Santa Croce Firenze

Santa Croce parla di San Francesco e racconta Firenze. Non si può visitare Firenze senza vedere la Basilica di Santa Croce. Alcuni tour operator la saltano nella fretta ma i viaggiatori attenti sanno che qui ci sono 800 secoli di storia.

Una storia che parte dai seguaci di San Francesco che arrivò in questa parte di città, al tempo inospitale e fuori le mura, nel 1209.  Dopo meno di 90 anni i francescani ormai si erano moltiplicati e nel 1294 affidarono la costruzione ad uno dei più grandi architetti del tempo: Arnolfo di Cambio.

Una tappa importante nel visitare Firenze

Con queste premesse è ovvio che Santa croce sia una tappa importante per chi visita Firenze.  Chiesa e convento furono ben frequentati fin da subito. Teologi, letterati, filosofi e Papi vissero e insegnarono proprio qui.

foto di Roberta Capanni

Il cristo di Cimabue

Già visitare il chiostro e il refettorio sono esperienze da non perdere. Qui si trova il Cristo di Cimabue restaurato dopo anni di lavoro. La  furia dell’Arno, a due passi da qui, nel 1966 coprì tutto con metri di acqua e fango.  Visitare Santa Croce è come sfogliare un catalogo. Un racconto lungo otto secoli fatto di dipinti e tombe dei grandi italiani.

Giotto, Donatello, Desiderio da Settignano, Michelangelo Buonarroti, Bernardo e Antonio Rossellino e ancora, ancora… le grandi pale cinquecentesche… sono solo una parte del patrimonio che racchiude.

Chiostro Santa Croce – foto R. Capanni

La cappella Baroncelli

Tra il 1328 e il 1330, nella Cappella Baroncelli, Taddeo Gaddi dipinse la prima natura morta dell’arte italiana. La tomba Corsellini ispirò Herman Zapf per il font Optima, tanto per dire. Qui riposa il botanico Antonio Micheli fondatore della micologia che pare annoverare trai suoi meriti l’invenzione dell’etichetta sulle bottiglie di vino.

La tomba di Vittorio Alfieri,  opera del Canova, mostra una delle prime immagini note dell’Italia effigiata come una donna vestita all’antica con la corona turrita.
I turisti americani sono accolti dalla statua, che Pio Fedi realizzò per la tomba monumentale di Niccolini, che è in stretto legame con la statua della Libertà di Bartholdi. Qui riposa Florence Nightingale, dove gli infermieri si soffermano per rendere omaggio  a colei che fondò la scienza infermieristica.

Si capisce bene che una veloce visita non può bastare. Santa Croce va letta affresco dopo affresco, lapide dopo lapide. È un “grande manuale di storia dell’arte”, dal Duecento al Novecento.

Piazza Santa Croce in un giorno di pioggia – Foto di Roberta Capanni

L’Opera di Santa Croce ancora oggi si adopera per mantenere questo gioiello nelle condizioni migliori. Ci sono visite guidate interessanti e percorsi interattivi ma il consiglio è di lasciarsi del tempo per stare un po’ con il naso all’insù.
L’interno della basilica è ampio  con la tipica forma a  croce “egizia” cioè a “T”, come in tante altre grandi chiese conventuali.

Se l’esterno vi sembra maestoso per il bianco dei marmi sappiate che, come per Santa Maria del Fiore, fu realizzato a metà solo dell’Ottocento. Stessa cosa per il campanile ultimo dei tentativi fatti nei secoli  per dotare di un campanile la Basilica.

Santa Croce e le tombe dei Grandi

Santa Croce accoglie le spoglie dei grandi ma anche delle nobili famiglie fiorentine come era usanza. 
Qui riposano Ugo Foscolo, che nell’ode “I sepolcri”  la definì “Tempio dell’itale glorie” aggiungendo valore alla sua presenza e al suo contenuto. Qui il poeta riposa insieme ai grandi toscani come Michelangelo Buonarroti, Niccolò Machiavelli, Galileo Galilei, Leon Battista Alberti, Vittorio Alfieri.
Manca Dante, che i ravennati non hanno mai voluto cedere alla città natale e di lui troneggia una grande statua sul lato destro della Basilica.

Chiesa di Santa Croce, dove si trova

Santa Croce si trova nel centro storico di Firenze, Quartiere 1, azzurro il colore della squadra di Calcio in Costume che si gioca nella sua piazza in ricordo di quella giocata per scherno verso le truppe imperiali di Carlo V durante l’assedio di Firenze del  12 agosto 1530.


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