paesino affacciato sul mare, sul primo dei tre fiordi di Galizia che avremmo percorso (le rías, le grandi insenature atlantiche che qui chiamano così). In una piccola chiesa di pietre grigie prendiamo la nostra Credencial del Peregrino, il documento che, attraverso i timbri, certificherà il cammino percorso. Chi ce lo appone, che sia il proprietario di un bar o di un ostello, il sacerdote di una chiesa o di un monastero, scruta le scarpe, guarda lo stato fisico cercando la fatica nei volti, si accerta dalla polvere sugli abiti che si viaggi davvero a piedi. Quel libretto lo presenteremo a Santiago per ottenere la Compostela.
Usciti dalla chiesa, è una grande emozione trovare sul selciato la prima freccia gialla che indica la direzione, e la prima conchiglia di San Giacomo aperta a ventaglio. Per giorni saranno il nostro punto di riferimento, le nostre stelle polari.

Attraversiamo il paese e costeggiamo il fiordo per ore, sopra spiagge, insenature, scogliere. Il mare, alla nostra sinistra, diventa un elemento costante, di un azzurro intenso che vira nel verde luccicante. Assistiamo al rito della bassa marea, al sole che scende piano all’orizzonte. Il primo pensiero che mi trapassa il cervello è che devo ricordarmi di tutto, di ogni sasso, conchiglia, legnetto, pietra, zolla di terra, albero, fiore, pozzanghera, onda. Devo bermi lentamente questo viaggio come fosse un bicchiere d’acqua.

Secondo giorno: da Nigrán a Redondela, la cura dei piedi
È solo la mattina del secondo giorno, ma ho già i miei riti. Sono i piedi a occupare gran parte del tempo prima della partenza: un po’ di stretching alle caviglie, un massaggio con la crema che rende la pelle morbida, poi i calzini, le scarpe. I piedi sono la cosa che conta di più, me ne prendo una cura maniacale. Ho paura delle piaghe, delle vesciche. Voglio camminare senza dolori, o almeno mi dico che devo fare di tutto perché non accada.
Lasciamo il mare e le colline ci accolgono morbide, in un susseguirsi di chiese e monasteri, tutti in pietra grigia, dalla struttura essenziale. Il cammino si snoda vicino a loro e mi immagino, nell’antichità, i veri pellegrini che avanzavano pregando da una chiesa all’altra. Un percorso spirituale, e mi chiedo cosa abbiamo noi, oggi, di spirituale. C’è odore di terra bagnata, il verde del sottobosco luccica. Poi, all’improvviso, dopo una curva, il mare è di nuovo con noi: è il secondo fiordo della Galizia, quello in cui entriamo.


Terzo giorno: da Redondela a Pontevedra, il paese fantasma
La sera, qui, il sole tramonta tardissimo: alle undici c’è ancora chiaro. Forse è per questo che al mattino i negozi sono chiusi e in giro non si vede nessuno. Il primo paese che attraverso è un paese fantasma: non incontro bambini che vanno a scuola né persone che vanno al lavoro. Dormono fino a tardi gli spagnoli, i negozi aprono alle dieci. Mi immergo tra le case mentre i loro abitanti salutano il nuovo giorno, così vicina da sentire i respiri, i profumi di caffè, i sentori di cibi sconosciuti. Passo tra le porte accostate e potrei allungare una mano e toccare i panni appena lavati stesi ad asciugare.
Mi fermo e mi chiedo se posso, con quale diritto calpesto questi vicoli. Mi sento una ladra. Poi sento sbattere una porta: il paese è deserto ma non è così. Loro non si vedono ma ci sono, e hanno lasciato dei messaggi. Ovunque ci sono conchiglie di cemento incastrate nelle mura, sopra le porte, appese ai cancelli; frecce intagliate nei portoni di legno. Poi una nicchia scavata in una parete, piena di tutto: santini, rosari, bamboline, conchiglie, fotografie. È come se dicessero: potete passare, noi ci siamo, non siete soli, Buen Camino.

Pontevedra è una cittadina vivace, piena di gente, di bambini, di bar e ristoranti all’aperto come solo una città spagnola sa essere. Una doccia veloce, i piedi liberati dalle scarpe e infilati nei sandali, e la città ci si apre intorno, pulsante di vita, di giardini puliti, di persone che si fermano a parlare e a ridere. La stanchezza è lontana. Nel bagno della mia camera manca il coperchio del wc, il copriletto è pieno di macchie non troppo identificabili, manca la carta igienica, ma non mi importa, pazienza.

È qui, da Pontevedra, che comincia la Variante Spirituale vera e propria.
Quarto giorno: da Pontevedra ad Armenteira, la vecchia sul cammino
Lasciamo Pontevedra, ci attendono quasi trenta chilometri. Visitiamo il Monastero di Poio, austero e silenzioso, con un chiostro verdeggiante e fresco. Poi si sale e si scende qualche collina, allontanandoci dal mare. I sentieri corrono in mezzo al verde, silenziosi e deserti. Procedo con particolare calma, sento il frusciare del vento e il tintinnio della mia conchiglia legata allo zaino che sbatte contro qualcosa, una cadenza ritmica che va di pari passo con i miei passi. Mi sento in pace. Qui, ora, non c’è niente da raggiungere, da desiderare, da risolvere. C’è solo il selciato da mordere piano piano, con rispetto, con umiltà.

E poi eccolo ancora, il mare. Lo costeggiamo, ci fermiamo in un paesino di pescatori e mangiamo polpo alla galega: lessato, condito, cosparso di paprica dolce. La carne si scioglie in bocca, la paprica pizzica sul palato, il vino bianco è ghiacciato e frizzante, e il mare è dentro di noi. Poi ci aspetta l’ascesa di una collina alta. Dicono che è faticosa, dicono camminate piano, risparmiate le forze. Saliamo, e lo spettacolo si apre immenso: il mare, le isole, le coltivazioni di mitili, il verde.

Nel bosco la fatica si fa sentire. Sono l’ultima della fila, ma non è una novità. Le gambe iniziano a tremarmi. Vedo da lontano il campanile del Monastero di Armenteira: laggiù farò una sosta, una lunga sosta. Mi butto su una panchina fuori dal monastero, le gambe non mi reggono più. Dicono che il terzo e il quarto giorno siano i più faticosi: finita l’adrenalina dei primi giorni, la stanchezza prende il sopravvento, i chilometri fatti piombano sulle spalle tutti in una volta.
Sono così presa a togliermi scarpe e calzini che non mi accorgo della signora seduta all’altro capo della panchina. È molto anziana, il volto rugoso, la pelle scurita dal sole. Scruta ogni mio movimento: mi guarda mentre mi tolgo le scarpe ultimo modello, ultraleggere, super ammortizzate, mentre mi libero dei calzini rinforzati e areati, ultimo studio in fatto di trekking. Ha le mani in grembo, le dita contorte. I suoi piedi sono dentro vecchie ciabatte, consunte, sporche ma dignitose come tutto di lei. Cosa sto facendo. I miei piedini curati, levigati, morbidi. Vorrei allungare una mano e toccare la sua, ma non lo faccio. Silenziosamente la ringrazio e le chiedo scusa: sono sul suo cammino, ma lei è il cammino.
Quinto giorno: da Armenteira a Vilanova, la Ruta da Pedra e da Auga
La Ruta da Pedra e da Auga, la strada di pietra e di acqua, è un sentiero che fiancheggia un ruscello, con mulini di pietra a costellarne i fianchi. Fa molto freddo, un’umidità che penetra, ma non vorrei essere in nessun altro posto al mondo. L’acqua scende in cascate e rivoli, e io con lei. Mi guida e mi insegna che tutto scorre via, che ogni cosa è ora ed è già passata. Non so più quanto tempo passa mentre scendo: forse un’ora, forse tre. Il tempo perde la sua potenza, diventa cosa astratta, fatta solo per essere dimenticata.

Il ruscello sfocia in un fiume, ed è quello che costeggiamo: lento e sonnacchioso sulla destra, vigneti a perdita d’occhio sulla sinistra. A casa pensavo che, camminando, avrei interrogato il senso del mio vivere, ripercorso la mia vita, analizzato gli errori. Invece no: la vita passata è lontana, come se non fosse mia. La vita è adesso, passo dopo passo. E poi eccolo di nuovo, il mare, per l’ultima volta: il terzo fiordo.

Sesto giorno: la barca della Traslatio sul Rio Ulla
È l’alba a Vilanova de Arousa. Il mare mi chiama, corro fuori. La bassa marea ha lasciato scoperte spiagge e scogliere, ma non è questo a sorprendermi: sono le decine di donne chine sulla spiaggia. Sono cercatrici di vongole, approfittano della bassa marea per estrarle dalla sabbia. Lavorano svelte, in silenzio, con metodo: le grosse nel secchio, le piccole lasciate sulla sabbia, che il mare se le riprenderà. Chiedo il permesso di fotografarle, mi sorridono appena.

Poi lasciamo il mare e risaliamo il fiume Ulla a bordo di una piccola barca. A piedi sarebbe una tappa lunghissima; in barca è il cuore simbolico di tutto il cammino. Abbiamo il vento in faccia, l’acqua scorre veloce. Accostiamo a una coltivazione di mitili, guardiamo il primo lavaggio. Poi ci avviciniamo a un isolotto: ci sono tre croci. La guida ci spiega che qui affondò la nave che trasportava i resti di San Giacomo. Le croci ondeggiano sul fiume, c’è pace, una sorta di sacralità.

I resti dell’apostolo, racconta la leggenda, furono ritrovati più avanti, al centro di un campo sotto un cielo stellato: lo stesso luogo dove poi sorse la città di Santiago de Compostela, il campo di stelle. Tutto questo è poetico, me lo sento sulla pelle. E non è l’aria fresca ad accapponarmela: è che ci stiamo avvicinando. Quando riprendiamo il cammino a piedi ci sono molte più persone, un concentrato di zaini, scarponi, cappelli. Mancano poco meno di venti chilometri, e la tristezza mi assale: tra poco, domani, tutto questo sarà finito.

Settimo giorno: l’arrivo a Santiago de Compostela
Si parte che è ancora buio, dobbiamo arrivare in tempo per la messa del pellegrino a mezzogiorno. Ripenso ai giorni trascorsi: intensi, ma anche quieti. Sento di essermi tolta di dosso il superfluo e, togliendolo, di essermi fatta più ricca. Una ricchezza interiore che ritorna alle origini, dove il poco era tutto e quel tutto ci faceva sentire appagati. Entriamo nella periferia, tornano i rumori delle auto, dei clacson; il verde lascia il posto al cemento, ma così deve essere.
Vediamo da lontano le guglie della cattedrale, ma sembrano allontanarsi, non arriviamo mai. Chiamo mio marito, voglio farlo partecipe come se fosse qui e non a chilometri di distanza. Mancano pochi metri, gli dico con voce rotta. Complimenti, risponde, anche la sua voce è emozionata, ce l’hai fatta, brava. Sì, ce l’ho fatta. E mi sento viva come non mai.

Entrare in piazza è commozione, un’onda di emozione pura che coinvolge e travolge tutti. La massa di persone respira all’unisono, si asciuga gli occhi, si abbraccia fondendosi in un unico corpo. È la consapevolezza di aver percorso insieme un tratto di cammino e di vita. Nella cattedrale il Botafumeiro, il più grande incensiere del mondo, oscilla sopra le nostre teste. Dicono che i pellegrini di un tempo arrivassero così stanchi e affaticati che i preti, per disperdere l’odore dei corpi, inventarono questa pratica: l’incenso benediceva, ma soprattutto profumava l’aria.

Mi resta un’ultima cosa da fare. Salgo dietro l’altare, dove milioni di persone hanno consumato gli scalini, fino al busto di San Giacomo. Le persone lo abbracciano, lo baciano; io non me la sento, non sono così devota, e decido di toccarlo, poggio le dita su una spalla. Poi scendo nella cripta, dove ci sono i suoi resti, in un ambiente austero e semplice dove mi sento più a mio agio. Tiro fuori il sasso. Ora che devo lasciarlo mi dispiace, è stato un buon compagno di viaggio. Ma una promessa è una promessa. Lo depongo in un angolo, assieme ad altri, e mi viene spontanea una preghiera di ringraziamento. Poi esco, non prima di essermi asciugata qualche lacrima.


La barca della Traslatio: l’unico tratto in mare del Cammino
La traversata in barca è ciò che rende unica la Variante Spirituale: è l’unico vía crucis marittimo-fluviale del mondo e, si dice, l’unica crociera-pellegrinaggio esistente. La barca parte dal porto di Vilanova de Arousa e risale la ría de Arousa e il fiume Ulla fino a Pontecesures, da dove si prosegue a piedi per circa due chilometri e mezzo fino a Padrón. Lungo il tragitto si incontrano i cruceiros, le croci di pietra piantate sulle rive e sugli isolotti a segnare la rotta che, secondo la tradizione, seguì la barca con il corpo dell’apostolo.
La traversata dura all’incirca da un’ora a un’ora e mezza, a seconda della marea e dell’imbarcazione. La barca opera in genere da aprile a ottobre, con partenze legate agli orari di marea: quella più “da pellegrino” è al mattino presto, ma in alta stagione ci sono corse successive. È riconosciuta come parte ufficiale del cammino e dà diritto a un timbro speciale sulla credenziale, quindi non fa perdere la Compostela (a patto di aver camminato a piedi gli ultimi 100 km del percorso complessivo).
Esiste anche un’alternativa a piedi lungo il fiume, di una trentina di chilometri, ma è più lunga e faticosa e quasi nessuno la sceglie: la barca è il senso stesso di questa variante.
Info pratica: la barca va prenotata, soprattutto in alta stagione, perché le partenze sono poche e dipendono dalle maree. Si prenota online in anticipo o presso le agenzie nautiche al porto di Vilanova de Arousa; il biglietto costa indicativamente sui 30-42€ a persona (la bici si imbarca pagando un supplemento). Orari e prezzi cambiano ogni stagione: verificateli sempre sul sito ufficiale dell’operatore prima di partire.
Come organizzare la Variante Spirituale
La domanda vera, prima di partire, è da dove cominciare. La Variante Spirituale si imbocca a Pontevedra, ma partire proprio da lì significa camminare circa 100 km fino a Santiago, ed è il minimo esatto richiesto per la Compostela: un margine troppo risicato, basta un tratto saltato e non ci si arriva. Per stare tranquilli conviene partire un po’ prima.
- Da Pontevedra: circa 100 km, 4-5 giorni di cammino più la barca. Comodo ma al limite dei 100 km per la Compostela.
- Da Tui (il confine con la Spagna): circa 115 km, una settimana. La scelta più equilibrata per chi vuole solo l’ultimo tratto stando sopra i 100 km in sicurezza.
- Da Porto: circa 240-260 km, due settimane abbondanti, il cammino completo con la deviazione spirituale nel finale.
Per ottenere la Compostela servono almeno 100 km a piedi (o 200 in bici) e la Credenziale del pellegrino timbrata: negli ultimi 100 km vanno raccolti almeno due timbri al giorno, in albergue, chiese, bar o punti di ristoro lungo la via. La Compostela si ritira a Santiago all’Oficina de Acogida al Peregrino, presentando la credenziale.
Consiglio: la Variante Spirituale è un po’ più impegnativa del tracciato Centrale, soprattutto per la salita al Monastero di Armenteira del primo giorno e la lunga discesa del secondo. Niente paura: si affronta bene con un allenamento medio, ma prendetela con calma, spezzate le tappe se potete, e curate i piedi ogni mattina prima di partire. La differenza, sul cammino, la fanno le vesciche, non le gambe.
Dove dormire lungo la Variante Spirituale
Lungo la variante si dorme di tappa in tappa, e la scelta della località conta più della singola struttura: ogni paese ha il suo carattere e cambia il ritmo del cammino.
In quale tappa fermarsi
- Pontevedra: la città da cui parte la variante, con l’offerta più ampia (hotel, pensioni, albergue). La base ideale per la prima notte prima di salire ad Armenteira.
- Combarro / Poio: piccolo borgo marinaro sulla prima tappa, con gli hórreos affacciati sul mare. Tappa breve e suggestiva per chi vuole spezzare la salita.
- Armenteira: fine della prima tappa, attorno al monastero. Poche strutture, ma dormire qui, nel silenzio, è parte dell’esperienza.
- Vilanova de Arousa: fine della seconda tappa, sul mare, dove ci si imbarca la mattina per la Traslatio. Buona offerta di albergue, pensioni e hotel.
- Padrón: dopo la barca, l’ultima base prima di Santiago, ricca di storia jacobea.
Alloggi lungo il cammino
- Hospedería do Mosteiro de Armenteira (€€): la foresteria dell’abbazia cistercense del XII secolo, gestita dalle monache, con poche stanze essenziali. Dormire dentro il monastero, alla fine della tappa più dura, è la chicca della variante: da prenotare con largo anticipo.
- Albergue pubblici della rete della Xunta (€): gli ostelli per pellegrini lungo le tappe (a Pontevedra, Armenteira, Vilanova de Arousa e Padrón), economici e con lo spirito autentico del cammino; si accede con la credenziale, non si prenotano.
- Pensioni e hotel a Pontevedra e Vilanova de Arousa (€€/€€€): per chi preferisce una doccia tutta sua e un letto comodo a fine tappa, le due località più attrezzate offrono l’alternativa più confortevole all’ostello.
Quando andare
I mesi migliori per camminare la Variante Spirituale sono maggio e settembre: temperature miti, servizi aperti e meno folla rispetto al pieno dell’estate. Vanno bene anche la primavera inoltrata e ottobre. Luglio e agosto sono i più affollati, con caldo, albergue pieni e code a Santiago; l’inverno è la stagione più fredda e umida, con molte strutture chiuse.
Un avvertimento vale in ogni stagione: siamo in Galizia, e la pioggia può arrivare in qualsiasi momento dell’anno. Mettete in conto giornate umide e vento, soprattutto durante la traversata in barca, dove la ría è aperta e l’aria taglia. Abbigliamento antipioggia e un buon guscio a vento non si lasciano a casa mai.

Cosa fare e vedere a Santiago e lungo il cammino
Arrivare a Santiago non è la fine: è il momento di godersi la città e il rito che chiude il cammino. La messa del pellegrino a mezzogiorno nella cattedrale, con la speranza di vedere volare il Botafumeiro; la visita alla cripta con le spoglie dell’apostolo; una passeggiata nel centro storico, patrimonio UNESCO, tra vicoli di pietra e piazze. Chi ha ancora energie può prolungare fino a Finisterre e Muxía, sulla Costa da Morte, dove per gli antichi finiva il mondo.
Esperienze a Santiago e dintorni
- Visita guidata della cattedrale e dei tetti, per capire la storia jacobea da vicino.
- Tour del centro storico di Santiago, patrimonio UNESCO.
- Escursione di una giornata a Finisterre e Muxía, sulla Costa da Morte.
- Degustazione di cucina galiziana: polpo alla galega, empanada, vino Albariño.
Info essenziali
- Dove si stacca: a Pontevedra, sul Cammino Portoghese; si ricongiunge a Padrón.
- Lunghezza: circa 73-74 km la variante (3 tappe), circa 100 km da Pontevedra a Santiago.
- Da dove partire: Tui (~115 km) per stare sopra i 100 km della Compostela; Porto per il cammino completo.
- Durata: da 3 giorni (sola variante) a una settimana o più.
- Difficoltà: media, con la salita ad Armenteira come tratto più impegnativo.
- Il tratto in barca: da Vilanova de Arousa a Pontecesures, ~1-1,5 h, ~30-42€, da prenotare (apr-ott).
- Quando andare: maggio e settembre; mettere sempre in conto la pioggia.
- Documenti: Credenziale del pellegrino, con almeno 2 timbri al giorno negli ultimi 100 km.
Domande frequenti sulla Variante Spirituale
Quanto dura la Variante Spirituale del Cammino Portoghese?
La sola variante dura circa 3 giorni: due tappe a piedi da Pontevedra (circa 73-74 km) più la traversata in barca fino a Padrón. In tutto è circa un giorno in più rispetto al tracciato Centrale sullo stesso tratto. Partendo da Tui o da Porto per superare i 100 km serve almeno una settimana.
Quanto costa fare la Variante Spirituale?
Dipende dallo stile di viaggio: in versione economica, dormendo negli albergue, si spendono circa 30-40€ al giorno; con pensioni e hotel si sale a 60-100€ e oltre. La voce fissa distintiva è il biglietto della barca della Traslatio, indicativamente 30-42€ a persona.
La barca della Traslatio è obbligatoria?
No: esiste un’alternativa a piedi lungo il fiume di una trentina di chilometri, ma è più lunga e faticosa e quasi nessuno la sceglie. La barca è il tratto simbolico della variante, è riconosciuta ufficialmente e dà diritto a un timbro speciale sulla credenziale.
Serve prenotare la barca della Variante Spirituale?
Sì, è consigliato, soprattutto in alta stagione: le partenze sono poche e dipendono dalle maree, e la barca opera in genere da aprile a ottobre. Si prenota online o presso le agenzie al porto di Vilanova de Arousa. Orari e prezzi vanno verificati sul sito ufficiale dell’operatore, perché cambiano ogni stagione.
Che differenza c’è tra Variante Spirituale e Cammino Portoghese della Costa?
Sono due cose diverse: il Cammino Portoghese della Costa segue il litorale atlantico da Porto verso nord e non prevede la barca; la Variante Spirituale è una deviazione interna dell’ultimo tratto, da Pontevedra, con il Monastero di Armenteira e la traversata fluviale della Traslatio. Si possono anche combinare in un unico itinerario.
Da dove partire per ottenere la Compostela?
Servono almeno 100 km a piedi fino a Santiago. Partendo da Pontevedra si è proprio al limite dei 100 km: per stare tranquilli conviene partire da Tui, a circa 115 km, oppure da Porto per il cammino completo. Serve la Credenziale del pellegrino con almeno due timbri al giorno negli ultimi 100 km.