Foliage in Toscana: dove vederlo e quando gira ogni bosco

In Toscana il foliage non è un posto e non è un mese: sono milleottocento metri di dislivello e sei settimane. Fra il Monte Prado, che con i suoi 2.054 metri è la vetta più alta della regione, e i filari del Chianti che virano a novembre, ci passa una stagione intera. Io ci giro dentro da sempre, e la cosa che mi ha messo più tempo a capire è che quando salgo in Garfagnana e quando scendo in una vigna sto guardando due fenomeni diversi, che non capitano nella stessa settimana e non si assomigliano nemmeno.

Quasi tutte le guide al foliage in Toscana vi danno un elenco di posti e una frase sola sul quando, che di solito è «da metà ottobre». Poi nell’elenco mettono in fila un bosco a 1.700 metri e una collina a 300, che è come dire a qualcuno di partire senza dirgli per dove. Qui sotto trovate le zone divise per quota e per specie, la settimana in cui gira ognuna, che cosa è aperto davvero in ottobre e quanto costa dove si paga. Che cos’è il foliage e perché le foglie cambiano colore sta nella guida al foliage in Italia; se invece cercate le mete classiche della regione, quelle stanno in cosa vedere in Toscana. Questo pezzo fa una cosa sola: vi dice quando gira ogni bosco.

In breve

La Toscana si accende dall’alto verso il basso e ci mette più di un mese. Prima le faggete d’alta quota dell’Appennino, fra Orecchiella, Abetone e crinale casentinese, nelle ultime due settimane di ottobre. Poi Vallombrosa sopra i mille metri, e i castagneti fra i 400 e i 900 a cavallo fra ottobre e novembre. Per ultimi i querceti di collina e le vigne del Chianti, della Val d’Orcia e di Montalcino, che girano dopo la vendemmia e tengono fino a metà novembre. Vicino a Firenze il colore si trova senza fare le valli: Vallombrosa, il Mugello e il versante fiorentino del Casentino stanno tutti entro l’ora e mezza. Quasi tutto è gratuito: si pagano solo il Centro Visitatori dell’Orecchiella, due euro, e le escursioni guidate del Parco delle Foreste Casentinesi. In ottobre gli impianti di risalita dell’Abetone sono chiusi, quindi la quota si guadagna a piedi.

Quando gira il foliage in Toscana, quota per quota

La domanda giusta non è dove vedere il foliage in Toscana, è quando. E la risposta non dipende dal calendario, dipende dall’albero: ogni specie vira nella sua fascia di quota, e la fascia si sposta di pochissimo da un anno all’altro. È il motivo per cui un elenco di posti senza le settimane accanto non serve a niente.

Questa non è una regola inventata da noi. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi la pubblica per il proprio territorio, e divide il bosco in due fasce: una montana fra gli 800 e i 1.500 metri, dove domina il faggio e il colore arriva nelle ultime due settimane di ottobre, e una collinare fra i 500 e gli 800, di querce e carpini, che dà il meglio nelle prime due settimane di novembre. Sopra e sotto quelle due fasce vale lo stesso principio, con altre specie.

FasciaChe alberoSettimana tipicaDove, in ToscanaCi siamo stati
Crinale, sopra i 1.500 mfaggio d’alta quota, praterieprima metà di ottobreMonte Prado, Pania di Corfino, Monte Falco, Lago Nero
Montana, 1.000-1.500 mfaggioultime due settimane di ottobreOrecchiella, faggeta di Vallombrosa, crinale casentinese, Foresta del Teso, faggeta dell’Amiatain parte
Submontana, 600-1.000 mcastagno, abete bianco (sempreverde)metà ottobre per il castagnoGarfagnana, Camaldoli, Castagno d’Andrea, Lunigiana, castagneti dell’Amiatain parte
Collinare, 400-800 mcerro, roverella, carpino nero, acero, ornielloprime due settimane di novembreCasentino basso, Mugello, Colline Metallifere, entroterra maremmanoin parte
Collina di vigna, 250-500 mviteda fine ottobre a metà novembreChianti, Val d’Orcia, Montalcino, Valdichianano

La colonna a destra è lì per una ragione precisa. Delle cinque fasce ne frequentiamo davvero le prime, quelle dell’Appennino, e in tre zone su otto di questo articolo non ci siamo mai stati: l’Amiata, le Colline Metallifere e le vigne del sud. Quelle righe le abbiamo ricostruite su fonti ufficiali e non su gambe nostre. Preferiamo dirlo che far finta del contrario, e voi saprete quali paragrafi pesano di più.

C’è un dettaglio che sposta tutto e che quasi nessuno scrive: conta anche il versante. Sul Monte Amiata la Regione Toscana pubblica due quote diverse per la stessa faggeta, che comincia a 800 metri sui versanti settentrionali e a 1.100 su quelli meridionali. Sono trecento metri di differenza dentro la stessa montagna, cioè quasi tre settimane. Se il fine settimana buono ve lo giocate una volta sola, il versante nord è quello che gira prima.

Consiglio: se salite e trovate i faggi già spogli, non tornate indietro. Scendete di quattrocento metri e cercate un versante di castagni o di querce: è quasi sempre in ritardo di due o tre settimane rispetto alla quota sopra, e il pomeriggio si salva. In Appennino funziona bene perché quasi tutte le strade di valle attraversano entrambe le fasce nello stesso viaggio.

Faggeta, abetina, castagneto e vigna: in Toscana il foliage è quattro cose diverse

Questa è la parte che manca in tutti gli elenchi, e senza la quale metà dei consigli non sta in piedi.

Il faggio è quello che tutti hanno in mente quando dicono foliage: vira su un ruggine dorato, tiene le foglie a lungo e riempie il campo visivo perché nella faggeta il colore ti sta addosso. È la fascia alta, dai mille metri in su, e chiude la sua stagione entro i primi giorni di novembre.

L’abete bianco no, e va detto subito perché è la delusione più comune della Toscana. È una conifera sempreverde: non cambia colore, mai. E in Toscana non è un dettaglio, perché le abetine sono ovunque nei posti che la gente associa al foliage. A Vallombrosa i Carabinieri Biodiversità, che gestiscono la riserva, chiamano l’abete bianco «l’icona di questa riserva» e lo collocano fra i 600 e i 1.000 metri: chi arriva all’abbazia in ottobre e si ferma lì sta in mezzo a un bosco verde. Il colore è più su, sopra i mille, dove comincia la faggeta pura. Stessa cosa a Camaldoli, dove il cuore storico è una riserva biogenetica di abetine.

Il castagno è l’albero identitario della montagna toscana, e ha un comportamento tutto suo. Il Parco delle Foreste Casentinesi scrive che si colora già a metà ottobre e che vive «in genere in boschi propri», per cui non si mescola: si vede da lontano come grandi chiazze gialle sui versanti freschi. È la fascia della Garfagnana, della Lunigiana, dei fianchi dell’Amiata e della zona di Camaldoli.

La vite è l’ultima e la più diversa di tutte. Arriva tardi, perché il filare gira dopo la vendemmia, quando in montagna è finito da un pezzo. Dura poco: bastano una settimana di pioggia e una tramontana e resta il legno nudo. E si guarda in un altro modo, perché dentro un vigneto non vedete niente: la vigna va guardata dall’alto e da lontano, da una collina di fronte.

Attenzione: il colore di un autunno non è uguale a quello dell’anno prima, e non è una questione di fortuna. Il Parco delle Foreste Casentinesi lo scrive nero su bianco: un’estate siccitosa rende meno spettacolare l’autunno, e una gelata precoce può anticipare tutto di colpo. Se l’estate è stata secca, abbassate le aspettative sul rosso e puntate sul giallo dei castagni, che regge meglio.

Vallombrosa, la faggeta che non c’è in nessun elenco

Se dovessi indicare un posto solo, indicherei questo, e la cosa che mi lascia perplesso è che negli articoli sul foliage toscano non compare quasi mai. È una riserva naturale biogenetica di 1.273 ettari sul versante occidentale del Pratomagno, tutta dentro il comune di Reggello, e dentro quel perimetro c’è la stratificazione perfetta di cui parla questo articolo: castagneti e boschi misti fra i 470 e gli 800 metri, abetine di abete bianco fra i 600 e i 1.000, e sopra i mille, fino ai 1.440 del Monte Secchieta, la faggeta pura.

foliage Toscana Vallombrosa
foliage Toscana Vallombrosa

Vuol dire che a Vallombrosa il foliage si guadagna salendo. Chi parcheggia all’abbazia e resta lì vede un bosco verde di conifere e torna a casa convinto che il foliage toscano sia una leggenda. Bastano una manciata di tornanti in più, o una camminata in salita, per entrare nella faggeta.

E c’è una cosa che quasi nessuno racconta: a Vallombrosa stanno gli alberi più alti d’Italia. Sono abeti americani piantati a inizio Novecento negli arboreti sperimentali, superano i sessanta metri, e li si incontra lungo il percorso che chiamano l’anello dei giganti. Gli arboreti nascono nel 1869 insieme al Regio Istituto Forestale e raccolgono oltre tremila esemplari di circa mille specie diverse, il che rende quel bosco una cosa a metà fra una foresta e una collezione.

Info pratica: l’Abbazia di Vallombrosa non ha biglietteria: si lascia un’offerta all’uscita, e per i singoli non serve prenotare. In autunno però il calendario delle visite guidate pubblicato copre solo i mesi estivi, quindi conviene telefonare prima di contarci. Gli arboreti sperimentali si visitano solo da giugno a settembre, in visita guidata gratuita: nel pieno del foliage risultano chiusi, e i giganti si vedono solo dal sentiero. Per la sosta, il parcheggio del Vignale al Saltino è gratuito e ha una navetta gratuita ogni quindici minuti la domenica e nei festivi, dalle 10 alle 20. Il Comune non dichiara fino a quando la navetta prosegue in autunno: prima di contarci, verificate.

Una precisazione sulla strada, perché in rete si legge il contrario: la strada per Vallombrosa non chiude d’inverno. Non esiste nessuna ordinanza di chiusura stagionale. Quello che esiste, e capita, è l’obbligo di gomme invernali o catene a bordo quando nevica, con i controlli della polizia municipale. In ottobre e novembre non è normalmente un problema, ma a quota Secchieta la prima neve può arrivare presto.

Il Casentino e le Foreste Casentinesi: dove il foliage ha un calendario ufficiale

È l’unica zona della Toscana in cui il foliage non ve lo dovete indovinare, perché c’è un ente che lo organizza. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna mette in piedi ogni anno un programma d’autunno con escursioni guidate, e dentro quel programma c’è un vero e proprio festival dedicato al foliage.

Foliage toscana casentino
Foliage Toscana Casentino

Le tappe di quest’anno sono quattro: Campigna e Santa Sofia il 19 e 20 settembre, Castagno d’Andrea e San Godenzo domenica 18 e domenica 25 ottobre, Bagno di Romagna dal 23 al 25 ottobre e Badia Prataglia il 24 e 25 ottobre. Una precisazione che serve a chi guida: il parco è a cavallo dell’Appennino, e Campigna, Santa Sofia e Bagno di Romagna stanno in Emilia-Romagna. Le tappe toscane sono Badia Prataglia, in provincia di Arezzo, e Castagno d’Andrea con San Godenzo, sul versante fiorentino.

Nello stesso programma c’è anche il censimento del cervo al bramito, dal 24 al 26 settembre, che è una cosa diversa dal foliage ma capita nelle stesse settimane e vale il viaggio da sola. Le escursioni guidate si prenotano e hanno un contributo fra i cinque e i dieci euro a persona; camminare per conto proprio sui seicento chilometri di sentieri del parco invece non costa niente.

Attenzione, e vale per chiunque cerchi queste date online: il sito del Parco tiene in linea contemporaneamente due pagine sul foliage con date diverse, e quella che si trova più facilmente cercando «fall foliage» è ferma all’edizione dell’anno scorso. Il modo per accorgersene è controllare se i giorni della settimana tornano: quelle date cadono di sabato e domenica sul calendario del 2025, non su quello di quest’anno. Le date buone stanno nella pagina di Autunno Slow e nel pieghevole in PDF. Se leggete un programma del foliage casentinese su un blog, verificate a quale anno appartiene prima di partire.

Sul dove guardare, il Parco stesso indica la cima del Monte Penna sopra la Foresta della Lama, il pianoro della Lama, la foresta di Campigna risalendo al Passo della Calla per la mulattiera granducale, il versante fiorentino da Castagno d’Andrea, e il Monte Falco, che con i suoi 1.658 metri è la cima più alta del parco ed è meglio verso metà ottobre. A novembre, quando in quota è finita, si scende: la valle di Pietrapazza, il sentiero delle Ripe Toscane, il sentiero del Tramignone fra Serravalle e Badia Prataglia.

E c’è un pezzo di questo bosco che non si visita affatto: Sasso Fratino è interdetto, e non per capriccio. È la riserva integrale dove stanno le faggete vetuste patrimonio UNESCO dal 2017, con faggi di oltre cinquecento anni, il sito italiano più esteso di quella lista. Ci si arriva vicino con i sentieri del parco, ma dentro non si entra: sapere che esiste un bosco che nessuno tocca da secoli, mentre ci si cammina attorno, cambia la giornata.

Consiglio: prima di partire per il Casentino controllate lo stato dei sentieri sul sito del Parco, che lo aggiorna con le ordinanze. Al momento della nostra ultima verifica il sentiero 427 fra Bocconi e San Benedetto in Alpe era chiuso per frana, il sentiero 82 era interrotto fra il Rifugio Oia e Terre Rosse, e il 72 da Camaldoli aveva l’imbocco spostato di centocinquanta metri lungo la provinciale. Sono cose che cambiano, ma la pagina esiste ed è fatta bene.

Camaldoli e La Verna, i due monasteri dentro il bosco

Sono la ragione per cui il Casentino non è solo una gita nel bosco, e in autunno funzionano meglio che in qualsiasi altra stagione, perché il turismo estivo è finito e restano il silenzio e i colori.

Camaldoli sta dentro la sua riserva biogenetica, quasi milleduecento ettari nel comune di Poppi, ed è la patria dell’abete bianco: le abetine secolari attorno al monastero sono il bosco che i monaci coltivano da mille anni. Il che vuol dire, di nuovo, che il colore lì non è nelle conifere ma nei faggi e negli aceri che ci stanno in mezzo, e nei castagneti appena più in basso. Un avvertimento onesto: la comunità monastica non pubblica orari di visita turistica né dice se si entra liberamente. Pubblica gli orari delle liturgie, e l’Antica Farmacia come aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 18. Se il vostro viaggio dipende dall’entrare in un posto preciso, telefonate: è un monastero, non un museo.

Foliage toscana La Verna
Foliage toscana La Verna

La Verna, sopra Chiusi della Verna, è l’altro polo, ed è più semplice: l’ingresso al santuario e alla Cappella delle Stimmate è completamente gratuito e il complesso si visita liberamente. Da ottobre entra in vigore l’orario invernale e si chiude molto prima che d’estate, verso le sette di sera per il santuario e il tardo pomeriggio per la cappella: il sito ufficiale su questo punto non è del tutto coerente fra due pagine diverse, quindi se contate di arrivare al tramonto conviene chiamare. Le visite guidate si fanno solo per gruppi di almeno quindici persone.

Attorno al santuario c’è una foresta mista di faggi e abeti bianchi con un sottobosco di agrifogli e tassi, e lì dentro sta l’albero autoctono più alto d’Italia: un abete bianco di 51,85 metri, dedicato a Carlo Acutis. È un primato diverso da quello di Vallombrosa e vale la pena tenerli distinti, perché li si confonde di continuo: i giganti di Vallombrosa sono più alti, oltre sessanta metri, ma sono abeti americani, cioè alberi importati. Il più alto fra quelli di casa nostra è questo.

La Garfagnana, l’Orecchiella e la Lunigiana

È la Toscana che conosco meglio, perché è dietro casa, ed è anche quella dove il castagno smette di essere un albero e diventa una cultura. Qui i castagneti da frutto non sono bosco spontaneo: sono piantati, curati e in molti casi secolari, e in autunno diventano gialli a blocchi interi sui versanti.

Il Parco dell’Orecchiella, sopra San Romano, sta fra i 900 e i 1.400 metri, che è esattamente la fascia del faggio, e il fondo scala di questa zona è la Pania di Corfino con i suoi 1.603 metri. Il Centro Visitatori però ha un calendario che sorprende chi arriva senza guardarlo, e vale la pena scriverlo chiaro perché è il genere di cosa che rovina una domenica.

Foliage toscana Pania di Corfino
Foliage toscana Pania di Corfino

Info pratica: in ottobre il Centro Visitatori dell’Orecchiella apre solo la domenica e i giorni festivi, dalle 10.30 alle 15.30, e dal 2 novembre chiude. Il biglietto costa 2 euro per gli adulti, 1 euro dai 6 agli 11 anni e per gli over 65, ed è gratis sotto i 6 anni; i gruppi da quindici persone pagano 10 euro. C’è un tetto di seicento visitatori al giorno e la prenotazione è consigliata. Restano invece sempre accessibili e gratuiti il recinto dei cervi, quello degli orsi, il museo del territorio e il giardino di montagna, che è il motivo per cui una domenica di novembre lassù ha comunque senso. L’orto botanico della Pania di Corfino, a 1.370 metri, in autunno è chiuso.

Il resto della valle si gira senza biglietti. Il fondovalle del Serchio e i paesi murati stanno nella fascia dei castagni e girano più tardi della quota, fra la fine di ottobre e i primi di novembre: se volete un’idea di cosa c’è oltre il bosco, dai borghi alle rocche, sta in Isola Santa e nella guida a cosa vedere in Garfagnana, con Castelnuovo come base naturale e la Grotta del Vento come alternativa per il pomeriggio se il tempo gira male.

Più a nord, la Lunigiana è la zona che quasi nessuno mette negli elenchi del foliage toscano e che invece ha castagni e faggi in quantità, castelli piantati sui crinali e molta meno gente. È una delle mie zone, anche perché il castello di Fosdinovo sta a quaranta minuti da casa mia e in autunno, con i boschi girati sotto e il mare in fondo, è un’altra cosa rispetto all’estate.

L’Abetone e la Montagna Pistoiese

Qui c’è la notizia pratica più utile di tutto l’articolo, e non l’ho trovata scritta in nessuna delle guide che ho letto: in ottobre e novembre gli impianti di risalita dell’Abetone non funzionano. Tutti e diciotto risultano chiusi, la stagione estiva si chiude ai primi di settembre e non esiste nessuna apertura autunnale dichiarata dal gestore. Chi conta di arrivare in quota con l’ovovia per vedere il colore dall’alto resta a piedi, letteralmente.

Il che non è un problema, se lo si sa prima: la Montagna Pistoiese in autunno è una zona da camminata, non da impianti. Il Lago Nero, a 1.730 metri nella Valle del Sestaione, è la meta classica: si parte dal piazzale al termine della strada dell’Orto Botanico, a quota 1.250, si seguono i sentieri CAI 104 e poi 102 della Grande Escursione Appenninica, e sono 3,5 chilometri a tratta, sette andata e ritorno, difficoltà media. La scheda ufficiale della Provincia avverte di due cose: che il sentiero è percorribile solo fino all’autunno, perché poi c’è neve, e che il crinale prende temporali brevi ma forti anche nelle giornate che iniziano serene.

Foliage toscana Abetone
Foliage toscana Abetone

La Foresta del Teso, sopra Maresca, è l’alternativa più comoda: 1.915 ettari fra i 795 e i 1.732 metri, accesso libero, nessun biglietto, e dentro il Rifugio del Montanaro del CAI a 1.567 metri. È una foresta con sentieri stretti e sconnessi, quindi scarpe vere.

E poi c’è il ponte sospeso di Mammiano, che è la cosa più fotografata della zona e su cui gira un errore che vale la pena non ripetere. Il Comune di San Marcello Piteglio lo dà per 227 metri di lunghezza, 36 di altezza sull’alveo e 80 centimetri di larghezza, e ne dichiara l’ingresso gratuito. Quello che il Comune non scrive è la frase che leggerete ovunque, cioè che è «il ponte sospeso pedonale più lungo del mondo»: quel primato è un Guinness del 1990 ed è stato superato da un pezzo. Resta una passerella straordinaria sopra un bosco che a fine ottobre è tutto giallo, e non ha bisogno del record per meritare la deviazione. Se poi il tempo peggiora, Pistoia è a mezz’ora ed è una delle città più sottovalutate della regione.

Il foliage vicino a Firenze

È la domanda che i fiorentini fanno più di tutte, e a cui gli articoli sul foliage toscano rispondono meno. Vale la pena metterla in chiaro: da Firenze non serve fare l’Appennino per vedere il colore.

Vallombrosa è la risposta più vicina e più bella, poco più di un’ora dal centro passando da Pontassieve e Pelago, con l’avvertenza già detta di salire sopra le abetine. Il Mugello è la seconda: colline, castagneti e boschi misti, e il vantaggio di girare con l’auto senza affrontare tornanti seri. Il versante fiorentino del Casentino, cioè Castagno d’Andrea e San Godenzo ai piedi del Falterona, è la terza, ed è anche una delle tappe del festival del foliage del Parco: da lì partono i sentieri verso il Borbotto e la Gorga Nera.

Se avete un giorno solo e volete il colpo d’occhio senza camminare, il passo della Consuma collega Firenze al Casentino attraversando tutte le fasce di bosco di questo articolo in una quarantina di chilometri: si sale fra querce e castagni e si arriva in faggeta, e da lì Vallombrosa è a una decina di chilometri.

L’Amiata, la montagna dei castagni

Qui devo essere chiaro: sull’Amiata non ci sono stato, e quello che segue viene dalle fonti ufficiali, non da una giornata mia. Ma è la zona che merita più di tutte una correzione, perché su di lei circola una frase sbagliata.

Foliage toscana monte Amiata
Foliage Toscana monte Amiata

Il Monte Amiata è un cono vulcanico che arriva a 1.738 metri, coperto di boschi fino quasi in cima: faggete nella parte alta, castagneti sui fianchi. La frase che leggerete ovunque, cioè che ospita «la faggeta più estesa d’Europa», non la pubblica nessuna fonte ufficiale: è un’affermazione che rimbalza fra portali turistici e siti di alberghi senza che nessuno la attribuisca. Quello che la Regione Toscana documenta davvero è più interessante e più raro: sull’Amiata ci sono faggete d’altitudine con associazioni forestali endemiche dei suoli vulcanici, cioè un bosco che cresce su un substrato che in Toscana non esiste altrove. Non è la più grande, è un’altra cosa.

C’è poi un dettaglio che spiega perché quella faggeta è arrivata intera fino a oggi: la Macchia Faggeta di Abbadia San Salvatore non è demanio pubblico, è proprietà collettiva di una società di abitanti costituita con atto notarile nel 1800. È un bosco che appartiene a un paese da più di due secoli.

Sotto la faggeta comincia il regno del castagno, e lì c’è un prodotto con un disciplinare: la Castagna del Monte Amiata IGP, riconosciuta dal 2000, che ammette tre varietà (Marrone, Bastarda Rossa e Cecio, mai mescolate fra loro), copre nove comuni fra le province di Grosseto e Siena e riguarda i castagneti fra i 350 e i 1.000 metri. La raccolta va da metà settembre a metà novembre, che è esattamente la finestra in cui si va a vedere il colore.

Attenzione alle date delle sagre. Sull’Amiata l’autunno è pieno di feste della castagna, dal Crastatone di Piancastagnaio alla Festa d’Autunno di Abbadia San Salvatore alla Castagna in Festa di Arcidosso. Abbiamo controllato una per una le date che girano in rete e nessuna è di quest’anno: appartengono a edizioni passate, e si riconoscono perché i giorni della settimana non tornano sul calendario attuale. Al momento in cui scriviamo i siti dei comuni non hanno pubblicato nulla. L’unica cosa dichiarata ufficialmente è che il Crastatone si tiene nel fine settimana di Ognissanti. Prima di organizzare un viaggio attorno a una sagra, chiedete al comune o alla pro loco.

Le Colline Metallifere e il foliage di vigna

Le due zone che chiudono la stagione, e le due in cui non siamo stati.

Le Colline Metallifere, nell’entroterra fra Siena e Grosseto, sono la Toscana boschiva che nessuno associa al foliage perché tutti pensano al mare. Le Cornate di Gerfalco sono il punto più citato da chi ci cammina, ed è una zona di querce e carpini, quindi fascia collinare, quindi prima metà di novembre. Poco più in là comincia la Maremma, dove l’autunno ha un’altra faccia ancora, fatta di olio nuovo e di vigne.

Foliage toscana vigneti
Foliage toscana vigneti

E poi ci sono le vigne, che sono l’ultimo atto. Chianti, Val d’Orcia e Montalcino girano quando in Appennino è tutto finito, fra la fine di ottobre e la metà di novembre, e vanno guardate dall’alto: dai crinali, dalle strade di cresta, dai paesi in posizione. C’è un dettaglio che spiega perché quelle colline sembrano una coperta a toppe invece che una macchia di un colore solo, ed è che i vitigni non virano né insieme né allo stesso modo: le uve rosse si scaldano verso il rosso e il porpora, le bianche restano sul giallo, e ogni varietà ha i suoi tempi. Due colline vicine piantate in modo diverso, a novembre, hanno due colori diversi.

Di queste zone abbiamo scritto altrove che cosa si vede quando non si va solo per i colori: c’è cosa vedere in Val d’Orcia, Montalcino per chi va dietro al Brunello e il Chianti Classico.

Come organizzare la giornata

Tre cose pratiche che valgono per tutte le zone di questo articolo, e che nei dieci pezzi che ho letto non c’erano.

La luce. In ottobre e novembre il pomeriggio finisce prima di quanto ci si aspetti, e dentro un bosco finisce ancora prima, perché il versante in ombra si spegne un’ora buona prima del tramonto ufficiale. Se puntate a una faggeta esposta a nord, arrivateci entro le due o le tre del pomeriggio.

Gli orari che cambiano il 1° novembre. È la data che chiude mezza montagna toscana: l’Orecchiella smette di aprire, alla Verna è già in vigore l’orario invernale da ottobre, e nei posti di quota le giornate di apertura si riducono ai festivi. Il primo fine settimana di novembre è spesso il più bello per il colore in collina e il più povero di servizi in quota.

L’auto. In Garfagnana, sull’Amiata, nelle Colline Metallifere e nella parte alta del Casentino senza mezzo proprio non ci si muove: le corriere ci sono ma non sono pensate per chi arriva alle nove e riparte alle cinque, e i punti di partenza dei sentieri stanno quasi tutti al termine di strade che non servono nessun paese. Se venite da fuori regione e volete girare più di una zona, noleggiare un’auto conviene prenderla in aeroporto a Firenze o a Pisa, perché a fine ottobre la disponibilità in montagna è quasi nulla e i punti di ritiro nei paesi non esistono.

Su cosa mettersi non serve una lista: scarpe che tengano sul fondo bagnato, perché il fogliame appena caduto sulle pietre è scivoloso quanto il ghiaccio, e uno strato in più di quanto sembri, perché fra il parcheggio al sole e il bosco in ombra ci sono facilmente cinque gradi.

Domande frequenti sul foliage in Toscana

Dove vedere il foliage in Toscana?

Dipende dalla settimana in cui andate. Nella prima metà di ottobre in quota, fra Monte Prado, Pania di Corfino, Monte Falco e Lago Nero. Nelle ultime due settimane di ottobre nelle faggete fra i mille e i millecinquecento metri: Orecchiella, Vallombrosa sopra i mille, crinale casentinese, Foresta del Teso, faggeta dell’Amiata. A cavallo fra ottobre e novembre nei castagneti di Garfagnana, Lunigiana, Camaldoli e Castagno d’Andrea. Nelle prime due settimane di novembre nei querceti di collina e nelle vigne di Chianti, Val d’Orcia e Montalcino.

Quando è il periodo migliore per vedere il foliage in Toscana?

Non esiste una data buona per tutta la regione, perché fra i vigneti a 250 metri e il Monte Prado a 2.054 ci sono sei settimane di differenza. Il Parco delle Foreste Casentinesi indica come periodi migliori le ultime due settimane di ottobre per la fascia montana e le prime due di novembre per quella collinare, ed è la regola che funziona meglio anche fuori dal Casentino. Conta anche il versante: sull’Amiata la faggeta comincia a 800 metri sui versanti a nord e a 1.100 su quelli a sud.

Dove vedere il foliage vicino a Firenze?

I tre posti più vicini sono Vallombrosa, poco più di un’ora passando da Pontassieve e Pelago, il Mugello e il versante fiorentino del Casentino attorno a Castagno d’Andrea e San Godenzo. A Vallombrosa bisogna salire sopra i mille metri: sotto ci sono le abetine di abete bianco, che essendo conifere sempreverdi non cambiano colore. Chi vuole il colpo d’occhio senza camminare può fare il passo della Consuma, che attraversa tutte le fasce di bosco in una quarantina di chilometri.

Gli impianti dell’Abetone sono aperti in autunno?

No. In ottobre e novembre gli impianti di risalita dell’Abetone sono chiusi: la stagione estiva finisce ai primi di settembre e quella invernale comincia con la neve, senza aperture autunnali. La quota in autunno si guadagna a piedi, per esempio sui sentieri CAI 104 e 102 verso il Lago Nero, che sono percorribili fino all’autunno e poi si chiudono per la neve.

Quanto costa vedere il foliage in Toscana?

Quasi niente, perché i boschi sono ad accesso libero e i sentieri non si pagano. Le uniche spese fisse sono il Centro Visitatori dell’Orecchiella, 2 euro per gli adulti e 1 euro per bambini e over 65, aperto in ottobre solo la domenica e nei festivi, e il contributo fra i cinque e i dieci euro per le escursioni guidate del Parco delle Foreste Casentinesi. Il santuario della Verna è gratuito, l’Abbazia di Vallombrosa non ha biglietteria e si lascia un’offerta, e il parcheggio del Vignale sotto Vallombrosa è gratuito con navetta.

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Foliage Toscana
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