Quando torni a Londra per l’ennesima volta, perché ti piace ogni risvolto di questa metropoli poliedrica, arriva il momento in cui ti stufi dei soliti posti strapieni di turisti che ingolfano i marciapiedi carichi di sacchetti, e cominci a cercare alternative. A me è capitato un ottobre di qualche anno fa, e l’alternativa si chiamava Shoreditch: East End, ex zona industriale, ex quartiere malfamato con criminalità, prostituzione e povertà a go-go, oggi il posto dove a Londra si compra l’usato.
Qui dentro trovate quello che serve per organizzarsi: dove sono davvero i negozi vintage, quali hanno resistito e quali no (ed è la parte che nessuno vi dice), in che giorno conviene andare, la street art che si guarda gratis a cinquanta metri dalle bancarelle e cosa vi aspetta quando tornate a casa con la valigia più pesante di com’era all’andata. Se è la vostra prima volta in città, partite dalla nostra guida di Londra e poi tornate qui. Se invece Londra la conoscete già, venite con me nell’East End.
In breve
I negozi vintage di Londra si concentrano nell’East End, in cinquecento metri fra Old Spitalfields Market, Hanbury Street, Brick Lane e Cheshire Street. I punti fermi oggi sono il Brick Lane Vintage Market all’85 di Brick Lane (aperto tutti i giorni), Atika al 55-59 di Hanbury Street, Rokit al 101 di Brick Lane e Hunky Dory al 226. Old Spitalfields Market fa antiquariato il giovedì e mercato del vinile il primo e il terzo venerdì del mese. Si scende a Shoreditch High Street (Windrush line), a Liverpool Street o ad Aldgate East. Dal 1° gennaio 2021 il rimborso IVA per i visitatori non esiste più, e rientrando in aereo la franchigia doganale è di 430 euro a testa.
Indice dell’Articolo
Dove sono i negozi vintage a Londra
Sono quasi tutti nell’East End, in un rettangolo di cinquecento metri per lato che sta fra Old Spitalfields Market, Hanbury Street, Brick Lane e Cheshire Street. Il resto di Londra ha i suoi poli, e sono due: Camden Market a nord e Portobello Road a Notting Hill. Ma la densità, cioè la possibilità di entrare in sei negozi diversi senza mai riprendere la metropolitana, ce l’ha soltanto questo fazzoletto di East End.
La prima impressione, arrivando, non me l’hanno data i negozi: me l’hanno data le costruzioni in mattoni. Le case un tempo popolari (oggi quotate milioni, di sterline) e le ex fabbriche con le ciminiere alte, tutte riconvertite in magazzini, negozi, locali. Da appassionata di esplorazioni urbane, ritrovarmi proiettata negli inizi dell’era industriale, con quella bella aria greve di fumi di carbone, mi ha messa di buonumore prima di comprare qualsiasi cosa. E su un muro cieco, sopra le teste di tutti, c’è ancora la pubblicità dipinta dei fiammiferi Brymay: sono i ghost sign, e nell’East End se ne trovano a decine.
Il quartiere ha cambiato pelle, e la parola giusta è quella che usano gli inglesi: gentrification. Dalla fine del secolo scorso Shoreditch è diventato trendy, pieno di negozietti e di localini alla moda, sede naturale degli hipster e di mezzo settore creativo londinese. Il che vuol dire due cose insieme: che il vintage qui è nato perché gli affitti erano bassi, e che oggi gli affitti non sono più bassi. Tenetelo a mente, perché è la chiave di tutto il resto dell’articolo.






Ci si arriva a piedi da tre stazioni diverse, e conviene scegliere in base a dove volete cominciare. Shoreditch High Street è la più comoda per Redchurch Street e la parte alta di Brick Lane: dal novembre 2024 sta sulla Windrush line, perché la Overground è stata spezzata in sei linee con sei nomi e sei colori, quindi se avete una mappa vecchia buttatela. Liverpool Street è la scelta di chi arriva con la Elizabeth line e vuole partire da Old Spitalfields Market, che è lì dietro. Aldgate East, sulla District e sulla Hammersmith & City, serve l’estremità sud di Brick Lane, quella delle curry house.
Attenzione: Shoreditch, Spitalfields e Brick Lane non sono tre posti diversi da mettere in tre giorni diversi. Sono nomi che si sovrappongono e stanno tutti dentro una passeggiata di venti minuti: Spitalfields è la parte attorno al mercato, Brick Lane è la strada, Shoreditch è il quartiere che le contiene entrambe. Se leggete un itinerario che le tratta come tre tappe distinte, vi sta facendo camminare in tondo.
I negozi e i mercati che ci sono ancora
Questa lista è verificata a uno a uno nell’agosto del 2026, indirizzo per indirizzo, e il motivo lo trovate nella sezione dopo. Sono cinque posti, e insieme fanno una mattinata piena.
Brick Lane Vintage Market, il più grande
Sta nel seminterrato del Truman Brewery, all’85 di Brick Lane, blocco F, e si presenta come il più grande mercato dedicato solo al vintage del Regno Unito. Dentro non è un mercato di bancarelle ma una fila di piccole boutique, ognuna con la sua specialità: si va dagli anni Venti fino ai Novanta, e ci sono i banchi delle pellicce, quello degli abiti da sposa d’epoca, quello dei completi da uomo, i vinili. Il pregio vero è che è aperto tutti i giorni: dal lunedì al venerdì 11-18:30, il sabato 11-18, la domenica 10-18. Se avete letto in giro che il vintage a Brick Lane è roba da domenica, quell’informazione ha qualche anno (gli orari ufficiali sono qui).
Atika, che prima si chiamava Blitz
Al 55-59 di Hanbury Street, dentro un magazzino vittoriano su due piani e cinque sale, c’è quello che tutti chiamano ancora Blitz e che oggi si chiama Atika. È il grande magazzino del vintage londinese: reparti divisi per tipo, prezzi cartellinati, camerini veri, e anche oggetti per la casa. È il posto giusto per cominciare, perché in mezz’ora vi fate un’idea di che cosa gira in questo quartiere e a quanto. Orari dal sito: lunedì-sabato 11-19, domenica 12-18.
Rokit, quarant’anni sulla stessa strada
Rokit ha due indirizzi affacciati sulla stessa via, il 101 e il 107 di Brick Lane: nel primo i vestiti, nel secondo gli accessori. Vende a Londra da quarant’anni e ha altri due negozi in città, a Covent Garden e a Camden, il che si sente nella selezione: meno caccia al tesoro e più roba già scelta, con i denim e i capi militari come punto forte. Aperto tutti i giorni, 11-19.
Hunky Dory, il piccolo che ha già scelto per voi
Al 226 di Brick Lane, in fondo verso Bethnal Green Road, sta il negozio più piccolo dei quattro e il più definito: solo anni Quaranta-Settanta, uomo e donna, con la roba comprata in Francia, in Italia e nel Regno Unito. Loro la chiamano una collezione ben editata, e la formula che si leggono addosso è che qui conta lo stile e non la moda. Aperto tutti i giorni, dalle 11:30 alle 18:30: mettetelo prima degli altri se arrivate nel pomeriggio, perché chiude mezz’ora prima di Atika e di Rokit.
Old Spitalfields Market, e la verità sulle bancarelle
Il mercato ha una licenza che risale al 1638, quando Carlo I autorizzò la vendita di flesh, fowl and roots sui campi dello Spital, e una rifondazione del 1682 per mano di Carlo II. I capannoni che vedete adesso sono gli Horner Buildings, tirati su fra il 1885 e il 1893; il mercato all’ingrosso di frutta e verdura ha traslocato a Leyton nel 1991, e da allora quello che resta è commercio al dettaglio. Che è anche il motivo del mio unico s-consiglio di questo articolo.
Consiglio: non andate a Old Spitalfields Market in un giorno qualunque aspettandovi l’artigianato. Nei giorni normali quasi tutti i banchi propongono magliette stampate in serie con gattini punk e amenità simili: ci sono anche cose belle, gioielli d’argento e accessori in pelle, ma per il resto niente di che. I giorni che valgono sono il giovedì, quando si fa mercato dell’antiquariato e si apre alle 8 invece che alle 10, e il primo e il terzo venerdì del mese, quando c’è il mercato del vinile (calendario e orari sul sito).
E poi c’è il resto del quartiere, che non è vintage ma vale la deviazione: Labour and Wait, all’85 di Redchurch Street, vende utensili e casalinghi da un negozio d’angolo tutto rivestito di piastrelle verdi lucide, e ha l’aria di una ferramenta degli anni Cinquanta perché è esattamente così che l’hanno voluta. Attenzione però agli orari: qui diverse botteghe chiudono uno o due giorni infrasettimanali, e questa è una di quelle. Controllate prima di attraversare mezza Londra.
Quello che non c’è più (e che vi consigliano ancora)
Questa è la sezione che mi ha fatto riscrivere l’articolo da capo, ed è anche il motivo per cui vi ho detto di controllare gli orari. Nel giro di pochi anni l’ecosistema del vintage dell’East End si è dimezzato, e le liste dei migliori negozi vintage di Londra che trovate in prima pagina su Google continuano a mandarvi in posti che hanno chiuso.
- Absolute Vintage, Hanbury Street: chiuso definitivamente. Era il regno del vintage a Londra, il posto in cui appena entravi le narici venivano colpite da quel particolare odore di vecchie scarpe che si sentiva nelle botteghe dei ciabattini, e dove gli articoli erano divisi per epoca (il reparto anni Trenta mi aveva incantata: cose indossate da persone vissute più di ottant’anni fa). Non c’è più, e il sito è un dominio vuoto. Se lo trovate ancora consigliato in un articolo, sapete quanto vale il resto di quell’articolo.
- Beyond Retro di Cheshire Street: chiuso. La catena esiste ancora e a Londra ha tre indirizzi, ma sono Soho, Dalston e Coal Drops Yard a King’s Cross: nessuno dei tre è nell’East End.
- Search & Destroy (3 Cheshire Street) e Comfort Station (22 Cheshire Street, quella con le coordinate geografiche dipinte sul muro): chiusi entrambi. Cheshire Street era la via delle botteghe indipendenti, e oggi è la via che ha perso più pezzi.
- The Vintage Emporium in Bacon Street e East End Thrift Store a Stepney: chiusi.
- Cereal Killer Cafe: chiuso l’8 luglio 2020, sia Brick Lane sia Camden. Era il locale dei due gemelli hipster che vendevano solo cereali, quello contro cui avevano protestato i comitati anti-gentrification, e alla fine non è stata la protesta a chiuderlo ma la pandemia.
- Blitz: questo invece è un falso allarme, e va detto perché su Google compare come «chiuso definitivamente». Non ha chiuso, ha cambiato nome: è l’Atika di Hanbury Street. Stesso magazzino, stesse cinque sale.
Attenzione: in questa lista c’è un pezzo del mio articolo del 2018, e l’ho lasciato in piedi apposta. Quello che ho visto a Shoreditch io l’ho visto davvero, ma era un altro quartiere: mezze vetrine di allora oggi hanno un’altra insegna o la serranda giù. Le foto che seguono sono di quella giornata, e alcune di quei negozi non esistono più.







Una cosa sopravvive intatta, e sta al 46 di Redchurch Street: il barbiere con la scritta How to Beard in vetrina, che nel 2018 avevo preso per il nome del negozio. Non lo era: è la vetrina di Murdock London, e quella era la loro campagna. Il negozio è ancora lì, con la porta blu.
La street art di Shoreditch si guarda gratis
Basta perdersi per le strade attorno a Brick Lane per ritrovarsi nel regno della street art, e non è un modo di dire: artisti famosi e perfetti sconosciuti hanno disseminato Shoreditch di opere, e non c’è un biglietto, un orario o una fila. Londra ha il grigio e il marrone come colori predominanti, soprattutto quando il tempo è piovoso o nuvoloso, cioè quasi sempre: questo museo all’aperto è la sua vendetta.
Il pezzo che non dovete perdere sta in Hanbury Street, a cinquanta metri da Atika, e occupa una facciata intera: è la gru di ROA, bianca e nera, dipinta dal belga nel 2010 col permesso del proprietario del muro. La storia è più bella dell’opera: doveva essere un airone, e ROA la cambiò in corsa quando i bengalesi del quartiere gli chiesero se fosse una gru, che per loro è un uccello sacro. È street art che ha ascoltato la strada su cui stava.
Gli altri nomi che si riconoscono senza sforzo sono Stik, gli stickmen bianchi con due punti per occhi che sembrano disegnati da un bambino e riescono a essere commoventi (i suoi Screamers stanno in Grimsby Street dal 2008, e da qualche parte c’è la coppia che si tiene per mano, una col niqab e una senza), Dscreet coi suoi teschi geometrici e Mondistudios, che firma e data i suoi volti di donna. Le strade da battere sono Hanbury Street, Fashion Street, Grimsby Street, Bacon Street, Whitby Street ed Ebor Street, più i cortili interni del Truman Brewery.













Consiglio: venite la domenica o in un tardo pomeriggio infrasettimanale, e non per la luce. Un pezzo grosso della street art di Shoreditch è dipinto sulle serrande dei negozi: a negozi aperti quei muri semplicemente non ci sono. È il paradosso del quartiere, perché sono anche le ore in cui i negozi vintage sono chiusi: se volete entrambe le cose, mettete lo shopping la mattina e il giro dei murales alla fine.
Su Banksy vi dico la verità: non promettetevelo. Un tempo ce n’era qualcuno anche qui, ma la street art è per definizione provvisoria, e i suoi pezzi in questa zona sono stati coperti, vandalizzati o rimossi. Quello che vedete oggi in Bacon Street fra un anno può non esserci più, ed è esattamente il punto. Se invece è la street art il motivo per cui viaggiate, in Italia c’è un posto che vale il viaggio quanto questo: il Forte Prenestino a Roma.
Il modo più rapido per capire cosa state guardando invece di fotografare a caso è farvi accompagnare: il tour a piedi della street art di Shoreditch con guida dura due ore, si fa anche in italiano ed è l’unico del catalogo che abbia un numero di recensioni abbastanza alto da fidarsi. Ci si va con le scarpe comode e senza fretta.
Cosa fare a Shoreditch oltre a comprare
Le esperienze del quartiere
- Il tour a piedi fra arte di strada e graffiti di Shoreditch (due ore, disponibile in italiano).
- Il giro di Brick Lane fra murales e storia, col beigel incluso: due ore che tengono insieme la street art, il Truman Brewery e i delitti di Jack lo Squartatore, che sono avvenuti in queste stesse strade.
- Il tour gastronomico dell’East End con sette assaggi, per chi vuole capire come si mangia in un quartiere che è bengalese, ebreo e hipster nello stesso isolato.
- Un tour guidato dello shopping vintage: nell’East End non esiste. L’unico in catalogo a Londra è a Notting Hill, in inglese e spagnolo. Qui il giro dei negozi si fa da soli, e questo articolo è la vostra guida.
Quando andare, e soprattutto in che giorno
Il giorno conta più della stagione, ed è la cosa che cambia davvero la giornata. Questa tabella è il riassunto di quello che si trova aperto e di quello che si perde, giorno per giorno.
| Giorno | Cosa trovate | Cosa vi perdete |
|---|---|---|
| Domenica | Tutti i mercati del Truman Brewery aperti, Upmarket e Backyard Market pieni, serrande abbassate e quindi street art al completo | La calma: è il giorno della folla vera |
| Sabato | Mercati e negozi aperti insieme, il compromesso migliore | Poco: è il giorno più equilibrato |
| Giovedì | Mercato dell’antiquariato a Old Spitalfields, che apre alle 8 | Backyard Market e Tea Rooms, aperti solo nel fine settimana |
| 1° e 3° venerdì | Mercato del vinile a Old Spitalfields, 10-17 | Niente di rilevante |
| Lunedì-mercoledì | Negozi vuoti, camerini liberi, il Vintage Market comunque aperto | Le bancarelle del fine settimana, e qualche bottega che chiude un giorno infrasettimanale |
Sulla stagione, invece, la risposta è meno romantica: a Londra il vintage si compra tutto l’anno e il quartiere è al coperto per metà. Se dovete scegliere, marzo, aprile e maggio sono i mesi in cui i mercati sono più pieni di roba e la città più vivibile. E se capitate a fine gennaio o inizio febbraio, aggiungete al programma il capodanno cinese a Chinatown, che si festeggia dall’altra parte della città ma è una delle cose più belle dell’inverno londinese.
Per la pausa: la tradizione della zona è il beigel di Brick Lane, che si compra in piedi e si mangia camminando, ma se volete mettervi a sedere e mangiare davvero ho scritto un pezzo intero su dove mangiare a Londra, e uno su dove si fa il tè come si deve. Sul telefono, sappiate che il Regno Unito è fuori dal roaming europeo dalla Brexit: se non volete restare senza mappe a metà di un giro di murales, una eSIM per il Regno Unito costa meno di un pacchetto dati acceso a caso dal vostro operatore.
Quanto si spende, e cosa vi aspetta alla dogana
Partiamo dal fatto che infastidisce: i prezzi sono scandalosi. Ma devo ancora trovare un qualsiasi posto economico, a Londra, quindi il paragone giusto non è con il mercatino sotto casa. Per darvi numeri veri e non impressioni, ho guardato il catalogo di Rokit: un cappello fra le 25 e le 35 sterline, un paio di jeans fra le 45 e le 65, un vestito fra le 45 e le 60, una giacca 65, e una borsa firmata d’epoca fino a 190. Nei mercatini si parte da meno e si contratta poco. Il vintage londinese si compra per la scelta, non per il risparmio: se cercate l’affare vero, il posto sono i charity shop della beneficenza, non Brick Lane.
Consiglio: le taglie non sono le nostre e non sono nemmeno quelle inglesi di oggi: un 12 degli anni Cinquanta è più piccolo di un 12 di adesso, quindi provate tutto e non fidatevi dell’etichetta. Guardate le cuciture sotto le ascelle, le cerniere (se sono di metallo il capo è vecchio davvero) e l’orlo, che è il punto in cui un abito è già stato accorciato una volta. E portate una borsa di stoffa: qui i sacchetti si pagano.
Adesso le due cose che nessuno vi dice e che riguardano il portafoglio. La prima: il rimborso IVA per i visitatori non esiste più. Il Regno Unito ha abolito il VAT Retail Export Scheme il 1° gennaio 2021, quindi alla cassa non c’è nessun modulo tax free da farsi timbrare in aeroporto, e quel 20% non torna indietro. L’unica strada che resta è farsi spedire la merce a un indirizzo fuori dal Regno Unito, quando il negozio lo fa.
La seconda: al ritorno il Regno Unito è a tutti gli effetti un paese extra-UE, quindi vale la franchigia doganale. In aereo sono 430 euro a persona di beni acquistati, che scendono a 150 euro per chi ha meno di 15 anni; oltre quella soglia la merce va dichiarata e si pagano dazio e IVA sull’eccedenza. Sono i numeri della carta doganale del viaggiatore dell’Agenzia delle Dogane. Per una giornata di vintage è una soglia larga, ma se tornate con un cappotto da collezione e tre paia di scarpe fate il conto prima di arrivare al varco.
Dove dormire per svegliarsi dentro il quartiere
Dormire qui ha un senso pratico e uno solo: i mercati aprono presto e la domenica l’East End si riempie, quindi essere già dentro vi risparmia mezz’ora di metropolitana e tutta la fila. Le zone sono due, e cambiano l’esperienza più del prezzo.
In quale zona dormire nell’East End
- Spitalfields e Brick Lane: dentro il quartiere del vintage, a piedi da tutto, con le case georgiane e il mercato sotto le finestre. La zona più bella e la più rumorosa nel fine settimana.
- Shoreditch High Street e Redchurch Street: la parte alta, quella dei bar e dei locali, con la stazione della Windrush line a portata di mano. Meglio se volete uscire la sera senza prendere mezzi.
Le quattro strutture qui sotto le abbiamo scelte con un criterio secco e dichiarato: solo sopra 8,5 di punteggio e sopra le 100 recensioni. Una cosa da sapere prima di guardare: qui la fascia economica non esiste. Controllando due date diverse, una a febbraio e una a giugno, il più conveniente dei quattro non scende sotto i duecento euro a notte per due persone. È il prezzo del quartiere, non una nostra selezione di lusso.
Dove dormire a Shoreditch e Spitalfields
Dentro il quartiere del vintage
- Batty Langley’s (€€€): una fila di case georgiane al 12-14 di Folgate Street, cinque minuti a piedi da Old Spitalfields Market, arredate con una cura per il periodo che rasenta l’ossessione. È la scelta di chi viene qui per il quartiere e non per la posizione.
- Redchurch Townhouse (€€€): il nome dice Redchurch, ma l’indirizzo vero è il 25-27 di Whitby Street, la stradina dietro l’angolo. È un dettaglio che qui è un vantaggio: Whitby Street è una delle vie dei murales, quindi vi svegliate dentro la sezione street art di questo articolo.
Verso Shoreditch High Street
- Boundary Shoreditch (€€€): un magazzino vittoriano che Terence Conran ha riconvertito in albergo nel 2009, diciassette camere e nessuna uguale all’altra, ognuna costruita attorno a un designer o a uno stile. Per chi ama l’archeologia industriale è il posto, perché ci dorme dentro.
- citizenM London Shoreditch (€€): camere piccole, uguali e ben fatte, al 6 di Holywell Lane, cioè a due minuti dalla stazione di Shoreditch High Street. È la scelta pratica: qui ci si dorme e si sta fuori tutto il giorno.
Il Truman Brewery cambia pelle un’altra volta

Il posto dove oggi si compra il vintage è nato per fare la birra. Il Black Eagle Brewery risale attorno al 1666, Joseph Truman ne prese il controllo negli anni Ottanta del Seicento, e nell’Ottocento questa era la birreria più grande del mondo: un pezzo di città che lavorava, con le sue ciminiere e la scritta TRUMAN che si legge ancora da mezzo quartiere. Ha chiuso nel 1989, e quello che è successo dopo è la storia di tutti i complessi industriali dismessi d’Europa: prima gli artisti, poi i mercatini, poi i turisti (il calendario dei mercati è qui).
E adesso il terzo giro. Il 29 luglio 2026 il governo britannico ha approvato la riqualificazione dell’area, cinquecento milioni di sterline su 1,3 ettari: cinque edifici per uffici, un data center in Grey Eagle Street, un cinema, un supermercato, gallerie, un microbirrificio e 44 appartamenti, di cui sei in affitto sociale. La coalizione Save Brick Lane, che si oppone da anni, sta valutando il ricorso. Nei documenti i mercati restano, ma il cantiere è dentro il posto di cui vi ho parlato per tutto l’articolo.
Non sono tutte rose e fiori nemmeno oggi, del resto: se moltissime stradine di Shoreditch offrono un’oasi lontana dalla folla e dalle grandi catene, molti degli spazi commerciali di Brick Lane sono occupati da fondi illuminati da impietose luci al neon e strabordanti di paccottiglia a buon mercato. Questo quartiere ha cambiato pelle tre volte in centocinquant’anni, e ogni volta qualcuno ha detto che era finito. La differenza è che stavolta possiamo andarci prima, guardarlo, e comprare qualcosa che ha già visto tutti gli altri giri.

Info essenziali
- Come arrivare: Shoreditch High Street (Windrush line), Liverpool Street (Elizabeth, Central, Circle) o Aldgate East (District, Hammersmith & City).
- Quando andare: la domenica per i mercati e i murales, il giovedì per l’antiquariato, un giorno infrasettimanale per provare con calma.
- Quanto tempo serve: mezza giornata per il giro dei negozi, una giornata piena aggiungendo la street art e il pranzo.
- Quanto costa entrare: niente. Mercati, negozi e street art sono tutti gratuiti, si paga solo quello che si compra.
- Da sapere: nessun rimborso IVA dal 2021, franchigia doganale di 430 euro al rientro in aereo, sacchetti a pagamento nei negozi.
Domande frequenti sui negozi vintage a Londra
Dove si trovano i negozi vintage a Londra?
Quasi tutti nell’East End, in un fazzoletto di cinquecento metri fra Old Spitalfields Market, Hanbury Street, Brick Lane e Cheshire Street. Fuori dall’East End i due poli sono Camden Market a nord e Portobello Road a Notting Hill, mentre Beyond Retro ha i suoi negozi a Soho, Dalston e Coal Drops Yard.
Il Brick Lane Vintage Market è aperto tutti i giorni?
Sì. Il Brick Lane Vintage Market, dentro il Truman Brewery all’85 di Brick Lane, è aperto sette giorni su sette: dal lunedì al venerdì 11-18:30, il sabato 11-18, la domenica 10-18. Backyard Market e Tea Rooms invece aprono solo il sabato e la domenica.
Qual è il giorno migliore per il vintage a Brick Lane?
La domenica se volete i mercati al completo e la street art ben visibile, perché con le serrande abbassate si vedono anche i pezzi dipinti sulle saracinesche. Un giorno infrasettimanale se volete provare i vestiti con calma. Il giovedì Old Spitalfields Market fa mercato dell’antiquariato, il primo e il terzo venerdì del mese quello del vinile.
Quanto costa un capo vintage a Londra?
Sul catalogo di Rokit, che è uno dei negozi storici di Brick Lane, un cappello sta fra le 25 e le 35 sterline, un paio di jeans fra 45 e 65, un vestito fra 45 e 60, una giacca 65: e una borsa firmata d’epoca arriva a 190. I mercatini partono da meno, ma il vintage a Londra non è più il posto dell’affare da pochi spiccioli: si va per la scelta, non per il risparmio.
Si può chiedere il rimborso dell’IVA sugli acquisti fatti a Londra?
No. Il Regno Unito ha abolito il rimborso IVA per i visitatori il 1° gennaio 2021: alla cassa non esiste più nessun modulo tax free. L’unica alternativa è farsi spedire la merce a un indirizzo fuori dal Regno Unito, quando il negozio lo consente.
Quanto si può portare in Italia senza dichiararlo alla dogana?
Rientrando in aereo la franchigia è di 430 euro a persona per i beni acquistati fuori dall’Unione europea, che scendono a 150 euro per chi ha meno di 15 anni. Sopra quella cifra la merce va dichiarata e si pagano dazio e IVA sull’eccedenza.
Dove si vede la street art a Shoreditch?
In Hanbury Street c’è la gru di ROA, alta come una facciata intera; poi Fashion Street, Grimsby Street con gli stickmen di Stik, Bacon Street, Whitby Street ed Ebor Street, più i cortili interni del Truman Brewery. È tutto all’aperto e gratuito, e cambia di continuo: quello che vedete oggi fra un anno può non esserci più.