Le cascate, i fiordi e la strada che gira intorno all’isola li trovate nella guida all’Islanda del blog, costruita con i suggerimenti di Nicola Fiorentini, che il giro l’ha fatto in agosto. Qui ci occupiamo d’altro.
Quello di cui vi parlo qui è l’altra metà del viaggio, quella di cui nessuno ha voglia di occuparsi finché non serve: cosa succede quando qualcosa va storto. Di quella, in tanti anni di viaggi fly and drive con Ornella e i nostri amici, ne ho vista abbastanza. E leggendo la scheda dell’Islanda della Farnesina per scrivere questo articolo mi sono accorto di una cosa che non mi aspettavo: in Islanda quello che si rompe non è quasi mai la salute. È il programma, ed è l’automobile.
In breve
In Islanda l’assicurazione non è obbligatoria e la tessera sanitaria europea vale, anche se l’Islanda nell’Unione Europea non c’è: la Commissione europea la elenca fra i paesi coperti dalla TEAM insieme a Norvegia, Liechtenstein, Svizzera e Regno Unito. Le strutture sanitarie, scrive la Farnesina, sono «generalmente molto buone». Il problema islandese è un altro, ed è geografico: gli ospedali sono pochi, la rete ferroviaria non esiste, il mezzo per gli spostamenti interni è l’aereo e sull’isola l’Ambasciata d’Italia non c’è, perché è competente quella di Oslo, in Norvegia. Per questo la voce che conta di più in una polizza per l’Islanda non è il massimale delle spese mediche, è il trasporto sanitario. Poi ci sono due cose che nessuno vi dice: le eruzioni «anche improvvise» che bloccano i collegamenti aerei da e per l’isola, e quindi il capitolo annullamento; e il fatto che la responsabilità civile dell’auto, in Islanda, non copre i danni fatti dall’acqua dei guadi né al telaio in fuoristrada. La Carta Verde invece non serve: bastano patente e libretto.
Indice dell’Articolo
In Islanda la tessera sanitaria vale, anche se l’Islanda non è nell’Unione Europea
Parto da qui perché è il punto su cui ho visto più confusione, e perché è la parte buona. L’Islanda non fa parte dell’Unione Europea, e quindi la prima cosa che uno pensa è che la tessera sanitaria lì non serva a niente. Non è così: la pagina della Commissione europea sulla tessera europea di assicurazione malattia è esplicita e mette l’Islanda in elenco: la TEAM dà accesso all’assistenza sanitaria pubblica necessaria durante un soggiorno temporaneo «in uno dei 27 paesi dell’UE, più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito», alle stesse condizioni e allo stesso costo delle persone assicurate in quei paesi.
La tessera è quella che avete già nel portafogli: è stampata sul retro della tessera sanitaria italiana e non c’è niente da richiedere. E il servizio che vi trovate davanti è buono davvero. La scheda dell’Islanda di Viaggiare Sicuri, aggiornata a metà agosto 2026, scrive che «il livello delle strutture sanitarie locali è generalmente molto buono» e che sono «facilmente reperibili i normali prodotti sanitari da banco». Vaccinazioni: nessuna. Sicurezza: «il livello della criminalità comune è basso».
Se volete capire in generale come funziona la voce spese mediche di una polizza e quando entra davvero in gioco, ne abbiamo scritto nella guida all’assicurazione sanitaria di viaggio. Qui la tengo corta apposta, perché in Islanda non è lì che si gioca la partita.
Consiglio: la tessera funziona a due condizioni, e sono banali fino al giorno in cui non lo sono: che ce l’abbiate dietro fisicamente, e che sia in corso di validità. Giratela e guardate la data adesso, non la sera prima di partire. Se è scaduta la nuova arriva per posta e non è una cosa di due giorni.
Quello che la tessera non paga, e a dirlo è l’Ambasciata
Sulla stessa pagina, la Commissione europea mette una riga che vale la pena leggere piano: la tessera «non sostituisce l’assicurazione di viaggio», non copre «l’assistenza sanitaria privata o i costi quali il volo di rientro nel proprio paese o la perdita o il furto di beni di proprietà» e «non garantisce servizi gratuiti». È l’Unione Europea che vi spiega dove finisce lo strumento che vi ha dato.
Per l’Islanda però c’è di meglio, ed è una fonte che nessuno cita: l’Ambasciata d’Italia a Oslo, in una notizia dedicata, raccomanda «di stipulare, prima della partenza, una polizza assicurativa che preveda la copertura delle spese mediche e l’eventuale rimpatrio aereo sanitario (o il trasferimento in altro Paese) che non sono coperti dalla Tessera Europea Assicurazione Malattia». La Farnesina ripete la stessa frase nella scheda del paese, alla voce avvertenze sanitarie.
Ora, un’ambasciata non pubblica una notizia per riempire il sito. E qui arriva la parte che mi ha colpito di più, perché spiega anche perché quella notizia l’ha scritta un’ambasciata che sta da un’altra parte: in Islanda l’Ambasciata d’Italia non c’è. La scheda lo dice in una riga, «l’Ambasciata d’Italia non è presente nel Paese. È competente l’Ambasciata d’Italia in Norvegia», che sta a Oslo, cioè in un altro Stato e oltre un pezzo di oceano. A Reykjavik c’è un Consolato Generale Onorario, e il suo orario di apertura è martedì dalle 10 alle 12 e venerdì dalle 14 alle 16.
Sono quattro ore alla settimana. Non è una critica a nessuno, l’Islanda ha meno abitanti della provincia in cui vivo io. È però un dato che cambia il modo in cui si legge una polizza: in Islanda la centrale operativa che risponde in italiano ventiquattro ore su ventiquattro non è un servizio accessorio, è la prima porta a cui bussare, e per una volta lo è nel senso letterale.
Il problema non è l’ospedale, è la strada che vi separa da lui
Quando si viaggia in un paese europeo si dà per scontata una cosa che europea non è: che entro mezz’ora ci sia un pronto soccorso. In Islanda quella mezz’ora, fuori dalla capitale, può diventare mezza giornata. La scheda della Farnesina spiega perché quando parla di spostamenti: «considerate la bassissima densità di popolazione, le grandi distanze e il clima», il mezzo più usato per gli spostamenti interni è l’aereo, alcuni collegamenti sono garantiti da traghetti e per le distanze minori dai pullman. E poi la frase che dice tutto: «in Islanda non esiste una rete ferroviaria».
Io in genere organizzo i viaggi col metodo dei cerchi: racchiudo le cose da vedere dentro cerchi di una cinquantina di chilometri di raggio e piazzo l’alloggio il più possibile al centro, così non faccio e disfo le valigie ogni notte. In Islanda, guardando la mappa, il cerchio da cinquanta chilometri intorno a un alloggio contiene con ogni probabilità un ghiacciaio, tre cascate e nessun ospedale. È una cosa che si capisce guardando i numeri delle distanze, non serve esserci stati.
La Farnesina, alla voce avvertenze, chiede di «evitare di viaggiare da soli in zone di montagna e nell’interno del paese» e di «informare, a scopo cautelativo, l’albergatore o una persona amica sulla propria meta e sull’ora prevista per il ritorno», registrandosi sul sito islandese Safetravel, che ha proprio una sezione dove si lascia il piano di viaggio. Raccomanda anche massima prudenza «sui ghiacciai, nelle zone in prossimità di rapide, geyser e cascate».
Mettete insieme le tre cose e viene fuori il senso di una polizza per l’Islanda: non è il conto del ricovero, perché quello la tessera in buona parte ve lo copre. È come ci arrivate, all’ospedale, se vi succede qualcosa a due ore di sterrato dalla prima casa. Il trasporto sanitario e il rimpatrio, in Islanda, sono la prima voce della lista, non l’ultima.
La polizza dell’auto non copre i guadi, e lo scrive la Farnesina
E qui arriviamo alla cosa che mi ha fatto alzare un sopracciglio, perché di noleggi auto all’estero ne ho fatti tanti e questa non l’avevo mai letta. La scheda dell’Islanda, alla voce mobilità, dopo aver ricordato che «l’assicurazione di responsabilità civile copre esclusivamente i danni causati a terzi, non quelli subìti dalla propria auto», aggiunge una frase che riguarda soltanto quel paese: «in Islanda in particolare, tale assicurazione non copre i danni causati dall’acqua dei guadi e, in genere, al telaio in situazioni fuoristrada». E conclude raccomandando di valutare «una polizza facoltativa supplementare, tipo kasko», per tutti i veicoli, camper e roulotte compresi.
Chi va in Islanda, e questo lo so da chi ci è stato, il guado prima o poi lo fa: le piste dell’interno funzionano così, e la Farnesina stessa avverte di usare «massima prudenza, anche in relazione alla situazione climatica, sulle piste in montagna, soprattutto nell’attraversamento di guadi e torrenti, spesso pericolosi», ricordando che «le strade di montagna e anche tratti della superstrada non sono asfaltate». Il punto è che l’acqua nel motore non è un incidente: è un danno che quel contratto non prevede, ed è uno dei più cari che possano capitarvi.
Attenzione a non fare confusione, perché è la confusione che costa: qui stiamo parlando di due prodotti diversi. L’assicurazione di viaggio copre voi, la vostra salute, il bagaglio e il viaggio; la copertura dell’auto copre la macchina, e ve la vende il noleggiatore o il comparatore. Quando prenotate online, la compagnia vi dà una copertura di base con una franchigia che si aggira sui 1.500 euro: gli eventuali danni li pagate voi fino a quella cifra. Si può azzerare pagando un sovrapprezzo giornaliero, e io la prendo sempre, di solito quella del comparatore. Ne ho scritto per esteso nella guida all’assicurazione e alla franchigia del noleggio auto, e i trucchi generali del noleggio stanno in noleggiare una macchina.
Sull’Islanda però la lezione è un’altra, e vale la pena impararla da chi l’ha già pagata: al desk vi diranno che certe cose non servono. A me al banco di Bologna, quando dovevo fare duecento chilometri e passare l’Appennino d’inverno, dissero che le catene da neve non erano necessarie perché tanto avrei fatto solo strade comunali. Le catene, per la cronaca, in quei mesi in Italia sono obbligatorie a bordo. Da allora ho un metodo semplice: quello che l’addetto al banco dice a voce non conta niente, conta cosa c’è scritto sul contratto. Fatevi indicare la riga dove si parla di guadi, di fondo stradale non asfaltato e di danni al sottoscocca, e leggetela lì.
Attenzione: le due esclusioni classiche dei noleggi islandesi si chiamano danni da acqua e danni da ghiaia, e quasi sempre restano fuori anche dalle formule che si presentano come «tutto compreso». Se il vostro itinerario prevede le piste dell’interno, la domanda da fare prima di firmare è una sola: questa copertura vale anche fuori dalle strade asfaltate? Se la risposta è no, o quel tratto non si fa, o si sa in partenza che si viaggia scoperti.
Il vulcano non vi manda in ospedale, vi lascia a terra
C’è un secondo rischio islandese, ed è quello che rende questo articolo diverso da tutti gli altri che abbiamo scritto sulle polizze di viaggio. La Farnesina lo mette fra i rischi ambientali: «l’Islanda è un’isola vulcanica fortemente caratterizzata da fenomeni vulcanici e tellurici, che storicamente hanno avuto in taluni casi effetti disastrosi. Il verificarsi di eruzioni, anche improvvise, può comportare gravi problemi nelle comunicazioni da e per l’isola, in particolare nei collegamenti aerei».

Chi ha qualche anno se lo ricorda: nel 2010 un vulcano islandese dal nome impronunciabile fermò mezzo cielo europeo per giorni. Ma non serve un evento storico. Basta guardare due righe della stessa scheda alla voce collegamenti: «nessun collegamento diretto permanente con l’Italia», con Icelandair e altre compagnie che attivano qualche volo diretto su Milano Malpensa «usualmente nel periodo estivo», e la notazione che Play Airlines ha cessato la propria attività nel settembre 2025. Tradotto: si va in Islanda quasi sempre con uno scalo, su un numero di rotte non enorme, e le alternative in caso di problemi sono poche.
Un viaggio del genere si prepara con mesi di anticipo e si paga in anticipo. Se salta, o se salta a metà, quello che vi serve non è la voce spese mediche: è l’annullamento prima di partire e l’interruzione una volta là, cioè le due voci che in genere si guardano per ultime. Come funzionano davvero, con i loro limiti e le loro esclusioni, l’abbiamo spiegato nella guida all’assicurazione annullamento viaggio. Qui mi limito a dire perché in Islanda pesano più che altrove: perché il paese è geologicamente vivo, e questo non è un modo di dire.
Info pratica: l’annullamento va comprato subito dopo aver prenotato, non la settimana prima di partire, perché copre gli imprevisti che accadono da quel momento in poi. È l’unica voce di una polizza che, se la comprate tardi, avete comprato a metà.
La Carta Verde non serve, e le altre cose da sapere se guidate
Andiamo alla buona notizia, che è la stessa di altri paesi europei e va detta perché in giro si legge il contrario. Per guidare in Islanda serve la patente italiana, e la scheda mette in fila i documenti in modo che non ci sia da interpretare: «documenti: patente e libretto di circolazione (la carta verde non è richiesta)». Sull’assicurazione, altrettanto secco: «assicurazione auto: è valida quella italiana». Se portate la vostra macchina non dovete comprare nulla alla frontiera, e comunque in Islanda ci si arriva quasi sempre in aereo e si noleggia sul posto.
Le altre regole della strada islandesi che vale la pena sapere prima, perché qualcuna non somiglia alle nostre, sono queste.
- I limiti cambiano col fondo: 50 km/h nei centri urbani, 80 sulle strade imbrecciate e 90 su quelle asfaltate. La strada bianca non è una scorciatoia per andare più forte, è il contrario.
- Anabbaglianti accesi sempre, di giorno e di notte, ed è vietato circolare con le sole luci di posizione.
- Gomme chiodate solo in finestra: sono consentite dal 30 novembre al 15 aprile. Fuori da quelle date sono un’infrazione, non una precauzione.
- Alcol allo 0,5 per mille, e la scheda specifica che «equivale ad un solo bicchiere di vino». Le norme sono definite «molto severe» e la polizia può fermare chiunque per l’alcol test.
- Se l’auto non è vostra serve la delega a condurre del proprietario, con firma autenticata da un notaio. Riguarda chi va in Islanda con il camper di un amico, non chi noleggia.
- Il soccorso stradale esiste ed è organizzato: dall’Italia si può attivare tramite ACI, che si appoggia all’Automobile Club islandese e ad alcune ditte locali; sul posto il 112 può indicare l’opzione più vicina.
Cosa deve coprire una polizza per l’Islanda
Se avete letto fin qui avete già capito che per l’Islanda la lista va letta al contrario rispetto a come la si legge di solito. Ve la metto in ordine di importanza reale, non nell’ordine in cui la trovate nei preventivi.
- Trasporto sanitario e rimpatrio, per primi. Sono le due voci che l’Ambasciata nomina esplicitamente e le due che la tessera non copre. In un paese senza ferrovia, dove ci si sposta in aereo e dove l’interno è disabitato, sono la differenza fra un guaio e un disastro.
- Annullamento e interruzione, subito dopo. Per il vulcano, per la stagionalità dei voli diretti e perché è un viaggio che si paga mesi prima. Guardate che il massimale copra davvero quello che avete speso, volo e alloggi compresi.
- Assistenza in italiano ventiquattro ore su ventiquattro. Con l’ambasciata in un altro Stato e un consolato onorario aperto quattro ore alla settimana, la centrale operativa è la vostra prima linea. Verificate che risponda in italiano e non solo in inglese.
- Spese mediche, ma senza ossessionarsi. Servono per il privato, per il ticket e per quello che la tessera non passa. È la voce che in Islanda pesa meno, ed è onesto dirlo.
- Le attività, lette nelle esclusioni. Trekking sui ghiacciai, escursioni in quota, immersioni, motoslitte: non date per scontato che siano dentro. La regola è sempre la stessa, si legge l’elenco delle esclusioni prima di comprare, non dopo.
- Il bagaglio, per ultimo. In un paese dove la criminalità comune è bassa è la voce meno drammatica, ma con uno scalo di mezzo il bagaglio che non arriva resta una possibilità concreta.
E poi la riga che non riguarda la polizza di viaggio ma che in Islanda conta quanto le altre: la copertura dell’auto, con la franchigia azzerata e con la questione dei guadi chiarita per iscritto. Sono due contratti separati, e vanno guardati tutti e due.
Perché scelgo Heymondo per l’Islanda
Sul blog usiamo Heymondo da un po’ e ne abbiamo scritto senza fare sconti a nessuno nella recensione onesta di Heymondo, difetti compresi. Per l’Islanda la ragione è coerente con tutto quello che avete letto fin qui: sul livello Premium il trasporto sanitario e il rimpatrio sono illimitati, e l’assistenza in italiano è attiva ventiquattro ore su ventiquattro direttamente dall’app, che in un paese dove il consolato apre due mattine e un pomeriggio a settimana non è un dettaglio da poco.
Detto questo, non prendete la mia parola come vangelo e fate la cosa che consiglio sempre: prima di comprare qualunque polizza, controllate quello che avete già. Un’assicurazione sanitaria integrativa aziendale, una carta di credito con cui avete pagato il volo, una polizza famiglia: capita più spesso di quanto pensiate che una piccola copertura ci sia già. Serve a non pagare due volte la stessa cosa, e nel caso dell’Islanda serve soprattutto a capire cosa manca davvero, che di solito è proprio il rimpatrio.
Quanto costa e quando comprarla
Una cifra secca non ve la do, e diffidate di chi ve la dà dentro un articolo: il premio dipende dai giorni, dall’età di chi parte, da quante persone siete e dal livello che scegliete, e un numero scritto oggi fra sei mesi è una bugia scritta bene. Quello che posso dirvi è come si guarda. L’Islanda è una destinazione cara, forse la più cara d’Europa: fra volo con scalo, noleggio e alloggi il conto sale in fretta, e dato che non sono il figlio di Onassis io parto sempre dal budget totale. Rispetto a quel totale, la polizza è una delle voci più piccole, ed è l’unica che protegge tutte le altre. Il preventivo per l’Islanda si fa in due minuti con lo sconto del 10% riservato a chi legge il blog, e il prezzo si vede senza doversi registrare.
Sul quando, invece, la regola è secca e non ammette scorciatoie: si compra quando si prenota, non quando si parte. Le spese mediche funzionano comunque, ma l’annullamento copre quello che succede dopo la stipula, e in un viaggio prenotato a gennaio per luglio i mesi che restano scoperti sono esattamente quelli in cui può succedere qualcosa.
Prima di partire per l’Islanda: le info essenziali
- Documenti: passaporto oppure carta d’identità elettronica valida per l’espatrio. Il visto non è richiesto.
- Moneta: corona islandese. Le principali carte di credito sono largamente accettate.
- Tessera sanitaria europea: valida, l’Islanda è fra i paesi coperti dalla TEAM pur non essendo nell’Unione Europea.
- Emergenze: 112, numero unico attivo ventiquattro ore su ventiquattro.
- Assistenza consolare: Ambasciata d’Italia a Oslo, in Norvegia. A Reykjavik solo un Consolato Generale Onorario, martedì 10-12 e venerdì 14-16.
- Auto: patente italiana e libretto, Carta Verde non richiesta, polizza italiana valida. Gomme chiodate consentite dal 30 novembre al 15 aprile.
- Vaccinazioni: nessuna.
- Prima di mettersi in strada: meteo e stato delle strade si controllano ogni giorno, e il piano di viaggio si lascia detto a qualcuno.
Domande frequenti sull’assicurazione sanitaria per l’Islanda
L’assicurazione di viaggio è obbligatoria per l’Islanda?
No. Per entrare in Islanda a un cittadino italiano bastano il passaporto oppure la carta d’identità elettronica valida per l’espatrio, il visto non è richiesto e nei requisiti d’ingresso non compare nessun obbligo assicurativo. La Farnesina però raccomanda di stipulare prima della partenza una polizza che copra le spese mediche e l’eventuale rimpatrio aereo sanitario, e la stessa raccomandazione è stata pubblicata dall’Ambasciata d’Italia a Oslo, che è la sede competente per l’Islanda.
La tessera sanitaria europea vale in Islanda anche se non è nell’Unione Europea?
Sì. La Commissione europea elenca esplicitamente l’Islanda fra i paesi in cui la tessera europea di assicurazione malattia è valida, insieme ai 27 dell’Unione, a Norvegia, Liechtenstein, Svizzera e Regno Unito. La tessera dà accesso all’assistenza sanitaria pubblica necessaria durante un soggiorno temporaneo, alle stesse condizioni e allo stesso costo di chi è assicurato in quel paese. Non sostituisce però l’assicurazione di viaggio: non copre l’assistenza privata, il volo di rientro nel proprio paese e non garantisce che i servizi siano gratuiti.
Serve la Carta Verde per guidare in Islanda?
No. La scheda della Farnesina è esplicita e mette i documenti in fila: servono patente e libretto di circolazione, e la carta verde non è richiesta. Alla voce assicurazione auto specifica che è valida quella italiana. Chi noleggia sul posto, che è il caso della grande maggioranza dei viaggiatori italiani, non deve procurarsi nulla di aggiuntivo alla frontiera.
L’assicurazione dell’auto copre i danni fatti nei guadi?
No, e in Islanda è un problema concreto perché le piste dell’interno prevedono l’attraversamento di torrenti. La Farnesina lo scrive espressamente: la responsabilità civile copre solo i danni causati a terzi e non quelli subiti dalla propria auto, e in Islanda in particolare non copre i danni causati dall’acqua dei guadi né, in generale, al telaio in situazioni fuoristrada. Per questo raccomanda di valutare una polizza facoltativa supplementare di tipo kasko, valida anche per camper e roulotte. È un contratto diverso dall’assicurazione di viaggio e va verificato a parte, chiedendo per iscritto se la copertura vale fuori dalle strade asfaltate.
Cosa succede se un’eruzione vulcanica blocca i voli?
È uno scenario che la Farnesina considera esplicitamente: l’Islanda è un’isola vulcanica e il verificarsi di eruzioni anche improvvise può comportare gravi problemi nelle comunicazioni da e per l’isola, in particolare nei collegamenti aerei. Va tenuto conto che non esiste un collegamento diretto permanente con l’Italia e che i voli diretti su Milano Malpensa sono di norma stagionali. Le voci di polizza che rispondono a questo rischio non sono le spese mediche ma l’annullamento, che copre gli imprevisti fra la stipula e la partenza, e l’interruzione del viaggio, che interviene quando si è già in loco.
C’è l’ambasciata italiana in Islanda?
No. La scheda della Farnesina indica che l’Ambasciata d’Italia non è presente nel Paese e che è competente l’Ambasciata d’Italia in Norvegia, con sede a Oslo. A Reykjavik esiste un Consolato Generale Onorario, aperto il martedì dalle 10 alle 12 e il venerdì dalle 14 alle 16. È il motivo per cui, viaggiando in Islanda, l’assistenza telefonica in italiano attiva ventiquattro ore su ventiquattro compresa nella polizza vale più che altrove.
Servono vaccinazioni per andare in Islanda?
Nessuna. La scheda della Farnesina non indica vaccinazioni obbligatorie né segnala fenomeni sanitari o epidemie di particolare rilievo, e descrive il livello delle strutture sanitarie locali come generalmente molto buono, con i normali prodotti sanitari da banco facilmente reperibili.
Fatta la parte noiosa, resta quella per cui si parte. Se state ancora decidendo l’itinerario, i racconti di chi in Islanda c’è stato davvero ve li trovate qui sul blog: Reykjavik e il Cerchio d’Oro, i fiordi islandesi e l’Islanda del nord, tutti firmati da Nicola. Io mi fermo qui, con la parte che mi compete e con la solita frase che ripeto sempre e che vale anche per un paese in cui non ho ancora messo piede: l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro.
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