Cosa vedere in Sardegna: guida completa, zona per zona

Cosa vedere in Sardegna è una domanda a cui quasi tutti rispondono con una parola sola, e quella parola è il mare. Non è sbagliata, è solo corta. Nel 1921 David Herbert Lawrence attraversò l’isola in treno e in corriera e ne uscì convinto di aver visto una terra che non somigliava a nessun’altra, e non parlava di spiagge: parlava di altopiani, di pastori, di paesi in cui si entrava come in un altro secolo. Un secolo dopo, quella Sardegna è ancora tutta lì, e continua a stare nelle ultime righe delle guide.

C’è però una cosa che conta anche più di cosa vedere, e che nessuno vi dice: la Sardegna è grande. Sono ventiquattromila chilometri quadrati, duecentosettanta chilometri dalle Bocche di Bonifacio a Capo Teulada, e da Santa Teresa a Cagliari si guida per quattro ore buone. Come dico sempre, l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro: il modo più sicuro di rovinarsi una vacanza qui è fare la lista dei venti posti più belli e provare a metterli tutti in una settimana. Non ci stanno. La Sardegna non si fa: se ne sceglie un pezzo. La domanda giusta non è cosa c’è da vedere in Sardegna, perché la risposta è troppo: è quanto di quello che c’è riuscite davvero a visitare nei giorni che avete.

Ho diviso questa guida in sei zone, così che possiate costruirvi il viaggio addosso invece di inseguire una classifica dei posti più belli: la Gallura e il Nord-Est, il Nord-Ovest di Alghero, l’Ogliastra con il Golfo di Orosei, il Sud di Cagliari, l’Ovest del Sinis e infine il centro, la Barbagia, che è la parte che i turisti attraversano e i viaggiatori si fermano a guardare. Zona per zona trovate i luoghi da visitare e quanto tempo vogliono. E poi tutta la parte pratica che di solito manca: quanti giorni servono, cosa va prenotato prima di partire, quando andare, dove dormire e come muoversi.

In breve

La Sardegna si legge su sei zone: la Gallura e il Nord-Est (arcipelago della Maddalena, Costa Smeralda, Capo Testa), il Nord-Ovest (Alghero, Capo Caccia, l’Asinara, Stintino, Castelsardo, Bosa), l’Ogliastra e il Golfo di Orosei (Cala Goloritzè, Cala Mariolu, Gorropu, Tiscali), il Sud (Cagliari, Nora, Chia, Villasimius, Carloforte e le isole tabarchine), l’Ovest (Tharros, i Giganti di Mont’e Prama a Cabras, Is Arutas, le dune di Piscinas, Porto Flavia) e il centro con la Barbagia (Su Nuraxi di Barumini, la Giara, Orgosolo, Mamoiada, Nuoro). L’isola è lunga 270 km e l’auto serve davvero: il Trenino Verde è un’escursione, non un mezzo per spostarsi. Servono 7 giorni per una metà dell’isola, 10 per allungare all’interno, due settimane per il giro completo, scegliendo due o tre basi e non una sola. Diverse mete vanno prenotate prima di partire, dalla Pelosa a Cala Goloritzè, e sulla Spiaggia Rosa di Budelli non si sbarca in nessun caso. Periodo migliore: giugno e settembre per il mare, primavera e autunno per l’interno.

Quanti giorni servono e da dove si comincia

Partiamo da qui, perché è la domanda vera che sta dietro a tutte le altre, ed è quella a cui nessuna guida risponde. La Sardegna ha un’unica strada veloce che la taglia da Cagliari a Porto Torres, la Carlo Felice, e tutto il resto sono statali che attraversano i paesi e provinciali che salgono e scendono. I chilometri qui ingannano: sulla costa orientale e nell’interno il tempo di percorrenza non ha quasi rapporto con la distanza, perché si va a quaranta all’ora dietro un trattore e va benissimo così.

TrattaDistanzaTempo indicativo
Olbia – Cagliaricirca 270 kmcirca 3 ore
Santa Teresa Gallura – Cagliaricirca 330 kmcirca 4 ore
Alghero – Cagliaricirca 230 kmcirca 2 ore e 45
Olbia – Algherocirca 140 kmcirca 2 ore
Olbia – Cala Gononecirca 110 kmcirca 1 ora e 45
Cagliari – Arbataxcirca 140 kmoltre 2 ore
Cagliari – Villasimiuscirca 50 kmcirca 1 ora

Da questa tabella discende tutto il resto. Con una settimana si fa bene metà isola, il nord o il sud, non tutt’e due. Con dieci giorni si aggiunge l’interno, che è poi il motivo per cui vale la pena tornare. Per il giro completo servono due settimane. E soprattutto: non prendete una base sola. Come sempre nei nostri viaggi scegliamo un punto baricentrico e ci muoviamo a raggiera, ma qui il baricentro non esiste, quindi le basi diventano due o tre. Fare avanti e indietro da Alghero per andare in Ogliastra significa passare la vacanza al volante.

Consiglio: scegliete l’aeroporto in base alla zona e non al prezzo del volo, perché i cento euro risparmiati sul biglietto ve li rimangia il noleggio dei giorni in più e la benzina. Olbia per la Gallura e il Golfo di Orosei, Alghero per il Nord-Ovest, Cagliari per il Sud e l’Ogliastra. Se restate una settimana, spesso la scelta più intelligente è aprire da un aeroporto e chiudere dall’altro.

La Gallura e il Nord-Est: l’arcipelago e la Costa Smeralda

È la Sardegna che tutti conoscono e quella che, a essere onesti, somiglia di meno alla Sardegna. La Costa Smeralda è un’invenzione degli anni Sessanta, bellissima e costruita: Porto Cervo, le calette del Pevero, il Principe, Capriccioli, Liscia Ruja. Vale la giornata, vale la curiosità, ma non è per questo che si viene sull’isola.

cosa da vedere in Sardegna
cosa da vedere in Sardegna – Costa Smeralda

Il vero motivo sta un po’ più a nord, ed è l’arcipelago della Maddalena, sessantadue tra isole e isolotti dentro un parco nazionale, con un mare che a certe ore non sembra il Mediterraneo. Ci sono le spiagge della Maddalena raggiungibili in auto o in bici sull’isola maggiore, c’è Caprera collegata da un ponte, dove oltre alle cale c’è la casa di Garibaldi con la sua tomba e i suoi oggetti rimasti fermi al giorno della morte, e c’è Spargi, selvaggia, che si raggiunge solo in barca. Sul continente sardo, Santa Teresa Gallura chiude l’isola davanti alla Corsica, e sopra il paese Capo Testa regala il suo caos di graniti scolpiti dal vento e la Valle della Luna, che negli anni Settanta era una comune hippie e in parte lo è ancora.

La Gallura non è solo costa, e questo lo salta quasi sempre chi passa di qui in agosto. Nell’entroterra di Arzachena ci sono la tomba dei giganti di Coddu Vecchiu e il nuraghe La Prisgiona, cioè un pezzo di preistoria a dieci minuti dalle boutique di Porto Cervo. Più dentro ancora c’è Tempio Pausania con le sue case di granito, e tutto intorno il paesaggio del sughero, le querce spellate di rosso che a vederle la prima volta fanno impressione.

Attenzione: sulla Spiaggia Rosa di Budelli non si sbarca. Non è contingentata, come si legge quasi ovunque: è proprio vietato l’accesso alla spiaggia e alla battigia, ed è vietata la balneazione davanti a essa, tutto l’anno e non solo d’estate. Le barche possono soltanto passare all’esterno delle boe, a una settantina di metri dalla riva, e da lì si guarda e si fotografa. Il divieto è preso sul serio e le multe sono reali, comprese quelle arrivate a chi si era filmato mentre sbarcava. Anche portarsi via la sabbia è vietato, qui e in tutta l’isola.

Il Nord-Ovest: Alghero, l’Asinara e Bosa

Alghero è la città che consiglio sempre a chi viene in Sardegna per la prima volta e non vuole solo il mare. È catalana: lo è nelle mura sul mare, nei nomi delle vie scritti in due lingue, nell’algherese che i più anziani parlano ancora, ed è un’anomalia che nessun altro posto in Italia ha. Fuori città si sale a Capo Caccia, dove la falesia cade a picco e una scala di seicentocinquanta gradini, l’Escala del Cabirol, scende alla Grotta di Nettuno. Vicino ad Alghero c’è anche la necropoli di Anghelu Ruju, che dal 2025 fa parte del sito UNESCO delle domus de janas.

cosa vedere in Sardegna - Asinara
Cosa vedere in Sardegna: guida completa, zona per zona 10

Salendo verso nord si arriva a Stintino e alla Pelosa, la spiaggia con la torre aragonese che sta su tutte le cartoline dell’isola, e da lì parte il traghetto per l’Asinara, che è stata colonia penale fino al 1998 e oggi è un parco nazionale dove girano gli asinelli bianchi e si visita in bici, in jeep o a piedi. A est, Castelsardo si arrampica sul suo promontorio sotto il castello dei Doria, con il museo dell’intreccio e le donne che intrecciano i cestini sulla porta di casa. Poco fuori c’è la Roccia dell’Elefante, che non è solo un masso buffo a forma di elefante: dentro ha delle domus de janas scavate, ed è anch’essa parte del sito UNESCO.

Scendendo lungo la costa occidentale, infine, c’è Bosa, che per me è il borgo più bello della Sardegna e ha il difetto di non essere sul mare, il che l’ha salvata. Le case colorate salgono verso il castello dei Malaspina, sotto scorre il Temo, l’unico fiume navigabile dell’isola, e sulla riva restano le vecchie concerie. Il mare ce l’ha a due chilometri, a Bosa Marina.

Cosa da vedere in Sardegna: L’Ogliastra e il Golfo di Orosei

Se dovessi scegliere una zona sola, sceglierei questa. Il Golfo di Orosei è una parete di calcare bianco alta trecento metri che scende in un mare verde, e le cale si aprono dentro la parete come tagli: Cala Luna con le sue grotte, Cala Sisine, Cala Biriola, Cala Mariolu con i sassolini bianchi, e Cala Goloritzè con la sua guglia di roccia che punta al cielo. Quasi tutte si raggiungono solo in barca o a piedi, e questa è la ragione per cui sono ancora così.

Cala Goloritzè - Orosei
Cala Goloritzè – Orosei

Alle spalle del golfo c’è il Supramonte, che è un altro pianeta. C’è la gola di Su Gorropu, un canyon strettissimo tra pareti altissime, e c’è il villaggio nuragico di Tiscali, nascosto dentro una dolina in cima a un monte: ci si arriva con due ore di salita dalla valle di Lanaittu, e il senso di quel posto è tutto nel fatto che, dal basso, non si vede. Chi cammina davvero ha il Selvaggio Blu, che è considerato il trekking più duro d’Italia e non si improvvisa. Sulla costa, Cala Gonone è la base naturale per le barche, e più a sud Arbatax ha le sue rocce rosse e il porto.

Info pratica: dall’estate 2025 le spiagge del Golfo di Orosei nel territorio di Baunei sono contingentate e serve prenotare un QR code sull’app Heart of Sardinia. C’è però un’eccezione che vale la pena conoscere: chi arriva con il traghetto passeggeri di linea non ha bisogno del QR, che serve invece a chi sbarca in autonomia o con un mezzo noleggiato. Il sentiero per Cala Goloritzè chiude alle 14 e vuole scarpe chiuse con una buona suola, non le infradito. I cani in spiaggia non possono scendere.

Il Sud: Cagliari, il Sulcis e le isole tabarchine

Cagliari è la grande dimenticata delle guide sulla Sardegna, e non riesco a spiegarmelo. È una città vera, con il quartiere di Castello arroccato dentro le mura pisane, i bastioni di Saint Remy da cui si guarda tutto il golfo, un anfiteatro romano scavato nella roccia e il santuario di Bonaria. Ha il Poetto, otto chilometri di spiaggia dentro la città, e ha alle spalle lo stagno di Molentargius con i fenicotteri rosa, che qui non sono un’attrazione organizzata: stanno lì, in mezzo al traffico, e nidificano.

cosa vedere in sardegna - Nora
cosa vedere in sardegna – antica città di Nora

A ovest di Cagliari, a Pula, c’è Nora, città fenicia poi punica e poi romana, con il teatro e i mosaici affacciati sul mare, ed è uno dei posti dove la stratificazione dell’isola si legge tutta in una volta. Proseguendo si arriva a Chia e alle sue dune, a Tuerredda, e più giù a Porto Pino. Dall’altra parte, a est del capoluogo, ci sono Villasimius con Porto Giunco e Punta Molentis, e la Costa Rei.

cosa vedere in sardegna - Cagliari
Cagliari

Poi c’è la storia che preferisco di tutta la Sardegna, ed è quella di Carloforte, sull’isola di San Pietro, dove non si parla sardo ma tabarchino, cioè ligure. Il giro è lungo e nessuno lo racconta per intero: nel Cinquecento alcune famiglie di pescatori di corallo di Pegli, al servizio dei Lomellini, si trasferirono a Tabarka, un’isola davanti alla Tunisia. Ci rimasero due secoli. Quando il corallo finì chiesero una nuova terra a Carlo Emanuele III di Savoia, e il 17 aprile 1738 circa cinquecento di loro sbarcarono sull’isola di San Pietro e fondarono Carloforte, il forte di Carlo. Non vennero da Genova: vennero dalla Tunisia. E infatti a tavola trovate il cuscus accanto al tonno. La stessa storia si ripete a Calasetta, sull’isola di Sant’Antioco, fondata da un secondo gruppo nel 1770.

L’Ovest: il Sinis, i Giganti di Mont’e Prama e la Costa Verde

La penisola del Sinis, davanti a Oristano, è il posto dove nel marzo del 1974 due contadini stavano lavorando un campo a Mont’e Prama e tirarono su una pietra che aveva una faccia. Da quel campo sono usciti migliaia di frammenti, e da quei frammenti sono state ricomposte decine di statue di pietra più grandi del vero: pugilatori, arcieri, guerrieri, più i modellini di nuraghe. Sono i Giganti di Mont’e Prama, e sono la statuaria monumentale della civiltà nuragica. Sulla loro età gli studiosi non sono d’accordo e le proposte oscillano di secoli, il che li rende ancora più interessanti.

cosa da vedere in Sardegna - Giganti di mont'e prana
cosa da vedere in Sardegna – Giganti di mont’e prana

Attenzione: qui quasi tutte le guide vi mandano nel museo sbagliato, perché scrivono che i Giganti sono divisi tra Cagliari e Cabras. Non è più vero. Da aprile 2026 l’intero complesso è riunito al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras, che espone venticinque statue insieme ai modelli di nuraghe e a un betile, e il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari non li ha più. L’allestimento attuale è temporaneo: la sistemazione definitiva è attesa per il 2027. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di andare.

A pochi chilometri dal museo, su un promontorio a picco, c’è Tharros, fondata dai fenici e poi romana, con le sue colonne in mezzo al vento. Sulla stessa penisola ci sono le spiagge di quarzo, Is Arutas e Mari Ermi, che non hanno sabbia ma chicchi bianchi e rosati che sembrano riso, e che è severamente vietato portarsi via. Scendendo lungo la costa si arriva alla Costa Verde e alle dune di Piscinas, che sono le più alte d’Europa e si muovono con il vento.

Più a sud comincia l’Iglesiente, ed è la Sardegna che non ti aspetti: quella delle miniere. Il Parco Geominerario racconta un secolo di lavoro durissimo, e a Masua c’è Porto Flavia, una galleria scavata nella falesia da cui il minerale veniva caricato direttamente sulle navi, con la vista che si apre sul faraglione di Pan di Zucchero. È una delle cose più impressionanti dell’isola, e non c’entra niente con le vacanze.

Attenzione: sulle dune di Piscinas non si cammina. La duna e la sua vegetazione sono un habitat protetto: si sta sulla spiaggia o sui sentieri tracciati, e i veicoli sulla spiaggia sono vietati con sanzioni pesanti. Vale lo stesso principio delle spiagge di quarzo del Sinis, dove la sabbia va lasciata dov’è.

Il centro: la Barbagia, i nuraghi e le maschere

Ed eccoci alla parte che mi sta più a cuore, quella per cui vale la pena avere dieci giorni e non sette. Il centro della Sardegna non ha il mare e per questo è rimasto sé stesso. A Barumini c’è Su Nuraxi, il complesso nuragico più famoso dell’isola, iscritto nella lista UNESCO nel 1997: un mastio centrale, quattro torri, un villaggio intorno. È l’unico sito nuragico riconosciuto dall’UNESCO, ma attenzione, non è più l’unico sito UNESCO della Sardegna: il 12 luglio 2025 si sono aggiunte le domus de janas, con il sito seriale “Tradizioni funerarie nella Preistoria della Sardegna”, diciassette componenti sparse per l’isola e il sessantunesimo posto nella lista italiana.

CIVILTà NURAGICA
CIVILTà NURAGICA

Vale la pena capire cosa si sta guardando, perché qui si fa una gran confusione. Il nuraghe è una torre in pietra a secco con dentro una camera coperta a falsa cupola, costruita nell’età del Bronzo, e sulla sua funzione, fortezza, casa di prestigio, torre di avvistamento o luogo di culto, gli archeologi discutono ancora. Le domus de janas, le “case delle fate”, sono un’altra cosa e sono molto più antiche: tombe scavate nella roccia tra il quinto e il terzo millennio avanti Cristo, cioè circa duemila anni prima dei nuraghi. Se volete andare più a fondo, ne abbiamo parlato nella nostra guida alla civiltà nuragica. Quanti nuraghi ci siano davvero, poi, non lo sa nessuno: non esiste un censimento completo e le stime vanno dai seimila agli ottomila.

Mamoiada - cosa da vedere in Sardegna
Mamoiada – cosa da vedere in Sardegna

Intorno a Barumini si apre la Giara di Gesturi, un altopiano basaltico dove vivono liberi i cavallini della Giara. Più a nord comincia la Barbagia vera: Orgosolo, con i suoi murales che dagli anni Settanta raccontano politica e pastorizia sui muri delle case; Mamoiada, con il Museo delle Maschere Mediterranee; Oliena sotto il Supramonte, con la sorgente di Su Gologone. E c’è Nuoro, che quasi nessuno mette in programma e che è la capitale culturale dell’isola: ci sono il Museo del Costume, la casa di Grazia Deledda, che il Nobel per la letteratura lo ha vinto nel 1926, e il MAN, che è un museo d’arte contemporanea.

Attenzione: sull’interno della Sardegna troverete scritto ovunque che è una “zona blu”, il posto dove si vive più a lungo al mondo. La storia è più sfumata. Nel 2004 i ricercatori Gianni Pes e Michel Poulain individuarono davvero in Ogliastra e Barbagia una concentrazione insolita di centenari, soprattutto uomini, e da lì nasce il termine. Poi il concetto è diventato un marchio registrato, con libri e integratori. E dal 2024 è contestato: il demografo Saul Newman sostiene che quelle concentrazioni si spieghino soprattutto con errori anagrafici, mentre i ricercatori originari difendono la solidità dei registri sardi. La discussione è aperta: leggetelo con questa premessa, quando lo trovate su un cartello.

Le feste che valgono da sole un viaggio

Questa è la Sardegna che nessuna guida vi mette tra le cose da vedere, e secondo me è un errore, perché sono le uniche cose che non trovate da nessun’altra parte. E hanno il vantaggio di stare tutte fuori stagione, quando l’isola costa la metà.

Il 17 gennaio, per Sant’Antonio Abate, a Mamoiada escono per la prima volta nell’anno i Mamuthones: maschera nera di legno, pelli di pecora e decine di chili di campanacci sulla schiena, in due file, in silenzio, intorno ai fuochi. Non è una sfilata di carnevale, è una processione grave, e chi ci va la prima volta di solito non parla per un po’. Tornano in strada la domenica di Carnevale e il martedì grasso. Sulle loro origini, va detto, non c’è niente di documentato prima dell’Ottocento, malgrado quello che leggerete: le letture antiche sono ipotesi, non fatti.

Il 1° maggio Cagliari scioglie un voto fatto durante la peste del Seicento: la processione di Sant’Efisio parte da Stampace e in quattro giorni arriva a Nora, dove il santo fu martirizzato, e poi torna. Si ripete dal 1657, e sfilano migliaia di persone in costume da tutta l’isola con le traccas, i carri tirati dai buoi. In Barbagia, invece, da settembre a metà dicembre c’è Autunno in Barbagia, il circuito organizzato dalla Camera di Commercio di Nuoro: ogni fine settimana un paese diverso apre le cortes, i cortili delle case, con i laboratori, la cucina e il vino. L’edizione 2025 ha coinvolto trentuno paesi. Il calendario cambia ogni anno ed esce in estate, quindi controllatelo prima di organizzarvi. E a Oristano, a Carnevale, c’è la Sartiglia, la giostra equestre in cui i cavalieri mascherati corrono alla stella.

Cosa va prenotato prima di partire

Ecco la sezione che secondo me vale il prezzo del biglietto, e che non ho trovato in nessuna delle guide che ho letto per scrivere questa. Da qualche anno diverse spiagge sarde hanno un numero chiuso, e il turista che arriva senza saperlo si trova rimandato indietro. Non vi metto i prezzi perché cambiano ogni stagione: vi metto la regola.

MetaVa prenotata?DoveDa sapere
Cala GoloritzèSì, obbligatoriaApp Heart of SardiniaSentiero chiuso alle 14, scarpe chiuse, no cani in spiaggia
Cala Mariolu e Cala LunaSì, QR codeApp Heart of SardiniaNon serve a chi arriva col traghetto di linea
La Pelosa (Stintino)Sì, obbligatoriaspiaggialapelosa.itSolo dal 15 maggio al 15 ottobre. Stuoia sotto l’asciugamano, no cani
Tuerredda (Teulada)Sì, obbligatoriaspiaggiatuerredda.itSolo dal 2 giugno al 15 ottobre, controllo QR
Cala Coticcio (Caprera)Solo con guida autorizzataGuide ambientali del ParcoUnico caso in cui la guida è obbligatoria
Spiaggia Rosa (Budelli)Non si accede, maiNessunoDivieto tutto l’anno, si guarda dalla barca oltre le boe
Gola di Su GorropuNo, ma c’è il ticketSul posto, dal concessionarioAperta circa da metà marzo a metà novembre
TiscaliNoSul postoIngresso a pagamento, con la guida della cooperativa nella dolina
PiscinasNoNessunoNon si cammina sulle dune, solo spiaggia e sentieri

Consiglio: le regole cambiano di stagione in stagione e i posti si esauriscono presto nei giorni di agosto, quindi la prenotazione va fatta appena si fissa il viaggio, non la sera prima. Accertatevi sempre sul portale ufficiale della meta prima di partire, perché finestre e modalità vengono aggiornate ogni anno con un’ordinanza nuova.

Come muoversi in Sardegna: qui l’auto serve davvero

In molte regioni italiane mi diverto a spiegare come si fa a viaggiare senza automobile. Qui devo essere onesto e dire il contrario: in Sardegna l’auto serve, e chi vi racconta il contrario non ha mai provato a raggiungere un nuraghe alle tre del pomeriggio. I treni collegano i capoluoghi, gli autobus dell’ARST arrivano quasi ovunque ma con poche corse al giorno e tempi lunghi, e le spiagge, che sono il motivo per cui siete venuti, stanno quasi tutte in fondo a strade dove il mezzo pubblico non passa.

La domanda vera quindi non è se noleggiare l’auto, ma se portarsi la vostra. Il traghetto con l’auto al seguito conviene se restate a lungo, se siete in quattro e se avete bagagli ingombranti, e nella nostra guida al traghetto per la Sardegna abbiamo messo porti e tratte. Il volo più noleggio conviene quasi sempre per una settimana in due, ma ad agosto i prezzi del noleggio sull’isola salgono parecchio e le auto finiscono davvero: prenotate mesi prima, e ricordatevi i trucchi per noleggiare una macchina senza fregature, a partire dalle foto alla carrozzeria prima di partire.

E il Trenino Verde? È una cosa bellissima e va detto cos’è davvero, perché su questo si legge di tutto. Sono vecchie linee a scartamento ridotto della Regione, gestite dall’ARST, che nel 1997 sono state chiuse al traffico ordinario e riconvertite a uso turistico. Non è un mezzo per spostarsi: è l’escursione in sé, con un calendario stagionale e corse a giorni fissi. Il percorso più famoso parte da Mandas, sulla vecchia linea per Arbatax che percorse Lawrence, ma la tratta integrale fino ad Arbatax è interrotta da anni, malgrado quello che scrivono le guide vecchie: oggi da Mandas si arriva a Sadali o a Laconi. Le tratte attive cambiano di anno in anno per i lavori, quindi si controlla il calendario ufficiale e poi si prenota.

Quando andare in Sardegna

La Sardegna ha due stagioni che non coincidono, quella del mare e quella dell’interno, e capirlo cambia il viaggio. Ad agosto l’isola è bellissima e insopportabile insieme: tutto pieno, tutto caro, i traghetti esauriti da mesi. La verità è che il mare qui è buono da giugno a settembre inoltrato, e che a settembre l’acqua è più calda di giugno.

PeriodoCosa dà il meglioCosa evitare
Aprile-maggioBarbagia, nuraghi, trekking nel Supramonte, città, fioritureIl bagno: il mare è ancora freddo
GiugnoMare senza folla, spiagge contingentate prenotabili, prezzi umaniNulla, è forse il mese migliore
Luglio-agostoIl mare al suo massimo, le feste dell’estatePrezzi, traghetti pieni, code, interno rovente
SettembreAcqua calda, luce bella, isola che si svuota dopo il 10Nulla: per me è il mese giusto
Ottobre-dicembreAutunno in Barbagia, l’interno, i siti archeologici, i costi bassiIl mare e i servizi costieri, che chiudono
Gennaio-marzoMamuthones a gennaio, Sartiglia e carnevali, camminiVento, molte strutture chiuse sulla costa

Dove dormire in Sardegna: in quale zona

La domanda non è quale hotel, ma con quante basi. Su un’isola così, la scelta della zona conta più della struttura, e due basi ben scelte valgono più di cinque cambi di valigia.

In quale zona conviene dormire

  • Gallura (Palau, Santa Teresa, Cannigione): base per l’arcipelago della Maddalena e la Costa Smeralda, con i traghetti a portata. Cara in alta stagione, ma Palau e Cannigione costano meno di Porto Cervo.
  • Alghero e il Nord-Ovest: la base più comoda per chi arriva all’aeroporto di Alghero, buona per Capo Caccia, l’Asinara, Bosa e Castelsardo. È una città vera anche fuori stagione.
  • Cala Gonone e l’Ogliastra: l’unica base sensata per il Golfo di Orosei e per il Supramonte, perché le barche partono da lì. Poche strutture: si prenota presto.
  • Cagliari: base urbana per il Sud, Nora, Villasimius e Chia, con l’aeroporto vicino. È l’opzione migliore fuori stagione e per chi vuole cenare bene ogni sera.
  • Oristano e il Sinis: baricentrica per l’Ovest, per Tharros, i Giganti di Cabras e le spiagge di quarzo. La zona più sottovalutata e più economica dell’isola.
  • Barbagia (Oliena, Orgosolo, Mamoiada): agriturismi e case in paese, prezzi bassi, l’altra Sardegna. Qui l’auto è indispensabile.

Cosa mangiare in Sardegna, zona per zona

La cucina sarda non è una: cambia con la geografia, e soprattutto cambia tra la costa e l’interno, perché per secoli i sardi hanno guardato il mare con sospetto, dato che dal mare arrivavano i guai. Vale la pena mangiare seguendo la mappa.

Cosa si mangia, zona per zona

  • Barbagia e interno: il porceddu allo spiedo, i culurgiones ogliastrini con la loro chiusura a spiga, il pane carasau, il pecorino e le seadas col miele amaro di corbezzolo.
  • Cabras e il Sinis: la bottarga di muggine, che qui chiamano l’oro di Cabras, e la merca, il muggine bollito e avvolto nell’erba di palude.
  • Carloforte e Calasetta: il tonno in tutte le sue parti e il cascà tabarchino, cioè il cuscus arrivato dalla Tunisia con i pescatori liguri.
  • Alghero: l’aragosta alla catalana, servita con pomodoro e cipolla, che è il piatto che spiega la città meglio di un museo.
  • Ogliastra: il Cannonau, i culurgiones e il pane frattau. Da bere, in Gallura, il Vermentino di Gallura, l’unico DOCG dell’isola.
  • Bosa: la Malvasia di Bosa, un vino da meditazione che vale il viaggio a sé.

Itinerari in Sardegna: 7, 10 giorni e due settimane

Qui sotto trovate lo schema che uso io quando qualcuno mi chiede consiglio. Se poi volete i percorsi in auto tappa per tappa, li abbiamo raccontati nel nostro itinerario in Sardegna in auto, e per la scelta delle spiagge c’è la guida alle spiagge più belle della Sardegna zona per zona.

DurataItinerarioBasi
7 giorni, nordArcipelago della Maddalena, Costa Smeralda, Capo Testa, Castelsardo, Alghero e Capo Caccia, BosaPalau, poi Alghero
7 giorni, sud ed estCagliari, Nora, Chia, Villasimius, poi il Golfo di Orosei con Goloritzè e Cala MarioluCagliari, poi Cala Gonone
10 giorniUno dei due sopra, più l’interno: Barumini, la Giara, Orgosolo, Mamoiada, Nuoro e il SupramonteTre basi, con una in Barbagia
14 giorni, il giroIl periplo completo: Gallura, Nord-Ovest, Sinis e Giganti di Mont’e Prama, Iglesiente e Porto Flavia, Sud e Carloforte, Ogliastra, BarbagiaQuattro o cinque basi

Le sei zone della Sardegna a confronto: quale visitare

ZonaGiorniPeriodo migliorePer chi
Gallura e Nord-Est3-4Giugno, settembreMare, barca, isole
Nord-Ovest2-3Maggio-giugno, settembrePrima volta, città, storia
Ogliastra e Golfo di Orosei3-4Giugno, settembreTrekking, cale, avventura
Sud e isole tabarchine3Aprile-giugno, settembre-ottobreCittà, archeologia, food
Ovest e Iglesiente2-3Aprile-giugno, autunnoArcheologia, miniere, silenzio
Barbagia e interno2-3Autunno, gennaio, primaveraCultura, feste, budget

Cosa fare in Sardegna

  • Escursione in barca nell’arcipelago della Maddalena, tra Spargi, Budelli e Santa Maria.
  • Gita in gommone nel Golfo di Orosei, con sosta a Cala Mariolu e Cala Luna.
  • Visita guidata di Su Nuraxi di Barumini e della Giara di Gesturi con i cavallini.
  • Discesa a Porto Flavia e navigazione sotto il faraglione di Pan di Zucchero.
  • Trekking al villaggio nuragico di Tiscali dalla valle di Lanaittu, con guida.

Info essenziali

  • Come arrivare: aeroporti di Cagliari Elmas, Olbia Costa Smeralda e Alghero Fertilia; traghetti per Olbia, Golfo Aranci, Porto Torres, Arbatax e Cagliari da Genova, Livorno, Piombino, Civitavecchia e Napoli.
  • Quando andare: giugno e settembre per il mare, primavera e autunno per l’interno e l’archeologia.
  • Durata consigliata: 7 giorni per metà isola, 10 per aggiungere la Barbagia, 14 per il giro completo.
  • Come muoversi: auto indispensabile; il Trenino Verde è un’escursione, non un mezzo di trasporto.
  • Da prenotare prima: La Pelosa, Cala Goloritzè, Cala Mariolu, Cala Luna, Tuerredda e Cala Coticcio, che si visita solo con guida.

Domande frequenti sulla Sardegna

Quanti giorni servono per visitare la Sardegna?

Con 7 giorni si vede bene metà isola, il nord oppure il sud, non entrambi: l’isola è lunga 270 km e da Santa Teresa a Cagliari si guida circa 4 ore. Con 10 giorni si aggiunge l’interno, cioè la Barbagia e i nuraghi. Per il giro completo servono due settimane. Il consiglio è scegliere due o tre basi invece di una sola.

Cosa vedere in Sardegna oltre al mare?

Molto più di quello che raccontano le guide: Su Nuraxi di Barumini, patrimonio UNESCO dal 1997, i Giganti di Mont’e Prama esposti a Cabras, l’area archeologica di Tharros e quella di Nora, le domus de janas diventate patrimonio UNESCO nel 2025, la Barbagia con i murales di Orgosolo e le maschere di Mamoiada, Cagliari e Alghero, il Parco Geominerario con Porto Flavia, e Carloforte con la sua comunità di lingua ligure.

Si può visitare la Sardegna senza auto?

Onestamente no, o non del tutto. I treni collegano i capoluoghi e gli autobus dell’ARST arrivano quasi ovunque, ma con poche corse al giorno, e le spiagge stanno quasi tutte in fondo a strade dove il mezzo pubblico non passa. Senza auto si possono fare bene Cagliari, Alghero e le escursioni in barca, ma l’isola vera richiede un mezzo proprio. Il Trenino Verde non è un mezzo di trasporto: è un’escursione turistica stagionale.

Quali spiagge della Sardegna vanno prenotate?

Diverse, e conviene saperlo prima di partire. La Pelosa di Stintino si prenota sul portale del Comune ed è a numero chiuso dal 15 maggio al 15 ottobre. Cala Goloritzè, Cala Mariolu e Cala Luna richiedono un QR code sull’app Heart of Sardinia, che però non serve a chi arriva con il traghetto di linea. Tuerredda si prenota sul suo portale dal 2 giugno al 15 ottobre. Cala Coticcio a Caprera si visita solo con una guida autorizzata del Parco. Le regole cambiano ogni stagione: verificate sempre sui portali ufficiali.

Si può andare sulla Spiaggia Rosa di Budelli?

No, in nessun modo e in nessun periodo dell’anno. Sulla Spiaggia Rosa è vietato l’accesso alla spiaggia e alla battigia, via terra e via mare, ed è vietata anche la balneazione nello specchio d’acqua davanti. Le barche possono solo transitare all’esterno delle boe, a circa 70 metri dalla riva, e da lì si guarda e si fotografa. Non è una limitazione stagionale e le sanzioni vengono applicate davvero. È anche vietato prelevare la sabbia.

Qual è il periodo migliore per andare in Sardegna?

Giugno e settembre sono i mesi migliori per il mare: a settembre l’acqua è più calda che a giugno e dopo il 10 l’isola si svuota. Luglio e agosto sono il massimo per il bagno ma anche il peggio per prezzi, traghetti e code. Per l’interno, l’archeologia e il trekking il periodo giusto è la primavera o l’autunno, quando la Barbagia è vivibile e c’è Autunno in Barbagia.

Dove sono esposti i Giganti di Mont’e Prama?

Da aprile 2026 l’intero complesso è riunito al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras, in provincia di Oristano, che espone venticinque statue insieme a quindici modelli di nuraghe e a un betile. Il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari non li espone più, anche se molte guide lo scrivono ancora. L’allestimento di Cabras è temporaneo: la sistemazione definitiva è prevista per il 2027.

Quanti nuraghi ci sono in Sardegna?

Non lo sa nessuno con precisione, perché non esiste un censimento ufficiale completo: le stime vanno da 6.000 a 8.000, e i diversi cataloghi danno numeri differenti. La cifra che circola più spesso, circa 7.000, è un ordine di grandezza e non un conteggio. Il nuraghe è una torre in pietra a secco con una camera coperta a falsa cupola, costruita nell’età del Bronzo; sulla sua funzione gli archeologi discutono ancora.

Qual è il posto più bello da visitare in Sardegna?

È la domanda che si fanno tutti e onestamente non ha una risposta sola, perché dipende dalla zona e dal tipo di viaggio. Per il mare, il Golfo di Orosei con Cala Goloritzè e Cala Mariolu non ha rivali. Per le città, Alghero con la sua anima catalana e Cagliari. Per l’archeologia, Su Nuraxi di Barumini e i Giganti di Mont’e Prama a Cabras. Per i luoghi che non vi aspettate, Porto Flavia nell’Iglesiente e i paesi della Barbagia. Se avete una settimana sola e volete le cose da non perdere, il Golfo di Orosei più una giornata nell’interno.

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