Powerbank in aereo: regole 2026 e quali si possono portare

Volevo scrivere due righe sui powerbank in aereo e mi ci sono voluti due giorni, perché sono andato a leggermi il documento originale invece di fidarmi di quello che scrivono i primi risultati di Google. E il documento originale, che è un allegato tecnico dell’ICAO, dice una cosa che in prima pagina non ho trovato da nessuna parte: ricaricare il powerbank a bordo è vietato, usarlo per caricare il telefono no. Sono due frasi diverse, con due verbi diversi, e da lì discende tutto il pasticcio per cui Ryanair vi lascia caricare il telefono in volo ed easyJet no, senza che nessuna delle due stia sbagliando.

Qui sotto trovate cosa è cambiato davvero il 27 marzo 2026, quanti powerbank potete portare (due, ma su una compagnia uno solo), come si calcolano i wattora e perché i mAh stampati sulla scatola non vi dicono se passate il controllo, dove va tenuto durante il volo, le regole di quattro compagnie lette una per una sulle loro pagine, e infine quali modelli comprare per non pensarci più. Se state facendo la valigia proprio adesso, vi conviene leggere anche come fare e cosa mettere in valigia, perché il powerbank è solo uno degli oggetti che i controlli guardano con sospetto.

In breve

Dal 27 marzo 2026 vale una regola mondiale: massimo due powerbank a testa, solo nel bagaglio a mano e mai in stiva, e vietato ricaricarli durante il volo. Il limite di capacità è 100 Wh, che a spanne sono 27.000 mAh: fino a lì passate senza dire niente a nessuno, fra 100 e 160 Wh serve l’autorizzazione della compagnia, sopra i 160 Wh non si sale. Il numero che conta è quello stampato sull’involucro, non quello del titolo dell’annuncio. Le compagnie però non si comportano tutte uguale: Wizz Air ne ammette uno solo, Ryanair sopra i 100 Wh non fa salire niente nemmeno con autorizzazione, easyJet arriva a 160 Wh ma vieta di usarlo in volo, e Ryanair è l’unica delle quattro che vi lascia caricare il telefono mentre volate. Quasi tutte vietano di tenerlo in cappelliera: va addosso o nella borsa sotto il sedile.

Cosa è cambiato il 27 marzo 2026

Il 27 marzo 2026 è entrato in vigore l’Addendum n. 1 alle Technical Instructions dell’ICAO, il documento 9284 che regola il trasporto aereo delle merci pericolose in tutto il mondo. L’ha approvato il Consiglio dell’ICAO, che sono trentasei Stati, e da lì è stato notificato ai 193 Paesi membri. Prima di quella data i divieti sui powerbank erano un mosaico: le compagnie asiatiche avevano cominciato a vietarli nel corso del 2025, dopo una serie di incendi a bordo, mentre in Europa ognuno faceva un po’ come gli pareva. Le nuove restrizioni sono state annunciate dall’ICAO con un comunicato ufficiale.

Adesso la regola è una sola e vale ovunque. Nella Parte 8, capitolo 1, tabella 8-1 del documento, il punto sui powerbank dice quattro cose: vanno portati come bagaglio a mano, non devono essere ricaricati a bordo, non dovrebbero essere usati per ricaricare un dispositivo durante il volo, e non se ne possono portare più di due a persona. L’equipaggio fa eccezione e può continuare a usarli quando serve all’aereo.

Attenzione: rileggete le due frasi centrali, perché sono scritte con due verbi diversi e quasi nessuno ve lo dice. Ricaricare il powerbank a bordo è must not, cioè un obbligo. Usarlo per caricare il telefono è should not, cioè una raccomandazione. Nel linguaggio di questi documenti la differenza è enorme: la prima è una regola che una compagnia non può ammorbidire, la seconda è un consiglio che ogni compagnia decide se trasformare in divieto oppure no. È esattamente per questo che su Ryanair potete caricare il telefono e su easyJet no, e nessuna delle due sta violando niente.

Il motivo di tutto questo non è la burocrazia, è il fuoco. Una batteria agli ioni di litio danneggiata o difettosa può andare in thermal runaway, una reazione a catena che si autoalimenta: sviluppa un incendio molto violento, difficile da spegnere, e che può ripartire da solo dopo che sembrava domato. In stiva nessuno se ne accorge finché non è tardi. In cabina, se il coso è a portata di mano, l’equipaggio ci butta sopra quello che serve nel giro di pochi secondi. Tutta la norma, letta bene, dice una cosa sola: quell’oggetto deve stare dove qualcuno può vederlo e raggiungerlo.

Quanti powerbank puoi portare, e perché su Wizz Air è uno solo

Il tetto fissato dall’ICAO è due powerbank a passeggero. È il numero che vale come riferimento in tutto il mondo, ed è quello che troverete scritto sulla stragrande maggioranza delle pagine delle compagnie.

Attenzione però a due cose. La prima è che una compagnia può essere più restrittiva della norma, mai più permissiva, e Wizz Air lo è: la sua pagina sugli oggetti soggetti a restrizioni scrive maximum 1 power bank, uno solo, dentro un tetto complessivo di venti batterie di scorta. Se volate con loro e ne infilate due nello zaino, siete formalmente fuori regola pur essendo dentro la norma internazionale.

La seconda è che i powerbank spesso si contano dentro il totale delle batterie di ricambio, non a parte. Ryanair vi lascia portare fino a venti batterie di scorta in tutto, e i due powerbank stanno lì dentro: due powerbank più diciotto batterie, è la loro pagina a farlo proprio come esempio. Se viaggiate con la reflex, il drone e tre batterie di riserva per ciascuno, quel conto vi riguarda davvero.

Consiglio: due powerbank non servono quasi mai, e portarne due significa raddoppiare le occasioni di discussione al controllo. Meglio uno solo, da 20.000 mAh, che dichiara i wattora sull’involucro. Vi carica il telefono tre o quattro volte, sta largamente sotto ogni limite e non vi fa fare la fila del passeggero a cui stanno svuotando lo zaino.

Il limite vero sono i wattora, non i mAh

Qui casca l’asino, e casca sempre allo stesso modo. Sulla scatola del vostro powerbank c’è scritto 20.000 mAh, sulla pagina della compagnia c’è scritto 100 Wh, e sono due unità di misura diverse. I mAh dicono quanta carica c’è dentro, i wattora dicono quanta energia: per passare dai primi ai secondi si moltiplica per la tensione della cella e si divide per mille.

La tensione nominale di una cella agli ioni di litio è 3,7 volt, e alcuni costruttori usano 3,6. Quindi:

mAh × 3,7 ÷ 1.000 = Wh

Un 20.000 mAh fa 74 Wh e passa tranquillo. Ecco i tagli che trovate in vendita, con il conto già fatto:

CapacitàWattoraSi può portare?
5.000 mAh18,5 WhSì, senza problemi
10.000 mAh37 WhSì, senza problemi
20.000 mAh74 WhSì, il taglio consigliato
26.800 mAh99,2 WhSì, ma siete al limite
27.000 mAh99,9 WhSì, all’osso
30.000 mAh111 WhServe autorizzazione, e non tutte la danno
50.000 mAh185 WhNo, vietato ovunque

La soglia dei 100 Wh cade insomma appena sopra i 27.000 mAh. Sotto quella riga siete liberi, e per un viaggio normale non avete nessun motivo per avvicinarvici.

Attenzione: non fate quel calcolo con il campo «Tensione» della scheda prodotto, perché è inaffidabile. Aprendo le schede su Amazon ne ho trovate che dichiarano 5 volt, altre 20, e un modello UGREEN che dichiara 7,4: chi facesse il conto da lì otterrebbe 148 Wh e si convincerebbe di avere in casa un oggetto vietato, che invece è perfettamente ammesso. Quel campo descrive l’uscita o la ricarica, non la cella. La formula va applicata sempre a 3,7 volt, e il numero che vale davvero è quello stampato sul guscio.

Dove va tenuto il powerbank durante il volo

Il powerbank non va mai in stiva, e questa è la parte su cui non c’è margine di interpretazione da nessuna parte del mondo. Non è un capriccio: in stiva l’oggetto prende botte, viene schiacciato, passa da temperature che in cabina non vede mai, e soprattutto se prende fuoco nessuno se ne accorge. L’autorità britannica per l’aviazione civile ha contato 643 segnalazioni di batterie al litio nel 2025 contro le 316 dell’anno prima: sono all’incirca due episodi a settimana, ed è il numero che ha convinto l’ICAO a muoversi.

Powerbank aereo
Powerbank aereo

La seconda regola è più recente e sorprende quasi tutti: niente cappelliera. Il powerbank va tenuto addosso o nella borsa piccola sotto il sedile davanti a voi. Ryanair, Wizz Air e ITA Airways lo scrivono a chiare lettere; easyJet lo raccomanda invece di imporlo, con la formula where they can be monitored, in un posto dove si possa tenere d’occhio.

Info pratica: il divieto di cappelliera non viene dall’ICAO. Nel documento internazionale non c’è scritto da nessuna parte dove vada messo in cabina: se lo sono aggiunto le compagnie, una per una, con la stessa logica del fuoco. Vale la pena saperlo perché è una regola che continuerà a cambiare da vettore a vettore, e non potete darla per scontata leggendo quella di un altro.

Terza cosa, i contatti. Le batterie di scorta vanno protette una per una dal cortocircuito, e i modi ammessi sono sempre gli stessi tre: lasciarle nella confezione originale, coprire i poli con del nastro isolante, oppure infilare ognuna in un sacchetto o in una custodia separata. Per un powerbank con le porte USB il problema quasi non si pone, ma se portate le batterie sfuse della macchina fotografica quella regola vi riguarda eccome.

Le regole delle compagnie, una per una

Ho letto le pagine ufficiali di quattro compagnie, quelle su cui vola la maggior parte di noi. Le riporto perché sono diverse fra loro in modo che non vi aspettereste: non è che una è severa e le altre no, è che ognuna stringe in un punto diverso.

CompagniaLimiteQuantiUsarlo in voloRicaricarloDove tenerlo
Ryanair100 Wh, oltre vietato del tutto2Sì, tranne rullaggio, decollo e atterraggioVietatoAddosso o sotto il sedile, mai in cappelliera
easyJet160 Wh2VietatoNon specificatoSolo bagaglio a mano, meglio addosso
Wizz Air100 Wh, oltre vietato1VietatoVietatoSotto il sedile o nella tasca, mai in cappelliera
ITA Airways100 Wh, fino a 160 con autorizzazione2VietatoVietatoSotto il sedile, tasca o addosso, mai in cappelliera

Ryanair è l’unica delle quattro che vi lascia caricare il telefono mentre volate: power banks may be used to charge personal electronic devices, except during taxi, take-off, and landing. È la conseguenza diretta di quel should not di cui parlavamo sopra. In cambio è la più dura sulla capacità: sopra i 100 Wh non fa salire niente, neither in cabin nor checked baggage, e la fascia 100-160 Wh con autorizzazione da loro non esiste proprio. Diversi articoli in giro scrivono il contrario, ma la loro pagina dice questo. Se poi il volo Ryanair ve lo cancellano, la faccenda è un’altra e l’abbiamo raccontata in annullare un volo Ryanair.

easyJet fa l’opposto su entrambi i fronti. Vieta di usarlo, e lo scrive senza giri di parole: power banks are prohibited from use on easyJet aircraft and must not be used to charge other devices. Però è l’unica che arriva a 160 Wh, perché concede in anticipo l’autorizzazione che altrove dovreste chiedere: easyJet gives automatic ‘operator approval’ for lithium ion batteries up to 160Wh. Tradotto: il powerbank grosso ve lo fanno portare, ma dovete tenerlo spento.

Wizz Air è la più restrittiva in assoluto sul numero, con il suo powerbank singolo, e aggiunge un divieto d’uso che non ammette fasi di volo: power banks are not to be used during any phase of the flight duration. ITA Airways è la più lineare: vietato caricarli e usarli, con l’unica eccezione dei dispositivi medici approvati, e per la fascia fra 100 e 160 Wh si scrive al servizio clienti prima di partire.

Attenzione: queste sono le quattro compagnie di cui ho letto io le pagine ufficiali, e mi fermo lì apposta. Le regole degli altri vettori non le deduco dalla norma internazionale, perché abbiamo appena visto che quattro compagnie su quattro se ne discostano in punti diversi. Se volate con qualcun altro, cercate sul loro sito la pagina «merci pericolose» oppure «oggetti soggetti a restrizioni»: sono cinque minuti e sono l’unica fonte che vale.

Cosa succede al controllo di sicurezza e al gate

Ai raggi X un powerbank è un oggetto denso e ben riconoscibile, quindi lo vedono sempre. Nella maggior parte dei casi non succede niente, ma quando vi fermano vi chiedono una cosa sola: fatemi vedere quanti wattora ha. E qui comincia il problema vero, perché quel numero deve essere leggibile sull’involucro.

Se sul guscio c’è scritto solo «20000mAh» a caratteri cubitali e i wattora non ci sono, siete nelle mani di chi vi sta davanti. C’è l’addetto che fa il conto a mente e vi lascia passare, e c’è quello che applica il criterio più semplice del mondo: dato non dimostrabile, oggetto che resta lì. Non potete discutere, perché la prova ce l’avreste dovuta avere addosso. È lo stesso motivo per cui il powerbank senza marca comprato in un mercatino è una pessima idea in aeroporto anche quando è tecnicamente a norma.

Consiglio: prima di partire prendete in mano il vostro powerbank e giratelo. Cercate la scritta in piccolo sul retro o sul fondo, quella con il modello e le certificazioni: i wattora stanno lì, di solito nella forma «74Wh» accanto ai mAh. Se li trovate, siete a posto e potete anche fotografarli. Se non ci sono, sapete già che quell’oggetto un giorno vi darà una noia, e tanto vale cambiarlo prima che succeda in fila al gate con l’imbarco chiuso.

Quale powerbank comprare per volare tranquilli

Ho aperto una dopo l’altra undici schede di powerbank fra i più venduti, e ne è uscito un dato che vale più di tutte le recensioni: quasi nessuno dichiara i wattora. Danno i mAh, la potenza, il numero di porte, e dei Wh non c’è traccia. L’unica famiglia che li scrive sistematicamente, a volte perfino nel titolo dell’annuncio, è la serie Anker Prime. Il valore poi è spesso stampato sul guscio anche quando la scheda tace, ma l’unico modo per esserne certi prima di comprare è scegliere un modello che lo dichiara.

Con questo criterio in testa, ecco cosa prenderei io in tre fasce di spesa, più due casi particolari.

Sotto i venticinque euro: il minimo che serve davvero

Per un weekend o per chi vuole solo non restare a piedi, bastano 10.000 mAh, che sono 37 Wh e stanno a un terzo del limite. L’Anker da 10.000 mAh con il cavo USB-C integrato (#Commissioniguadagnate) è il più recensito della categoria, entra in tasca e ha il vantaggio pratico che il cavo ce l’ha addosso: uno in meno da dimenticare. Carica un telefono due volte abbondanti.

Se volete già i 20.000 mAh spendendo poco, l’alternativa non Anker che terrei d’occhio è l’INIU da 20.000 mAh con cavo integrato (#Commissioniguadagnate), che è uno dei pochissimi a dichiarare esplicitamente in scheda di essere ammesso in aereo, ha il display che vi dice quanta carica resta e tre anni di garanzia. Pesa poco più di tre etti.

Intorno ai quaranta euro: il taglio giusto per un viaggio vero

È la fascia in cui comprerei senza pensarci. L’Anker da 20.000 mAh e 87 W con cavo USB-C integrato (#Commissioniguadagnate) fa 74 Wh, quindi sta comodamente sotto ogni limite, ha il display digitale e soprattutto ha abbastanza potenza da ricaricare in fretta: se lo attaccate durante lo scalo, in mezz’ora vi rimette in piedi telefono e cuffie. Novemila recensioni e passa, ed è il modello che consiglierei a chi ne compra uno solo per i prossimi cinque anni.

Sopra i settanta euro: quello che i wattora ve li scrive in faccia

Se il problema che volete risolvere è proprio quello del controllo, l’Anker Prime da 20.000 mAh e 200 W (#Commissioniguadagnate) ha «72Wh» scritto nel titolo dell’annuncio e ripetuto due volte nella scheda. È l’unico caso in cui il dato che vi serve al gate è anche quello che leggete prima di comprare. In più si ricarica completamente in poco più di un’ora, ha tre porte e viene con la custodia da viaggio.

Se viaggiate con il portatile

Ricaricare un laptop richiede tutt’altra potenza, e qui il candidato è l’Anker Laptop Power Bank da 25.000 mAh e 165 W (#Commissioniguadagnate): 90 Wh, quindi ancora sotto la soglia, due cavi USB-C retrattili integrati più due porte, e quattro dispositivi alimentati insieme. È il più venduto della sua fascia con oltre undicimila recensioni. Un avvertimento: i 90 Wh li trovate stampati sull’etichetta del prodotto, ma la scheda non li riporta, quindi controllateli appena ve lo consegnano.

Il massimo che potete portare, all’osso

Per completezza, il tetto legale esiste anche in commercio: l’Anker Prime da 27.650 mAh e 250 W (#Commissioniguadagnate) dichiara 99,54 Wh e scrive nella scheda di soddisfare il requisito dei 100 Wh per il bagaglio a mano. Sta sotto il limite per quarantasei centesimi di wattora, ed è la dimostrazione più chiara di quanto sia stretta quella soglia. Ha senso solo se dovete alimentare più dispositivi grossi per giorni: per tutti gli altri è peso e soldi buttati.

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Il powerbank da non comprare

C’è una categoria di prodotti che in aeroporto vi rovina la giornata, e la riconoscete da lontano: i 30.000 mAh a venticinque euro. Ne ho aperto uno per curiosità, un VEGER da 30.000 mAh che ha più di duecento recensioni e una media alta. Fatti i conti sono circa 111 Wh: sopra la soglia dei 100, quindi in teoria vi serve l’autorizzazione della compagnia, e su Ryanair e Wizz Air non salireste comunque perché sopra i 100 Wh loro non fanno eccezioni.

La cosa che me lo fa sconsigliare non è la capacità, però. È che in tutta la scheda non c’è un solo riferimento al volo aereo, e i wattora non sono dichiarati da nessuna parte. Chi lo compra perché costa poco e ha tanti mAh non ha modo di sapere che sta comprando un oggetto che a un controllo può restare lì. Non ve lo linko: sarebbe strano vendervi una cosa mentre vi spiego di non prenderla.

Attenzione: diffidate anche della formula «approvato dalle compagnie aeree» quando non è accompagnata dal numero. Ne ho trovato uno da 27.000 mAh che se ne vanta nel titolo e poi i wattora non li scrive: sarebbero 97, quindi il prodotto è a norma davvero, ma al controllo una promessa commerciale non conta niente. Conta il numero che riuscite a mostrare.

Powerbank in aereo: le informazioni essenziali

  • Quanti: due a testa (uno solo su Wizz Air), spesso conteggiati dentro il totale delle batterie di ricambio.
  • Limite: 100 Wh, cioè circa 27.000 mAh. Fra 100 e 160 Wh serve l’autorizzazione della compagnia, e non tutte la concedono.
  • Dove: solo bagaglio a mano, mai in stiva. Addosso o nella borsa sotto il sedile, quasi mai in cappelliera.
  • Ricaricarlo a bordo: vietato ovunque, è la parte vincolante della norma.
  • Usarlo per caricare il telefono: dipende dalla compagnia. Fra quelle che abbiamo verificato lo consente solo Ryanair, e non durante decollo e atterraggio.
  • Cosa controllare prima di partire: che i wattora siano leggibili sull’involucro, e che i contatti delle batterie sfuse siano protetti.

Se state mettendo insieme l’attrezzatura per il prossimo viaggio, sul blog trovate anche i gadget di viaggio che usiamo davvero e qualche consiglio su come partire in aereo senza stress.

Domande frequenti sui powerbank in aereo

Che powerbank si può portare in aereo?

Un powerbank fino a 100 Wh, cioè circa 27.000 mAh, si porta senza chiedere niente a nessuno. Deve stare nel bagaglio a mano, mai in stiva, e i wattora devono essere leggibili sull’involucro. Fra 100 e 160 Wh serve l’autorizzazione preventiva della compagnia, che però non tutte concedono: Ryanair e Wizz Air sopra i 100 Wh non fanno salire nulla. Sopra i 160 Wh è vietato ovunque.

Quali sono le nuove regole per i power bank in aereo?

Dal 27 marzo 2026 vale l’Addendum n. 1 alle Technical Instructions dell’ICAO: massimo due powerbank a passeggero, obbligo di portarli nel bagaglio a mano e divieto di ricaricarli durante il volo. La norma raccomanda anche di non usarli per caricare altri dispositivi, ma su questo punto lascia decidere le compagnie: alcune lo vietano, Ryanair lo consente.

Posso portare una power bank da 20000 mAh in aereo?

Sì, senza nessuna autorizzazione. Un powerbank da 20.000 mAh corrisponde a circa 74 Wh, quindi sta largamente sotto la soglia dei 100 Wh. È il taglio più equilibrato per viaggiare: ricarica un telefono tre o quattro volte e non vi avvicina mai al limite.

Quali power bank si possono portare in aereo Ryanair?

Ryanair ammette al massimo due powerbank a passeggero, che rientrano in un tetto complessivo di venti batterie di scorta. Il limite è di 100 Wh e sopra quella soglia non accetta nulla, né in cabina né in stiva, nemmeno con autorizzazione. Vanno tenuti addosso o nella borsa sotto il sedile, mai in cappelliera. Non possono essere ricaricati a bordo, ma Ryanair è l’unica fra le compagnie che abbiamo verificato a consentire di usarli per caricare il telefono, tranne durante rullaggio, decollo e atterraggio.

Come calcolare i Wh di un power bank?

Si moltiplicano i mAh per la tensione nominale della cella, che è 3,7 volt (alcuni costruttori usano 3,6), e si divide per mille. Quindi 20.000 mAh × 3,7 ÷ 1.000 = 74 Wh. Non usate il campo «tensione» delle schede prodotto online, perché indica l’uscita o la ricarica e non la cella: alcuni dichiarano 5, 7,4 o perfino 20 volt e il conto verrebbe sbagliato.

Si può mettere il power bank in stiva?

No, mai, e non ci sono eccezioni. I powerbank e tutte le batterie al litio di ricambio vanno esclusivamente nel bagaglio a mano. Il motivo è che in stiva un principio di incendio non verrebbe notato in tempo, mentre in cabina l’equipaggio può intervenire in pochi secondi. Se avete una valigia smart con la batteria integrata e volete imbarcarla, la batteria va staccata e portata con voi in cabina.

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