Cosa vedere in America è la domanda che mi sono fatto anch’io, seduto al tavolo di casa con una cartina aperta davanti e la sensazione di essere partito con il piede sbagliato. Perché è una domanda a cui non esiste risposta: gli Stati Uniti sono un continente travestito da nazione, e chi vi dice che l’America si vede in quindici giorni vi sta vendendo qualcosa. Da Boston a San Francisco ci sono quasi cinquemila chilometri, che sono più o meno la distanza fra Viareggio e Kabul. Nessuno organizzerebbe una vacanza “in Asia”.
Il nostro ultimo viaggio on the road l’abbiamo fatto nel Far West, e la cosa che ricordo meglio non è il monte Rushmore: è il silenzio di Little Big Horn. Sono arrivato su quella collina in Montana pensando ai giochi da bambino, e mi sono commosso, lo ammetto, davanti alla sacralità di quel posto e a tutte le vite perdute in una guerra di conquista. Da quel viaggio mi sono portato a casa anche una multa, presa nel modo più stupido possibile, e ve la racconto più avanti perché è il genere di cosa che vi risparmia una brutta mezz’ora. In questa guida ho messo le sette zone in cui conviene spezzare gli Stati Uniti, quello che ho visto con i miei occhi e quello che invece vi racconto per averlo studiato, e soprattutto i numeri che nel 2026 sono cambiati e che quasi nessuno ha aggiornato. Perché l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro.
In breve
Gli Stati Uniti si visitano una zona per volta: New York e la Costa Est, il New England del foliage, la Florida e il Sud, il Far West del Dakota, Yellowstone e le Montagne Rocciose, il Southwest dei grandi parchi, la California. I posti da visitare assolutamente almeno una volta sono New York, il Grand Canyon e Yellowstone. Per un primo viaggio servono 12-15 giorni su una zona sola, mai due coste. Si gira in auto: i treni non servono l’America che vale la pena vedere. Documenti: ESTA da 40,27 dollari, valida due anni, passaporto elettronico obbligatorio. Dal 1° gennaio 2026 i non residenti pagano 100 dollari a testa in più per entrare a Yellowstone e Grand Teton, oltre ai 35 dollari a veicolo.
Indice dell’Articolo
Le sette Americhe: come spezzare gli Stati Uniti in zone
Il primo errore che ho visto fare a tutti, e che ho rischiato di fare anch’io, è trattare gli Stati Uniti come una destinazione unica. Non lo sono. Il modo giusto di ragionare è scegliere una zona e viverla bene, tornando un’altra volta per la successiva: è il principio del metodo che uso per organizzare i miei viaggi, quello dei cerchi da cinquanta chilometri con un alloggio baricentrico, e in America vale il doppio perché le distanze sono spietate.
Ho diviso il paese in sette zone, da est a ovest, come si legge una cartina. Tre le conosco per esserci stato, le altre quattro ve le racconto per quello che sono: le mete che il mercato italiano cerca di più e che, prima o poi, tutti finiscono per mettere in lista. Dentro ogni zona trovate i posti da visitare che secondo me valgono il viaggio, e quelli che potete saltare senza rimpianti.
Attenzione: una precisazione che serve, perché è la domanda che si fanno in tanti. America e Stati Uniti non sono la stessa cosa: l’America è un continente e comprende anche Canada, Messico e tutta l’America centrale e del Sud. Quando noi italiani diciamo “vado in America” intendiamo quasi sempre gli Stati Uniti, ed è in quel senso che uso la parola in questa guida. Se cercate il Canada o il Messico, qui non li trovate.
New York e la Costa Est
È l’America che tutti immaginano prima ancora di partire, ed è anche quella che si sbaglia più spesso, perché la si vuole consumare tutta in tre giorni. New York non è una città da spuntare: è Manhattan con Central Park e l’Empire State Building, ma è anche Brooklyn, il Queens, i quartieri dove si mangia meglio e si spende la metà. La Statua della Libertà e il memoriale dell’11 settembre sono i due posti che nessuno salta, e fanno bene a non saltarli: visitare la Statua della Libertà richiede mezza giornata e il traghetto va prenotato prima, perché sul posto le file sono lunghissime. Poi ci sono Washington con i suoi musei gratuiti, Filadelfia, e le cascate del Niagara a nord.

Se dovessi dare un solo consiglio a chi va a New York per la prima volta, sarebbe di rallentare: la città premia chi cammina e si perde, non chi corre dietro alla lista. Ne abbiamo parlato in un pezzo che amo molto, gli Stati Uniti da nord a sud visti al passo giusto.
Le cose che a New York non si saltano le sapete già: Times Square, che va vista una volta e poi evitata, il ponte di Brooklyn da attraversare a piedi verso Manhattan e non al contrario, la High Line che è una ferrovia sopraelevata diventata un giardino lungo due chilometri e mezzo, Wall Street, Harlem la domenica. I musei da soli valgono un viaggio: il Metropolitan, il MoMA, il Guggenheim di Wright. Ma la New York che resta addosso è quella dei quartieri, quando si scende in metropolitana in Queens e si mangia in tre lingue diverse nello stesso isolato.
Intorno alla città c’è il resto della Costa Est, che è la parte più densa di storia americana. Washington ha tutti i musei dello Smithsonian a ingresso gratuito, che è una cosa che agli italiani sembra sempre un errore di traduzione, e in due giorni si fa la Casa Bianca, il Campidoglio e il Lincoln Memorial. Filadelfia è dove hanno firmato la Dichiarazione d’Indipendenza. Salendo a nord ci sono le cascate del Niagara, che stanno al confine col Canada e che dal lato americano si vedono peggio: se potete, guardatele dall’altra sponda.
Info pratica: per New York calcolate almeno 4-5 giorni pieni, e se potete scegliete maggio o settembre-ottobre. A luglio l’umidità è pesante e a gennaio il vento fra i grattacieli morde davvero. È l’unica zona americana dove l’auto è un problema e non una soluzione: la metropolitana funziona, il parcheggio in Manhattan costa quanto una cena.
Il New England e il foliage
Questa è la nostra America. Il New England è la parte degli Stati Uniti che a noi di dovevado.net ha rubato più tempo e più pagine, e non è un caso: è la zona che somiglia di più a un viaggio europeo, fatta di villaggi di legno bianco, fari, aragoste e boschi. In autunno succede la cosa per cui vale il biglietto, cioè il foliage: le foreste diventano rosse e arancioni con una violenza che le fotografie non restituiscono. Il picco si sposta da nord a sud fra la fine di settembre e la seconda metà di ottobre, e va inseguito settimana per settimana, non prenotato a caso.

Il punto di partenza naturale è Boston, che è forse la città americana più europea e più camminabile. Da lì si sale verso il Maine, il Pine Tree State, dove c’è il parco nazionale di Acadia con la sua costa di granito, e i paesi che ci stanno intorno: Bar Harbor, Rockland e le sue aragoste, e la costa di Camden, Rockport e Lincolnville. Se venite per i colori, abbiamo messo insieme i sei luoghi dove il foliage dà il meglio.
Attenzione: il New England in autunno è una delle poche zone americane dove l’alloggio si esaurisce davvero. I bed and breakfast del Vermont e del Maine vengono presi con sei mesi di anticipo dagli americani stessi, che il foliage lo inseguono da sempre. Se arrivate a settembre a cercare una camera per ottobre, o pagate il triplo o dormite a un’ora dal punto in cui volevate stare.
La Florida e il Sud
La Florida è la meta invernale per eccellenza, ed è la terza in classifica fra i desideri degli italiani. Ha due anime che non si somigliano per niente: da una parte Miami con South Beach e il quartiere art déco, dall’altra la natura vera delle Everglades e delle Keys, la fila di isole che scende fino a Key West su una strada costruita sull’acqua. In mezzo c’è Orlando con i suoi parchi a tema, che è un viaggio a sé e va deciso prima, non aggiunto. Sulla costa atlantica c’è Cape Canaveral, che per chi è cresciuto guardando le partenze delle navette è un pellegrinaggio.

Le Everglades sono la cosa che mi incuriosisce di più di tutta la Florida, perché non sono una palude: sono un fiume largo ottanta chilometri che si muove così piano che sembra fermo, e dentro ci vivono alligatori e coccodrilli insieme, cosa che non succede in nessun altro posto al mondo. Le Keys invece sono una strada, la Overseas Highway, che salta da un’isola all’altra su quarantadue ponti fino a Key West, che è il punto più a sud degli Stati Uniti continentali e sta più vicino all’Avana che a Miami.
Più a nord e più a ovest comincia il Sud vero: New Orleans con il quartiere francese e il jazz nato per strada, Nashville che è la capitale del country, Memphis con Graceland e il museo che sta nel motel dove hanno ucciso Martin Luther King. È l’America che si ascolta più di quanto si guardi, ed è anche quella che ha inventato quasi tutta la musica che ascoltiamo noi. Meriterebbe un viaggio suo, e prima o poi lo faremo.
Info pratica: la Florida si visita da dicembre ad aprile. Da giugno a novembre è stagione degli uragani e il caldo umido è difficile da reggere; è anche il periodo in cui costa meno, e adesso sapete perché.
Il Far West: il Dakota e la frontiera
Ed eccoci a casa nostra. Questa è la zona che quasi nessun italiano mette in lista e che noi abbiamo percorso davvero, ed è il motivo per cui secondo me è la più bella sorpresa d’America. Il Sud Dakota, lo Stato dei Pionieri, è quello che i tour operator saltano perché non ha un’icona da cartolina da vendere in vetrina. Ha di meglio: ha la frontiera. Se cercate posti da visitare che non siano già pieni di italiani, cominciate da qui.

La base è Rapid City, da cui si raggiunge tutto in poco. Il monte Rushmore con i quattro presidenti è a una quarantina di chilometri, e a mezz’ora di lì c’è il Crazy Horse Memorial, la montagna che i Lakota stanno scolpendo da oltre settant’anni e che ancora non è finita: messi uno accanto all’altro, i due monumenti raccontano la stessa storia da due parti opposte, ed è questa la ragione per cui vanno visti nello stesso giorno. Intorno ci sono le Black Hills, le colline nere sacre ai Sioux, e più a est il paesaggio lunare del Badlands National Park, a circa 120 chilometri da Rapid City.
Da qui siamo saliti in Montana, verso Little Big Horn, dove nel 1876 il generale Custer e il Settimo Cavalleggeri furono annientati da Lakota e Cheyenne. Sono circa cinque ore di guida, quasi tutte sulla Interstate 90, e le si fanno senza accorgersene perché la prateria del Montana è uno di quei posti in cui il cielo è troppo grande. Sulla collina, oggi, ci sono le lapidi bianche nel punto esatto in cui ogni soldato cadde. È lì che mi sono commosso.
Consiglio: a Little Big Horn non fermatevi al monumento dei soldati. Salite anche all’Indian Memorial, che è stato aggiunto solo nel 2003, più di un secolo dopo: per capire dove siete servono tutte e due le versioni, e la seconda è arrivata con centoventisette anni di ritardo.
Yellowstone e le Montagne Rocciose
Yellowstone è il primo parco nazionale del mondo ed è una delle tre cose che Google stesso associa alla parola America, insieme alla Statua della Libertà e a Central Park. È anche, tecnicamente, un supervulcano attivo: i geyser, le pozze color smeraldo e il fango che ribolle non sono scenografia, sono lo sfiato di una caldera. Noi ci siamo entrati dal gate nord e l’abbiamo visto in un giorno, che si può fare ma è una forzatura, e infatti abbiamo poi rifatto i conti su come si visita Yellowstone in tre giorni, che è la misura giusta. Tutto quello che c’è dentro, dal Grand Prismatic all’Old Faithful, sta nella nostra guida a Yellowstone.

Appena sotto c’è il Grand Teton, che è un parco diverso e per me anche più bello da fotografare: una catena di montagne che si alza di colpo dalla pianura, senza colline a fare da introduzione, e si specchia nei laghi. I due parchi si visitano insieme, sempre, perché sono attaccati.
Attenzione: l’ingresso Nord di Yellowstone, quello di Gardiner, è l’unico aperto tutto l’anno. Tutti gli altri chiudono da inizio novembre a fine aprile, e il Grand Loop, l’anello completo del parco, è percorribile solo da fine maggio a metà ottobre, perché il Dunraven Pass è l’ultimo ad aprire e il primo a chiudere. C’è di peggio: l’ingresso Sud, quello che porta al Grand Teton, apre solo a maggio inoltrato. Chi arriva prima entra da nord e poi deve rifare tutta la strada indietro. Verificate le date sul sito ufficiale del parco, perché cambiano ogni anno di qualche giorno.
Consiglio: i lodge storici dentro Yellowstone, l’Old Faithful Inn, il Lake Yellowstone Hotel e il Mammoth Hot Springs Hotel, si prenotano con sei mesi d’anticipo e in alta stagione anche con dodici. Non è un modo di dire per farvi correre: sono pochi e dentro il parco non ne costruiscono altri. Se li trovate pieni, la seconda scelta sono le gateway town come Gardiner e West Yellowstone, che restano comode. Dormire dentro il parco però cambia il viaggio, perché all’alba e al tramonto, quando i pullman non ci sono, gli animali escono.
Il Southwest e i grandi parchi
Se esiste un itinerario che da solo giustifica il volo, è l’anello dei parchi del Southwest, quello che si fa partendo da Las Vegas e che in dieci giorni mette in fila una serie di posti che altrove sarebbero uno per nazione. Il Grand Canyon, prima di tutto, che non si capisce finché non ci si affaccia. Poi la Monument Valley con i suoi torrioni, che è terra Navajo e non un parco nazionale, l’Antelope Canyon con la luce che scende dalle fessure, l’Horseshoe Bend, la Death Valley, il Bryce Canyon con le sue guglie e Zion. Le abbiamo raccontate insieme alle altre nella nostra guida ai parchi nazionali americani.

Del Grand Canyon vi dico solo una cosa, perché il resto lo sapete: ha due sponde e non sono intercambiabili. Il South Rim è aperto tutto l’anno, ha i servizi e i pullman, ed è quello che vedono cinque milioni di persone; il North Rim è più alto, più verde, chiuso d’inverno, e ci va un decimo dei visitatori. Fra i due, in linea d’aria ci sono sedici chilometri, in macchina più di quattro ore. Sceglietene uno e non pensate di fare tutti e due.
Las Vegas serve come base e come aeroporto, e va presa per quello che è: due giorni, il tempo di riderci sopra e di ripartire. Da lì all’imbocco del Grand Canyon ci sono quattro ore e mezza di guida. È anche il posto dove conviene noleggiare l’auto, e dove la Death Valley è a due ore scarse: in inverno è una delle escursioni più belle d’America, in luglio è un posto dove si superano i cinquanta gradi e dove ogni anno qualcuno muore per averlo sottovalutato.
Attenzione: l’Antelope Canyon non si visita da soli. È dentro la riserva Navajo e ci si entra solo con un tour guidato autorizzato, che nei mesi buoni va prenotato con mesi di anticipo. Chi arriva sul posto sperando di comprare il biglietto quel giorno, torna indietro. Vale lo stesso, in misura minore, per la Wave e per molti permessi dei parchi dell’Utah.
Cosa fare nei parchi del Southwest
- Tour guidato Navajo all’Antelope Canyon, l’unico modo per entrarci (mezza giornata).
- Volo panoramico in elicottero sul Grand Canyon, per capire la scala del posto.
- Escursione all’alba all’Horseshoe Bend, prima che arrivino i pullman.
- Traversata della Death Valley, da fare nelle ore fresche e mai in piena estate.
La California e la West Coast
La California è la meta che gli italiani sognano più di ogni altra, e si capisce: ha tutto, e ha soprattutto la strada. La Highway 1, la Pacific Coast Highway, è il pezzo di asfalto più bello che ci sia, e collega San Francisco a Los Angeles passando da Monterey e Big Sur. San Francisco è la mia preferita fra le città americane dell’ovest, con il Golden Gate, i cable car e Alcatraz nella baia; Los Angeles è invece una città che non si visita, si abita a pezzi. Nell’entroterra ci sono lo Yosemite e le sequoie giganti, che sono gli alberi più grandi del mondo, e più a sud San Diego.

Lo Yosemite è la valle che ha convinto gli americani a inventare i parchi nazionali, ed è fatta di pareti di granito verticali come El Capitan e di cascate che a fine estate si asciugano del tutto, quindi va vista in primavera. Le sequoie giganti stanno poco più a sud, nel parco che porta il loro nome: il General Sherman è l’albero più grande del mondo per volume, ottanta metri, ed è vivo da più di duemila anni. Restare sotto un albero che c’era quando c’erano i romani mette una calma strana. San Diego, in fondo alla costa, ha il clima migliore di tutti gli Stati Uniti e un confine col Messico che si sente in ogni piatto.
Prima di partire per l’ovest conviene leggere i consigli che abbiamo messo insieme sulla West Coast: sono le cose che avrei voluto sapere prima.
L’America non si vede. Se ne sceglie un pezzo, lo si guida piano, e si torna.
La Route 66 e il centenario del 2026
C’è poi un’America che non è una zona ma una linea, ed è quella che tutti abbiamo sognato almeno una volta: la Route 66. Nasce l’11 novembre 1926 e collega Chicago a Santa Monica attraversando otto stati e quasi quattromila chilometri, dal Midwest al Pacifico passando per l’Oklahoma, il Texas, il New Mexico e l’Arizona. È la strada dei migranti in fuga dalla polvere negli anni Trenta, quella di Steinbeck che la chiamò la Strada Madre, e poi quella dei motel al neon e delle insegne che sono diventate un’estetica.

Il punto che quasi nessuno vi dice è che la Route 66 non esiste più. È stata dismessa negli anni Ottanta, quando le interstatali l’hanno resa inutile, e oggi non la trovate su nessun cartello federale: quello che si percorre è un mosaico di tratti storici, strade statali e pezzi che finiscono nel nulla, tenuti insieme dalla segnaletica “Historic Route 66” e dalle associazioni locali. Non è un difetto, è il punto: la si segue come si segue una traccia, non come si prende un’autostrada.
Attenzione: il 2026 è l’anno del centenario, e cade esattamente l’11 novembre. C’è una commissione federale che coordina un anno intero di eventi in tutti e otto gli stati attraversati, con il finale a Tulsa e a Springfield proprio nei giorni dell’anniversario. Se avete in mente la Route 66, questo è l’anno giusto e insieme quello più difficile: motel e alloggi lungo la strada si stanno esaurendo con largo anticipo, perché ci arrivano anche gli americani. Prenotate prima e verificate il calendario sulle associazioni dei singoli stati, che è dove le date vere vengono pubblicate.
Documenti per andare in America: ESTA, passaporto e le trappole
Qui cominciano le cose che vi fanno risparmiare soldi e arrabbiature, e qui il 2026 ha cambiato le carte in tavola. Per un viaggio turistico fino a novanta giorni non serve il visto: l’Italia è nel Visa Waiver Program e basta l’autorizzazione ESTA, che si chiede online e vale due anni o fino alla scadenza del passaporto, se questa arriva prima. Il passaporto deve essere elettronico, con il chip: quelli vecchi non sono più accettati da un pezzo.
L’ESTA costa 40,27 dollari dal primo gennaio 2026, ed è più che raddoppiata rispetto ai 21 dollari di prima. Se leggete ancora “21 dollari” su una guida, quella guida è vecchia di due anni. Fatela sul sito ufficiale del governo americano e su nessun altro: esiste un intero sottobosco di siti intermediari che fanno la stessa domanda per voi e vi chiedono anche ottanta o cento dollari, ed è talmente diffuso che il sito ufficiale ha una sua pagina di FAQ dedicata a spiegare perché vi hanno addebitato più di 40,27 dollari.
Attenzione: avrete letto della “Visa Integrity Fee” da 250 dollari e vi sarete spaventati. Non vi riguarda. Quella tariffa si applica a chi riceve un visto non immigrante, e chi viaggia con l’ESTA un visto non lo riceve affatto: riceve un’autorizzazione, che è un’altra cosa. Non è un’esenzione, è che il presupposto non esiste proprio. E c’è di più: a oggi non risulta pubblicato alcun provvedimento che ne faccia partire la riscossione per nessuno. La data del primo ottobre che avete letto in giro è l’inizio dell’anno fiscale americano, non una scadenza.
Attenzione: questa invece vi riguarda, ed è la trappola che rovina il viaggio in aeroporto. Chi è stato a Cuba dal 12 gennaio 2021 in poi non può più entrare negli Stati Uniti con l’ESTA e deve chiedere un visto in ambasciata. Vale anche per chi è stato in Corea del Nord, Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria o Yemen dal primo marzo 2011. Cuba è una meta italianissima e quasi nessuno lo sa: controllate i timbri sul passaporto prima di comprare i voli, non dopo.
Quanto costa entrare nei parchi nazionali nel 2026
Questa è la novità più importante dell’anno e la trovate scritta in pochissimi posti in italiano. Dal primo gennaio 2026 chi non è residente negli Stati Uniti paga una sovrattassa di 100 dollari a persona, dai sedici anni in su, per entrare in undici parchi nazionali, e fra questi ci sono proprio Yellowstone e Grand Teton. Non sostituisce il biglietto: ci si aggiunge sopra.
Facciamo i conti come li farei io, che non sono il figlio di Onassis. Una coppia italiana che entra a Yellowstone paga 35 dollari di veicolo più 200 dollari di sovrattasse, e fa 235 dollari. Poi scende al Grand Teton e ricomincia da capo. A quel punto conviene il pass America the Beautiful Non-Resident da 250 dollari, che copre per dodici mesi gli ingressi e la sovrattassa del titolare più altri tre adulti in macchina.
Attenzione: esiste anche il vecchio pass America the Beautiful da 80 dollari, ed è quello che vi consiglieranno quasi tutte le guide italiane, comprese quelle aggiornate l’anno scorso. Quello è il pass per i residenti e non vi esonera dalla sovrattassa: se lo comprate pensando di essere a posto, ai cancelli pagate lo stesso 100 dollari a testa. Le tariffe cambiano: verificatele sul sito ufficiale del National Park Service prima di partire.
Guidare negli Stati Uniti e le distanze vere
L’America è un posto enorme e il modo migliore per vederla è l’auto, perché tutto quello che vale la pena sta fuori dalle grandi città. Guidare negli Stati Uniti è più facile che in Italia: le strade sono larghe, i limiti bassi e gli americani educati al volante. Cambiano però un paio di regole. In autostrada non esiste la corsia di sorpasso, si sorpassa da tutte, quindi occhio quando vi spostate su carreggiate da sei corsie per senso di marcia. Ai semafori si gira a destra con il rosso, se non c’è un cartello che lo vieta. E le auto a noleggio spesso hanno il telepass incluso o meno a seconda dello stato: chiedetelo al desk prima di imboccare l’autostrada, non dopo.
Sui limiti di velocità non fate i furbi, e qui arriva la mia multa. Il poliziotto nascosto dietro il cartellone pubblicitario non è un’invenzione del cinema di Hollywood: è una realtà, e nel deserto del Nevada usano perfino i droni. Ma la cosa che non sapevo, e che mi è costata cara, è che ogni pattuglia ha l’autovelox installato sul cruscotto: questo comporta che possono rilevarvi anche mentre vi vengono incontro nella corsia opposta. È esattamente quello che è successo a me. Me li sono visti passare di fianco in senso contrario, ho pensato che fosse andata bene, e nello specchietto ho visto la volante che si girava. Un attimo dopo, dietro di me, si era acceso un albero di Natale luminoso con le sirene, da far invidia al Rockefeller Center.
Le multe che prendete durante il viaggio le dovrete pagare, quindi il consiglio è banale e ve lo do lo stesso: rispettate i limiti, che tanto sono bassi e non avete fretta. Su come muoversi al noleggio, sulle assicurazioni e su cosa controllare prima di firmare, ho scritto tutto in trucchi e raccomandazioni per noleggiare una macchina, e vi assicuro che non è pignoleria: fotografo sempre la vettura, tetto compreso. Se poi vi fermano, sappiate che le regole da seguire non sono quelle italiane, e ci abbiamo dedicato una guida su come comportarsi con la polizia americana: si resta in auto, mani sul volante, e si dichiara ogni movimento prima di farlo. Un’auto a noleggio, per la polizia americana, è già di per sé un bersaglio più frequente, perché dalla targa non si risale al proprietario.
Poi ci sono le distanze, che sul serio sono la cosa che gli italiani sbagliano di più. Queste sono quelle del nostro anello nel Far West, misurate sulla strada e non sulla cartina.
| Tratta | Chilometri | Ore di guida |
|---|---|---|
| Rapid City → Monte Rushmore | 39 km | 40 min |
| Monte Rushmore → Crazy Horse | 28 km | 30 min |
| Rapid City → Badlands | 121 km | 1 h |
| Black Hills → Little Big Horn | ~470 km | 4 h 45 – 5 h 15 |
| Little Big Horn → Gardiner (ingresso Nord Yellowstone) | 377 km | 3 h 30 |
| Mammoth (Yellowstone) → Jackson (Grand Teton) | 237 km | una giornata intera |
Consiglio: guardate l’ultima riga della tabella e imparatela a memoria. Da Mammoth a Jackson ci sono quattro ore scarse di sola guida, e qualsiasi navigatore vi dirà così. Ma quella strada passa dentro Yellowstone, dove il limite è 70 all’ora, dove ci si ferma ai geyser e dove i bisonti attraversano quando gli pare, bloccando la fila per venti minuti. Non è un trasferimento: è una giornata di viaggio. Se la programmate come un trasferimento, arrivate al buio e vi perdete il parco.
Quando andare e quanti giorni servono
Non esiste una stagione buona per l’America intera, esiste una stagione per ogni zona, ed è un’altra ragione per smettere di pensarla come un paese unico. In generale primavera e autunno sono i periodi migliori: meno gente, prezzi più umani, clima gestibile. Ma bisogna sapere che la primavera nell’interno è stagione di tornado e che l’autunno nella fascia sud è stagione di uragani.
- New York e la Costa Est: maggio-giugno e settembre-ottobre. Evitate l’umidità di luglio.
- New England: fine settembre-metà ottobre per il foliage, l’estate per la costa.
- Florida: da dicembre ad aprile.
- Far West e Yellowstone: da fine maggio a settembre, con fine maggio e settembre come punti dolci. Fuori stagione metà delle strade è chiusa.
- Southwest: primavera e autunno. In estate nella Death Valley si superano i 50 gradi, e non è un dettaglio folkloristico.
- California: quasi tutto l’anno, ma a San Francisco l’estate è nebbiosa e fredda, al contrario di quello che pensano tutti.
Sui giorni sono drastico, perché ho visto troppa gente tornare distrutta. Per un primo viaggio servono dodici-quindici giorni su una zona sola. Con dieci giorni si sta su una costa e basta. La tentazione di mettere New York e la California nello stesso viaggio è forte e va combattuta: sono sei ore di volo interno e tre di fuso, e ci si gioca due giorni per un’idea di completezza che non esiste. In famiglia con bambini, togliete una tappa e aggiungete una notte dove state bene.
Quanto costa un viaggio in America
Dipende dalla zona e dal periodo, ma un ordine di grandezza onesto per due settimane, volo compreso, sta fra i 2.700 e i 4.100 euro a persona. La cosa da capire è che il costo giornaliero scende allungando il viaggio, perché il volo intercontinentale si spalma: dieci giorni non costano molto meno di quattordici, e valgono parecchio meno. Le voci su cui si perde il controllo sono tre: gli ingressi ai parchi, adesso che sono raddoppiati per noi stranieri, il carburante sulle lunghe tratte, e le mance, che negli Stati Uniti non sono un pensiero gentile ma una parte dello stipendio di chi vi serve. Al ristorante si lascia dal quindici al venti per cento, sempre, anche quando il servizio è stato così così.
Consiglio: l’assicurazione sanitaria non è facoltativa, è la spesa più importante del viaggio dopo il volo. Negli Stati Uniti non esiste il servizio sanitario nazionale e una notte in ospedale per un’appendicite si misura in decine di migliaia di dollari. Non fatevi bastare quella della carta di credito senza aver letto i massimali: è lì che si nasconde la fregatura.
Info essenziali
- Documenti: passaporto elettronico + ESTA 40,27 $, valida 2 anni, soggiorno max 90 giorni.
- Come muoversi: auto a noleggio, sempre, tranne che a New York.
- Quando andare: primavera e autunno; ogni zona però ha la sua stagione.
- Durata consigliata: 12-15 giorni su una zona sola, mai due coste.
- Budget indicativo: 2.700-4.100 € a persona per due settimane, volo compreso.
- Parchi: 35 $ a veicolo + 100 $ a persona di sovrattassa per i non residenti; pass Non-Resident 250 $ se ne fate più di uno.
Alla fine la domanda giusta non è cosa vedere in America, ma quale America vedere per prima. La mia è stata quella della frontiera, delle colline nere e delle lapidi bianche nel Montana, e non era in cima a nessuna classifica: è diventata la mia perché ci sono stato. Sceglietevi la vostra, prendete la macchina e guidate piano. Come diceva Jack Kerouac, “Sulla strada, la vita è selvaggia e libera”. Quindi, andiamo!
Domande frequenti su cosa vedere in America
Cosa vedere assolutamente in America?
Le tappe che nessun primo viaggio salta sono New York, il Grand Canyon e Yellowstone. Ma gli Stati Uniti non si vedono in un viaggio solo: conviene scegliere una delle sette zone (Costa Est, New England, Florida e Sud, Far West, Yellowstone e Rocciose, Southwest, California) e viverla bene.
Dove andare per la prima volta negli Stati Uniti?
Per un primo viaggio le due scelte migliori sono New York con la Costa Est, se volete la città, oppure l’anello dei parchi del Southwest da Las Vegas, se volete i paesaggi. Entrambe si fanno in 12-15 giorni senza correre. Evitate di mettere insieme due coste.
Qual è il periodo migliore per andare negli Stati Uniti?
Primavera e autunno quasi ovunque. Ogni zona però ha la sua stagione: la Florida da dicembre ad aprile, Yellowstone e il Far West da fine maggio a settembre, il New England a ottobre per il foliage. Attenzione ai tornado in primavera nell’interno e agli uragani in autunno al sud.
Quanto costa in media un viaggio negli Stati Uniti?
Per due settimane, volo compreso, indicativamente fra 2.700 e 4.100 euro a persona. Il costo giornaliero scende allungando il viaggio, perché il volo intercontinentale si spalma su più giorni. Dal 2026 vanno aggiunti 100 dollari a testa di sovrattassa per ogni parco nazionale fra gli undici interessati.
Cosa bisogna fare per viaggiare negli Stati Uniti?
Serve un passaporto elettronico e l’autorizzazione ESTA, che costa 40,27 dollari dal 1° gennaio 2026, vale due anni e si richiede solo sul sito ufficiale esta.cbp.dhs.gov. Non serve il visto per soggiorni turistici fino a 90 giorni. Attenzione: chi è stato a Cuba dal 12 gennaio 2021 non può usare l’ESTA e deve chiedere un visto.
Quanto è la mancia obbligatoria in America?
Formalmente non è obbligatoria, di fatto lo è: al ristorante si lascia dal 15 al 20 per cento del conto, perché fa parte dello stipendio del personale. Al bar circa un dollaro a consumazione, in taxi il 15 per cento, in hotel 1-2 dollari a valigia. In alcuni locali la mancia è già aggiunta in conto come “gratuity”: controllate, per non pagarla due volte.
Che differenza c’è tra USA e America?
L’America è il continente e comprende anche Canada, Messico, America centrale e America del Sud. Gli Stati Uniti d’America (USA) sono uno dei paesi che ne fanno parte. Nell’uso comune italiano “andare in America” significa quasi sempre andare negli Stati Uniti, ed è in questo senso che la parola viene usata nelle guide di viaggio.
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